{"id":793,"date":"2019-01-18T14:16:00","date_gmt":"2019-01-18T13:16:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=793"},"modified":"2023-02-09T13:45:40","modified_gmt":"2023-02-09T12:45:40","slug":"dalla-scuola-alla-famiglia-quali-passi-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/dalla-scuola-alla-famiglia-quali-passi-insieme\/","title":{"rendered":"Dalla scuola alla famiglia: quali passi insieme"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dr.ssa Alessandra Bergamini psicologa<br>Dr.ssa Claudia Jasmin Marelli psicologa &#8211; psicoterapeuta Centro Eos<br>Dr.ssa Greta Lalli psicologa &#8211; psicoterapeuta Centro Eos<br>Dr.ssa Sara Giugni psicologa &#8211; psicoterapeuta Centro Eos<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1 Analisi del contesto relazionale<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1.1 Il ruolo dell\u2019insegnante nel tempo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra societ\u00e0 \u00e8 in continua trasformazione strutturale e culturale evidenziandosi in crisi per il crollo dei fondamentali valori etici, all&#8217;interno di questo contesto anche il ruolo dell\u2019insegnante \u00e8 profondamente cambiato e ne risente a livello di prestigio. <br><br> La figura dell\u2019insegnante, un tempo fortemente rispettata perch\u00e9 autorevole in quanto detentrice del sapere, oggi non riceve pi\u00f9 lo stesso credito di fiducia da parte delle famiglie, all&#8217;opposto l\u2019insegnante viene continuamente giudicato, gli viene richiesto di giustificare le sue<br> azioni, subisce aggressioni da parte delle famiglie e si trova spesso a doversi difendere.   <br> <br>Viene per di pi\u00f9 oberato di nuove responsabilit\u00e0 che gli richiedono un aggiornamento costante che a volte escono dal ventaglio delle sue specifiche competenze tecniche. <br><br>All\u2019insegnante oggi non vengono richieste solo abilit\u00e0 didattiche, ma competenze trasversali relazionali , pedagogiche, tecnologiche e psicologiche.<br><br> Anche nella didattica il suo ruolo non \u00e8 pi\u00f9 quello di \u201csemplice docente\u201d ma di \u201ceducatore\u201d chiamato a promuovere la \u201cformazione integrale dell\u2019uomo\u201d che comprende lo sviluppo di tutte le facolt\u00e0 dell\u2019alunno. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1.2 La famiglia nel tempo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso modo sono mutate anche le famiglie nel tempo. <br><br>Nella famiglia moderna spesso lavorano entrambi i genitori, si riduce la quantit\u00e0 di tempo che questi possono passare con i propri figli e molti aspetti educativi vengono quindi pi\u00f9 o meno consapevolmente delegati agli insegnanti. <br><br>I figli vengono solitamente programmati e sono sempre meno numerose le famiglie con pi\u00f9 bambini (spesso restano unici), e si riversa su di loro un iperinvestimento affettivo. <br><br>La famiglia si trasforma anche da <strong>normativa <\/strong>ad <strong>affettiva <\/strong>divenendo quindi iperprotettiva e scarsamente autorevole nei confronti dei ragazzi. Anche per questo sono sempre meno presenti i confini e i limiti che vengono imposti ai figli che conseguentemente non sanno pi\u00f9 gestire la frustrazione conseguente a un NO o a una privazione. <br><br>Nell\u2019era della parit\u00e0 dei sessi a tutti i costi, inoltre, i ruoli di madre e padre entrano in crisi non trovando pi\u00f9 limiti definiti. In questo contesto cos\u00ec mutato le famiglie attribuiscono alla scuola un mandato pi\u00f9 complesso della semplice richiesta di un&#8217;istruzione adeguata e di una preparazione al mondo del lavoro per i propri figli. <br><br>La scuola non \u00e8 per\u00f2 sempre in grado di corrispondere in termini propositivi a tale richiesta. In questi casi la comunicazione scuola famiglia risulta bloccata in un atteggiamento bidirezionalmente difensivo, quando invece dovrebbe instaurarsi un\u2019alleanza che abbia come fine comune il benessere del ragazzo e il corretto sviluppo dell\u2019alunno. <br><br>Essendo cambiati i tempi e i ruoli, e di conseguenza anche il modo in cui ci si rapporta