{"id":225,"date":"2004-07-05T16:10:33","date_gmt":"2004-07-05T14:10:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=225"},"modified":"2023-02-09T13:46:23","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:23","slug":"trauma-e-memoria-forme-del-ricordo-e-delloblio-nel-modello-traumatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/trauma-e-memoria-forme-del-ricordo-e-delloblio-nel-modello-traumatico\/","title":{"rendered":"Trauma e memoria. Forme del ricordo e dell&#8217;oblio nel modello traumatico"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Silvia Barbieri*, Roberto Marino<br \/>\n* Specialista in Psichiatria; Centro Eos per le Vittime di Traumi e Catastrofi \u2013Pavia- Azienda Ospedaliera della Provincia di Pavia<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Parte delle riflessioni teorico-cliniche nel trattamento dei disturbi post traumatici si concentra su ci\u00f2 che vari autori hanno identificato come \u201cmemoria traumatica\u201d (Brenneis) .<br \/>\nLa recente letteratura sui traumi psichici ha ipotizzato l&#8217;esistenza di una specifica forma di \u201cmemoria traumatica\u201d (Brenneis), elaborando tale nozione alla luce di differenti prospettive interpretative.<\/p>\n<p>Tali riflessioni traggono origine sia da studi sperimentali di tipo neurobiologico e neuropsicologico, sia dalla letteratura di ispirazione psicoanalitica.<br \/>\nSolo alcuni Autori, essenzialmente in riferimento al lavoro clinico con sopravvissuti a traumi psichici di massa, hanno indagato le specifiche vicissitudini della memoria in ottica sia patogenetica sia terapeutica.<br \/>\nIl presente lavoro, collocandosi nella prospettiva di una fenomenologia della memoria che abbia come filo conduttore il rapporto al tempo (Ricoeur), si propone una disamina dei processi rievocativi dell&#8217;esperienza traumatica nella duplice accezione patologica e terapeutica.<br \/>\nIl passo finale consister\u00e0 nell&#8217;ipotizzare, a fondamento degli effetti a breve e lungo termine sostenuti da traumi psichici, anche una specifica impossibilit\u00e0 ad accedere al ricordo. Di essi \u00e8 possibile una trasposizione analogica sul piano collettivo, che qui rimarr\u00e0 solo sullo sfondo.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Parte delle riflessioni teorico-cliniche nel trattamento dei disturbi post traumatici si concentra su ci\u00f2 che vari autori hanno identificato come \u201cmemoria traumatica\u201d (Brenneis).<\/p>\n<p>Tali riflessioni traggono origine sia da studi sperimentali di tipo neurobiologico e neuropsicologico (si veda ed esempio McFarlane et al.; Layton et Krikorian), volti a indagare eventuali variazioni delle funzioni mnesiche conseguenti a traumi psichici (Wessel et al.; Golier et al.) e a definirne i correlati dal punto di vista morfofunzionale (Hull; Bremner et al.), sia dalla letteratura di ispirazione psicoanalitica.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima si \u00e8 concentrata in principal modo sulla rievocazione dei traumi infantili nel processo terapeutico, sullo sfondo del dibattito inaugurato da Fonagy sull&#8217;effettivo ruolo svolto dal ripristino delle memorie infantili nel trattamento psicoanalitico. Solo alcuni Autori (tra cui ricordiamo Laub et Auerhahn; Laub et Lee; Houbballah), essenzialmente in riferimento al lavoro clinico con sopravvissuti a traumi psichici di massa, hanno indagato le specifiche vicissitudini della memoria in ottica sia patogenetica sia terapeutica.<\/p>\n<p>Il presente lavoro, collocandosi nella prospettiva di una fenomenologia della memoria che abbia come filo conduttore il rapporto al tempo (Ricoeur), si propone una disamina dei processi rievocativi dell&#8217;esperienza traumatica nella duplice accezione patologica e terapeutica.<\/p>\n<p>Il passo finale consister\u00e0 nell&#8217;ipotizzare, a fondamento degli effetti a breve e lungo termine sostenuti da traumi psichici, anche una specifica impossibilit\u00e0 ad accedere al ricordo. Di essi \u00e8 possibile una trasposizione analogica sul piano collettivo, che qui rimarr\u00e0 solo sullo sfondo.<\/p>\n<p><strong>Temporalit\u00e0, memoria, trauma<\/strong><\/p>\n<p>In un recente saggio Ricoeur osserva come il rapporto alla dimensione temporale costituisca l&#8217;unico e ultimo possibile filo conduttore dell&#8217;insieme dei fenomeni mnemonici. Il riferimento classico \u00e8 qui ad Aristotele, che per primo identific\u00f2 nella referenza al tempo la nota distintiva del ricordo (\u201cla memoria \u00e8 di quanto \u00e8 avvenuto\u201d), operando una sovrapposizione tra analisi del tempo e analisi della memoria.