{"id":2108,"date":"2021-05-05T12:24:38","date_gmt":"2021-05-05T10:24:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/?p=2108"},"modified":"2023-02-09T13:45:38","modified_gmt":"2023-02-09T12:45:38","slug":"come-affrontare-un-evento-traumatico-in-classe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/come-affrontare-un-evento-traumatico-in-classe\/","title":{"rendered":"Come affrontare un evento traumatico in classe"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<h2>IL TRAUMA<\/h2>\n<p>La parola \u201ctrauma\u201d viene spesso erroneamente associata al termine \u201cstress\u201d. Nella realt\u00e0, esiste una differenza sostanziale tra i due fenomeni; differenza che verr\u00e0 qui esposta e servir\u00e0 ad evidenziare il pensiero dominante del centro Eos.<\/p>\n<p>Nel 1936, lo studioso Selye utilizz\u00f2 per la prima volta il termine \u201cstress\u201d per indicare una reazione fisiologica dell\u2019uomo a diversi stimoli (stressor) di varia natura (fisica, chimica, biologica ed emotiva). Essendo una risposta fisiologica e naturale ad un evento, lo stress non dovrebbe essere inteso come fenomeno patologico, bens\u00ec come processo che consente all\u2019individuo di adattarsi ad una nuova condizione.<\/p>\n<p>Diversamente, il termine \u201ctrauma\u201d deriva dal greco e significa \u201cferita, lacerazione\u201d. Nel corso del tempo sono state fornite svariate definizioni del concetto ma, in generale, esso pu\u00f2 essere concepito come un\u2019esperienza emotiva intensa, violenta ed imprevedibile, di particolare gravit\u00e0 che compromette il senso di stabilit\u00e0 e continuit\u00e0 fisica o psichica dell\u2019individuo provocando un\u2019alterazione permanente della sua capacit\u00e0 di adattamento. Tale risposta \u00e8 conseguente, appunto, ad un avvenimento traumatico. Un avvenimento viene definito come un evento insolito che si identifica con l\u2019eccezionale. Proprio per questo carattere di eccezionalit\u00e0, l\u2019avvenimento ha una determinata importanza per l\u2019individuo e per la collettivit\u00e0 in quanto porta con s\u00e9 qualcosa che entra in relazione con l\u2019apparato psichico del soggetto. Un evento \u00e8 traumatico quando non trova un senso e rimane slegato all\u2019interno dell\u2019apparato psichico e che non \u00e8 culturalmente gestito, ossia \u00e8 un evento per il quale la cultura non fornisce dei nessi di significazione; nessi indispensabili all\u2019individuo per poter elaborare l\u2019evento.<\/p>\n<p>In ambito psicologico, il trauma \u00e8 stato ampiamente studiato ed approfondito. In maniera pi\u00f9 specifica, il DSM 5 identifica le principali situazioni che possono causare la ferita traumatica: esperienze personali di eventi che possono comportare morte, lesioni o minacce alla propria integrit\u00e0 fisica; l\u2019assistere ad un evento che provoca morte o lesioni di un altro soggetto; il venire a conoscenza della morte violenta e inaspettata, di grave danno, minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da un\u2019altra persona con cui si \u00e8 in relazione. Una situazione del genere potrebbe dunque comportare l\u2019insorgere della sintomatologia tipica del disturbo post traumatico da stress (PTSD) ampiamente descritta nel DSM, secondo il quale, i sintomi tipici successivi all\u2019evento traumatico sono: la ripetizione, in forma di ricordi intrusivi, sogni, allucinazioni, flashback; l\u2019evitamento, legato al disagio psicologico provato all\u2019esposizione di fattori scatenanti simili all\u2019evento traumatico, e l\u2019attenuazione della reattivit\u00e0 generale, la diminuzione dell\u2019affettivit\u00e0, la perdita di prospettive per il futuro. A ci\u00f2 si associano segni di aumentato \u201carousal\u201d in forma di alterazioni del sonno, modificazioni del tono dell\u2019umore e della concentrazione.