{"id":169,"date":"2010-02-07T15:22:37","date_gmt":"2010-02-07T14:22:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=169"},"modified":"2023-02-09T13:46:22","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:22","slug":"comunicare-col-bambino-nel-dolore-e-del-dolore-il-caso-di-una-diade-padre-figlio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/comunicare-col-bambino-nel-dolore-e-del-dolore-il-caso-di-una-diade-padre-figlio\/","title":{"rendered":"Comunicare col bambino nel dolore e del dolore: il caso di una diade padre &#8211; figlio"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Autore(i)<\/strong>: Sara Giugni, Marta Mussi &#8211; Psicologhe Centro Eos<\/p>\n<p><!--more--><br \/>\n<strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>La perdita di una persona cara rappresenta una delle esperienze pi\u00f9 dolorose che l&#8217;essere umano pu\u00f2 provare. La nuova vita senza la persona amata \u00e8 qualcosa di completamente diverso, di nuovo; di talmente doloroso da modificare gli orizzonti psicologici della persona rimasta in vita.\u00a0 Se per l&#8217;adulto un tale lutto appare come qualcosa d&#8217;inconsolabile, per il bambino la perdita di un genitore acquista dimensioni catastrofiche.<\/p>\n<p>Se pensiamo al dolore causato dalla perdita di una persona a noi vicina, ai cambiamenti che pu\u00f2 portare nella nostra vita, possiamo solo lontanamente immaginare che significati possa avere la perdita di un genitore di riferimento in un bambino piccolo, che dipende quasi totalmente da questa figura, sua principale fonte di sostentamento, sicurezza e affetto.<\/p>\n<p>La morte di un genitore ha un effetto cos\u00ec devastante sul senso di sicurezza personale del bambino che spesso \u00e8 impossibile stabilire il confine tra il sentimento di dolore e di trauma. Entrambi i processi sono intrinsecamente connessi tra loro.<\/p>\n<p>Come afferma Erna Furman: \u201cNon esistono morti tranquille per i genitori di bambini piccoli. Ogni qual volta che diciamo \u2018il suo genitore \u00e8 morto\u2019 esprimiamo l&#8217;inevitabile orrore e la tragedia che una tale morte rappresenta\u201d [1974, 102].<\/p>\n<p>Per prima cosa ci\u00f2 significa che la morte in queste occasioni \u00e8 quasi sempre prematura, e che di conseguenza porta con s\u00e9 una reale impreparazione ad affrontare tale situazione, sia da parte dell&#8217;adulto che da parte del piccolo.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo infatti si vede improvvisamente privato di colui che fino a quel momento era presente, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista affettivo. Da quel momento in poi per il bambino verr\u00e0 meno il senso di sicurezza e di certezza che il genitore fino ad allora era in grado di rimandargli, procurando cos\u00ec in lui una ferita all&#8217;integrit\u00e0 e alla continuit\u00e0 del senso di s\u00e9 del bambino [Bowbly 1980, Pynoos, Steinberg e Piacentini 1999].<\/p>\n<p>Secondo Bowlby (1980) di qualunque natura sia la morte di un genitore, se questa avviene prima dei 5 anni del bambino, si pu\u00f2 parlare di \u201c trauma della perdita\u201d, in quanto egli non ha ancora stabilito un senso del S\u00e9 autonomo relativamente indipendente dalla protezione del genitore, in aggiunta secondo Hofer (1996, 2003) il dolore prematuro \u00e8 traumatico in s\u00e9, perch\u00e9 il bambino non possiede n\u00e9 meccanismi emotivi, n\u00e9 cognitivi, per sostenere un senso di s\u00e9 organizzato e coerente per affrontare il dolore.