{"id":1266,"date":"2016-10-01T15:36:31","date_gmt":"2016-10-01T13:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=716"},"modified":"2023-02-09T13:45:47","modified_gmt":"2023-02-09T12:45:47","slug":"da-vittima-a-carnefice-la-complessita-del-fenomeno-della-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/da-vittima-a-carnefice-la-complessita-del-fenomeno-della-violenza\/","title":{"rendered":"Da vittima a carnefice: la complessit\u00e0 del fenomeno della violenza"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore<\/strong>: Dr.ssa Claudia Jasmin Marelli &#8211; psicologa e psicoterapeuta Centro Eos<br \/>\n<strong>Autore<\/strong>: Dr.ssa Vera gatti -psicologa specialista nel ciclo di vita Centro Eos<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h3>PREMESSA<\/h3>\n<p>Dare una definizione del concetto di violenza \u00e8 una impresa difficile. L\u2019antropologa francese Francoise H\u00e9ritier dice: \u201cChiameremo violenza ogni fenomeno di natura fisica o psichica che porti con s\u00e9 il terrore, la fuga, la disgrazia, la sofferenza o la morte di un essere umano o ancora qualunque atto intrusivo che ha come effetto volontario o involontario l\u2019esproprio dell\u2019altro il danno o la distruzione di oggetti inanimati.\u201d Culturalmente nei secoli, la violenza, intesa in modo fisico, ha riguardato principalmente le donne. Le statistiche confermano, infatti, che sono le donne ad essere maggiormente esposte ad episodi di violenza e maltrattamenti.<\/p>\n<p>La Dichiarazione del 1993 delle Nazioni Unite enuncia come violenza sulle donne: \u201cOgni atto di violenza in base al sesso che produca o possa produrre danni o sofferenze fisiche, sessuali, psicologiche, coercizione o privazione arbitraria della libert\u00e0, sia nella vita pubblica che privata\u201d Secondo una ricerca del dipartimento delle pari opportunit\u00e0 e dell\u2019istituto nazionale di statistica (ISTAT), relativa al quinquennio 2009\/ 2014, il 31,5% delle donne italiane comprese tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nel corso della vita; si tratta quindi di circa sei milioni e 788 mila persone, in pratica una donna su tre. La violenza per\u00f2 non ha sesso.<\/p>\n<p>Non esistono infatti solo uomini violenti, bens\u00ec vi sono anche donne violente (Hirigoyen 2005). Molti sono gli studi sulle donne che subiscono violenza, ma si racconta molto poco degli uomini vittime di dinamiche violente, soprattutto per la difficolt\u00e0 ad ammetterlo e per la vergogna sociale che ne pu\u00f2 derivare. La violenza comunque ci circonda sotto varie forme: c\u2019\u00e8 la violenza \u201ccattiva\u201d quella evidente che lascia segni, che rompe, che uccide, immediatamente riconoscibile e per questo facilmente condannabile.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 la violenza \u201cbuona\u201d quella pi\u00f9 subdola, quella travestita da \u201cio solo sono in grado di aiutarti\u201d quella manipolatrice che tende a svalutare , che rende insicuri e fa perdere di vista il senso di realt\u00e0. Paura dell\u2019abbandono, desiderio di approvazione, idealizzazione del partner sono le vie d\u2019accesso per un insano rapporto a due. Da una parte c\u2019\u00e8 qualcuno che ha un compulsivo bisogno di avere ragione, dall\u2019altra c\u2019\u00e8 chi desidera essere fusa nell\u2019altro per ottenere approvazione e allontanare lo spettro dell\u2019abbandono e della solitudine.<\/p>\n<p>Ad ogni passo dell\u2019uno, corrisponde un passo complementare dell\u2019altro. Si riconoscono in queste dinamiche in cui dominano il bisogno di rassicurazione e contenimento, nonch\u00e9 una scarsa autostima. Di per s\u00e9 comunque la natura ci sottopone alla violenza quotidianamente, tanto da renderci quasi anestetizzati verso alcune delle sue forme. Ma c\u2019\u00e8 una violenza che sempre ci disarma e crea orrore: quella di una madre che uccide il proprio figlio.