<\/p>\n<p>Analizzando tuttavia il termine impiegato dal DSM per descrivere la sintomatologia, il lettore potr\u00e0 evidenziare che esso presenta la parola \u201cstress\u201d, che, come enunciato in precedenza, ha un significato slegato dal termine \u201ctrauma\u201d. Seguendo gli studi di Bailly (1992), converrebbe utilizzare il termine \u201csindromi psicotraumatiche\u201d. Ci\u00f2, infatti, permetterebbe di mettere l\u2019accento sul trauma e non sul concetto di stress, e contemporaneamente di evitare il riferimento alla nevrosi, anch\u2019esso non funzionale, giudicato limitato e fuorviante. E\u2019 inoltre stato dimostrato che i disturbi pi\u00f9 frequenti dopo un trauma sono i disturbi d\u2019ansia, le depressioni, le sindromi psicosomatiche, i disturbi del sonno e solo dopo si trova il disturbo post traumatico da stress. Per confermare la tesi di Bailly, anche lo studioso Barrois, nel 1992, ha sottolineato che il termine PTSD \u00e8 inappropriato per svariate motivazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>vi \u00e8 una differenza di essenza tra uno stress ed il traumatismo che invece si configura come una minaccia immediata e diretta;<\/li>\n<li>il DSM crea una certa confusione nella definizione vera e propria di stress;<\/li>\n<li>lo stress in nessun modo pu\u00f2 qualificare un traumatismo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per questo motivo, invece di utilizzare i termini identificati dal DSM, si impiegheranno qui le parole \u201csindrome psicotraumatica\u201d o \u201ctraumatismo\u201d.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 immaginare, l\u2019esposizione ad un avvenimento traumatico comporta svariate conseguenze sul comportamento e sulla personalit\u00e0 dell\u2019individuo colpito; molte ricerche sul tema hanno sottolineato infatti che la personalit\u00e0 di un soggetto traumatizzato sarebbe caratterizzata da un minor grado di affermazione di s\u00e9, di ambizione e di autonomia, e dal bisogno di scappare da sentimento di inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p>Occorre infine fare riferimento al fatto che un trauma ha un impatto a lungo termine su molti livelli di funzionamento:<\/p>\n<ul>\n<li>livello affettivo: in termini di ripiegamento su s\u00e9 stessi, nervosismo, disturbi di concentrazione e flashback;<\/li>\n<li>livello psicosociale: che si manifesta con un ritiro dalla vita sociale, dalla famiglia o dal gruppo;<\/li>\n<li>livello professionale: vi pu\u00f2 essere un calo del rendimento, un aumentato disinteresse ed assenze ripetute;<\/li>\n<li>livello psicosessuale: in termini di impotenza e disinvestimento libidico;<\/li>\n<li>livello fisico: ossia turbe psicosomatiche.<\/li>\n<\/ul>\n<h2>DEFUSING E DEBRIEFING: TECNICHE A CONFRONTO<\/h2>\n<p>Come evidenziato nel paragrafo precedente, un avvenimento per il quale la cultura non fornisce un significato potrebbe configurarsi come un evento traumatico. I numerosi studi sul tema hanno sottolineato come, adeguati progetti di prevenzione possano essere molto utili poich\u00e9 consentirebbero ai partecipanti di analizzare i propri vissuti, condividerli con gli altri e vederli compresi e normalizzati.<\/p>\n<p>Prima di descrivere nel dettaglio i principali interventi funzionali al superamento degli eventi drammatici, \u00e8 utile introdurre il concetto di prevenzione poich\u00e9 \u00e8 stato dimostrato che attivit\u00e0 preventive ben condotte riducono le sequele post traumatiche dal 20 al 5%.<\/p>\n<p>Per prevenzione si intende la possibilit\u00e0 di rispondere ai bisogni psicosociali delle vittime nei differenti stati dell\u2019elaborazione del processo di assimilazione dello psicotraumatismo.