{"id":1261,"date":"2013-08-05T16:49:00","date_gmt":"2013-08-05T14:49:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=365"},"modified":"2023-02-09T13:46:06","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:06","slug":"adulto-amico-insieme-e-meno-difficile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/adulto-amico-insieme-e-meno-difficile\/","title":{"rendered":"Adulto amico\u2026.insieme \u00e8 meno difficile&#8230;"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<h3>Come accettare ed affrontare in due le fragilit\u00e0 della vita<\/h3>\n<p><!--more--><br \/>\n<strong>Autori<\/strong>: Dr.ssa Sara Giugni e Dr.ssa Claudia Jasmin Marelli<a href=\"#nota1\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Cosa succede se come psicologi ci troviamo di fronte ad una persona sofferente, con un disagio che compromette la sua autonomia o la sua vita relazionale e sociale? E cosa succede se ci rendiamo conto che la psicoterapia, il supporto psicologico e\/o quello farmacologico sono importanti ma non sufficienti? E ancora, quando un familiare di un adolescente chiede aiuto ad uno specialista perch\u00e9 il proprio figlio non \u00e8 in grado di uscire da solo di casa e non riesce ad instaurare alcun tipo di relazione sociale, che cosa ha senso proporre?<\/p>\n<p>Su queste e altre molteplici domande l\u2019\u00e9quipe del Centro Eos i \u00e8 interrogata a lungo ed ha cercato di proporre una soluzione alternativa alla comunit\u00e0 di recupero che fosse al tempo stesso un intervento di supporto psicologico, educativo e, laddove fosse necessario, anche farmacologico.<\/p>\n<p>Di fatto abbiamo cercato di affiancare ai differenti approcci preesistenti un\u2019alternativa psico-educativa che si ponesse come obiettivo il raggiungimento di un maggior benessere psicologico della persona e con esso anche la conquista di una maggiore autonomia personale e sociale.<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che all\u2019interno dell\u2019equipe del Centro Eos \u00e8 nata l\u2019idea dell\u2019 \u201c<strong>Adulto Amico<\/strong>\u201d, ovvero di quell\u2019adulto, in questo caso lo psicologo, che, uscendo dal suo abituale setting, lo studio, entra nella realt\u00e0 quotidiana e privata della persona che chiede aiuto e cerca di farvi fronte. E\u2019 cos\u00ec che l\u2019adulto professionista si affaccia, dapprima in punta di piedi e in un secondo momento in maniera pi\u00f9 significativa, nel \u201c<strong>setting privato<\/strong>\u201d della persona, il suo domicilio.<\/p>\n<p>Per il terapeuta entrare nella vita quotidiana di una persona significa perci\u00f2, in primis, rispettarne i tempi e le abitudini, osservare ed ascoltare le esigenze e le aspettative dell\u2019interessato e della famiglia, accettare le \u201cnormali\u201d difese che inizialmente si presentano, cercando di capirle per comprenderne a pieno il senso. Tutto ci\u00f2 significa collaborare, fungere da mediano con la famiglia e il mondo esterno; una specie di trampolino per le relazioni sociali e allo stesso tempo scudo per le difficolt\u00e0 che continuamente emergono e che in futuro potrebbero ripresentarsi.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che lo psicologo perde la sua cornice di riferimento standard, il famoso setting psicoterapeutico, per assumerne uno diverso che permetta l\u2019instaurarsi di una relazione interpersonale pi\u00f9 intima e meno protetta per il terapeuta. Questo non vuol dire per\u00f2 che all\u2019interno di uno studio psicologico e psicoterapeutico non vi sia relazione, tutt\u2019altro, ma questa sicuramente \u00e8 limitata al tempo e allo spazio prestabiliti, cosa che non avviene differentemente\u00a0all\u2019interno del domicilio del paziente. Per il terapeuta, infatti, abbandonare lo studio significa allontanarsi anche da una situazione pi\u00f9 protetta che in certi casi pu\u00f2 agevolarlo per l\u2019insita protezione che questo implica. Con l\u2019adulto amico lo psicologo affronta vis a vis le reali difficolt\u00e0 e tocca con mano il limite col quale la persona sofferente \u00e8 costretta a convivere quotidianamente.