con gli insegnanti, risulta necessario che questi ultimi ne prendano consapevolezza e che non si aspettino di essere trattati con la stessa riverenza di un tempo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1.3 Aspettative della famiglia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le famiglie oggi si aspettano dagli insegnanti<br><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li> che siano in ascolto e siano rassicuranti<\/li><li>che parlino al figlio in modo diretto e rispettoso<\/li><li>che parlino loro del figlio in modo diretto e veritiero sia in positivo <\/li><li>che in negativo (comunicare sia difficolt\u00e0 che capacit\u00e0 del ragazzo)<br><\/li><li>che tengano conto della realt\u00e0 specifica di quella famiglia (ad esempio per gli stranieri attenzione alla lingua) oltre che essere aperto e disponibile<br><\/li><li>che sia discreto, flessibile e professionale<br><\/li><li>che permetta ai genitori di entrare a scuola, partecipando ad alcune attivit\u00e0 o almeno osservando<br><\/li><li>che dia una mano alla famiglia a fare il genitore<br><\/li><li>che consideri il genitore e abbia interesse per lui<br><\/li><li>che sia chiaro con il genitore e con il bambino<br><\/li><li>che usi un po&#8217; di leggerezza e che ogni tanto sorrida <\/li><\/ul>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1.4 Aspettative dei docenti rispetto alla famiglia<\/h3>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li> che si fidi senza bisogno di controllarli<br><\/li><li>che dimostri interesse, partecipi e si coinvolga<\/li><li>che li riconosca come insegnanti e sia rispettoso del ruolo<\/li><li>che comunichi in maniera diretta anche sugli aspetti negativi senza parlarne prima con altri<br><\/li><li>che conceda il diritto all\u2019errore del docente<br><\/li><li>che lavori affinch\u00e9 il bambino arrivi a scuola autonomo<br><\/li><li>che parli al bambino in modo positivo della scuola e lo incoraggi <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un aspetto molto importante per gli insegnanti \u00e8 quello di informarsi sugli stili educativi attivati dai genitori nei confronti dei figli, in quanto, nonostante il poco tempo che madre e padre passano con i figli, risultano in primis loro a dare l\u2019imprinting per quanto riguarda lo stile<br> educativo. <br><br>Numerosi studi parlano del fatto che gli alunni, a seguito della scolarizzazione, sviluppano verso gli insegnanti lo stesso stile di attaccamento che si \u00e8 strutturato con i genitori. Da questo si evince che l&#8217;insegnante rappresenta per il bambino\/ragazzo una figura di fondamentale importanza affettiva, verso la quale metter\u00e0 in atto per\u00f2 le modalit\u00e0 relazionali ed educative apprese dalle relazioni primarie con i genitori. A tal proposito effettuare un&#8217;attenta analisi delle stili educativi famigliari risulter\u00e0 a dir poco centrale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">1.5 Gli stili educativi secondo Lewin<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Autoritario<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Caratterizzato da affermazione del potere genitoriale e distacco nei confronti del figlio. Non esiste libert\u00e0 di parola e non c\u2019\u00e8 interesse per l\u2019opinione dei figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Figli<\/strong>: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>forte bisogno di dipendenza<\/li><li>scarse competenze sociali (prepotenti e\/o succubi dell\u2019altro)<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Permissivo<\/strong><br>rapporto caratterizzato da affetto e poche o scarse regole. Ci sono aspettative quasi nulle nei confronti della capacit\u00e0 dei figli di rispettare le regole che vengono condivise e contrattate con i figli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Figli<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>poca determinazione<\/li><li>scarso interesse nel raggiungimento degli obiettivi<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Autorevole<\/strong><br>Caratterizzato dall\u2019assenza di punizioni a favore di un dialogo e confronto nel rispetto reciproco. I criteri sono pensati, condivisi e rispettati. Compresenza di limiti e affetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Figli<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>si fidano delle loro capacit\u00e0<\/li><li>interessati agli altri e ai loro risultati nel rispetto <\/li><li>cooperanti<br><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Trascurante<\/strong><br>non c\u2019\u00e8 interesse verso il figlio, Assenza di limiti e di affetto. Generale disinteresse.