<\/p>\n<p>Queste moderne Medea ci costringono ad aprire gli occhi su una societ\u00e0 malata e sempre meno in grado di proteggere i pi\u00f9 deboli. E per pi\u00f9 deboli non s\u2019intendono solo le vittime, ma anche coloro che commettono questi crimini tanto efferati da far pensare che a loro volta siano state oggetto di dinamiche violente.<\/p>\n<p>\u201cTante volte ho pensato che noi donne abbiamo imparato la dipendenza dalle nostre madri, non perch\u00e9 ce l&#8217;abbiano insegnata come una cosa normale, non solo per questo, ma soprattutto perch\u00e9 il nostro rapporto con loro \u00e8 cos\u00ec viscerale, cos\u00ec \u201cidentificato\u201d &#8211; non so come altro dire \u2013 come se ci fosse un cordone ombelicale invisibile&#8230;e forse \u00e8 per questo che la dipendenza mi sembra nell&#8217;ordine naturale delle cose, perch\u00e9 mi sembra inevitabile trasferire sulla persona amata la stessa struttura relazionale che ho vissuto con il primo amore della mia vita.<\/p>\n<p>Come qualcosa che viene da s\u00e9\u201d. (Marina Valcarenghi 2009) Il mito di Medea La tragedia di Euripide narra la storia di Medea, donna barbara che per amore di Giasone, abbandona la patria e il padre, dopo aver ucciso il fratello, per aiutare l\u2019amato a conquistare il vello d\u2019oro simbolo di potere e ricchezza. I due si uniscono in matrimonio e si trasferiscono a Corinto, dove nascono i due figli.<\/p>\n<p>La vicenda vera e propria si apre sulla disperazione di Medea che si vede ripudiata dal marito, il quale decide di unirsi in matrimonio con la figlia del re di Corinto, pi\u00f9 giovane e che sicuramente gli dar\u00e0 maggior potere. Medea disperata decide di vendicarsi uccidendo prima la promessa sposa e il re, per poi al colmo della follia, uccidere per vendetta ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 caro cio\u00e8 i suoi figli. Medea: \u201c o figliuoli Maledetti di madre odiosa Deh, possiate morire col padre Medea rappresenta la donna avvilita, frustrata nella sua sessualit\u00e0, che si sente profondamente sola ed ha paura dell\u2019isolamento. Lei che ha dato il massimo come donna rinunciando a ogni cosa per il suo uomo e riconoscendosi solo attraverso tutto quell\u2019amore.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 si investe in una relazione, quanto pi\u00f9 si rischia di rimanerne annientati. Avere terra bruciata intorno fa sperimentare una grande sensazione di confusione su quello che sta succedendo. A Medea viene tolto tutto, non pu\u00f2 fare nulla, non \u00e8 pi\u00f9 nulla. Medea: \u201cMa ci\u00f2 che io dico per me, male s\u2019addice a te : la patria hai tu, la casa tua, agi di vita, consorzio di amici, io sola sono, senza patria, e oltraggio mio marito mi fa, che me rapiva da una barbara terra; e non ho madre, non fratello o parente, a cui rivolgere.\u201d<\/p>\n<p>Protagonista principale \u00e8 la perdita, che risiede in ogni individuo e nel proprio vissuto di mancanza. Cos\u00ec se il partner \u00e8 il riconoscimento che caratterizza il soggetto e lo rende unico, \u00e8 inevitabile che in una situazione di promiscuit\u00e0 del compagno il fantasma della perdita si presenti puntuale e minaccioso. Da qui il vissuto di annientamento, facilmente riversabile verso il partner prima e verso il suo simbolo, i figli, poi.