<\/p>\n<p>Come \u00e8 immaginabile, non si pu\u00f2 concettualizzare un intervento preventivo standard da adattare a tutti i contesti. E\u2019 tuttavia possibile, partendo dalle considerazioni fatte, concentrarsi su alcuni punti saldi:<\/p>\n<ul>\n<li>gli interventi devono essere interventi psicosociali cio\u00e8 occorre agire sulla struttura sociale in modo che l\u2019apparato psichico possa confrontarsi correttamente con quanto sta accadendo;<\/li>\n<li>le eventuali nuove strutture che si attivano per far fronte all\u2019emergenza non devono in alcun modo sostituirsi alle strutture sociali normalmente operanti;<\/li>\n<li>occorre porre attenzione alle attivit\u00e0 di supervisione delle attivit\u00e0;<\/li>\n<li>gli interventi devono essere diretti a tutta la popolazione colpita dall\u2019evento traumatico;<\/li>\n<li>\u00e8 necessario operare tramite un outreach attivo, andando incontro alle vittime;<\/li>\n<li>\u00e8 fondamentale ascoltare attentamente i bisogni espressi dalla popolazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Infine, quando si parla di prevenzione, occorre specificarne i livelli. Esistono infatti interventi di prevenzione primaria, da attuare prima che si verifichi l\u2019evento. Si parla di prevenzione secondaria quando si struttura un intervento diretto a tutte le vittime di un accadimento traumatico ed \u00e8 volto a rispondere ai bisogni concreti delle vittime. La prevenzione terziaria include infine quei progetti condotti su vittime nelle quali \u00e8 presente una forte cronicizzazione del disturbo.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito della prevenzione secondaria le tecniche pi\u00f9 impiegate sono: il defusing ed il debriefing, che verranno qui analizzati nel dettaglio.<\/p>\n<p>Il \u201cdefusing\u201d (dall\u2019inglese \u201cdefuse\u201d, disinnescare) \u00e8 un intervento breve, condotto da psicologi che lavorano all\u2019interno di una dimensione gruppale con soggetti vittime di esperienze fortemente drammatiche.<\/p>\n<p>Tale strumento \u00e8 stato concepito a partire da principi teorici importanti. La letteratura, infatti, suggerisce che un evento traumatico potrebbe provocare altres\u00ec una scissione tra il versante cognitivo, legato alle conoscenze della persona, ed il versante affettivo ed emotivo. Attraverso la tecnica del defusing, messa in atto dal professionista psicologo, ossia il conduttore dell\u2019intervento, \u00e8 possibile superare la spaccatura traumatica ed alleviarne i sintomi. Per farlo, i partecipanti sono invitati a raccontare ci\u00f2 che sanno dell\u2019evento e ci\u00f2 che hanno sperimentato emotivamente prima e dopo il fatto.<\/p>\n<p>Nello specifico, il defusing consta di tre fasi distinte:<\/p>\n<ul>\n<li>la fase dell\u2019introduzione, che consiste in una breve presentazione dei conduttori i quali spiegano il motivo dell\u2019incontro;<\/li>\n<li>una fase di esplorazione degli elementi affettivi e cognitivi vissuti;<\/li>\n<li>un\u2019ultima fase di informazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo procedimento ha lo scopo di far emergere sia gli aspetti cognitivi, sia quelli emotivi e permette ai soggetti una preliminare elaborazione collettiva dell\u2019evento doloroso vissuto.<\/p>\n<p>Al termine del defusing, \u00e8 importante che l\u2019\u00e9quipe di professionisti si riunisca per confrontarsi su quanto accaduto, sull\u2019efficacia dell\u2019intervento e sull\u2019analisi delle dinamiche gruppali messe in atto.<\/p>\n<p>Il confronto in effetti \u00e8 molto utile per integrare i vari punti di vista dei diversi osservatori e conduttori.<\/p>\n<p>Il defusing pu\u00f2 essere erroneamente accostato al debriefing, altra nota tecnica da impiegare per supportare i partecipanti al superamento dell\u2019esperienza traumatica. Il background teorico \u00e8 il medesimo ma, attraverso questo particolare strumento, pi\u00f9 sistematico e strutturato, i soggetti sono prima invitati a condividere ci\u00f2 che sanno, dunque gli elementi cognitivi e solo successivamente sono stimolati a parlare delle proprie emozioni legate al trauma di cui sono vittime. E\u2019 facile intuire come il debriefing sia una tecnica leggermente pi\u00f9 complessa da attuare e richieda pi\u00f9 tempo rispetto al defusing in quanto i soggetti sono chiamati a fornire due racconti distinti dello stesso evento. Non a caso, la tecnica di debriefing viene utilizzata con gli operatori che hanno esperito traumi di vario genere; mentre il defusing viene maggiormente impiegato con attori non direttamente protagonisti del fatto traumatico.