{"id":153,"date":"2011-06-22T14:56:31","date_gmt":"2011-06-22T12:56:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=153"},"modified":"2023-02-09T13:46:22","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:22","slug":"quando-lautore-e-anche-vittima-riflessioni-su-un-caso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/quando-lautore-e-anche-vittima-riflessioni-su-un-caso\/","title":{"rendered":"Quando l&#8217;autore \u00e8 anche vittima: riflessioni su un caso"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p style=\"text-align: right;\">\u201cIo ho un solo amico, \u00e8 l\u2019eco: e perch\u00e9 \u00e8 mio amico?<br \/>\nPerch\u00e9 io amo il mio dolore e l\u2019eco non me lo toglie.<br \/>\nIo ho un solo confidente, \u00e8 il silenzio della notte.<br \/>\nE perch\u00e9 \u00e8 il mio confidente? Perch\u00e9 il silenzio tace\u201d<br \/>\nKierkegaard<\/p>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Dr.ssa Greta Lalli e Dr. Andrea Costa\u00a0(*)<\/p>\n<p>(*) Psicologa e Dottore in Psicologia Centro Eos Pavia<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Il seguente articolo espone un intervento di prevenzione secondaria di tipo psicosociale inquadrato nel Progetto di Psicotraumatologia del Centro Eos, che solitamente \u00e8 rivolto ai familiari di persone decedute a causa di morte improvvisa e inaspettata, allo scopo di prevenire l\u2019insorgenza di sindrome psicotraumatiche. La peculiarit\u00e0 di questo caso \u00e8 insita nel fatto che il soggetto destinatario del servizio non \u00e8 parente della vittima dell\u2019incidente, ma bens\u00ec \u00e8 l\u2019\u201cautore colposo\u201d dell\u2019evento. La persona destinataria dell\u2019intervento \u00e8 stata presa in carico dal Centro su segnalazione del proprio medico curante, al quale tempo addietro era stato illustrato il Progetto di Psicotraumatologia. Sebbene il senso comune spesso attribuisca solamente alle persone che subiscono un danno o un lutto il ruolo sociale di \u201cvittima\u201d, nel presente caso era il soggetto che erroneamente aveva causato il lutto e di aver ritenuto di aver bisogno del servizio offerto. Questo ci ha spinto, nel corso dell\u2019intervento, a riflettere se possa essere considerato come \u201cvittima\u201d solo chi effettivamente subisce l\u2019evento traumatico, o anche colui che nolente ne \u00e8 stato autore. La costellazione di sentimenti, percezioni, fantasie e elaborazioni di chi \u00e8 in qualche modo \u201ccausa\u201d della morte di un\u2019altra persona, pu\u00f2 a tutti gli effetti estendere la nozione di \u201cvittima\u201d dell\u2019evento anche a chi \u201cmaterialmente\u201d ha concorso a realizzarlo?<\/p>\n<p><strong>LA TENTAZIONE DI ABRAMO<\/strong><\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>Dopo questi fatti, Iddio volle mettere alla prova Abramo e lo chiam\u00f2: \u201cAbramo!\u201d. Egli gli rispose: \u201cEccomi!\u201d. E dio gli disse: \u201cOrs\u00f9, prendi tuo figlio, l\u2019unico che hai e che tanto ami, Isacco, e va nel territorio di Moria, e l\u00ec offrilo in olocausto sopra un monte che io ti mostrer\u00f2\u201d.<br \/>\nSi alz\u00f2 Abramo di buon mattino, mise il basto al suo asino, prese con s\u00e9 due servi e Isacco, suo figlio, spezz\u00f2 la legna per l\u2019olocausto e part\u00ec verso il luogo che dio gli aveva detto. Il terzo giorno, Abramo alz\u00f2 gli occhi, vide da lontano quel monte, e disse ai suoi servi: \u201cRimanete qui con l\u2019asino; io e il fanciullo andremo fin lass\u00f9; adoreremo e poi ritorneremo da voi\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Abramo quindi prese la legna dell\u2019olocausto e la caric\u00f2 sulle spalle di Isacco, suo figlio; prese poi in mano il fuoco e il coltello e s\u2019incamminarono tutte e due insieme. Allora Isacco si rivolse a suo padre Abramo e disse: \u201cPadre mio!\u201d. Egli rispose: \u201cEccomi, figlio mio\u201d. \u201cEcco il fuoco e la legna; soggiunse Isacco, ma l\u2019agnello per l\u2019olocausto dov\u2019\u00e8?