<\/p>\n<h3>DALLA DIPENDENZA DELLA VITTIMA ALL&#8217;AZIONE COME CARNEFICE<\/h3>\n<p>\u201cTutti vogliamo essere amati, ma desiderare una presenza o soffrire un&#8217;assenza \u00e8 diverso dal non poter vivere privi dell&#8217;oggetto d&#8217;amore. In questo secondo caso l&#8217;insieme d&#8217; esperienze, idee, fantasie, opinioni, rapporti, attivit\u00e0 e progetti, che noi chiamiamo IO, si affievolisce diventando talmente subalterno al rapporto amoroso da esserne travolto\u201d. (Marina Valcarenghi 2009)<\/p>\n<p>In questo contesto ci si \u00e8 soffermati sul problema dell&#8217;angoscia che la separazione crea nella donnamadre, talmente profonda e inficiante la stabilit\u00e0 della persona, da destare in alcuni casi anche il pensiero dell&#8217;infanticidio. \u201cPotremmo definirlo \u201ccomplesso di Medea\u201d quello che porta le madri a uccidere i propri figli rovesciando d\u2019un sol colpo la catena della generazione: ti ho dato la vita e ora ti do la morte.<\/p>\n<p>La spinta verso il figlicidio \u00e8 provocata dalla ferita causata dal trauma dell\u2019abbandono. Se di fronte all\u2019amore che univa nell\u2019idillio iniziale Medea a Giasone il coro poteva ricordarci che \u201c\u00e8 la pi\u00f9 grande delle fortune quando una donna va d\u2019accordo con il proprio uomo\u201d, Medea dopo il tradimento, subito come una ferita insanabile, ci mostra che \u201cquando una donna si vede tradita nell\u2019amore, la sua ferocia non conosce limiti\u201d. (Massimo Recalcati 2014) Di fatto, quando si parla di relazioni violente ci si pone nell&#8217;ottica di vedere solo il violento come soggetto compromesso anche se, ad oggi, valutando la complessit\u00e0 del fenomeno, ci si rende conto che la compromissione \u00e8 trasversale e bidirezionale.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo quanto la donna patiscono l&#8217;abbandono e la separazione, quasi come se fossero la perdita di pezzi fondanti di loro stessi, a tal punto da vedere la presenza dell&#8217;altro come necessaria per la propria e l&#8217;altrui sopravvivenza.<\/p>\n<p>Una sorta di vuoto incolmabile che, ad esempio, conduce una mamma verso ci\u00f2 che di pi\u00f9 cruento possa esservi, l&#8217;assassinio del proprio figlio, in qualit\u00e0 di frutto del compagno dal quale si sente abbandonata. Il partner instaura quindi con la donna una sorta di gioco perverso, facendo leva sulla debolezza e sul bisogno di affetto e validazione della propria vittima.<\/p>\n<p>La critica, la colpevolizza, la aggredisce, allo scopo di ottenere soddisfacimento alle proprie richieste a tal punto da innescarne una dipendenza assoluta. Tramite ci\u00f2 lascia percepire all\u2019altro il suo dominio e al tempo stesso il suo essere bisognoso di aiuto, creando in questo modo la condizione affinch\u00e9 questi sia condotto a corrispondere a ogni sua richiesta.<\/p>\n<p>Con la menzogna il partner violento altera le situazioni a proprio favore, finendo con il confondere la vittima designata. Ascoltare maggiormente le proprie emozioni, le proprie idee, come degne di valore e come unica e vera bussola, serve dunque per percepire la giusta via da intraprendere e intuire i veri bisogni dei quali prendersi cura.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 ci\u00f2 che la vittima \u00e8 in grado di coglie solo parzialmente anche se spesso tutto ci\u00f2 non viene ascoltato per paura di soffrire, di rimanere sola, di affrontare la sua condizione di vita e il tormento che tale condizione comporta. Un dolore continuo ed un progressivo abbassamento della propria autostima e del proprio senso di autoefficacia.<\/p>\n<h3>VEDIAMO COSA ACCADE NELLA RELAZIONE TRA VITTIMA E REO<\/h3>\n<p>Innanzitutto si pu\u00f2 parlare di un condizionamento che si pu\u00f2 desumere da tre passeggi che contraddistinguono relazioni di questa natura:<\/p>\n<ul>\n<li>Appropriazione dell\u2019altro<\/li>\n<li>Dominazione che rende l\u2019altro dipendente<\/li>\n<li>Si vuole lasciare sull\u2019altro un segno indelebile<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tutto questo si configura come processo di manipolazione psico-fisica tra le parti che conduce gradualmente a un consistente isolamento ed evitamento della rete relazionale. Nel tempo quindi si verifica una sorta di \u00abomicidio psichico\u00bb della vittima attoo al controllo e al potere che il carnefice agisce nei confronti della vittima.