<\/p>\n<p>Ricordare (nella duplice accezione di mneme, memoria come ci\u00f2 che appare al limite passivamente, pura affezione, e anamnesis, prodotto di una ricerca denominata richiamo o reminiscenza) implica la conquista di una distanza temporale a vari livelli di profondit\u00e0, rappresentabili lungo un continuum su cui sono ordinabili le esperienze relative alla profondit\u00e0 temporale dei ricordi.<\/p>\n<p>La connotazione temporale del ricordo non ha principalmente a che vedere con il tempo oggettivo, con la determinazione di un preciso intervallo temporale in cui situare ci\u00f2 che viene ricordato. Secondo Piana il riferimento al passato non pu\u00f2 consistere \u201cnella datazione dell&#8217;evento, ma proprio nella sua assenza intesa come presenza trascorsa. Non si tratta di un puro e semplice non esserci, ma di non esserci pi\u00f9. Questo non pi\u00f9 \u00e8 la formula della connotazione temporale del ricordo\u201d (Piana).<\/p>\n<p>Le correlazioni tra temporalit\u00e0 psichica e vicissitudini della memoria individuale sono state particolarmente indagate della letteratura psicoanalitica, che ha elaborato specifici modelli interpretativi; tra questi, una rilevanza del tutto centrale \u00e8 assunta dal riferimento alla \u201ccategoria del traumatico\u201d (Petrella, 1994).<\/p>\n<p>Tempo psichico, memoria e trauma vengono a costituire un fitto intreccio che nell&#8217;opera freudiana mostra elementi di crescente complessit\u00e0 e, a tratti, contraddittoriet\u00e0.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, negli Studi sull&#8217;Isteria (1893-5) Freud espone una concezione del traumatico di diretta derivazione charcotiana: il trauma, che in questa fase \u00e8 assimilato ad episodi di seduzione infantile, \u00e8 concepito come un&#8217;eccitazione eccessiva che non pu\u00f2 essere scaricata per via motoria, n\u00e9 integrata per via associativa, n\u00e9 fatta oggetto di un lavoro della memoria. Il ricordo dell&#8217;esperienza traumatica viene cos\u00ec rimosso e consegnato all&#8217;oblio; l&#8217;abreazione terapeutica, implicher\u00e0 un lavoro della memoria mediante un ristabilimento dei nessi associativi e una reintegrazione nell&#8217;Io di quanto era stato rimosso.<\/p>\n<p>La nozione di Nachtr\u00e4glich, originariamente esposta nel Progetto di una Psicologia (1895), complica la direzione delle forze in gioco, prospettando una spiegazione del sintomo nevrotico che scardina dalle fondamenta il modello esplicativo classico di tipo medico-scientifico.<\/p>\n<p>\u201c\u2026Viene rimossa la memoria di qualcosa che diventer\u00e0 un trauma solo pi\u00f9 tardi\u201d (Freud, 1895): non ci troviamo di fronte ad una causa che rimane latente finch\u00e9 non ha occasione di manifestarsi, n\u00e9 propriamente ad un&#8217;azione differita, bens\u00ec ad una vera e propria causalit\u00e0 retroattiva del presente sul passato. L&#8217;introduzione della posteriorit\u00e0 viene cos\u00ec a segnare il momento in cui Freud abbandona il modello della causalit\u00e0 diretta e della temporalit\u00e0 lineare per accedere ad un&#8217;idea dialettica della causalit\u00e0 e soprattutto ad un modello a spirale del tempo, in cui passato e futuro interagiscono reciprocamente nella struttura del presente (Baranger et al.).<\/p>\n<p>Il successivo interesse per le nevrosi di guerra, maturato nel corso del primo conflitto mondiale, porta all&#8217;elaborazione dei concetti di fissazione e di coazione a ripetere e, sullo sfondo, alla scoperta dell&#8217;istinto di morte. In Inibizione, sintomo, angoscia (1925) verr\u00e0 compiutamente descritta la connessione tra trauma e istinto di morte: a tale ambito debbono venire ascritti i molteplici e polimorfi fenomeni di ripetizione che connotano strutturalmente ogni situazione traumatica.<\/p>\n<p>La ripetizione istituisce una peculiare dimensione temporale: si realizza una circolarit\u00e0 che \u00e8 per cos\u00ec dire avvitata su se stessa, chiusa ad evoluzioni creative e trasformative dell&#8217;esperienza. Ma il riferimento allo stato di inettitudine primaria (Hifl\u00f6sigkeit), paradigmatico di ogni situazione traumatica con i suoi correlati di impotenza e paralisi di fronte all&#8217;irruzione di stimoli interni o esterni, ci introduce ad un&#8217;ulteriore specificazione temporale del traumatico.