<\/p>\n<p>Il genitore rimasto in vita dal canto suo deve adempiere a molti altri ruoli che prima della morte del coniuge non erano di sua competenza. Lutto e capovolgimento della precedente quotidianit\u00e0 accomunano il genitore e il piccolo rimasto in vita. Entrambi infatti oltre a dover affrontare un dolore che li accomuna si trovano ad adeguare\u00a0 nuovi ritmi e abitudini, e quindi a pianificare lentamente una nuova quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>IL DOLORE DEL BAMBINO ED IL DOLORE DEL GENITORE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A differenza dell&#8217;adulto, nel bambino, la reazione al dolore \u00e8 meno immediata, meno intuitiva. Se il primo generalmente manifesta espressamente il suo disagio in forme pi\u00f9 evidenti, il secondo, spesso, esprime il dolore in tempi brevi, ristretti, e spesso intervallati dal gioco e da altre attivit\u00e0 (Wolfenstein 1966), proprio a causa della sua limitata capacit\u00e0 di tollerare una forte emozione negativa (Short Sadness Span), alimentando, cos\u00ec, la speranza dell&#8217;adulto che il bambino si sia dimenticato della morte e che non sia realmente disperato.<\/p>\n<p>Il genitore in vita sarebbe la persona pi\u00f9 indicata per aiutare il bambino nel processo di elaborazione del lutto, spesso, per\u00f2, pu\u00f2 capitare che egli sia totalmente immerso nel proprio dolore per rendersi conto o per dare la giusta importanza al dolore del bambino piccolo.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 capitare che il genitore fornisca spiegazioni che non corrispondono a ci\u00f2 che il bambino ha visto o ha sentito, creando in lui confusione sull\u2019evento e conflitto nel suo mondo interno e nelle sue rappresentazioni. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla diversit\u00e0 tra il suo modo di sentire e di percepire e quello spiegato dall\u2019adulto.<\/p>\n<p>Le risposte date dagli adulti, che risultano incongruenti col mondo interno del bambino e, in taluni casi, il modo diverso che hanno i due di affrontare il dolore, sono fonte di malintesi e di tensioni interni anche alla vita famigliare.<\/p>\n<p>Nel nostro intervento \u00e8 stato necessario e fondamentale mettere in comunicazione il mondo dell\u2019adulto col mondo del bambino per evitare, o\u00a0 affrontare in modo costruttivo conflitti e incomprensioni insorti.<\/p>\n<p>Luca e Paolo hanno perso rispettivamente madre ed ex moglie a causa del suicidio della donna.<\/p>\n<p>Il processo di elaborazione del lutto e di gestione del dolore di Paolo e di Luca sembra seguire direzioni differenti in diversi aspetti della loro vita; diverse sono le occasioni che evidenziano la differenza in questo processo: Luca richiede la foto della mamma da tenere sul comodino, mentre Paolo preferisce evitare di guardare foto della ex moglie, tanto da chiedere a noi se \u00e8 il caso di dare al bambino una foto della mamma. Chiediamo al pap\u00e0 di assecondare le richieste del figlio, \u00e8 importante, a nostro avviso, che Luca comprenda cosa \u00e8 accaduto alla mamma utilizzando le proprie risorse e i propri tempi.<\/p>\n<p>Paolo \u00e8 molto comprensivo tanto che creer\u00e0 lui stesso una cornice per il bambino con la foto della mamma, con la quale il bimbo si ritrover\u00e0 a dialogare la sera prima di addormentarsi.<\/p>\n<p>Un altro esempio di come viene gestito il dolore nella diade padre-figlio ci viene presentato fin dai primi incontri: Paolo ci espone un problema che non sa come affrontare, ovvero la richiesta di Luca di andare a trovare la mamma al cimitero. In questo caso ci appare spaventato pi\u00f9 il pap\u00e0 che il bambino nell\u2019affrontare questo momento che prima o poi dovr\u00e0 accadere. Il nostro parere \u00e8 che essendo una richiesta diretta di Luca, essa vada esaurita, \u00e8 giusto che il bambino si chiarisca le idee riguardo a dove si trova la mamma e possa crearsi giuste deduzioni insieme all\u2019aiuto col pap\u00e0.<\/p>\n<p><strong>DALL&#8217; ELABORAZIONE DEL DOLORE ALLA NUOVA QUOTIDIANITA&#8217;<\/strong><\/p>\n<p>La situazione traumatica improvvisa, il cambio radicale della quotidianit\u00e0, la perdita del genitore che provvedeva alle sue abituali cure quotidiane e il tentativo forzato del genitore in vita di voler e dover ricominciare da subito in un altro e nuovo modo, generano nei bambini, come nel piccolo Luca, reazioni di dolore e di forte senso di abbandono.