<\/p>\n<h3>A chi si rivolge?<\/h3>\n<p>L\u2019Adulto Amico \u00e8 stato studiato su una casistica di persone con le quali un percorso psicoterapico standard pu\u00f2 essere difficile da iniziare, mantenere o rischia di essere prematuro.<\/p>\n<p>In certi casi in cui \u00e8 presente una disabilit\u00e0 psicofisica pi\u00f9 o meno grave, sintomatologia psicotica, <strong>adolescenti<\/strong> che non hanno acquisito competenze relazionali (<strong>che passano la loro vita chiusi in casa attaccati al computer o che non hanno amicizie particolari<\/strong>) o che le hanno perse per svariati motivi si \u00e8 visto che \u00e8 la probabilit\u00e0 di fallimento terapeutico \u00e8 elevata.<\/p>\n<p>In queste situazioni si \u00e8 visto che l\u2019ascolto, l\u2019aiuto psicologico e\/o quello farmacologico non sempre bastano, c\u2019\u00e8 bisogno di un occhio interno alle dinamiche quotidiane della persona.<\/p>\n<p>Questo non significa escludere la possibilit\u00e0 di una psicoterapia o la necessit\u00e0 di un supporto farmacologico, \u00e8 un lavoro che si colloca ad un altro livello sia per la persona che per il terapeuta.<\/p>\n<p>Quando la patologia frantuma l\u2019 autonomia dell\u2019individuo e lo relega all\u2019interno delle domestiche e la persona si ritrova circondata solo dalle figure familiari, , serve l\u2019aiuto di uno specialista che veda con i propri occhi le difficolt\u00e0 del soggetto, aiutandolo a ridimensionare gli aspetti della sua vita che sente disfunzionali.<\/p>\n<h3>Come muoversi<\/h3>\n<p><strong>Primo incontro luogo e ambiente relazionale<\/strong><br \/>\nIl primo incontro \u00e8 consigliabile che avvenga in un luogo protetto e sicuro per la persona che si prende in carico. Di fatto per la stessa trovarsi in relazione con uno sconosciuto, e in un contesto privo di connotazione famigliare, almeno in prima battuta, pu\u00f2 risultare destabilizzante.<\/p>\n<p>Il paziente gradualmente trover\u00e0 nel \u2018Adulto Amico\u2019 un punto di riferimento altro rispetto al nucleo famigliare, ma questo non pu\u00f2 avvenire se non attraverso quest\u2019ultimo che, per quanto a volte elemento di forte problematicit\u00e0, resta comunque il punto di contatto primario con il mondo esperienziale del paziente.<\/p>\n<p><strong>Cercare di comprendere il quadro di relazioni della persona<\/strong><br \/>\nAlla luce di quanto detto al punto 1, non si pu\u00f2 prescindere dalle relazioni e nemmeno dal loro livello di qualit\u00e0 interna.<\/p>\n<p>Per un operatore che intenda intraprendere tale iter terapeutico-riabilitativo \u00e8 necessario analizzare le dinamiche famigliari, il contesto psichico entro cui \u00e8 inserito il paziente.<\/p>\n<p>Quando poi ad essere protagonista di cure \u00e8 una persona portatrice di problematiche di entit\u00e0 ancor pi\u00f9 conclamata come ritardi mentali (da quelli di pi\u00f9 lieve a quelli di pi\u00f9 grave entit\u00e0), disabilit\u00e0, autismo o patologie psichiatriche debilitanti, il ruolo dei famigliari e il livello di compliance terapeutica si fa ancor pi\u00f9 centrale.<\/p>\n<p>La negazione, la dissociazione, la scissione e la rimozione appaiono essere i meccanismi di difesa pi\u00f9 evidenti, pertanto un operatore che non consideri tali aspetti non pu\u00f2 che rischiare di incappare in linguaggi non condivisi o drop-out repentini.<\/p>\n<p><strong>Instaurare una relazione non troppo confidenziale (ricordarsi che si \u00e8 uno sconosciuto)<\/strong><br \/>\n\u00c8 necessario per chi opera questo intervento cercare di ricordarsi del proprio ruolo anche se si \u00e8 in assenza di un setting definito.