<\/p>\n<p>Si tratta dell&#8217;a-temporalit\u00e0 del \u201ctrauma puro\u201d nell&#8217;accezione suggerita dai Baranger: trauma da intendersi in termini puramente economici, con i suoi effetti di annichilimento dell&#8217;apparato psichico, autentica invasione di stimoli non padroneggiabili che rimangono allo stato bruto, estranei al soggetto e non inscrivibili in una narrazione. A questo livello il trauma non ha tempo, non ha memoria e non storia.<\/p>\n<p>Ad un altro livello, superiore in termini di capacit\u00e0 di integrazione dell&#8217;Io, il trauma pu\u00f2 essere inscritto in una storicizzazione che \u00e8 per\u00f2 ripetitiva, congelata in una temporalit\u00e0 ciclica incapace di aprirsi ad orizzonti trasformativi. Si assiste cos\u00ec ad un tentativo, parzialmente riuscito, di ricostruzione e di inscrizione in una storia coerente e comprensibile che, almeno idealmente, rappresenta il punto di arrivo del processo terapeutico.<\/p>\n<p>Una ricostruzione pu\u00f2 dirsi ben riuscita se ad una temporalit\u00e0 ciclica, appiattita su un passato che non vuole prendere congedo dal presente si sostituisce una temporalit\u00e0 spiraliforme, potremmo dire hegeliana, in cui passato, presente e futuro interagiscono dialetticamente.<\/p>\n<p>E&#8217;ipotizzabile cos\u00ec una sorta di continuum relativo alla capacit\u00e0 di storicizzazione del soggetto (Baranger et al.): ad un estremo traumi puri privi di storia; ad un altro estremo traumi inscritti in una narrazione; nel mezzo, tentativi pi\u00f9 o meno riusciti di padroneggiare una situazione di annichilimento mediante il ricorso alla ripetizione.<\/p>\n<p>In tale prospettiva, il riferimento all&#8217;esperienza del tempo si costituisce come principale criterio ordinatore nel tentativo di delineare i possibili modi e forme attraverso i quali i traumi vengono consegnati al ricordo.<\/p>\n<p><strong>Memorie traumatiche: aspetti psicopatologici e strutturali<\/strong><\/p>\n<p>Non una, ma molteplici forme di memoria traumatica sono rintracciabili in un&#8217;estesa serie di fenomeni che solo in parte possono essere ricondotti all&#8217;ambito della psicopatologia.<\/p>\n<p>Ricordiamo come negli stili di personalit\u00e0, nei temi esistenziali che strutturano l&#8217;identit\u00e0 (a livello sia conscio sia inconscio) e nella creazione artistica siano ravvisabili specifiche forme di memoria traumatica, che in tal modo trova una via di espressione e metaforizzazione.<\/p>\n<p>Laub e Auerhahn hanno proposto una descrizione accurata delle diverse modalit\u00e0 di conoscenza e ricordo del trauma, ipotizzando una sorta di continuum su cui esse possano venire collocate. Il criterio ordinatore risiederebbe in un maggiore o minore senso di padronanza del ricordo stesso, a sua volta espressione di una maggiore o minore integrazione dell&#8217;esperienza da parte dell&#8217;Io.<\/p>\n<p>La memoria traumatica varia cos\u00ec da forme di \u201cnon conoscenza\u201d, in cui l&#8217;esperienza del trauma \u00e8 disconnessa e inaccessibile al ricordo ma nondimeno permea le strategie di difesa e adattamento, a stati di dissociazione in cui il trauma viene rivissuto piuttosto che ricordato, a frammenti di ricordo decontestualizzati e apparentemente privi di senso, alla messa in atto di ripetizioni nelle relazioni oggettuali e nei temi di vita, per arrivare alla possibilit\u00e0 di racconto, testimonianza e metaforizzazione.<\/p>\n<p>Osserviamo cos\u00ec come in alcune forme di memoria traumatica essa non sia connotata da un ricordare consapevole, ma implichi \u201cderivati\u201d pi\u00f9 o meno organizzati che sono messi in atto. Laddove il ricordo pu\u00f2 essere evocato consapevolmente e l&#8217;evento pu\u00f2 quindi essere narrato, assistiamo a livelli diversi di padronanza del ricordo stesso, in rapporto al grado di presenza dell&#8217;Io osservante e di integrit\u00e0 delle sue funzioni sintetiche (Laub et Auerhahn), ovvero alla capacit\u00e0 di storicizzazione dell&#8217;evento (Baranger et al.).<\/p>\n<p>Nella sua forma pi\u00f9 brutale, indigesta e inassimilata il ricordo traumatico fa mostra di s\u00e9 nei sintomi di reviviscenza.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto, si tratta di drammatiche esperienze di riattualizzazione del trauma che improvvisamente ed in maniera del tutto incontrollabile per il soggetto invadono il campo della coscienza, determinando intense reazioni emotive che riproducono gli antichi vissuti di terrore, sopresa, minaccia e sconforto.