\u201d Abramo rispose: \u201cIddio si provveder\u00e0 l\u2019agnello per l\u2019olocausto, figlio mio\u201d. E continuarono assieme il viaggio.<br \/>\nGiunti sul luogo che dio gli aveva indicato, Abramo vi costru\u00ec un altare e accomod\u00f2 la legna; leg\u00f2 poi Isacco, suo figlio, e lo mise sull\u2019altare sopra la legna. Stese quindi la mano e prese il coltello per scannare suo figlio\u201d.\u00a0 Ma l\u2019angelo del signore gli grid\u00f2 dal cielo: \u201cAbramo! Abramo!\u201d Egli rispose: \u201cEccomi!\u201d. Allora l\u2019angelo gli disse: \u201cNon mettere le mani addosso al fanciullo e non gli fare alcun male: ora conosco che tu temi iddio, perch\u00e9 non mi hai negato il tuo figlio, il tuo unigenito\u201d. Abramo alzati gli occhi, vide poco lontano un montone che era rimasto con le corna intricate in un cespuglio: and\u00f2 a prenderlo e lo offr\u00ec in olocausto in luogo del figlio. Abramo chiam\u00f2 quel luogo col nome: \u201cIl signore provvede\u201d, e perci\u00f2 anche oggi si dice: \u201cSul monte il signore provveder\u00e0<\/em>\u201d&#8230;<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong>G. AUTORE e VITTIMA DI UN EVENTO TRAUMATICO?<\/strong><\/p>\n<p>La riflessione filosofica di S. Kierkegaard sulla vicenda biblica del sacrificio di Abramo ci ricorda la difficolt\u00e0 di coloro che si ritrovano nella triste condizione di essere considerati colpevoli della morte di altri.<br \/>\nIl sacrificio umano di Isacco \u00e8 stato impedito dal Dio padrone. Apparentemente, nessun sacrificio umano \u00e8 stato commesso, tuttavia si pu\u00f2 pensare che la figura di Abramo sia effettivamente destinataria delle caratteristiche di \u201cvittima\u201d .<br \/>\nPur essendo un evento \u201ccomandato\u201d da un\u2019autorit\u00e0 divina, Abramo \u00e8 comunque vittima dell\u2019evento, nonostante ne sia l\u2019esecutore materiale. Abramo potrebbe non essere capito dalla massa perch\u00e9 vive un rapporto speciale con l&#8217;assoluto. Apparentemente sembra un assassino, invece egli compie soltanto un sacrificio che gli viene richiesto da Dio. Il dramma di Abramo \u00e8 il non poter\u00a0 comunicare a nessuno la sua angoscia.<br \/>\nNella prima fase dell\u2019intervento, chiediamo a G., di raccontare liberamente l\u2019accaduto; il racconto \u00e8 caratterizzato da una gran ricchezza di dettagli, e dalla necessit\u00e0 di ripetere pi\u00f9 e pi\u00f9 volte la dinamica dell\u2019incidente. Il soggetto sottolinea con insistenza il fatto che quella sera non avesse bevuto alcolici e che\u00a0 non fosse intenzionato ad uscire, cosa che ha fatto sotto richiesta di un amico. Si evidenzia da subito la sua preoccupazione circa la sua responsabilit\u00e0 verso l\u2019accaduto. Successivamente emerge in G. il desiderio di raccontare la \u201csua\u201d storia, chi \u00e8, cosa ha fatto in passato, interessi e obiettivi nella vita. Cos\u00ec facendo ci descrive un immagine di s\u00e9 in linea con quella del \u201cbravo ragazzo\u201d, di una persona che lavora, autonoma, con i suoi progetti. G. si sente accolto, inizia ad abbandonare il racconto della dinamica dell\u2019evento, ripetuta ad oltranza in diversi incontri durante la prima fase del Progetto, dando maggiore spazio al suo mondo interno. Incomincia ad esprimere una forte rabbia, che motiva con la sospensione della patente a seguito dell\u2019incidente, cosa ritenuta da lui scorretta; attraverso quest\u2019episodio riesce ad esprimere interamente tale emozione. Questa rabbia \u00e8 diretta verso coloro che secondo G. stesso lo etichetteranno come colpevole di omicidio, infatti, non essendo ancora in grado di riconoscere quest\u2019emozione come un naturale aspetto di s\u00e9 derivante dall\u2019accaduto, sembra che\u00a0 G abbia il\u00a0 bisogno di attribuirla all\u2019esterno.