<\/p>\n<p>Il terapeuta ha l\u2019obbligo di ricordare l\u2019obiettivo del suo lavoro ma senza dimenticare che la destrutturazione dell\u2019ambiente terapeutico in cui si trova inserito, a tratti, \u00e8 meno protettiva per lui (terapeuta) che per il paziente.<\/p>\n<p><strong>Conoscere le competenze della persona (ex cosa sa fare e cosa no)<\/strong><br \/>\nAl fine di poter permettere alla persona di entrare in contatto con la vita di tutti i giorni in maniera graduale e adeguata al proprio livello di competenza, \u00e8 fondante un\u2019esposizione a stimoli proporzionati alla persona.<\/p>\n<p>Ogni \u2018Adulto Amico\u2019 \u00e8 diverso dall\u2019altro e solo un operatore attento eviter\u00e0 di sottoporre il paziente a stimoli \u201cinsignificanti\u201d perch\u00e9 ormai gi\u00e0 presenti nel bagaglio dello stesso o all\u2019opposto \u201cfrustranti\u201d perch\u00e9 irraggiungibili.<\/p>\n<p><strong>Conoscere i movimenti relazionali della persona prima di metterne in atto altri<\/strong><br \/>\nEffettuare un\u2019attenta analisi del funzionamento psichico del paziente permette di comprenderne maggiormente le azioni e il sottostante significato che esse comportano, consci dell\u2019imprevedibilit\u00e0 che soggiace ad ogni essere vivente.<\/p>\n<p>Tenere a mente ci\u00f2 agevola nella valutazione delle situazioni di vita in cui gradualmente inserire il paziente, in una dimensione in cui l\u2019operatore possa anche gestire eventuali imprevisti.<\/p>\n<p>A tal proposito la supervisione costante esercita un ruolo di estremo rilievo sia per valutare la relazione tra paziente e terapeuta che le scelte del terapeuta stesso.<\/p>\n<h3>Il caso di Viola<\/h3>\n<p><em>Viola \u00e8 una ragazza di 16 anni, solare, ironica, a tratti riservata e suscettibile. La sua vita \u00e8 da sempre caratterizzata da una forte difficolt\u00e0 ad entrare in relazione con l\u2019altro, da atteggiamenti ossessivi e da una forte vena \u201cfanciullesca\u201d. In realt\u00e0 Viola quando giunge al\u00a0Centro Eos \u00e8 molto sofferente, fatica a godersi la semplice quotidianit\u00e0 della vita perch\u00e9 pensieri distruttivi e a tratti angoscianti le invadono la mente. Oltre a questo Viola mostra notevoli difficolt\u00e0 anche nelle semplici attivit\u00e0 domestiche in quanto affetta da un leggero ritardo mentale. Per lei l\u2019autonomia \u00e8\u00a0qualcosa di molto lontano, il nucleo familiare, numeroso e molto protettivo, \u00e8 la sua unica sua fonte di benessere e di sicurezza. \u00c8 per tale motivo che anche la pi\u00f9 semplice delle attivit\u00e0 diventa motivo di forte stress e ansia.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019equipe del Centro Eos si attiva per fornire a Viola l\u2019intervento dell\u2019 Adulto amico, inizialmente per due volte a settimana a domicilio. L\u2019obiettivo del progetto prevedeva un recupero minimo della propria autonomia e un ingresso graduale nel mondo sociale per favorire interesse e motivazione personale.<\/em><\/p>\n<h3>I primi passi<\/h3>\n<p>Per certi versi lo psicologo che riveste i panni dell\u2019Adulto Amico rappresenta anche la figura che incanala il paziente \u201cattraverso i primi passi\u201d verso una nuova autonomia extra-familiare. Questo avviene ad esempio quando un adolescente o un adulto \u201ccompromesso\u201d non sono in grado di essere liberi di gestire la propria vita quotidiana.<\/p>\n<p>In parole povere lo psicologo pu\u00f2 iniziare ad aiutare l\u2019individuo a svolgere attivit\u00e0 quotidiane pi\u00f9 pratiche come la gestione del denaro, delle pulizie di casa, del telefonino, delle attivit\u00e0 di cucina. Successivamente, con il raggiungimento graduale dei precedenti obiettivi, pu\u00f2 agevolare il graduale ingresso all\u2019interno di contesti sociali che possano permettergli di instaurare anche relazioni sociali. Uscire insieme, svolgere attivit\u00e0 creative e\/o culturali in comunanza, avvicinarlo al mondo della musica e dell\u2019arte sono mezzi terapeutico &#8211; riabilitativi efficaci e gratificanti per l\u2019individuo in causa.