<\/p>\n<p>Questa tipologia di ricordi traumatici presenta caratteristiche sensoriali estremamente vivide, sovente descritte dai pazienti come \u201cpi\u00f9 reali della realt\u00e0\u201d. Riproducono infatti gli eventi a cui si riferiscono con estrema vivacit\u00e0 e chiarezza, tanto da renderle drammaticamente reali e presenti: immagine della realt\u00e0 presente, \u201ctrionfo devastante della sensazione allo stato bruto\u201d, riproduzione di un atto percettivo immediato e non di una rappresentazione riferita a qualcosa di trascorso.<\/p>\n<p>Nella forma pi\u00f9 drammatica ed estrema si tratta di vere e proprie visioni quasi allucinatorie della scena traumatica, che il soggetto rivive con intensa e penosa partecipazione emotiva; talvolta di pensieri ossessivi relativi al trauma, che emergono in modo acuto ed intenso occupando interamente il campo della coscienza del soggetto, il quale non riesce in alcun modo a sottrarvisi; assai spesso, infine, di sogni o incubi ripetitivi che riproducono variamente l&#8217;atmosfera traumatica.<\/p>\n<p>L&#8217;esperienza del ricordare si connota qui per il suo carattere passivo, pura affezione non padroneggiabile: i contenuti mentali riferiti al trauma invadono il campo della coscienza imponendosi al soggetto, che passivamente li sperimenter\u00e0 senza che l&#8217;Io possa avere alcuna presa su di essi.<\/p>\n<p>La dimensione ossessiva, coatta dell&#8217;esperienza esprime l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;apparato psichico di elaborare l&#8217;evento, autentico \u201ccorpo estraneo\u201d al suo interno, e la conseguente fissazione ad esso.<\/p>\n<p>Si assiste cos\u00ec all&#8217;impossibilit\u00e0 di istituire una distanza temporale tra l&#8217;esperienza traumatica antecedente e la sua ripetizione attuale. Il passato preme sul presente e non pu\u00f2 in alcun modo prendere congedo da esso, proiettando nel contempo la sua ombra su un futuro avvertito come inaccessibile.<\/p>\n<p>Scrive Piana: \u201c..sull&#8217;appropriazione operata dal ricordo si fa dunque sentire ancora l&#8217;estraneit\u00e0 costitutiva del passato: da questo non posso pi\u00f9 essere toccato (corsivo degli autori) come una volta. In fondo i ricordi non hanno peso. Nella rievocazione prendiamo la nostra distanza dal passato e possiamo liberarci da esso. Quando invece i ricordi hanno un peso, quando il passato urge sul presente e lo preme da ogni parte, allora forse non si tratta propriamente di ricordi, di processi espliciti del rievocare\u201d.<\/p>\n<p>La costituzione di una memoria dell&#8217;evento (da intendersi nel significato di rimemorazione o anamnesis) che consenta di accedere ad esso mediante la sua collocazione nel passato \u00e8 qui primariamente impedita. Al vuoto di memoria, al ricordo impossibile subentra l&#8217;azione, che per\u00f2 non \u00e8 davvero agita ma solo subita dal soggetto: la ripetizione testimonia cos\u00ec dell&#8217;impossibilit\u00e0 e contemporaneamente del tentativo di ricordare ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere ricordato.<\/p>\n<p>Nelle nozioni di memoria traumatica proposte nella letteratura psicoanalitica \u00e8 possibile cogliere alcune concezioni teoriche del traumatismo; ne ricordiamo due definite da Balint economica o quantitativa e strutturale o qualitativa.<\/p>\n<p>Nel primo caso il trauma viene inteso come elemento di rottura della barriera anti-stimolo, ampiamente dipendente da un fattore esterno; l&#8217;assetto difensivo sar\u00e0 concepito in termini meccanici, come schermo contro gli stimoli, secondo un modello metaforico spaziale dell&#8217;apparato psichico. Nel secondo caso l&#8217;aspetto quantitativo diventa secondario e la genesi del trauma \u00e8 messa in relazione ad una condizione di blocco e relativa insufficienza dell&#8217;apparato psichico; le funzioni difensive sono in questo caso descritte come una capacit\u00e0, qualitativamente pi\u00f9 o meno sviluppata, di creare legami rappresentativi creatori di storia (Kluzer).<\/p>\n<p>Un&#8217;elaborazione coerente della nozione di memoria traumatica implica un&#8217;affiancamento di questa duplice teorizzazione, pena una sua sostanziale dissolvenza. Riteniamo vada in questa direzione uno scritto di Cohen, che propone di considerare una specifica forma di funzionamento mentale incentrata sulla coazione a ripetere e definita in termini di organizzazione della memoria, delle pulsioni e degli affetti, di cui la nevrosi traumatica costituirebbe un prototipo.