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Figli<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>socialmente immaturi<\/li><li>potrebbero risentirne anche a livello cognitivo.<\/li><li>questo \u00e8 lo stile che crea pi\u00f9 danni al bambino.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scuola oggi deve diventare lo spazio della relazione educativa quindi il luogo della reciprocit\u00e0 comunicativa, nel quale fare l\u2019esperienza di ascoltare e di essere ascoltati, di comprendere ed essere compresi, di accogliere ed essere accolti. <br><br>E\u2019 il territorio in cui \u00e8 possibile fare l\u2019esperienza della comunicazione e della piena espressione di s\u00e9 e del prendersi cura dell\u2019altro. L &#8216;incontro mette a confronto non solo due adulti responsabili a diverso titolo della formazione di un ragazzo ma due concezioni educative che si contendono il privilegio di dire la propria rispetto a un essere umano in una fase critica del percorso di vita. <br><br>L&#8217;evento \u201cconsegna delle valutazioni\u201d \u00e8 l&#8217;occasione in cui il microsistema famiglia e microsistema scuola si incontrano e\/o si scontrano. <br><br>In caso di <strong>successo <\/strong>scolastico i discorsi della famiglia verosimilmente riguarderanno i seguenti fattori:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Tratti disposizionali del figlio;<\/li><li>Risorse culturali e sostegno ricevuto in famiglia;<\/li><li>Bravura dei docenti;<br><\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In caso di <strong>insuccesso<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Aspetti dinamici del figlio (es fase di transizione);<\/li><li>Responsabilit\u00e0 della scuola( cattiva organizzazione, discussione professionalit\u00e0 dicente);<\/li><li>Discolpa della famiglia. <\/li><\/ul>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2 Elementi in gioco<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">2.1 Le emozioni del genitore<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un colloquio formale genera sempre nel genitore uno stato di ansia pi\u00f9 o meno forte e pi\u00f9 o meno consapevole riguardo a ci\u00f2 che gli insegnanti avranno da dire sul figlio e indirettamente su di loro, poich\u00e9 questo potrebbe minare l\u2019immagine che hanno del figlio perfetto e quella di loro stessi come genitori infallibili. <br><br>I genitori (spesso pi\u00f9 le madri) vivono infatti il colloquio come un giudizio sul loro ruolo e sulloro operato, e si sentono sotto esame indirettamente attraverso il figlio, i suoi risultati e comportamenti. Questo pu\u00f2 indurre ad atteggiamenti di chiusura o agitazione soprattutto nelle prime fasi del colloquio, che poi andr\u00e0 stemperandosi se l\u2019insegnante sar\u00e0 in grado di far sentire il genitore accolto e ascoltato, senza metterlo sotto pressione.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">2.2 Le emozioni degli insegnanti<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La dimensione emotiva non coinvolge soltanto i genitori. Anche negli insegnanti il colloquio genera un normale stato di ansia che pu\u00f2 diventare pi\u00f9 forte di fronte a situazioni nuove o inaspettate. <br><br>L\u2019insegnante vive il colloquio in conflitto tra ci\u00f2 che vorrebbe dire e ci\u00f2 che \u201c\u00e8 autorizzato\u201d a dire per non essere attaccato, ed essere anzi compreso e ascoltato. Questo pu\u00f2 generare frustrazione perch\u00e9 a volte si sentir\u00e0 con le mani legate e avr\u00e0 la sensazione di non riuscire mai ad