<\/p>\n<p>\u00c8 importante che il progetto riabilitativo preveda una parte da dedicare all\u2019elaborazione dei vissuti da parte del ragazzo insieme allo psicologo e alle difficolt\u00e0 che via via emergono. Queste attivit\u00e0, possono condurre spesso la persona a provare sentimenti di gratitudine e di soddisfazione personale, ma anche emozioni \u201cnegative\u201d e di svalutazione quando le aspettative risultano troppo alte o irrealistiche. Per tali motivi, quindi, \u00e8 fondamentale la presenza del terapeuta per sostenere ad elaborare i vissuti d\u2019inadeguatezza e capirne le sottostanti dinamiche. \u00c8 cos\u00ec che spesso, in situazioni d\u2019iniziale sofferenza e disagio da parte del giovane, possono nascere delle nuove abilit\u00e0 accompagnate da una graduale e fondamentale consapevolezza psicologica.<\/p>\n<p><em>Per Viola ad esempio non \u00e8 stato facile accettare le sue reali e notevoli difficolt\u00e0 durante il suo periodo di tirocinio. Attivit\u00e0 questa vissuta dalla ragazza come qualcosa di estremamente frustrante anche perch\u00e9 sorta in seguito a delle importanti gratificazioni dettate da risultati eccellenti raggiunti in ambito teorico. Con Viola \u00e8 stato necessario affrontare le sue difficolt\u00e0 e accettare i suoi evidenti limiti per tarare il progetto verso obiettivi pi\u00f9 facilmente raggiungibili.<\/em><\/p>\n<p>Nel caso come qui sopra descritto, per cui certi obiettivi potranno essere irraggiungibili, l\u2019arduo compito dello psicologo si orienter\u00e0 verso la consapevolezza dei limiti della persona al fine di costruire una nuova verit\u00e0 in un processo di maturazione che porta il giovane alla riprogettazione della sua vita.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che spesso si vive nella relazione con queste persone \u00e8 la sensazione della perdita e\/o della mancanza di progettualit\u00e0 e di stimoli: sembra che in loro manchi la voglia di ingaggiarsi in situazioni sociali, il desiderio di una nuova possibilit\u00e0, di un sogno.<\/p>\n<p>Lentamente la persona, attraverso la graduale sperimentazione quotidiana delle proprie capacit\u00e0 e degli aspetti personali impiegati nello svolgimento di attivit\u00e0 ludico-ricreative, viene condotto per mano alla scoperta di nuovi aspetti di s\u00e9 dai quali trarre giovamento e gratificazione, sperimentando cos\u00ec un senso di S\u00e9 positivo.<\/p>\n<p><em>Per Viola ad esempio \u00e8 stato molto gratificante sperimentarsi nell\u2019ambito della cucina e vedere in prima persona realizzare dei dolci o dei primi piatti da poter offrire anche ai propri familiari.<\/em><\/p>\n<p>Di fronte alle frustrazioni che si possono presentare durante il percorso, si giunge ad effettuare una riflessione congiunta rispetto a s\u00e9 a al proprio contesto ambientale, esaminando ci\u00f2 che \u00e8 possibile modificare e ci\u00f2 che, a fatica, bisogna imparare a gestire.<\/p>\n<p>La sfida non \u00e8 tanto quella di far vivere il paziente secondo l\u2019utopia della felicit\u00e0, ma quella di permettergli di fare esperienza di s\u00e9, anche all\u2019interno dei propri limiti.<\/p>\n<p><em>Per Viola forse questo \u00e8 stato uno dei passaggi pi\u00f9 critici sia per lei che per la famiglia che, a tratti, \u00e8 apparsa quasi negare le limitazioni psico-fisiche della figlia, in un\u2019illusione costante (assolutamente comprensibile) di una pi\u00f9 canonica normalit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Questo cammino non \u00e8 privo di difficolt\u00e0 per il professionista, conseguenti ad esempio alla mancanza della protezione del setting. Lo psicologo che veste i panni dell\u2019Adulto Amico ad esempio pu\u00f2 provare sensazioni di nudit\u00e0 e d\u2019impotenza all\u2019interno di un contesto a lui sconosciuto come l\u2019ambiente di vita del paziente.