<\/p>\n<p>Dove uno stimolo sufficientemente forte \u00e8 presente, il funzionamento secondo la coazione a ripetere che si instaura con funzione difensiva determina un&#8217;organizzazione della memoria alquanto primitiva, grezza, dove \u201cregistrazioni\u201d povere e poco strutturate potranno divenire ricordi solo dopo prolungate ripetizioni ed elaborazioni terapeutiche.<\/p>\n<p><strong>Terapia \u00e8 anamnesis<\/strong><\/p>\n<p>Nella prospettiva qui adottata la cura si decliner\u00e0 essenzialmente come esercizio di rimemorazione o anamnesis.<\/p>\n<p>Si introduce cos\u00ec una dimensione storico-narrativa (Petrella, 1993) che nell&#8217;atto terapeutico si declina nella capacit\u00e0 di fare racconto di s\u00e9 in maniera coerente e comprensibile. E&#8217; in gioco, in altre parole, il lavoro di ricostruzione di una continuit\u00e0 delle rappresentazioni di s\u00e9 e del mondo, drammaticamente interrotto da un evento impossibile da significare e collocare nella coerenza della propria storia di vita.<\/p>\n<p>E&#8217;evidentemente compito del lavoro psicoterapico stabilire dei \u201clegami\u201d intorno all&#8217;immagine traumatica, autentico \u201ccorpo estraneo\u201d all&#8217;interno dell&#8217;apparato psichico, ristabilendo le connessioni tra evento, memoria e struttura della personalit\u00e0 (Laub et Auerhahn). Ci\u00f2 appare con particolare evidenza nel lavoro clinico quando, ad esempio, la ripetizione della scena traumatica negli incubi notturni appare progressivamente infiltrata da elementi rappresentativi propri del soggetto (Lebigot).<\/p>\n<p>Diviene cos\u00ec possibile metaforizzare e storicizzare l&#8217;evento, ove la dimensione storica e prima di tutto da intendersi come dimensione rimemorativa, connotata dalla possibilit\u00e0 di istituire una seppur parziale distanza dal passato, che \u00e8 contestualmente riapertura al futuro.<\/p>\n<p><strong>Il lavoro della memoria tra dimensione individuale e collettiva<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; stato ripetutamente osservato come una delle caratteristiche del trauma consista nel determinare l&#8217;esclusione dell&#8217;individuo dalla comunit\u00e0 degli uomini.<\/p>\n<p>Per un istante interminabile non sono accessibili parole e rappresentazioni in grado di esprimere l&#8217;esperienza di annichilimento del traumatizzato, che sovente afferma di sentirsi completamente disumanizzato: \u201cmi sono ridotto allo stato di bestia\u201d \u00e8 una delle comuni espressioni attraverso la quale il vissuto di diserzione dell&#8217;umano viene consegnato alle parole.<\/p>\n<p>La considerazione del trauma come luogo di massima rottura dei legami di alleanza, affiliazione e appartenenza \u00e8 enfatizzata dal pensiero etnopsichiatrico, nell&#8217;ambito di un approccio complementarista in cui la cultura \u00e8 intesa come fondamento strutturale e strutturante dello psichismo individuale.<\/p>\n<p>Come ha dimostrato Nathan (1991), nelle societ\u00e0 tradizionali le ipotesi eziologiche del traumatico rimandano invariabilmente ad una duplice polarit\u00e0 di effrazione\/estrazione: il soggetto incontra un universo radicalmente diverso che fa effrazione in esso, estraendo il nocciolo o principio vitale dalla membrana protettiva che contemporaneamente lo delimita e lo contiene ( tipica a questo proposito \u00e8 la sottrazione o la perdita dell&#8217;anima, diffusa in molte culture africane ed asiatiche).<\/p>\n<p>L&#8217;intervento terapeutico, nelle diverse variet\u00e0 elaborate dalle culture, preveder\u00e0 come via finale comune l&#8217;identificazione del gruppo di appartenenza ed un percorso di riaffiliazione mediata da un particolare dispositivo tecnico.<\/p>\n<p>I riti di iniziazione rappresentano a questo proposito un interessante modello interpretativo.<\/p>\n<p>I processi iniziatici mostrano numerosi aspetti in comune con la clinica dei soggetti traumatizzati, tra cui un drammatico incontro con la morte, l&#8217;assunzione di una conoscenza proibita e ai pi\u00f9 preclusa, la metamorfosi personale che ne deriva. E&#8217; stato cos\u00ec proposto di considerare la ritualit\u00e0 iniziatica come variante di traumatismi psichici controllati da un iniziato e dal sottoinsieme culturale di cui \u00e8 portatore (Nathan, 1991; Zajde, 1993).