<br \/>\nEgli accusa diverse figure che meglio incarnano una funzione giudicante o che hanno a che fare con essa; dalla sua svalutazione di tali figure, prende forma la preoccupazione del giudizio degli altri,\u00a0 come se G. non tollerasse la parte di se giudicante.<br \/>\nG. evita di uscire in paese, riduce i contatti con amici e colleghi, ci riferisce che le poche volte che riesce a uscire, difficilmente tollera la domanda \u201cCome stai?\u201d; G. associa inevitabilmente la domanda all\u2019evento, e la interpreta\u00a0 come un tentativo di dirigere i suoi pensieri all\u2019incidente, quindi per farlo stare male e \u201cpunirlo\u201d.<br \/>\nAnche la notte, diventa per G un momento delicato caratterizzato da incubi che lo riportano a rivivere il dramma del suo incidente, facendo suo il dolore della morte.<br \/>\nCome le vittime di trauma, anche G. continua a ripetere mentalmente l\u2019esperienza con\u00a0 ricordi intrusivi\u00a0 che lo disturbano, tenta di evitare gli stimoli associati al trauma, il sonno \u00e8 disturbato, e ripete che ha difficolt\u00e0 a concentrarsi.<br \/>\nQuesta situazione \u00e8 intollerabile, al punto che per evitarla inizia a pensare ad una nuova vita, lontana da tutti, abbandonando di fatto i contatti che aveva avuto finora. La fantasia della nuova prospettiva di vita lo aiuta ad allontanarsi dai giudizi. Quando si immagina trasferito, si vede libero dal peso che l\u2019evento comporta, anche in funzione della distanza che interpone tra il luogo dell\u2019evento e s\u00e9 stesso.<br \/>\nLo aiutiamo a riflettere su questa decisione e insieme ci domandiamo se effettivamente un cambiamento concreto, seppure cos\u00ec radicale, ma senza un\u2019 adeguata elaborazione di alcuni aspetti dell\u2019evento, potr\u00e0 effettivamente contribuire con certezza a migliorare la sua situazione mentale, caratterizzata non solo dalla sofferenza,ma anche\u00a0 dalla confusione createsi internamente, si sente male come vittima di un evento traumatico, viene visto come autore, non sa come percepirsi.<br \/>\nDa quel momento , G. comincia a riconoscere alcuni aspetti giudicanti e persecutori che fino ad allora aveva attribuito all\u2019esterno\u00a0 come propri. Riesce cos\u00ec a rivedere i pensieri disturbanti e a domandarsi \u201cma io sono colpevole? l\u2019ho ammazzato io?\u201d. Da questo interrogativo\u00a0 parte una vera e propria elaborazione dell\u2019evento, che fino ad allora non era mai stata accessibile, che permette di rivivere l\u2019accaduto, non pi\u00f9 rievocando i minimi dettagli sulla dinamica, senza cercare ancora articoli di giornale da comparare, smettendo di ripensare ai commenti delle persone, agli sguardi di coloro che incontrava, ma attribuendogli il significato emotivo di ci\u00f2 che aveva vissuto.<br \/>\nL\u2019idea del viaggio viene sospesa, G. decide di prendersi un momento di riflessione prima di agire, inizia a pensare di scrivere una lettera ai familiari della persona deceduta, nella quale vuole comunicare la propria vicinanza e cordoglio. Al termine del Progetto G. comunica la sua decisione di non partire pi\u00f9 .<br \/>\nG e Abramo\u00a0 possono essere visti\u00a0 sia come vittime e \u201ccarnefici\u201d in senso lato, della situazione?<br \/>\nNel caso di Abramo l\u2019uccisione di un altro essere umano, il figlio Isacco, \u00e8 richiesto da una volont\u00e0 superiore riconosciuta, Dio; Abramo rispetta la consegna che gli viene impartita, non viene descritto il suo stato d\u2019animo, ma possiamo domandarci quale fossero i suoi vissuti interni come sopravvivere di fronte ad una richiesta del genere senza potere comunicare a nessuno la sua angoscia?