<\/p>\n<p>Luca a soli 5 anni si\u00a0 trova in modo improvviso e violento a dovere fare i conti con una\u00a0 dura e nuova\u00a0 realt\u00e0: la mancanza improvvisa della figura materna, l\u2019inizio di una nuova e impegnativa quotidianit\u00e0 .<\/p>\n<p>Nonostante il padre continui ad essere una figura disponibile e presente, per Luca, come per qualsiasi altro bambino della sua et\u00e0, le figure di attaccamento non sono interscambiabili, ognuna di queste \u00e8 un insieme particolare di esperienze cariche emotivamente che non possono essere trasferite rapidamente e in modo indolore ad un&#8217;altra persona che lo accudisce. Ci\u00f2 che ne deriva \u00e8 un grande sentimento di dolore, di lutto e\u00a0 di perdita.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 del dover ricominciare da subito una nuova vita con tempi ed esigenze differenti non permettono al piccolo Luca di potersi fermare ad elaborare l&#8217;esperienza della perdita. Il nascente legame famigliare prevede un padre presente, ma afflitto, traumatizzato, forse non\u00a0 in grado di dare il giusto peso al dolore di un bambino cos\u00ec piccolo. La persona con cui Luca si ritrova a vivere \u00e8 anche colui che \u00e8 rimasto profondamente colpito dalla morte del genitore e che cerca di celarla con ogni mezzo per evitare un ulteriore sofferenza al piccolo.<\/p>\n<p>Il genitore in vita si costruisce una corazza difensiva che lo possa salvare dall&#8217;angoscia e dalla disperazione. Negare la realt\u00e0, sua e del piccolo, \u00e8 l&#8217;unico mezzo di sopravvivenza che gli sembra rimanere a disposizione.<\/p>\n<p>Non parlare della madre, evitare gli argomenti connessi alla sua morte, posticipare sempre di pi\u00f9 la visita al cimitero sembrerebbero essere reazioni difensive e di conseguenza protettive nei confronti del piccolo e dell\u2019adulto stesso. La assenza di comunicazione verbale tra i due riflette l\u2019assenza di una dimensione comunicativa interiore. Il padre infatti sembra non accorgersi dell&#8217;evidente regressione nello sviluppo del figlio.<\/p>\n<p>Risulta essere molto difficile per il genitore ammettere che delle regressioni simili da parte del figlio siano dovute ad una reale esigenza di accudimento, di supporto emotivo ulteriore che il padre, sia per ragioni difensive che pratiche, in questo momento non \u00e8 in grado di dare.<\/p>\n<p>Il piccolo Luca sembra non essere in grado di esprimere apertamente il proprio dolore forse a causa della giovane et\u00e0, o forse per il fatto che il modello di genitore rimasto in vita non lo facilitava nell&#8217;elaborazione del lutto.<\/p>\n<p>Questa situazione si \u00e8 venuta a creare anche a causa dell&#8217;adulto stesso che si trovava in difficolt\u00e0 a gestire il proprio dolore; la negazione della realt\u00e0 sembrava infatti essere l&#8217;unica ancora di salvataggio per i due.<\/p>\n<p>Il ritorno ad una vita \u201cnormale\u201d, con una nuova compagna ed una nuova famiglia, sembrerebbe riflettere lo stato psico-emotivo del genitore Paolo: la forte voglia di ricominciare, di cancellare il passato, e di conseguenza il dolore e il lutto, lo portano a proiettarsi verso un futuro diverso, pi\u00f9 accogliente per lui e per il piccolo Luca. Quest&#8217;ultimo segue il padre nel nuovo viaggio, lo accontenta come un bambino della sua et\u00e0 potrebbe fare, continua a comportarsi da specchio dell&#8217;adulto perch\u00e9 lui \u00e8 la sua guida, il genitore rimasto in vita, colui che lo accudisce e che si batte per non farlo soffrire, sia nel bene che nel male.<\/p>\n<p><strong>UN CASO CLINICO <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Febbraio: il centro EOS viene contattato da un\u2019assistente sociale che chiede un intervento su un nucleo famigliare composto da padre e figlio che hanno perso, rispettivamente, l\u2019ex moglie e la madre in seguito ad un suicidio.<\/p>\n<p>Da questa assistente sociale ci viene introdotto l\u2019evento, e tramite lei veniamo messi in contatto con la famiglia.