arrivare al punto. <br><br>Per provare a contrastare questo circolo vizioso \u00e8 utile farsi uno schema di ci\u00f2 che si vuole dire al genitore, una mappa di riferimento che contrasti l\u2019improvvisazione e contenga i rischi di perdersi in un confronto senza meta. Dopodich\u00e9 sar\u00e0 importante provare a creare un canale di comunicazione autentico, ponendosi in ascolto dell\u2019altro e del suo mondo interiore, facendosi raccontare \u201cchi \u00e8 il ragazzo\u201d sgombrando il pi\u00f9 possibile il proprio spazio mentale per accogliere l\u2019altro e le sue osservazioni. <br><br>Nascondersi dietro il proprio ruolo professionale con atteggiamenti di imperturbabilit\u00e0 per comunicare in maniera distaccata anche notizie difficili \u00e8 solo un modo per difendersi dall\u2019incontro, non risultando poi una modalit\u00e0 efficace per gettare le basi di una relazione. <br><br>E\u2019 inoltre importante, all&#8217;interno di tale relazione, saper riconoscere le proprie emozioni e quelle dell\u2019altro per poterle gestire e non mettere in atto (ad esempio con un tono di voce irritato e\/o con una rigidit\u00e0 fisica). <br><br>Di fondamentale aiuto in questo senso \u00e8 interrogarsi sul proprio personale vissuto (di successo, insuccesso\/fallimento, frustrazione, ecc.) rispetto alle capacit\u00e0 acquisite dall\u2019alunno, ma anche riflettere sulle aspettative del genitore rispetto al figlio, sul significato che egli da al processo di istruzione, sul senso di adeguatezza o meno che vive rispetto all\u2019istituzione scuola e al docente, ecc. <br><br>Un insegnante che non si interroghi sulle proprie emozioni non solo rischier\u00e0 di fallire nella possibilit\u00e0 di creare con il genitore l\u2019alleanza necessaria, ma anche in quella di comprendere ci\u00f2 che spinger\u00e0 quel genitore a comportarsi in un determinato modo, rendendo vano, se non addirittura inefficace, ogni suo futuro intervento educativo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">2.3 Le emozioni dell\u2019alunno<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il colloquio genera ansia anche nell\u2019alunno stesso che \u201csente di subire\u201d questo incontro tra adulti. A generare ansia oltre al \u201cgiudizio\u201d pu\u00f2 essere la quantificazione del proprio valore in termini numerici attraverso il voto. <br><br>Per questo \u00e8 importante rimandare un\u2019immagine della totalit\u00e0 del ragazzo evidenziandone non solo criticit\u00e0, ma anche talenti e risorse in una visione globale del ragazzo stesso. <br><br>Anche la visione che i genitori hanno della scuola, e che i ragazzi avvertono tra le mura domestiche, influenzer\u00e0 non solo il modo in cui i figli vivranno la scuola ma anche il momento del colloquio.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3 Il gruppo di lavoro di fronte al colloquio<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">3.1 Il pensiero di gruppo<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Affinch\u00e9 il genitore si senta compreso, ascoltato e tranquillo riguardo alle comunicazioni ricevute dalla scuola \u00e8 importante che senta di rapportarsi a un gruppo di lavoro e che dietro quell\u2019immagine del figlio che gli viene comunicata ci sia stata una trasmissione di informazioni all\u2019interno di una \u00e9quipe all\u2019interno dell\u2019istituzione scuola. <br><br>E\u2019 essenziale che al genitore non arrivino le singole visioni dei singoli insegnanti che possono anche essere contraddittorie tra loro, ma una singola visione che sia il risultato del confronto delle singole parti. <br><br>Attraverso il pensiero di gruppo \u00e8 anche pi\u00f9 facile comunicare notizie spiacevoli, che risultano cos\u00ec come il ragionamento di un team e non come il pensiero di un singolo. <br><br>E\u2019 dimostrato che l\u2019organizzazione di periodiche riunioni in cui i professionisti si confrontino e condividano le proprie informazioni e osservazioni permetta di avere una visione pi\u00f9 globale e completa dei casi, ognuno secondo il proprio ruolo e la propria prospettiva. <br><br>Un monitoraggio in itinere permette cambiamenti opportuni laddove i piani stabiliti inizialmente non si mostrino del tutto efficaci.