<\/p>\n<p>Nello specifico, il lavoro di debriefing comporta il passaggio attraverso sette distinte fasi:<\/p>\n<ul>\n<li>introduzione;<\/li>\n<li>fase dei fatti (si \u00e8 chiamati a ricordare i fatti avvenuti);<\/li>\n<li>fase dei pensieri (si \u00e8 invitati a narrare i propri pensieri legati all\u2019evento traumatico);<\/li>\n<li>fase delle reazioni (comporta la narrazione delle reazioni emotive);<\/li>\n<li>fase dell\u2019analisi dei sintomi (la fase contempla la descrizione dei sintomi fisici avvertiti durante l\u2019evento traumatico e nel momento attuale);<\/li>\n<li>fase della formazione (nella quale i conduttori forniscono al gruppo consigli utili alla gestione del distress emozionale);<\/li>\n<li>conclusione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Nonostante le differenze pi\u00f9 tecniche, la conclusione degli interventi di defusing e debriefing \u00e8 la stessa: dopo aver raccolto ed accolto le testimonianze dei partecipanti, il conduttore normalizza il vissuto delle persone presenti in modo da aiutare a diminuire o rimodulare l\u2019intensit\u00e0 delle reazioni emotive inevitabilmente generate da una situazione difficile.<\/p>\n<p>Occorre ricordare che, nel mettere in pratica questi interventi, esistono delle regole da rispettare; regole che vengono solitamente esposte dal conduttore del gruppo durante la fase iniziale del lavoro.<\/p>\n<p>La collaborazione, la sincerit\u00e0 e l\u2019ascolto sono concetti fondamentali: \u00e8 importante che tutti ascoltino, in maniera autentica e non giudicante, ci\u00f2 che gli altri hanno deciso di condividere. E\u2019 altres\u00ec richiesto ai partecipanti di rispettare il segreto professionale che vincola non solo gli psicologi ma anche tutti i presenti all\u2019interno del gruppo. Infine, \u00e8 compito del conduttore ribadire il concetto secondo il quale non \u00e8 obbligatorio parlare: ognuno pu\u00f2 farlo nelle modalit\u00e0 che ritiene opportune e senza venire in alcun modo giudicato bens\u00ec accolto e supportato.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza ha dimostrato che questi interventi attuati all\u2019interno di classi scolastiche sono efficaci poich\u00e9 comportano in molti casi una prima elaborazione dei fatti e contribuiscono a rinforzare la rete di supporto sociale dei ragazzi. Gli interventi che coinvolgono l\u2019intero gruppo, e dunque permettono di dare un senso collettivo all\u2019avventimento, facilitano i processi di affiliazione e risocializzazione e costituiscono un rituale di per s\u00e9 terapeutico.<\/p>\n<h2>APPLICAZIONE DI UN INTERVENTO DI DEFUSING: UN ESEMPIO CONCRETO<\/h2>\n<p>Questo tipo di intervento di prevenzione secondaria \u00e8 stato attuato all\u2019interno di una classe di una scuola superiore, profondamente scossa dal suicidio del tutto inaspettato di una compagna, la quale, prima di andarsene, ha pubblicato una sua foto sui social network inserendovi una didascalia per spiegare alcune motivazioni del gesto.<\/p>\n<p>Questo spazio \u00e8 quindi dedicato all\u2019analisi psicologica di quanto emerso dal defusing nella classe. Sarebbe utile sottolineare che quando si parla di suicidio di un adolescente uno degli obiettivi prioritari dell\u2019intervento \u00e8 quello di evitare che i compagni di classe emulino il comportamento suicidario: la letteratura a questo proposito sottolinea come avere un amico che si suicida aumenta la probabilit\u00e0 che si commetta lo stesso atto; questo vale sia per le ragazze che per i ragazzi (Bearman &amp; Moody, 2004), dal momento che la notizia cos\u00ec scioccante della morte di un coetaneo alimenta un distress emozionale molto intenso che potrebbe portare allo sviluppo di pensieri suicidari (Mueller &amp;&nbsp;Abrutyn, 2015). Ed \u00e8 proprio questo lo scopo che si \u00e8 cercato di perseguire con il progetto qui descritto.