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 si delinea attraverso un particolare stile comunicativo fatto di atteggiamenti paradossali, derisioni, menzogne, sarcasmi e disprezzo. Queste condotte hanno come fine ultimo la manipolazione affettiva, ovvero quella sorta di mobbing di coppia che presenta elementi fortemente distruttivi per il partner che lo subisce e che si trova condotto verso gli atteggiamenti che il violento desidera ottenere.<\/p>\n<h3>MECCANISMI DIFENSIVI IN GIOCO<\/h3>\n<p>La violenza che si consuma fra le pareti domestiche, solo in casi eccezionali, rappresenta un fenomeno improvviso, estemporaneo ed occasionale, solitamente in realt\u00e0 assume le caratteristiche della ripetitivit\u00e0 e della continuit\u00e0, quasi quotidiana.<\/p>\n<p>La partner, in questa situazione, inizia a sentirsi insicura, a provare paura e a svalutarsi tanto da sentirsi \u201cpazza\u201d. Le donne esposte per molto tempo alla violenza cominciano infatti a perdere l&#8217;autostima, il senso di s\u00e9, il concetto di realt\u00e0 e la capacit\u00e0 di definire quello che succede intorno a loro. Il tutto conduce la donna a vivere una sensazione di graduale impotenza che non fa che aumentare i livelli gi\u00e0 presenti di dipendenza dal partner.<\/p>\n<p>La vittima di violenza si sente in colpa nei confronti del compagno per \u201cessersele cercate\u201d; risiede in lei infatti l&#8217;erronea convinzione che l&#8217;altro meriti una persona in grado di renderlo felice e ci\u00f2 le suscita un perverso senso di responsabilit\u00e0. Tramite il senso di colpa, il manipolatore pu\u00f2 fare in modo che il proprio bersaglio senta di essere sbagliato, e percepisca la necessit\u00e0 di riparare, comportandosi come il manipolatore vorrebbe.<\/p>\n<p>La donna, spesso, si sente quindi colpevole del cattivo andamento della relazione, come se non riuscisse a \u201csopportare abbastanza\u201d o non sapesse \u201ctacere quando necessario\u201d, tutti atteggiamenti questi volti a tenere tranquillo il partner, che necessita infatti di una donna subordinata al suo volere. A fronte di quanto detto, attualmente numerosi studiosi hanno analizzato approfonditamente lo status della vittima e la tipologia di relazione che si instaura appunto tra la \u201cvittima\u201d e il \u201ccarnefice\u201d.<\/p>\n<p>Mendesohn si pose inizialmente delle domande che riguardavano il ruolo e la condizione della vittima in rapporto al sistema sociale e alla repressione penale. Si deve in particolar modo a lui il fatto di aver sostenuto l\u2019esigenza di uno studio del ruolo vittima dal punto di vista della sua tutela, nonch\u00e9 della prevenzione, evidenziando come tale interesse fosse, allo stato attuale, soprattutto destinato all\u2019autore.<\/p>\n<p>Hans von Hentig, nel suo testo intitolato \u201cThe Criminal and His Victim\u201d elabora il concetto di coppia criminale, un paradigma che ribalta la centralizzazione sul reo e il ruolo passivo della vittima per la formulazione dell\u2019ipotesi di un autore e una vittima legati da una relazione indissolubile e significativa che li rende complici complementari della scena.<\/p>\n<p>Tra la vittima e l&#8217;autore di reato si strutturano di fatto segni, messaggi, gesti significativi che contribuiscono attivamente alla commissione del reato.