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La professionalit\u00e0 dell\u2019insegnante comporta quindi anche il saper lavorare assieme ai propri colleghi. <br><br>E\u2019 di fondamentale importanza, davanti al genitore, dimostrare con verso i colleghi rispetto, comprensione e un\u2019unit\u00e0 di intenti e che non dia adito alla trasmissione di messaggi contraddittori. <br><br>A tal fine i colloqui andrebbero strutturati dal corpo insegnanti, stabilendo gli elementi da mettere in luce, da un lato, e \u201cchi (intendendo l&#8217;insegnante scelto per tale comunicazione) e come\u201d comunicare ai genitori eventuali difficolt\u00e0 dall\u2019altro. <br><br>Gli insegnanti devono inoltre tenere presente di rappresentare la scuola nel suo insieme per cui l\u2019orientamento che si decide di assumere per la conduzione del colloquio dovr\u00e0 essere comune a tutto il gruppo docenti della scuola. <br><br>Anche le modalit\u00e0 sanzionatorio \u2013 punitive (vd note e sospensioni) andrebbero pensate dal gruppo e non \u201cagite\u201d dal singolo insegnate, al fine di risultare nettamente pi\u00f9 incisivi in termini di comportamento e rispetto delle regole. <br><br>Ad oggi, il rischio \u00e8 che ad esempio un numero eccessivo di note non facciano che mostrare alla famiglia un&#8217;incapacit\u00e0 gestionale del singolo docente piuttosto che far emergere la disfunzionalit\u00e0 del comportamento dell&#8217;alunno. <br><br>Attualmente, infatti, tale strumento ha un impatto pi\u00f9 potente sugli alunni che solitamente si relazionano in maniera adeguata, piuttosto che sugli alunni che manifestano ripetutamente comportamenti problema. <br><br><strong>Come lavorare in \u00e9quipe?<\/strong> Lavorare in gruppo significa riuscire ad utilizzare tutte le risorse di ogni singolo membro, valorizzando ogni opinione, ritenendola degna di ascolto anche se molto diversa dalla propria; saper riconoscere i propri limiti e essere aperti all\u2019idea che l\u2019altro possa fornire informazioni, conoscenze e competenze che possono essere integrate con le proprie per operare al meglio. <br><br>Nel caso di divergenza di opinioni e di conflitti \u00e8 importante l\u2019autocontrollo e avere un atteggiamento flessibile ed empatico, tenendo sempre presente che lo scopo ultimo deve rimanere quello di migliorare lo stato di benessere dell\u2019alunno e non dimostrare che la propria visione sia la migliore. <br><br>Ognuno deve sentirsi libero di esprimersi senza doversi mettere sulla difensiva per il timore di essere giudicato. Ogni contributo professionale deve essere valorizzato per l\u2019importante contributo che porta. <br><br>Questo \u00e8 possibile se si imparano a conoscere le dinamiche che si possono instaurare in un gruppo (come il conflitto e l\u2019invidia) per imparare a gestirle. <br><br>I conflitti sono situazioni nelle quali due o pi\u00f9 persone entrano in opposizione o disaccordo perch\u00e9 i reciproci interessi, posizioni, bisogni, desideri, valori personali sono incompatibili o sono percepiti come incompatibili, dove giocano un ruolo molto importante le emozioni e i sentimenti e dove la relazione tra le parti in conflitto pu\u00f2 uscirne rafforzata o deteriorata in funzione di come si sviluppi il processo di risoluzione del conflitto (Torrego Seijo, 2003). <br><br>I conflitti sono spiacevoli e sono vissuti dalla maggioranza delle persone come distruttivi per le relazioni, controproducenti e costosi per un gruppo o una organizzazione perch\u00e9 il sistema perde di funzionalit\u00e0. <br><br>Il conflitto \u00e8 invece un\u2019esperienza comune, quotidiana e costante nella vita degli individui e dei gruppi, risultando oltretutto una delle potenziali risorse evolutive del gruppo. <br><br>Quando si entra in contraddittorio con un collega ci si dovrebbe sempre chiedere: <br><br><strong>Cosa \u201csto mettendo\u201d di mio nel conflitto? <br>E cosa mi \u201cporto via\u201d dal conflitto?