<\/p>\n<p>L\u2019intervento ha visto la partecipazione della quasi totalit\u00e0 della classe. Le regole sono state puntualmente evidenziate dalla psicologa conduttrice e sono state positivamente comprese e soprattutto rispettate dagli studenti. Dopo qualche istante di silenzio iniziale, una studentessa ha deciso di prendere la parola e raccontare l\u2019accaduto. Da quel momento, anche gli altri partecipanti hanno esplicitato i loro pensieri, le loro reazioni ed emozioni. Intervallati dalle riflessioni della psicologa, i racconti degli studenti hanno fatto emergere vissuti comuni: tutti i presenti hanno infatti espresso la loro incredulit\u00e0 di fronte al fatto compiuto, il loro dispiacere, la loro rabbia ed il loro dolore. Nessun alunno si sarebbe aspettato nulla e la domanda che si \u00e8 fatta strada in ognuno di loro \u00e8: \u201cperch\u00e9?\u201d. I ragazzi nei loro resoconti sono riusciti efficacemente a verbalizzare sia gli aspetti cognitivi, raccontando ad esempio cosa stavano facendo quando \u00e8 giunta loro la notizia e cosa sapevano della vita della compagna, sia gli aspetti emotivi legati alle loro personali reazioni, riuscendo cos\u00ec a raggiungere l\u2019obiettivo sotteso all\u2019intervento stesso. Osservando le dinamiche di funzionamento del gruppo, \u00e8 stato possibile notare alcuni aspetti importanti. Innanzitutto, all\u2019interno del cerchio era presente una sedia vuota; ci\u00f2 ha un significato psicologico e simbolico molto profondo su cui sarebbe interessante riflettere. Nonostante i tempi di silenzio, che potrebbero denotare un distanziamento delle persone dal fulcro del discorso, tutti gli studenti presenti erano attivati emotivamente. Anche coloro che hanno preferito non comunicare, facevano trapelare il dolore attraverso una serie di comportamenti non verbali tra cui gli occhi gonfi dalle lacrime, l\u2019inquietudine, i movimenti del corpo e il distoglimento dello sguardo. Un aspetto su cui, a posteriori, \u00e8 stata concentrata l\u2019attenzione riguarda il fatto che nessun alunno abbia fatto chiaramente cenno alle parole \u201cmorte\u201d e \u201csuicidio\u201d: atteggiamento che potrebbe denotare un forte sconvolgimento emotivo di evitamento misto a persistente incredulit\u00e0.<\/p>\n<p>Un altro elemento che si \u00e8 notato attraverso l\u2019osservazione dell\u2019incontro \u00e8 stato la condivisione del vissuto emotivo: gli alunni hanno saputo dare voce ad emozioni comuni: rabbia, senso di colpa, confusione e profonda tristezza. Inoltre, attraverso le storie proprie ed altrui, gli studenti hanno avuto la possibilit\u00e0 di riflettere sulla propria vita e questo ha particolarmente colpito alcuni di loro.<\/p>\n<p>Tali racconti carichi di emozioni non del tutto metabolizzate, hanno creato un clima emotivo piuttosto gravoso che ha portato alla decisione di concedere una breve pausa al termine della quale \u00e8 stato ritagliato uno spazio per concludere l\u2019incontro. La conduttrice ha brevemente riassunto quanto emerso, facendo riflettere su come tutti abbiano sperimentato quasi le stesse sensazioni; sensazioni del tutto \u201cnormali\u201d e legittime quando si \u00e8 vittime di notizie scioccanti e drammatiche. Cos\u00ec facendoi ragazzi hanno avuto modo di sentirsi legittimati nella loro sofferenza.<\/p>\n<p>Dopo la fase di normalizzazione, che ha segnato la fine dell\u2019intervento, \u00e8 stato comunicato un messaggio importante con lo scopo di evitare possibili emulazioni da parte dei compagni di classe: quando si \u00e8 in difficolt\u00e0, occorre chiedere aiuto. L\u2019aiuto si pu\u00f2 trovare dappertutto e parlare di ci\u00f2 che ci accade rende il nostro fardello pi\u00f9 facile da sopportare.<br \/>\nIn conclusione, l\u2019intervento di defusing \u00e8 risultato efficace poich\u00e9 appunto ha permesso la focalizzazione sui vissuti emotivi e cognitivi di tutti e la loro condivisione. Inoltre, la possibilit\u00e0 di confrontarsi con il gruppo dei pari, come emerso in precedenza, ha il potere di alleviare i sintomi psicotraumatici. Tutto ci\u00f2 ha portato ad una fase di normalizzazione finale che \u00e8 stata ben condotta e compresa dai ragazzi.