<\/p>\n<p>Il riferimento alle eziologie e al trattamento tradizionale di quanto oggi inscriviamo nella categoria del traumatico ci sembra utile a mettere in luce la complessa interfaccia tra i livelli individuale e collettivo di un difficile lavoro di rimemorazione.<\/p>\n<p>Scrive Halwbachs nella sua classica opera sulla memoria collettiva: \u201c\u2026altri uomini hanno in comune con me questi ricordi. Di pi\u00f9: mi aiutano a ricordarli. Per meglio ricordare, mi rivolgo verso di loro, adotto momentaneamente il loro punto di vista, rientro nel loro gruppo, del quale continuo a far parte, perch\u00e9 ne subisco l&#8217;influsso e perch\u00e9 ritrovo in me idee e modi di pensare a cui da solo non sarei arrivato, e tramite i quali rimango in contatto con loro\u201d.<\/p>\n<p>La categoria del traumatico si connota essa stessa per un&#8217;evidente bipolarit\u00e0, tra individuale e collettivo, che si compendia ad esempio nei rituali del lutto attorno a cui un gruppo si raccoglie.<\/p>\n<p>Il ruolo della cultura nel mediare l&#8217;incontro dell&#8217;uomo con la morte, con ci\u00f2 che travalica l&#8217;umano pu\u00f2 assumere diverse declinazioni: dall&#8217;affiliazione a un gruppo iniziatico, in cui l&#8217;esperienza traumatica \u00e8 patrimonio circolante e condiviso, a un generico sostegno anche in assenza di una vera capacit\u00e0 di mediazione, ad un disconoscimento di per s\u00e9 potenzialmente traumatogeno.<\/p>\n<p>Laddove una riaffiliazione \u00e8 possibile e il soggetto pu\u00f2 essere reintegrato in un sottoinsieme culturale, variamente connotato, accadono fenomeni del pi\u00f9 grande interesse.<\/p>\n<p>Alla ricostruzione di una memoria condivisa dell&#8217;evento, sancita spesso a livello rituale e istituzionale, si accompagna contestualmente l&#8217;assunzione di una nuova identit\u00e0 che potremmo definire \u201ciniziatica\u201d da parte del soggetto.<\/p>\n<p>Mediante il ricorso a numerose figure della mitologia e della fiaba Crocq ha mostrato come dall&#8217; \u201cinferno\u201d, dimensione sovente evocata dai traumatizzati come l&#8217;unica in grado di comunicare un vissuto inesprimibile, ritorni un essere umano nuovo, in bilico tra due mondi, portatore di un sapere inattingibile ai non iniziati al confronto con la morte e l&#8217;annientamento.<\/p>\n<p>I temi che entrano qui in risonanza sono numerosi e del massimo interesse. Ci limitiamo a sottolinearne alcuni aspetti.<\/p>\n<p>Secondo Halwbachs Cci\u00f2 che il gruppo iniziatico pu\u00f2 offrire al soggetto, in un gioco complesso di reciproche identificazioni, \u00e8 una matrice ricostruttiva del passato e della memoria, un possibile contenitore, un \u201cquadro\u201d (Halwbachs) inedito e fuori dall&#8217;ordinario in cui sia possibile la collocazione dei ricordi in un difficile lavoro rimemorativo ad un tempo individuale e gruppale.<\/p>\n<p>L&#8217;estensione dei gruppi iniziatici, il riconoscimento ad essi tributato (ad esempio, dal punto di vista legislativo o giuridico), i rapporti intrattenuti con altri sottoinsiemi sociali e con la cultura dominante sono a loro volta elementi non privi di importanza sul decorso di una possibile memoria di appartenenza.<\/p>\n<p>La riaffiliazione facilita e determina il lavoro di rimemorazione offrendo possibili mezzi ricostruttivi che presentano sempre una natura interattiva, di mediazione e scambio tra individuo e gruppo di appartenenza.<\/p>\n<p>Anche qui, approdo della memoria ricostruita \u00e8 un oblio possibile.<\/p>\n<p>Come ha suggerito Aug\u00e8, il rituale iniziatico in molte societ\u00e0 africane tradizionali assurge a vera e propria \u201cforma dell&#8217;oblio\u201d, in quanto l&#8217;iniziazione di per s\u00e9 inaugura una nuova nascita, un ricominciamento in cui il passato viene dimenticato in una ritualit\u00e0 augurale che apre la strada al futuro.<\/p>\n<p>L&#8217;affiliazione iniziatica, luogo in cui un nuovo inizio sancisce la deposizione del passato, implica sempre una metamorfosi costitutiva dell&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p>E&#8217; quasi scontato evocare qui una certa tradizione filosofica sulle profonde connessioni tra memoria ed identit\u00e0.<\/p>\n<p>La disgregazione traumatica della personalit\u00e0, testimoniata clinicamente dalle manifestazioni di una regressione narcisistica pi\u00f9 o meno profonda, pu\u00f2 anche essere intesa come frattura di quella continuit\u00e0 temporale che, come sosteneva Locke, costituisce il fondamento costitutivo della nostra identit\u00e0 (\u201c\u2026di quel tanto che questa consapevolezza pu\u00f2 venir portata al passato..fin l\u00e0 giunge l&#8217;identit\u00e0 di quella persona; \u00e8 lo stesso io, ora, che era allora\u00b8 e quell&#8217;azione fu compiuta dal medesimo io che se la rappresenta nella riflessione\u201d).