<\/strong><br><br>Ancor pi\u00f9 colmo di pregiudizio \u00e8 il sentimento dell&#8217;invidia. Tale stato d&#8217;animo \u00e8 presente spesso nei gruppi ma \u00e8 difficilmente ammissibile perch\u00e9 vissuto come qualcosa di \u201cnon accettabile\u201d; nessuno infatti ama pensarsi come invidioso, anche se tutti, almeno una volta nella vita, si \u00e8 vissuto tale sentimento. <br><br>\u00c9 universalmente riconosciuto come ostilit\u00e0 e rancore per chi possiede qualcosa che il soggetto invidioso desidera, ma non possiede; ed \u00e8 l\u2019emozione negativa pi\u00f9 rifiutata poich\u00e9 comporta l\u2019ammissione di essere inferiore rispetto alla cosa che si invidia all\u2019altro e il tentativo di danneggiare l\u2019altro in modo subdolo. <br><br>L\u2019invidia non \u00e8 per\u00f2 solo negativa, bisogna imparare a distinguere tra: <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li> invidia distruttiva: si trasforma l\u2019oggetto invidiato in oggetto svalutato <\/li><li> invidia costruttiva: pu\u00f2 essere la molla che porta al cambiamento <\/li><\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per fare gruppo bisogna essere consapevoli delle proprie emozioni e sentimenti affinch\u00e9 queste non influiscano negativamente sul lavoro. <br><br>Se non si ha fiducia in un collega si faticher\u00e0 a rappresentarlo nel colloquio, ma si pu\u00f2 contrastare questa dinamica e fare fronte comune solo se si \u00e8 consapevoli di ci\u00f2 che si prova e si lavora insieme per uno scopo comune.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4 Costruzione del rapporto<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">4.1 Parliamo di fiducia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto di fiducia con il genitore va costruito nel tempo. Anche se posso pensarmi affidabile, nessuno si fida di qualcuno a priori senza conoscerlo. <br><br>La fiducia, infatti, si fonda su un insieme di esperienze positive e l\u2019assenza di controprove negative. Quando si \u00e8 parte di una istituzione \u00e8 importante considerare che si \u00e8 una parte del tutto, e che quindi basta non avere fiducia in una delle parti affinch\u00e9 si mettano le basi perch\u00e9 la fiducia venga meno. <br><br>Se il genitore pensa male della scuola, del preside, di un mio collega, assumer\u00e0 atteggiamenti diffidenti anche con me, quindi \u00e8 sempre importante interrogarsi su quanto il genitore si fidi dell\u2019intera istituzione. <br><br>Per guadagnare fiducia \u00e8 inoltre importante dimostrarsi accoglienti e intensificare le occasioni di incontro e dialogo formali e di coinvolgimento perch\u00e9 si accumulino quelle esperienze positive di cui abbiamo accennato e che rappresentano i mattoni di un rapporto basato sulla fiducia. <br><br>E\u2019 importante inoltre soffermarsi a riflettere sulla figura del Rappresentante di Classe, poich\u00e9 sar\u00e0 colui con cui pi\u00f9 volte capiter\u00e0 di doversi relazionare. Come viene eletta questa figura? Rappresenta davvero i genitori?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">4.2 La famiglia migrante<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le famiglie migranti sono ad oggi sempre pi\u00f9 numerose e richiedono uno sforzo di riflessione in pi\u00f9. Per la famiglia migrante, l\u2019inserimento in una nuova scuola con una lingua, una cultura, e delle regole diverse rappresenta quasi una sorta di migrazione nella migrazione (Favaro 2009). <br><br>Questo produce nei ragazzi e nelle loro famiglie un senso di inadeguatezza e di timore verso il nuovo contesto, le nuove regole sociali e una nuova idea di scuola. Oltre a questo le famiglie migranti presentano delle fragilit\u00e0 ulteriori come la rottura dei legami pi\u00f9 forti e il frantumarsi delle reti famigliari, senza escludere un costante senso di nostalgia verso il mondo che hanno lasciato. <br><br>Le famiglie migranti sono impegnate nel doppio ruolo di mantenere viva la loro identit\u00e0 culturale e allo stesso tempo sono chiamati a dimostrare una notevole capacit\u00e0 di adattamento ai nuovi ruoli sociali e culturali (Villano, 2005). <br><br>Sussiste inoltre un\u2019importante