<\/p>\n<h2>IL VALORE DEI SOCIAL NETWORK IN ADOLESCENZA<\/h2>\n<p>L\u2019evento raccontato e su cui \u00e8 stata posta l\u2019attenzione suscita parecchie riflessioni su un tema specifico ad esso legato: l\u2019uso dei social network in adolescenza. La ragazza che si \u00e8 tolta la vita, ha postato una sua foto su Instagram allegandovi una didascalia piuttosto dettagliata. Come affermato da molti studiosi, parlare di suicidio in adolescenza \u00e8 considerato un tab\u00f9 poich\u00e9 l\u2019immaginare che qualcuno si voglia uccidere in una fase di vita in cui si concentra il suo massimo potenziale \u00e8 spaventoso ed inquietante. Ancora pi\u00f9 inquietante \u00e8 il momento in cui il desiderio di morire esce dalla sfera privata: la rete permette proprio questo passaggio. Dunque, la domanda che da un punto di vista clinico potrebbe sorgere spontanea riguarda le modalit\u00e0 di comunicazione dei ragazzi ed il valore che attribuiscono ai messaggi sui social. Il mondo dei social, si sa, \u00e8 costellato da rischi di ogni tipo ed uno suo scorretto utilizzo potrebbe essere dannoso, soprattutto per gli adolescenti. Per ovviare a questo problema, \u00e8 opportuno conoscere i social e utilizzarli consapevolmente sapendo ci\u00f2 che si vuole comunicare e come farlo. Questo, tuttavia, \u00e8 un aspetto che spesso sfugge ai ragazzi che sono spinti a pubblicare ogni istante della propria vita, perfino la necessit\u00e0 del suicidio, agli altri followers.<br \/>\nIl social potrebbe essere inteso, in questo senso, come uno strumento attraverso il quale ricevere feedback; feedback che possono influenzare il processo di costruzione identitaria e di percezione di s\u00e9 a tal punto da comportare l\u2019emergere di un falso s\u00e9 che renderebbe l\u2019individuo ancor pi\u00f9 fragile.&nbsp;<\/p>\n<p>Si tratta di un aspetto emerso in un interessante documentario prodotto da Netflix nel 2020 dal titolo \u201cthe social dilemma\u201d. Nel programma \u00e8 stato evidenziato come, a causa dei social network e dunque del loro impatto sul comportamento umano, le nuove generazioni, nate nell\u2019era digitale, siano pi\u00f9 vulnerabili e meno in grado di definirsi. Questo fatto, a livello clinico, potrebbe condurre allo sviluppo di disturbi anche profondi di ansia e depressione. Non a caso, il numero di suicidi messi in atto da adolescenti nell\u2019ultimo periodo in America \u00e8 addirittura triplicato. I ragazzi ad oggi farebbero molta fatica a prendere le distanze dal mondo social che crea inevitabilmente una dipendenza (Alao et al.,&nbsp;2006). Ci troviamo quindi di fronte ad una nuova era nella quale i ragazzi utilizzano canali di comunicazione come Instagram per rendere visibile anche l\u2019atto estremo di togliersi la vita, con serie conseguenze sulla salute psichica di coloro che visualizzano il contenuto social.<\/p>\n<p>Dunque, parlare di social significa iniziare un discorso molto complicato, che merita di certo la nostra attenzione. Inoltre, i motivi che portano alla pubblicazione di contenuti privati ed estremamente sensibili costituiscono un tema decisamente complesso su cui occorre sempre elaborare una riflessione che tenga soprattutto conto di quanto sottolineato finora.&nbsp;<\/p>\n<p>In ultima analisi, \u00e8 opportuno considerare il momento storico nel quale ci troviamo attualmente: numerose ricerche hanno evidenziato un incremento del 10% di accessi al pronto soccorso per attacchi di panico, crisi psicotiche o gravi picchi depressivi nei pi\u00f9 giovani, mentre l\u2019Ospedale pediatrico Bambino Ges\u00f9 di Roma ha visto un aumento dei ricoveri per tentativi di suicidio e autolesionismo nei ragazzi dai 12 ai 18 anni rispetto allo scorso anno. Secondo il presidente del Consiglio nazionale dell\u2019Ordine degli psicologi, David Lazzari, in un momento come questo gli studenti delle scuole superiori sono sempre pi\u00f9 bisognosi di ricevere aiuto, sostegno e ascolto per superare il malessere dovuto all\u2019isolamento e alla mancanza di socializzazione. Dunque, la possibilit\u00e0 di dare voce alle problematiche, anche legate alla pandemia in corso, potrebbe essere un aspetto funzionale al recupero di un maggior equilibrio e benessere mentale e alla diminuzione del rischio che gli adolescenti mettano in atto comportamenti distruttivi.