<\/p>\n<p>Qui l&#8217;esperienza traumatica rivela la propria duplice natura (Kluzer): da una parte, situazione di frattura catastrofica dell&#8217;apparato psichico e dei processi che assicurano la continuit\u00e0 della rappresentazione di s\u00e9 e del mondo esterno (e dunque dell&#8217;identit\u00e0 che su tale continuit\u00e0 si regge); dall&#8217;altra, a un evento nuovo, sorprendente per il soggetto a cui viene imposto un lavoro di risignificazione e ricostruzione personale.<\/p>\n<p>Dalla dimensione disgregativa a quella ricostruttiva la mediazione \u00e8 operata da sottoinsiemi sociali e dalla cultura in genere.<\/p>\n<p>La cultura stessa, di fronte a traumatismi estesi che coinvolgono collettivit\u00e0 pi\u00f9 o meno ampie, \u00e8 chiamata ad una metamorfosi che, come \u00e8 stato sottolineato da Ricoeur, implica un lavoro di rimemorazione non dissimile da quello che impegna l&#8217;individuo.<\/p>\n<p>\u201cIl passato che non passa\u201d (Rousso, Rusconi), espressione in cui riechieggia il paradigma psicoanalitico della coazione a ripetere, serve cos\u00ec a rappresentare in via analogica fenomeni collettivi di rimozione e ripetizione che testimoniano contemporaneamente della ricerca e dell&#8217;impossibilit\u00e0 di una memoria condivisa e di una metamorfosi identitaria.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Il modello traumatico si configura nella riflessione psicopatologica come una delle principali coordinate attraverso cui pensare i fenomeni osservati, assumendo a tratti una valenza assai estesa e mal definita, da principio organizzatore dello sviluppo psichico a mitico sfondo interpretativo dell&#8217;esperienza umana (Petrella, 1994).<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle possibili declinazioni, variamente implicate con gli sviluppo del pensiero psicoanalitico, riteniamo che il ricorso alla categoria del traumatico consenta di cogliere alcune vicissitudini della memoria individuale in rapporto alle fisiologiche discontinuit\u00e0 evolutive (che pure possono comportare esiti catastrofici) o a fattori di rottura francamente patologici.<\/p>\n<p>Il traumatico pu\u00f2 allora essere colto nella sua duplice valenza: da una parte, elemento trasformativo ed evolutivo che impone un lavoro di ritrascrizione del proprio patrimonio mnesico in funzione dell&#8217;orizzonte attuale; dall&#8217;altro, elemento di rottura della propria continuit\u00e0 autorappresentativa, \u201ccorpo estraneo\u201d inaccessibile ad un esercizio di rievocazione e ricostruzione.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>1) Aristotele, De memoria et reminiscentia, in Piccoli trattati di storia naturale, Laterza, Bari, 1978<\/p>\n<p>2) M. Aug\u00e8, Les formes de l&#8217;oubli, Payot, Paris, 1998 ; traduzione italiana : Le forme dell&#8217;oblio, Il Saggiatore, Milano, 2000.<\/p>\n<p>3) M. Balint, Trauma and Object Relationship, International Journal of Psychoanalysis, 1969, 50, 429.<\/p>\n<p>4) M. Baranger et al., The infantile psychic trauma from us to Freud : pure trauma, retroactivity and reconstruction, International Journal of Psychoanalysis, 1988, 69, 113.<\/p>\n<p>5) C.B. Brenneis, Memory systems and the psychoanalytic retrival of memories of trauma, Journal of Amewrican Psychoanalytic Association, 1996, 44, 1165.<\/p>\n<p>6) J. Cohen, Structural consequences of psychic trauma: a new look al \u201cBeyond the Pleasure Principle\u201d, International Journal of Psychoanalysis, 1980, 61, 421.<\/p>\n<p>7) L. Crocq, Le retour des enfers et son message, Revue francophone du stress e du trauma, 2000, 1, 5.<\/p>\n<p>8) P. Fonagy, Memory and therapeutic act, International Journal of Psychoanalysis, 1990, 80, 215.<\/p>\n<p>9) S. Freud, Minute teoriche per W. Fliess, 1892-1897, OSF, vol.2.<\/p>\n<p>10) S. Freud, Studi sull&#8217;isteria, 1893-1895, OSF, vol.1.<\/p>\n<p>11) S. Freud, Progetto di una psicologia, 1895, OSF, vol.2.<\/p>\n<p>12) S. Freud, Introduzione al libro \u201cPsicoanalisi delle nevrosi di guerra\u201d, 1919, OSF, vol. 9.<\/p>\n<p>13) S. Freud, Al di l\u00e0 del principio del piacere, 1920, OSF, vol. 9.<\/p>\n<p>14) S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, 1925, OSF, vol. 10.