difficolt\u00e0 linguistica che pu\u00f2 far si che debba essere il figlio a tradurre ai genitori i messaggi durante il colloquio causando un capovolgimento di ruolo che li far\u00e0 sentire inadeguati sia nei confronti degli insegnanti che dei figli stessi. <br><br>Anche per gli insegnanti rappresentano una difficolt\u00e0 ulteriore in quanto dovranno far fronte  alle difficolt\u00e0 linguistiche sia nei colloqui con la famiglia che con i ragazzi, per cui dovranno pensare a come integrare diversi livelli linguistici nell&#8217;insegnamento della loro materia con la paura di non riuscire a rispettare il programma prestabilito. <br><br>Anche in questo caso \u00e8 importante l\u2019empatia e sapersi mettere nei panni dell\u2019altro. Utili sarebbe anche riuscire a garantire un servizio di mediazione, usare avvisi e comunicazioni scritti in pi\u00f9 lingue e promuovere eventualmente corsi di lingua. <br><br>Di grande aiuto sarebbe anche organizzare eventi per condividere esperienze con le famiglie di diversa appartenenza culturale ( ad esempio coinvolgendo i genitori in esperienze che parlino del loro paese d&#8217;origine all&#8217;interno del contesto scolastico).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">5 Pensare il colloquio<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come di fronte a ogni attivit\u00e0 che comporti il contatto umano in termini evolutivi, anche il colloquio tra insegnante e genitore andrebbe primariamente pensato piuttosto che intrapreso senza un momento di riflessione. <br><br>Come gi\u00e0 menzionato, il colloquio come frutto di una condivisione gruppale sortir\u00e0 verosimilmente esiti decisamente pi\u00f9 proficui rispetto a quello che potrebbe invece nascere senza alcun confronto con i colleghi di classe. <br><br>Ad ogni modo, ogni insegnante dovrebbe svolgere una prima analisi dei suoi intenti comunicativi nel tentativo di conoscere meglio i contenuti che vorr\u00e0 esporre e l&#8217;emotivit\u00e0 che egli stesso sar\u00e0 tenuto e conoscere e controllare. <br><br>Quando si parla di controllo dell&#8217;emotivit\u00e0 non si fa ovviamente riferimento al fatto che vi siano emozioni sbagliate che vadano soppresse, bens\u00ec ci si riferisce al fatto che una buona conoscenza delle emozioni che un bambino e un genitore suscitano all&#8217;insegnante, permetter\u00e0 che si eviti che emergano in maniera incontrollata durante il colloquio. <br><br>Una buona prassi comunicativa comporta che l&#8217;insegnante si ponga inizialmente alcuni quesiti:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">SENTIAMO DI ESSERE APERTI ALL&#8217;ALTRO?<br>RIUSCIAMO A DARE UNA VALUTAZIONE SULL&#8217;ALUNNO SENZA ESSERE GIUDICANTI?<br>METTERSI NEI PANNI DELL&#8217;ASCOLTATORE PRIMA DI PARLARE\u2026come potrebbe prenderla?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta risposto a queste domande, vi sono alcuni atteggiamenti comunicativi sui quali sarebbe utile e proficuo, al fine di ottenere un&#8217;aperta anzich\u00e9 una chiusura, riflettere attentamente. <br><br>Tali punti saranno qui di seguito schematizzati:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>OSSERVAZIONE vrs CRITICA<\/li><li>COLLABORAZIONE vrs COMPETIZIONE<\/li><li>ASCOLTO vrs PAROLA<\/li><li>PENSIERO vrs PAROLA<\/li><li>DIFFICOLT\u00c0 DEL BAMBINO vrs DIFFICOLT\u00c0 PERSONALE<\/li><li>PARLA L&#8217;INSEGNANTE vrs PARLA LA PERSONA<\/li><li>PROFESSIONALIT\u00c0 vrs CONFIDENZIALIT\u00c0<\/li><li>CRITICIT\u00c0 vrs AGGRESSIVIT\u00c0<\/li><\/ol>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Considerazioni conclusive<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe bene provare sempre a ribaltare il proprio punto di vista, ad esempio provando a porci di fronte alla stessa osservazione in termini opposti a quelli che fino a quel momento sono stati considerati. <br><br>Ogni comportamento, anche il pi\u00f9 incomprensibile, ha delle ragioni d&#8217;essere per la persona che lo mette in atto, pertanto valutarlo come sbagliato o scorretto perch\u00e9 crea difficolt\u00e0, sicuramente non fa che allontanare dall&#8217;obiettivo\u2026.l&#8217;incontro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">QUI DI SEGUITO LA SCHEDA DI SUPERVISIONE RIVOLTA AGLI INSEGNANTI PENSATA E STRUTTURATA DALL&#8217;\u00c9QUIPE DEL CENTRO EOS.