<\/p>\n<h2>CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE<\/h2>\n<p>Un evento inaspettato ed imprevedibile pu\u00f2 comportare una serie di difficolt\u00e0 psicologiche che si accompagnano a manifestazioni sintomatologiche tipiche delle sindromi psicotraumatiche. Se, in aggiunta, il fatto ottiene una certa risonanza mediatica, perch\u00e9, come nel caso descritto, vi \u00e8 una circolazione di contenuti tramite i social, le conseguenze potrebbero essere ancora pi\u00f9 impattanti: il rischio di emulazione del comportamento agito potrebbe essere elevato. E\u2019 perci\u00f2 importante che la persona colpita dall\u2019evento possa avere la possibilit\u00e0 di verbalizzare i propri vissuti in modo tale da riconoscerli, attribuirvi un significato e rielaborarli. Per raggiungere questo obiettivo, gli interventi gruppali possono essere utili dal momento che consentono anche la condivisione degli aspetti emotivi e cognitivi con tutti i partecipanti; elemento funzionale al superamento dell\u2019esperienza avversa sperimentata. Le tecniche di debriefing, leggermente pi\u00f9 complesse e lunghe, e di defusing, pi\u00f9 immediate e meno impegnative da un punto di vista psicologico, possono venire in aiuto quando si vuole strutturare un intervento breve rivolto a persone che condividono un\u2019esperienza traumatica importante.<\/p>\n<h2>BIBLIOGRAFIA<\/h2>\n<p>Alao, A. O., Soderberg, M., Pohl, E. L., &amp; Alao, A. L. (2006). Cybersuicide: review of the role of the internet on suicide. CyberPsychology &amp; Behavior, 9(4), 489-493.<\/p>\n<p>Bailly L. (1992) Les catastrophes et leurs consequences psycotraumatiques chez l\u2019enfant. ED ESF 1996<\/p>\n<p>Barrois C. (1992) Souvenirs de l\u2019Enfer ed Enfer su Souvenir; atti de \u201cl\u2019International Symposium Stress, Psychiatry and War\u201d WPA Paris 1992<\/p>\n<p>Bearman, P. S., &amp; Moody, J. (2004). Suicide and friendships among American adolescents. American journal of public health, 94(1), 89-95.<\/p>\n<p>Caretti V, Capraro G., (2008), Trauma e psicopatologia, Astrolabio, Roma<\/p>\n<p>Giannantonio M., 2009, (a cura di) Psicotraumatologia e psicologia dell\u2019emergenza, Ecomind, Salerno<\/p>\n<p>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (quinta edizione) (2014). Milano: Raffaello Cortina editore.<\/p>\n<p>Mueller, A. S., &amp; Abrutyn, S. (2015). Suicidal disclosures among friends: using social network data to understand suicide contagion. Journal of health and social behavior, 56(1), 131-148.<\/p>\n<h2>FILMOGRAFIA<\/h2>\n<p>The social dilemma. Cast. Skyler Gisondo, Kara Hayward, Vincent Kartheiser. Netflix, 2020<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL TRAUMA La parola \u201ctrauma\u201d viene spesso erroneamente associata al termine \u201cstress\u201d. Nella realt\u00e0, esiste una differenza sostanziale tra i&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2113,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[48,35],"tags":[],"class_list":["post-2108","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-48","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2108","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2108"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2108\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2112,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2108\/revisions\/2112"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2113"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2108"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2108"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2108"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}