<\/p>\n<p>15) J.A. Golier et al., Memory of trauma-related information in Holocaust survivors with PTSD, Psychiatry Research, 2003, 121, 133.<\/p>\n<p>16) M. Halwbachs, Les cadres sociaux de la m\u00e9moire, Alcan, Paris, 1925 ; trad. it. I quadri sociali della memoria, Ipermedium, Napoli, 1997.<\/p>\n<p>17) M. Halbwachs, La m\u00e9moire collective, PUF, Paris, 1968 ; traduzione italiana : La memoria collettiva, Unicolpi, Milano, 1987.<\/p>\n<p>18) A. Houbballah, Destin du traumatisme, Hachette Litteratures Paris 1998<\/p>\n<p>19) A.M. Hull, Neuroimaging findings in PTSD. Systematic review, British Journal of Psychiatry, 2002, 181, 102.<\/p>\n<p>20) G. Kluzer, Nuove ipotesi interpretative sul concetto di trauma, Rivista di psicoanalisi, 1996, 3, 405.<\/p>\n<p>21) B. Layton et R. Krikorian, Memory mechanisms in PTSD, Journal of Neuropsychiatry Clinic and Neuroscience, 2003, 15, 121.<\/p>\n<p>22) D. Laub et N.C. Auerhahn, Knowing and not knowing about massive psychic trauma: forms of traumatic memory, International Journal of Psychoanalysis, 1993, 74, 287.<\/p>\n<p>23) D. Laub et S. Lee, Thanatos and massive psychic trauma: the impact of death instinct on knowing, remembering and forgetting, Journal of American Psychoanalytic Association, 2003, 51, 433.<\/p>\n<p>24) F. Lebigot, La clinique de la n\u00e9vrose traumatique dans son rapport \u00e0 l&#8217;\u00e9v\u00e9nement, Revue francophone du stress e du trauma, 2000, 1, 21.<\/p>\n<p>25) J. Locke, Saggio sull&#8217;intelligenza umana, Laterza, Roma-Bari, 1994.<\/p>\n<p>26) R. Marino, Il trauma psichico. Definizione teorica e campi d&#8217;applicazione con particolare riferimento ai traumi da catastrofe, Tesi di Dottorato, Universit\u00e0 degli Studi di Milano, 2002.<\/p>\n<p>27) A.C. McFarlane et. al, Biologic models of traumatic memories and PTSD, Psychiatry Clinic of North America, 2002, 25, 253.<\/p>\n<p>28) T. Nathan, La folie des autres. Trait\u00e8 d&#8217;etnopsychiatrie clinique, Paris, Dunod, 1986 ; traduzione italiana : La follia degli altri. Trattato d&#8217;etnopsichiatria clinica, Ponte alle Grazie, Firenze, 1990.<\/p>\n<p>29) T. Nathan, L&#8217;art de rena\u00eetre. Fonctions th\u00e9rapeutiques de l&#8217;affiliation au moyen du traumatisme sexuel, Nouvelles revue d&#8217;ethnopsychiatrie, 1991, 18, 15.<\/p>\n<p>30) R. Pally, Memory : brain systems that link past, present and future, International Journal of Psychoanalysis, 1997, 78, 1223.<\/p>\n<p>31) F. Petrella, Traumi psichici. Il trauma infantile nella prospettiva dell&#8217;adulto, Gli Argonauti, 1994, 1, 31.<\/p>\n<p>32) F. Petrella, Turbamenti affettivi e alterazioni dell&#8217;esperienza, Milano, Cortina, 1993.<\/p>\n<p>33) G. Piana, Elementi di una dottrina dell&#8217;esperienza, Milano, Il Saggiatore, 1979.<\/p>\n<p>34) P. Ricoeur, La m\u00e9moire, l&#8217;histoire, l&#8217;oubli, Paris, Editions du Seuil, 2000 ; traduzione italiana : La storia, la memoria, l&#8217;oblio, Cortina, Milano, 2003.<\/p>\n<p>35) H. Rousso, Vichy. Un pass\u00e9 qui ne passe pas, Fayard, Paris, 1994.<\/p>\n<p>36) G.E. Rusconi, Germania : un passato che non passa. I crimini nazisti e l&#8217;identit\u00e0 tedesca, Einaudi, Torino, 1987.<\/p>\n<p>37) I. Wessel et al., Autobiographical memory specificit\u00e0, intrusive memory and memory skills in Dutch-Indonesian survivors of World War Era, Journal of Trauma end Stress, 2002, 15, 227.<\/p>\n<p>38) N. Zajde, Souffle sur tous ces morts et qu&#8217;ils vivent (Enfants de survivants), Grenoble, La Pens\u00e9e Sauvage, 1993 ; trad. it. 2002, I figli dei sopravvissuti, Bergamo, Moretti e Vitali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Silvia Barbieri*, Roberto Marino * Specialista in Psichiatria; Centro Eos per le Vittime di Traumi e Catastrofi \u2013Pavia- Azienda&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[28,35],"tags":[],"class_list":["post-225","post","type-post","status-publish","format-standard","category-28","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/225","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=225"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/225\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1274,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/225\/revisions\/1274"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=225"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=225"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=225"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}