<\/p>\n<p>La richiesta del padre, che sottolinea di non avere difficolt\u00e0 nell\u2019affrontare il lutto della ex moglie, \u00e8 quella di supporto per il figlio i 5 anni, con una prima esplicita domanda: chiede a noi di comunicare al bambino la morte della madre.<\/p>\n<p>Nel primo contatto telefonico ci accordiamo col padre Paolo per un incontro iniziale senza il bambino, un\u2019 esigenza che nasce dal fatto che il piccolo non \u00e8 ancora al corrente della morte della mamma. Da parte nostra c\u2019\u00e8 il bisogno di raccogliere elementi per un\u2019attenta analisi della domanda e per comprendere quali dinamiche sono presenti all\u2019interno del nucleo familiare. Dopo un primo momento di perplessit\u00e0, Paolo accetta di vederci.<\/p>\n<p>Nel primo incontro affrontiamo con Paolo la richiesta che ha rivolto a noi di comunicare al bambino la morte della madre. Il dubbio del padre riguarda sia il momento in cui comunicare al figlio il lutto (il piccolo \u00e8 convinto che la madre sia in ospedale), sia se farlo da solo o con noi, piuttosto che con i nonni.<\/p>\n<p>Paolo comprende che la persona pi\u00f9 indicata per comunicare al figlio questa delicata notizia \u00e8 proprio lui: la persona pi\u00f9 intimamente vicina al bambino.<\/p>\n<p>Tale momento segna l\u2019inizio della condivisione di un \u201cnuovo\u201d sentimento che accompagner\u00e0 la nuova famiglia: il dolore per la morte della mamma\/moglie.<\/p>\n<p>Si verr\u00e0 a creare un nuovo riassetto dei ruoli: il bambino riconoscer\u00e0 il padre come genitore di riferimento ed egli stesso si riconoscer\u00e0 in questo ruolo.<\/p>\n<p>In seguito affrontiamo con Paolo anche la tematica del suicidio della moglie, riteniamo importante sia comunicato al bambino. Tuttavia il padre decide di non dare questa notizia al bambino fino a che non avr\u00e0 raggiunto l\u2019et\u00e0 adulta. Paolo ci dir\u00e0 successivamente che si \u00e8 limitato a dire al figlio che la mamma: \u201c\u00e8 andata in cielo\u201d.<\/p>\n<p>La sensazione \u00e8 che il padre abbia tentato di preservare eccessivamente Luca da ci\u00f2 che era accaduto. A conferma di questa sensazione la dinamica di quasi tutti i nostri incontri con loro \u00e8 stata la seguente: arrivavamo prima che Luca andasse a letto, lo salutavamo al momento della nanna e continuavamo la conversazione col padre. Come se ci\u00f2 che era accaduto potesse essere affrontato solo quando Luca era in uno stato di non coscienza.<\/p>\n<p>Tuttavia tale iperprotettivit\u00e0 del padre \u00e8 comprensibile se si tiene in conto la travagliata storia famigliare. Dopo un lungo fidanzamento i due genitori si sposano e nasce Luca, la madre aveva gi\u00e0 avuto, a detta del marito, momenti di depressione che erano peggiorati nell\u2019ultimo periodo. Il rapporto di coppia peggiora portando alla separazione dei due quando il figlio aveva pochi anni di vita.<\/p>\n<p>Per fare in modo che il padre non stesse troppo lontano da Luca prendono due appartamenti in due palazzine diverse ma limitrofe.<\/p>\n<p>Il giorno del suicidio della madre il bambino si trovava col padre. La nonna materna la prima ad allarmatasi contatta il padre che si reca a casa della ex moglie trovandone il corpo.<\/p>\n<p>Inizialmente al bambino viene raccontato che la madre non \u00e8 stata bene ed \u00e8 ricoverata in ospedale.<\/p>\n<p>La rabbia di Paolo per la madre \u00e8 molto forte ed ha radici precedenti all\u2019evento traumatico, in particolare dovuta alla scelta della donna di separarsi trovandosi \u00a0un altro uomo<\/p>\n<p>Ci viene per\u00f2 riferito che nell\u2019ultimo periodo di vita della madre c\u2019era stato un riavvicinamento tra i due \u201cex\u201d, anche se questo fatto, ci riporta Paolo, era gi\u00e0 avvenuto altre volte nei momenti di solitudine della donna.<\/p>\n<p>La quotidianit\u00e0 di questa famiglia viene stravolta, il bambino che ha sempre abitato con la mamma ora si trova a vivere col pap\u00e0 e le sue abitudini cambiano radicalmente.