<br \/>\nKierkegaard\u00a0 immagina cosi il dramma di\u00a0 Abramo\u00a0 in \u201c Timore e Tremore\u201d:<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>La sua aspirazione era quella di accompagnarsi al viaggio di tre giorni quando Abramo camminava preceduto dal dolore e avendo al fianco Isacco. Il suo desiderio era di essere stato presente nell\u2019ora quando Abramo alz\u00f2 gli occhi e vide in lontananza il monte Moria, l\u2019ora in cui rimand\u00f2 indietro gli asini e solo con Isacco sal\u00ec sulla montagna&#8230;\u201d<br \/>\n\u201c&#8230; vide in lontananza il monte Moria. Rimand\u00f2 indietro i servi e solo, tenendo Isacco per mano, sal\u00ec sul monte. Ma Abramo diceva a s\u00e9 stesso: \u201cNon posso nascondere ad Isacco dove porta questo cammino\u201d. Si ferm\u00f2, pose la sua mano sul capo di Isacco in segno di benedizione e Isacco s\u2019inchin\u00f2 per riceverla. Il volto di Abramo era soffuso di paternit\u00e0, il suo sguardo mite, il suo discorso incoraggiante. Ma Isacco non riusciva a capirlo, la sua anima non poteva elevarsi; egli abbracci\u00f2 le ginocchia di Abramo, si gett\u00f2 ai suoi piedi, supplic\u00f2 per la sua giovane vita, per le sue belle speranze; ricord\u00f2 la gioia della casa di Abramo, ricord\u00f2 la tristezza e la solitudine. Allora Abramo alz\u00f2 il ragazzo e prendendolo per mano si rimise in cammino, le sue parole riboccavano di consolazione e di esortazione. Ma Isacco non poteva comprenderlo. Abramo sal\u00ec il Moria, ma Isacco non lo comprese. Abramo volt\u00f2 da lui per un momento lo sguardo, ma quando Isacco rivide il volto di Abramo, esso era mutato: il suo sguardo era selvaggio, la sua figura un orrore. Prese Isacco per lo stomaco, lo gett\u00f2 a terra dicendogli: \u201cSciocchino, credi tu ch\u2019io sia tuo padre? Io sono un idolatra. Credi tu che questo sia un\u00a0 ordine di dio? No, \u00e8 un mio capriccio\u201d. Isacco trasal\u00ec e gridava nella sua angoscia: \u201cDio del cielo abbi piet\u00e0 di me, dio di Abramo abbi piet\u00e0 di me; se io non ho un padre sulla terra, sii tu mio padre!\u201d Ma Abramo diceva parlottando con s\u00e9 stesso: \u201cSignore del cielo, \u00e8 meglio ch\u2019egli mi creda un mostro piuttosto che perda la fede in te<\/em>\u201d.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel caso specifico di G egli risulta vittima in quanto come Abramo si \u00e8 ritrovato ad essere protagonista\u00a0 di\u00a0 una situazione traumatica,\u00a0 con la differenza che ad Abramo \u00e8 stata risparmiato il peso dell\u2019uccisione di un altro essere umano; diversamente da Abramo, G \u00e8 considerabile come autore suo malgrado della morte della vittima dell\u2019incidente in cui \u00e8 coinvolto.<br \/>\nDall\u2019interpretazione di Kierkargard\u00a0 emerge tutta la sofferenza e angoscia di Abramo che deve rispondere al supposto volere divino, indipendentemente dal diverso esito delle due vicende, come gi\u00e0 introdotto, anche G. ha manifesto analoga sofferenza. Partendo dal\u00a0 suo vissuto emotivo, del tutto simile a quello riscontrabile nelle persone colpite da lutto, abbiamo preso in considerazione, come spunto di riflessione il concetto di \u201cvitima\u201d e la sua evoluzione nel tempo.<br \/>\nL\u2019etimologia del termine \u201cvittima\u201d deriva da victus, cio\u00e8 \u201cvitto\u201d, in quanto era il cibo offerto agli dei, o anche da vincire, \u201clegare\u201d, perch\u00e9 si conduceva victa, Cio\u00e8 \u201clegata\u201d, in sacrificio. Pu\u00f2 anche derivare da victoria, in quanto essa si immolava ai numi in ringraziamento di una vittoria conseguita, d\u2019altronde in tempi ancora antecedenti erano spesso i \u201cvicti\u201d, cio\u00e8 i \u201cvinti\u201d stessi che si immolavano. Un\u2019altra ipotesi riconduce il termine a vigere, ovvero \u201cessere robusti\u201d, in quanto la vittima era scelta tra i capi migliori.<br \/>\nNel passato quindi\u00a0 la vittima rappresentava un dazio da pagare in segno di gratitudine per un evento importante, un soggetto sul quale \u201cpesava\u201d un fardello di grande portata. Nel senso comune, oggigiorno, la caratterizzazione del termine e del concetto di vittima non richiama pi\u00f9 tali elementi di culture del passato, l\u2019aspetto relativo al \u201csacrificio\u201d qualora non dimenticato, \u00e8 passato in secondo piano, <strong>mentre l\u2019aspetto inerente al \u201cfardello\u201d<\/strong>, <strong>a un peso, un danno subito, \u00e8 divenuto preponderante<\/strong>. Il Dizionario di Lingua italiana Sabatini Coletti si riferisce a \u201cvittima\u201d anche come a \u201cchi muore o subisce grave danno in seguito a un incidente, a una calamit\u00e0 naturale, a una malattia e simili (\u2026)\u201d, e come \u201cchi \u00e8 perseguitato o subisce in qualche modo una sopraffazione (\u2026). Chi \u00e8 danneggiato, da una situazione o da un comportamento(\u2026).