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\">\u201c<em>La vita pu\u00f2 essere capita solo all\u2019indietro; ma deve essere vissuta in avanti<\/em>\u201d.<br>(S\u00f8ren Kierkegaard)<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Bibliografia<\/h2>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Libri rapporto scuola famiglia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"La famiglia va a scuola. Discorsi e rituali di un incontro (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8874664923\/ref=oh_aui_detailpage_o05_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>La famiglia va a scuola. Discorsi e rituali di un incontro<\/strong><\/a><br>Iannaccone, Antonio<br><br><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Scuola e famiglia. Costruire alleanze (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8874666861\/ref=oh_aui_detailpage_o05_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>Scuola e famiglia. Costruire alleanze<\/strong><\/a><br>Cardinali, Paola<br><br><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Le relazioni genitori-insegnanti (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8835017092\/ref=oh_aui_detailpage_o05_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>Le relazioni genitori-insegnanti<\/strong><\/a><br>Bartolomeo, Annella<br><br><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"La comunicazione docenti-genitori. Riflessioni e strumenti per tessere alleanze educative (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8856844400\/ref=oh_aui_detailpage_o06_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>La comunicazione docenti-genitori. Riflessioni e strumenti per tessere alleanze educative<\/strong><\/a><br>Dusi, Paola<br><br><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"\u00c8 intelligente ma non si applica. Come gestire i colloqui scuola-famiglia (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8861376657\/ref=oh_aui_detailpage_o01_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>\u00c8 intelligente ma non si applica. Come gestire i colloqui scuola-famiglia<\/strong><\/a><strong><br><\/strong>Cesari Lusso, Vittoria<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Saggio sullo stile di insegnamento<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Una lezione d'ignoranza (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8898713207\/ref=oh_aui_detailpage_o02_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>Una lezione d&#8217;ignoranza<\/strong><\/a><strong><br><\/strong>Pennac, Daniel<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Testo di riferimento per la psicologia scolastica<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Lo psicologo nella scuola. Ci\u00f2 che fa, ci\u00f2 che potrebbe fare (si apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8809038096\/ref=oh_aui_detailpage_o04_s00?ie=UTF8&amp;psc=1\" target=\"_blank\"><strong>Lo psicologo nella scuola. Ci\u00f2 che fa, ci\u00f2 che potrebbe fare<\/strong><\/a><strong><br><\/strong>Petter, Guido<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dr.ssa Alessandra Bergamini psicologaDr.ssa Claudia Jasmin Marelli psicologa &#8211; psicoterapeuta Centro EosDr.ssa Greta Lalli psicologa &#8211; psicoterapeuta Centro EosDr.ssa Sara&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1172,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[34,35],"tags":[],"class_list":["post-793","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-34","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/793","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=793"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/793\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1306,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/793\/revisions\/1306"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1172"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}