{"id":1260,"date":"2012-12-09T15:25:13","date_gmt":"2012-12-09T14:25:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=317"},"modified":"2023-02-09T13:46:22","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:22","slug":"lautorivelazione-in-psicoterapia-nellera-di-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/lautorivelazione-in-psicoterapia-nellera-di-internet\/","title":{"rendered":"L&#8217;autorivelazione in psicoterapia nell\u2019era di internet"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Senna Elisa<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>In un mio articolo precedente, discutevo come l&#8217;avvento e l&#8217;utilizzo sempre pi\u00f9 diffuso di Internet , delle comunit\u00e0 virtuali e dei Social Network possa influenzare le modalit\u00e0 di comunicazione e interazione umane. In particolare, mi soffermavo sul fatto che nella Rete si attua una ridefinizione completa di pubblico e privato, che comporta l&#8217;irrilevanza dell&#8217;identit\u00e0 corporea e la visibilit\u00e0 pubblica mutevole e proteiforme (Senna, 2011). L&#8217;ampia diffusione della Rete ne fa, quindi, uno strumento d&#8217;impatto per quanto riguarda tutto l&#8217;ambito della comunicazione e delle relazioni umane. Questo mio lavoro nasce dalla riflessione su quello che pu\u00f2 succedere in tal senso in un particolare tipo di interazione, la relazione psicoterapeutica. Nello specifico parler\u00f2 delle nuove connotazioni che pu\u00f2 assumere, grazie ai nuovi strumenti comunicativi, la dimensione dell\u2019autorivelazione del terapeuta. Attraverso Internet, infatti, sta aumentando sempre di pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di accesso ad informazioni private sulla persona, anche senza il controllo diretto dell\u2019interessato; e questo coinvolge inevitabilmente anche psicologi e psicoterapeuti e i loro pazienti.<\/p>\n<p><strong>AUTORIVELAZIONE E TRASPARENZA IN PSICOTERAPIA<\/strong><\/p>\n<p>Si parla di autorivelazione in psicoterapia quando lo psicoterapeuta rivela al paziente informazioni personali al di fuori dei dati professionali di base come il nome, le credenziali o la tariffa. (Farber, 2006). Oltre alle informazioni che il terapeuta rivela intenzionalmente e verbalmente, esistono aperture di tipo non verbale e non intenzionali che sono state definite come \u201ctrasparenza dello psicoterapeuta\u201d (Jourard, 1971) . La trasparenza, quindi, si riferisce a tutte quelle informazioni sullo psicoterapeuta che sono disponibili al paziente, indipendentemente da come il paziente le ha acquisite. A tal proposito Zur e collaboratori (2009) elencano esempi di possibili tipologie di autorivelazioni.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Case Examples (Zur et Al., 2009)<\/p>\n<ul>\n<li>Una psicologa rivela al suo paziente che anche a lei \u00e8 accaduto di sperimentare l&#8217;ideazione suicidaria.<\/li>\n<li>Uno psicologo annuncia al suo paziente che il mese successivo subir\u00e0 un intervento cardiochirurgico.<\/li>\n<li>Un paziente si accorge che la sua psicoterapeuta \u00e8 incinta.<\/li>\n<li>Mentre gira per il mercato comunale con la sua famiglia, uno psicologo si trova davanti un suo paziente.<\/li>\n<li>Uno psicoterapeuta esce nudo dalla doccia nello spogliatoio della palestra che frequenta e si ritrova faccia a faccia con un suo paziente, anch&#8217;egli nudo.<\/li>\n<li>Un paziente rivela alla sua psicoterapeuta che ha letto un suo commento online riguardante una disputa di quartiere.<\/li>\n<li>Una paziente dice al suo psicoterapeuta che ha trovato il suo indirizzo di casa online.<\/li>\n<li>Un paziente dice alla sua psicologa di aver visto un video di lei che nuota al mare.<\/li>\n<li>Una paziente dice alla sua psicologa che ha pagato per una ricerca online tramite cui si \u00e8 procurata i suoi dati anagrafici, il suo numero di telefono privato, il tabulato delle chiamate degli ultimi due anni e la sua dichiarazione dei redditi.<\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<p>Come illustrato dagli esempi presentati, l&#8217;autorivelazione dello psicoterapeuta pu\u00f2 essere intenzionale o non intenzionale, prevista o accidentale, verbale o non verbale e evitabile o inevitabile. La trasparenza dello psicoterapeuta pu\u00f2 anch&#8217;essa essere il risultato di un&#8217;autorivelazione professionale o ottenuta attivamente dal paziente attraverso delle ricerche.<\/p>\n<p>In particolare, Zur e coll.(2009) distinguono tre diversi tipi di autorivelazioni in psicoterapia, a seconda dell\u2019intenzionalit\u00e0 o meno del terapeuta: intenzionale, inevitabile o accidentale.<\/p>\n<p>L\u2019autorivelazione intenzionale si riferisce a quando il terapeuta rivela intenzionalmente informazioni personali attraverso il linguaggio verbale o non verbale (es. affermazioni su di s\u00e9 o la presenza di una fotografia personale nello studio). Essa pu\u00f2 quindi comprendere sia il caso in cui il terapeuta rivela info su di s\u00e9 direttamente sia le informazioni che emergano dalle reazioni del terapeuta al paziente durante le sedute. Autorivelazioni appropriate e derivanti da motivazioni cliniche possono essere fatte a beneficio terapeutico del cliente. Un\u2019altra forma di AR connessa alle nuove tecnologie informatiche \u00e8 la gi\u00e0 citata costruzione di un sito web che contiene informazioni di diverso tipo sul terapeuta.