\u201d<br \/>\n\u00c8 forse la definizione, il senso comune e la complessit\u00e0 del termine che non sempre ci permette\u00a0 di riconoscere con chiarezza le persone come G possibili vittime?<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>Il trauma, come ci insegna S. Freud, \u00e8 un evento che irrompe nell\u2019 esistenza e che, con la sua portata sia reale che simbolica fa vacillare il senso stesso della vita, destabilizza il soggetto che lo subisce e crea un senso di panico, di angoscia, di stordimento, di vuoto.<br \/>\nEsso giunge a minare la stessa integrit\u00e0 biologica, sia in senso diretto, che sia come riflesso di uno status psichico debilitato. A sua volta l\u2019autoconservazione, la conservazione dunque di se stessi,\u00a0 vacilla anch\u2019essa di fronte all\u2019evento traumatico, aprendo la porta al \u201cnon senso\u201d.<br \/>\nAnche a fronte di un cambiamento\u00a0 come pu\u00f2 essere la partenza, G. avrebbe molto probabilmente continuato a \u201cvedere\u201d segni del fatto di cui \u00e8 stato tristemente protagonista, ad avere incubi e ad attribuire al mondo esterno le emozioni, la rabbia e il senso di colpa che non riesce a percepire come propri e rivolti verso se stesso. Quando G. viene cautamente guidato nella direzione di una pi\u00f9 approfondita riflessione sugli aspetti mentali ed emotivi del trauma, i suoi discorsi mostrano un\u2019acquisizione sempre maggiore di capacit\u00e0 introspettiva, fino ad arrivare a riconoscere come propri i sentimenti di rabbia e senso di colpa generati dall\u2019evento. Comunicando con le parole, verbalizzando la sua angoscia, i sentimenti di dubbio riguardo la responsabilit\u00e0 della morte della vittima, G. ha la possibilit\u00e0 di uscire da questo circolo vizioso, di differenziarsi rispetto ad Abramo descritto in Timore e Tremore,di alleggerirsi dall\u2019oppressione che subiva dall\u2019evento traumatico, che invece Abramo giocoforza doveva sopportare. G. rendendosi conto del fatto che gli aspetti giudicanti che avvertiva all\u2019esterno e le conseguenti azioni punitive fossero una sua genesi, non sente pi\u00f9 il bisogno di giustificarsi circa la sua responsabilit\u00e0 di un incidente nel quale ha avuto , a gli occhi degli altri un ruolo attivo.<br \/>\nAlla luce di quanto \u00e8 stato esposto si pu\u00f2 pensare che sia importante e non trascurabile la sofferenza anche di coloro che pur non sembrando\u00a0 rientrare nella visione sociale di \u201cvittima\u201d si percepiscono come tale?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Claudia Jasmin Marelli, Valeria Perrucci<\/strong>,( 2008) \u201c<a title=\"Quale approccio nel periodo post-immediato nelle sindromi psicotraumatiche?\" href=\"symbolon\/pubblicazioni\/2008\/54-quale-approccio-nel-periodo-post-immediato-nelle-sindromi-psicotraumatiche.html\">Quale approccio nel periodo post-immediato nelle sindromi psicotraumatiche?<\/a>\u201d,<\/p>\n<p><strong>Kierkegaard<\/strong>, (1843) \u201c Timore e Tremore\u201d<\/p>\n<p><strong>Sacra Bibbia<\/strong>, Genesi 22,1-1<\/p>\n<p><strong>Joseph S<\/strong>. (2000) &#8220;Dopo il trauma, supporto sociale e salute mentale&#8221;. in W.Yule: &#8220;Disturbo post-traumatico da stress: aspetti clinici e terapia&#8221;. Milano McGraw &#8211; Hill, 59 \u2013 75.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIo ho un solo amico, \u00e8 l\u2019eco: e perch\u00e9 \u00e8 mio amico? 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