<\/p>\n<p>Per Paolo l\u2019organizzazione della vita quotidiana appare di primaria importanza. Lavorando lontano da casa \u00e8 costretto ad alzarsi alle 4 di mattina, a svegliare anche il bambino per portarlo da una baby sitter che poi lo accompagna all\u2019asilo ove resta fino alle 17,30. L\u2019ora di andare a letto, la sera, arriva per loro molto presto.<\/p>\n<p>Ogni tanto Paolo chiede supporto ai nonni paterni, che sembrano essere molto disponibili, ma teme di sovraccaricarli.<\/p>\n<p>Durante il secondo incontro ci fermiamo a cena e conosciamo Luca che appare subito in grado di socializzare con noi. Dopo un primo momento di imbarazzo ci presenta i suoi giochi e ci coinvolge nelle sue attivit\u00e0. E\u2019 in grado di scrivere qualche parola e il linguaggio \u00e8 adeguato all\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p>Non sembra mancargli l\u2019appetito, e a questo proposito il padre ci racconta di come si sia accorto che il figlio fosse trascurato dalla madre dal punto di vista alimentare essendo nutrito spesso con omogeneizzati. In effetti nel corso del nostro intervento abbiamo notato un progressivo aumento di peso del bambino, probabilmente dovuto alla corretta alimentazione.<\/p>\n<p>Il bambino sembra adempiere ad ogni richiesta di responsabilit\u00e0 che arriva da parte del pap\u00e0 che dal punto di vista delle regole appare, a volte, troppo rigido.<\/p>\n<p>Scopriamo che parlano poco della mamma perch\u00e9 il pap\u00e0 non vuole farsi veder piangere dal bambino, e che raramente il bambino si sente legittimato ad esprimere le proprie emozioni, angosce e dubbi che riguardo la scomparsa della figura materna, trattenendo a sua volta il pianto.<\/p>\n<p>Dopo un primo periodo il comportamento del bambino regredisce: enuresi, linguaggio e comportamento cambiano, diventano infantili e a scuola, a volte, dispensa morsi ai compagni.<\/p>\n<p>Parlando col padre affrontiamo queste tematiche cercando di capire insieme a lui quale comportamento debba tenere. La ricomparsa del \u201cbaby talk\u201d e la perdita del controllo degli sfinteri sono vissuti dal genitore in vita come una gelosia per la cuginetta pi\u00f9 piccola e come una semplice pigrizia.<\/p>\n<p>Consigliamo di non sgridare Luca per l\u2019enuresi, ma di accogliere con delicatezza e dolcezza questi che sono segnali di disagio del bambino; qualsiasi origine abbiano.<\/p>\n<p>Allo stesso modo ci approcciamo al problema della regressione del linguaggio cercando di capire se \u00e8 un comportamento circoscritto all\u2019ambiente di casa , come in effetti si riveler\u00e0, o se \u00e8 diffuso anche in altri luoghi, come l\u2019asilo e l\u2019abitazione dei nonni.<\/p>\n<p>Per meglio comprendere la problematica fissiamo un un incontro con le maestre di Luca per capire se ci sono stati cambiamenti nel comportamento del bambino anche all\u2019asilo. Le educatrici dell\u2019asilo si sono rivelate molto disponibili e attente alle esigenze dei diversi bambini. Ci descrivono Luca come un bambino dolce, ma con una difficolt\u00e0 di attenzione e concentrazione che lo rende ultimamente particolarmente attivo e di difficile\u00a0 gestione in situazioni di gruppo. Ne \u00e8 infatti la prova la videoregistrazione della recita che il padre ci mostrer\u00e0: Luca si dimena continuamente, mostra agitazione e una certa distraibilit\u00e0 rispetto ai compagni della stessa et\u00e0.<\/p>\n<p>Le educatrici ci riferiscono che spesso Luca dice hai compagni che la mamma \u00e8 andata in cielo; mentre \u00e8 capitato che si sia confidato una volta sola con un&#8217; educatrice; le racconta che la sua mamma \u00e8 in cielo, ma il discorso \u00e8 limitato e stretto. Non sembra chiedere ne rassicurazioni ne giustificazioni, il suo \u00e8\u00a0 un semplice e ristretto sfogo.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Buona parte dei sei mesi di intervento \u00e8 stata dedicata alla comunicazione padre-figlio, al supporto psicologico del primo, soprattutto per quel che riguarda la gestione emotiva e pratica del bambino, e al monitoraggio dei comportamenti del secondo in seguito all\u2019evento traumatico.