<\/p>\n<h3>GLI OPERATORI DI FRONTE ALLA VIOLENZA<\/h3>\n<p>Chi lavora quotidianamente con le donne vittime di violenza ne conosce bene i sensi di colpa, la diffidenza e il sospetto vissuti, soprattutto, se e quando decidono di allontanarsi dal partner. L&#8217;operatore che le accompagna in questi percorsi si trova a sua volta a vivere un traumatismo vicariante che lo sottopone a dei meccanismi di difesa di scissione che rischiano di farlo oscillare tra due posizioni estreme e diametralmente opposte:<\/p>\n<ul>\n<li>AGGRESSORE COME MALATO DI MENTE : quindi deve essere curato<\/li>\n<li>AGGRESSORE COME DELINQUENTE: deve essere punito senza piet\u00e0<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per poter gestire in maniera ottimale tale meccanismo di difesa del \u201csoccorritore\u201d, occorre una riflessione sull\u2019aggressore che permetta agli operatori di poter porre correttamente il violento all\u2019interno di questi due estremi, senza che vi sia lo sbilanciamento assoluto verso uno dei due.<\/p>\n<p>Partendo innanzitutto dallo stato di coscienza dell&#8217;agente violenza, l&#8217;operatore si deve chiedere se la persona stia agendo IN PREDA AD ALLUCINAZIONI, VOCI IMPERANTI DI DELIRIO, STATO MELANCONICO, STATO ALTERATO DI COSCIENZA etc\u2026 sintomi quindi ascrivibili a una diagnosi orientata verso una forma di psicosi.<\/p>\n<p>TALE CONDIZIONE FA VERTERE L&#8217;OSSERVAZIONE DELL&#8217;OPERATORE VERSO UNA PROBLEMATICA PSICHIATRICA IN CUI LA PERSONA VIVE SOGGIOGATA DA TALE STATO MENTALE E QUINDI IL LIBERO ARBITRIO NE RISULTA intimamente COMPROMESSO.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0 aumenta quando si parla dei disturbi di personalit\u00e0. Il fatto che ognuno di noi sia l\u2019esito di una storia famigliare e personale non deve trasformarsi in un determinismo sull\u2019attualit\u00e0 delle nostre scelte e comportamenti.<\/p>\n<p>Pertanto la complicazione ulteriore si avverte quando entra in campo la questione del libero arbitrio nella violenza. Quando bisogna considerare presente il libero arbitrio di fronte a un&#8217;azione violenta ripetuta nel tempo? Quando si parla di pazienti psichiatrici in preda a stati alterati di coscienza sicuramente il libero arbitrio risulta intaccato e quindi la persona subisce e agisce la propria sintomatologia. Nei disturbi di personalit\u00e0 per\u00f2 cosa si deve valutare? Il libero arbitrio si pu\u00f2 considerare presente e integro?<\/p>\n<p>\u201cUna distinzione che indubbiamente permette che vi sia una prima scrematura accurata delle azioni violente,riguarda la sintonia presente tra gli atti violenti e la volont\u00e0 della persona che li compie. Se l&#8217;atto e l&#8217;intenzionalit\u00e0 a commetterlo seguono la stessa direzione si parler\u00e0 di una persona EGOSINTONICA ovvero un soggetto in cui il libero arbitrio sar\u00e0 intatto, perci\u00f2 si potr\u00e0 definire la persona in grado di poter scegliere di mettere in atto o meno tale comportamento. Diversamente quando azione e volont\u00e0 seguiranno strade diverse si entrer\u00e0 in contatto con soggetti EGODISTONICI in cui quindi il libero arbitrio ne risulter\u00e0 profondamente compromesso, anche se non del tutto assente. Nel primo caso quindi ci si imbatter\u00e0 in persone che rientreranno nell&#8217;ambito della delinquenza, punibili quindi secondo quanto definito in termini di legge, contrariamente invece si entrer\u00e0 nel campo psichiatrico e quindi gli interventi necessari saranno pi\u00f9 riabilitativi e\/o curativi che meramente punitivi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>MARINO ROBERTO 2013<\/em><\/p>\n<h3>CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE<\/h3>\n<p>Tali considerazioni risultano fondamentali quando si entra in contatto come soccorritori di fronte a rapporti di coppia violenti e\/o in presenza di reazioni pi\u00f9 o meno appropriate da parte della vittima. Gli operatori sono, infatti, tenuti a conoscere e gestire la propria emozionalit\u00e0 e creando un ambiente empatico e di comprensione della complessit\u00e0 del fenomeno. Risulta quindi importante che il sanitario abbia una serie di accortezze di atteggiamento verso la vittima che desidera un confronto che le possa dare uno spunto per poter scegliere di uscire da una relazione violenta.