<\/p>\n<p>Riappropriandosi gradualmente della propria libert\u00e0 la persona inizia cos\u00ec a porsi nel mondo come soggetto attivo rispetto ai propri bisogni .<\/p>\n<p><em>Viola ad esempio ha vissuto con grande fatica il momento in cui gli obiettivi dei familiari si sono rivelati troppo difficoltosi per le sue capacit\u00e0. Questo ha comportato un iniziale sconforto, sul quale poi si \u00e8 dimostrato essere materiale ulteriore di riflessione da parte dell\u2019adulto amico. E\u2019 stato a tal punto necessario\u00a0riformulare gli obiettivi terapeutici in modo meno faticoso e pi\u00f9 tollerabile per Viola, generando cos\u00ec in lei nuovamente sentimenti positivi.<\/em><\/p>\n<h3>Conclusioni<\/h3>\n<p>Alcune tra le domande pi\u00f9 ricorrenti che, pi\u00f9 o meno inconsapevolmente, i famigliari di persone sofferenti di disagi debilitanti si pongono sono: \u201cMa quando noi non ci saremo pi\u00f9?\u201d\u2026 \u201cCosa farebbe se non ci fossi\/fossimo?\u201d<br \/>\nQuesto soprattutto se si tratta di pazienti che vivono un forte legame di dipendenza sia psichico che gestionale.<\/p>\n<p>Alla luce di quanto esposto possiamo affermare che l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Adulto Amico consiste, tra i vari aspetti, nell\u2019essere traghettatore del paziente da una dimensione individuale di sofferenza, ad una socializzazione fino alla possibilit\u00e0 di condivisione di problematiche interne.<\/p>\n<p>Tale attivit\u00e0 si realizza sostenendo anche i vari membri della famiglia verso una comunicazione chiara e condivisibile che permetta anche di prendere in considerazione l\u2019intenzionalit\u00e0 del soggetto a sperimentarsi e il proprio mondo interno emozionale. La persona viene cos\u00ec accompagnata e sostenuta verso comportamenti pi\u00f9 funzionali alla sua crescita e supportato nelle sfere di fatica.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza tra le diverse parti coinvolte nell\u2019intervento porta progressivamente il nucleo familiare a iniziare a concepirsi come contenitore positivo all\u2019interno del quale far prevalere la cultura dell\u2019ascolto, dell\u2019accoglienza e della libera espressione di s\u00e9, responsabilizzandosi e condividendo un progetto comune.<\/p>\n<p>Non esiste un unico modo di operare dell\u2019Adulto Amico, ma vi sono trattamenti differenti a seconda della persona e della propria storia personale, che mirano a concentrarsi prevalentemente sulle capacit\u00e0 adattive del soggetto.<\/p>\n<p>Il sostegno offerto da questa figura terapeutica permette alla persona sofferente di mettersi in gioco differentemente nella relazione con l\u2019altro, all\u2019interno del gruppo sia familiare che extrafamiliare.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 al fine di scardinare la rigidit\u00e0 del sintomo e del malessere.<\/p>\n<p>In questo modo ci\u00f2 che era stato bloccato o messo da parte pu\u00f2 tornare a esprimersi in modo gradatamente pi\u00f9 costruttivo e funzionale.<\/p>\n<p><a name=\"nota1\"><\/a><a href=\"#1\">[1]<\/a> Psicologhe Centro Eos Pavia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come accettare ed affrontare in due le fragilit\u00e0 della vita<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[31,35],"tags":[],"class_list":["post-1261","post","type-post","status-publish","format-standard","category-31","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1261"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1299,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1261\/revisions\/1299"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}