<\/p>\n<p>La regressione nel bambino \u00e8 stato un fattore fondamentale che ci ha permesso di cogliere l\u2019espressione della sua sofferenza, fino ad allora mascherata, di un bambino troppo impegnato a ritrovare una propria collocazione fisica e psichica in un nuovo ambiente con una nuova figura di riferimento. Ci \u00e8 apparsa, inoltre, come una richiesta di attenzione ristretta all\u2019ambiente famigliare, che ha fatto la sua comparsa solo in seguito al primo momento di adattamento e conoscenza della nuova quotidianit\u00e0, come se dopo essersi accertato di poter soddisfare i bisogni primari di sopravvivenza e di sicurezza egli abbia potuto dedicarsi alla elaborazione del lutto e alla ricerca della soddisfazione delle proprie esigenze affettive, con una esplicita richiesta di accudimento.<\/p>\n<p>Essere presenti fin dai primi momenti di cambiamento della quotidianit\u00e0 in questa diade ci ha permesso di osservare il decorso stesso delle risposte allo stravolgimento dei due membri della famiglia, di porre la giusta attenzione ai segnali di cambiamento del padre, ma soprattutto del bambino, che ha manifestato attraverso il suo comportamento diverse esigenze, di poterle cogliere e presentare al padre sostenendolo in questo percorso di supporto del figlio.<\/p>\n<p>Permettere la comunicazione genitore-bambino, anche su tematiche riguardanti la\u00a0 morte della madre, ha dato modo al bambino di poter legittimare tutti quei dubbi riguardanti la tematica della morte e dar voce alle proprie domande, e ha fatto s\u00ec che emergessero e si manifestassero quelle emozioni che hanno potuto trovare contenimento nella figura paterna, e che sarebbero potute altrimenti restare represse nel sentire del bambino. Le enormi risorse dei bambini possono aiutarli a far fronte a situazioni stressanti e drammatiche. E\u2019 in questi casi necessario il sostegno e l\u2019incoraggiamento dell\u2019adulto fidato.<\/p>\n<p>Tutto il lavoro di mediazione comunicativa tra padre e figlio, ha permesso al bambino di sentire insieme al padre un dolore che appariva ai suoi occhi incomprensibile, non espresso, tanto da non aver mai avuto reazioni di pianto nei primi mesi e di aver mantenuto inizialmente il comportamento di \u201cpiccolo adulto responsabile\u201d, mai scomposto e mai turbato dal dolore della perdita.<\/p>\n<p>Proprio per lo sviluppo repentino avvenuto in questo nucleo famigliare, dalla perdita di un membro all\u2019acquisizione di altri due, \u00e8 sembrato a noi fondamentale consigliare che il bambino potesse seguire un percorso terapeutico personale, per avere uno spazio tutto suo in cui potersi dedicare al ricollocamento di ogni avvenimento, e al significato di questo, nel suo percorso di vita.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A.F. Lieberman \u2013 N.C. Compton P. Van Horn \u2013 C. Ghosh Ippen (2007) \u201cIl lutto infantile\u201d, Il Mulino.<\/p>\n<p>Furman E. (1974) \u201cA child&#8217;s parent dies: Studies in childhoon bereavement\u201d,\u00a0 New Hawen, CT, Yale University Press.<\/p>\n<p>Marelli C. J.; Perrucci. (2008) V. \u201cQuale approccio nel periodo post-immediato nelle sindromi psicotraumatiche?\u201d, Symbolon 2008 <a title=\"Centro Eos - per le vittime di traumi e catastrofi\" href=\"home\/\">www.psicotraumatologia.eu<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Sara Giugni, Marta Mussi &#8211; Psicologhe Centro Eos<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[23,35],"tags":[],"class_list":["post-169","post","type-post","status-publish","format-standard","category-23","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=169"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1292,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/169\/revisions\/1292"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}