<\/p>\n<h3>QUALCHE INDICAZIONE UTILE PER GLI OPERATORI<\/h3>\n<ul>\n<li>Essere disponibili all\u2019ascolto<\/li>\n<li>Non avere fretta<\/li>\n<li>Essere cortesi<\/li>\n<li>Evitare gesti troppo familiari<\/li>\n<li>Far sentire alla persona che le credete<\/li>\n<li>Essere attenti all\u2019altro<\/li>\n<li>Rispettare la privacy e sottolinearla<\/li>\n<li>Essere rispettosi dei modi e tempi della vittima<\/li>\n<li>Essere rassicuranti<\/li>\n<\/ul>\n<p>Di fronte ad una vittima \u00e8 necessario creare un clima emozionale, altrimenti non vi sar\u00e0 apertura! Per poter essere dunque empatici e sospendere il proprio giudizio, \u00e8 innanzitutto necessario valutare, e avere costantemente presente, che la relazione violenta presenta una serie di aspetti di complessit\u00e0 da analizzare.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec l&#8217;operatore potr\u00e0 avere un maggior margine di contatto ed essere d&#8217;aiuto, altrimenti non vi sar\u00e0 alcun possibilit\u00e0 d&#8217;intervento perch\u00e9 la persona si sentir\u00e0 condannata e non supportata.<\/p>\n<p>Le donne che si trovano infatti a vivere una relazione violenta, vivranno in modo estremamente combattuto e ambivalente, oltre che la relazione di coppia, anche la maternit\u00e0, esito di tale \u201camore\u201d.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 quindi la donna possa parlare delle sue difficolt\u00e0 e, in una certa misura, si possa prendere adeguatamente cura del proprio figlio, senza che tale aspetto possa sfociare in modalit\u00e0 violente, \u00e8 necessario che si possa sentire accolta dagli operatori coi quali si interfaccer\u00e0. L&#8217;abbandono temuto dal partner \u00e8 infatti parte integrante della donna, disposta a tutto proprio per evitare che ci\u00f2 accada e questo elemento va tenuto ben presente.<\/p>\n<p>\u201cGli operatori chiamati ad intervenire in situazioni di abuso si trovano di fronte ad una realt\u00e0 attraversata da violente emozioni contraddittorie di panico, sollievo, rabbia, colpa, vergogna, disperazione, sconcerto e incredulit\u00e0\u201d Vassalli, Segreti di famiglia Il fine ultimo pertanto dovrebbe essere quello di \u201cnon lasciarsi condizionare da scelte di campo che sono condizionate pi\u00f9 dall\u2019ideologia di chi cura che non dalla condizione reale del paziente, in quel particolare momento evolutivo\u201d (cfr. Rossi Monti M., \u201cSpettro bipolare e pleiomorfismo. Variazioni sul concetto di spettro\u201d, in Psichiatria di Comunit\u00e0)<\/p>\n<p><strong>Medea<\/strong>: \u201c(..) Io non ho forza di pi\u00fa guardarvi, e son vinta dai mali. Intendo ben che scempio son per compiere; ma pi\u00fa che il senno pu\u00f2 la passione, che di gran mali pei mortali \u00e8 causa\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore: Dr.ssa Claudia Jasmin Marelli &#8211; psicologa e psicoterapeuta Centro Eos Autore: Dr.ssa Vera gatti -psicologa specialista nel ciclo di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[33,35],"tags":[],"class_list":["post-1266","post","type-post","status-publish","format-standard","category-33","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1266","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1266"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1266\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1304,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1266\/revisions\/1304"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1266"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1266"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}