<\/p>\n<p>L\u2019autorivelazione inevitabile si riferisce a qualcosa che non \u00e8 completamente intenzionale n\u00e9 evitabile, ovvero a tutto ci\u00f2 che riguarda l\u2019apparenza personale, l\u2019et\u00e0, il genere e gli attributi fisici del terapeuta. Anche lo stile di abbigliamento, l\u2019acconciatura, eventuali tatuaggi, accessori, come l\u2019anello nuziale o altri simboli rappresentano auto rivelazioni di questo tipo: queste rivelazioni possono essere atti intenzionali, ma anche espressioni accidentali dei propri gusti personali o della propria identit\u00e0 culturale. Sono inevitabili anche l\u2019annuncio di eventi che riguardano la vita del terapeuta, come una gravidanza o un periodo di vacanza. Il setting della psicoterapia pu\u00f2 anch\u2019esso suggerire alcune informazioni sul terapeuta, come il suo status socio-economico e questo \u00e8 vero in particolar modo quando lo psicoterapeuta riceve presso la propria abitazione.<\/p>\n<p>Ci possono essere autorivelazioni accidentali\/casuali: quando il terapeuta ha reazioni verbali o non verbali spontanee e incontrollate ad un\u2019affermazione o ad un comportamento del paziente o quando il terapeuta e il cliente si incontrano per caso in uno spazio pubblico.<\/p>\n<p>Gli autori, poi specificano differenti propriet\u00e0 dell\u2019autorivelazione: a seconda dello scopo e del contesto in cui avvengono, le auto-rivelazioni del terapeuta possono essere appropriate e benigne o inappropriate e contro l\u2019etica professionale. In particolare, laddove le aperture sono guidate e intenzionalmente impiegate a favore del processo terapeutico del paziente, sono positive e appropriate. Si possono definire benigne anche un alto numero di rivelazioni inevitabili e non intenzionali, come l\u2019accento, lo stile o l\u2019arredamento dello studio: esse sono parte della vita quotidiana, ma il terapeuta deve tenere conto che in alcuni casi esse possono avere un significato clinico. Quando le rivelazioni beneficiano pi\u00f9 il terapeuta del paziente si possono definire inappropriate ed eticamente scorrette; questo pu\u00f2 accadere ad esempio se il terapeuta condivide propri sentimenti personali per un evento a lui accaduto cercando l\u2019empatia del paziente o se gli rivela la propria attrazione sessuale nei suoi confronti. Il paziente viene caricato del peso di informazioni non necessarie o pu\u00f2 accadere un ribaltamento dei ruoli dove \u00e8 il paziente che si prende cura del terapeuta e non il contrario.<\/p>\n<p><strong>AUTORIVELAZIONE E TRASPARENZA NELL&#8217;ERA DI INTERNET<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un vasto spazio in letteratura per l\u2019autorivelazione in psicoterapia, ma nella maggior parte dei casi viene discusso ci\u00f2 che avviene all\u2019interno della relazione terapeutica e non sono considerate le numerose informazioni che lo psicoterapeuta pu\u00f2 aver immesso nella rete. Come sottolineavo nell\u2019introduzione, la diffusione dell\u2019utilizzo del web come strumento comunicativo e relazionale ha avuto e sta avendo un importante impatto sulla gestione delle informazioni personali, tanto che stiamo assistendo ad una ridefinizione completa di ci\u00f2 che \u00e8 pubblico e ci\u00f2 che \u00e8 privato (Senna, 2011). Questo fenomeno ridefinisce il significato e l&#8217;applicazione dell&#8217;autorivelazione e della trasparenza in psicoterapia: con un semplice click del mouse, i clienti possono trovare una gran quantit\u00e0 di informazioni sui loro psicoterapeuti. Alcune informazioni personali sul terapeuta possono essere disponibili al paziente senza che il professionista ne sia consapevole.<\/p>\n<p>Di fatto in Rete si confonde il confine tra ci\u00f2 che \u00e8 professionale e ci\u00f2 che \u00e8 personale e privato, proprio perch\u00e9 in generale in pochi anni il dominio di ci\u00f2 che \u00e8 privato \u00e8 diminuito significativamente a favore di ci\u00f2 che \u00e8 di dominio pubblico e questo influenza le aspettative del paziente rispetto alla trasparenza del terapeuta (Behnke, 2008). Inoltre, con l&#8217;avvento della cultura consumistica, molti dei pazienti\/clienti si considerano prima di tutto dei consumatori e, in quanto tali pretendono di conoscere ci\u00f2 per cui pagano, compreso lo psicoterapeuta. Per questo motivo sono sempre di pi\u00f9 i terapeuti che creano per promuoversi nel mercato pagine web personali in cui si presentano, che includono anche informazioni private (Zur, 2008).<br \/>\nQuesto naturalmente ha un&#8217;immediata conseguenza sulla trasparenza dello psicoterapeuta che ormai dipende anche dalla possibilit\u00e0 del paziente di trovare online informazioni sul suo terapeuta.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire in diversi modi. Con una semplice ricerca su Google (il motore di ricerca pi\u00f9 famoso della Rete) il paziente pu\u00f2 entrare in contatto con le sopracitate pagine personali, quindi informazioni inserite dal terapeuta stesso, ma pu\u00f2 trovare anche informazioni su diversi tipi di attivit\u00e0 che riguardano il terapeuta (es. volontariato, politica) o informazioni sul terapeuta inserite da altri, come ad esempio commenti sul terapeuta fatti da altri clienti o colleghi. Il paziente poi potrebbe avere la possibilit\u00e0 di entrare in contatto col terapeuta, magari con uno pseudonimo o una falsa identit\u00e0, attraverso social network o chat room. Nei casi estremi il paziente pu\u00f2 arrivare a pagare professionisti e fare un&#8217;indagine legale oppure arrivare al cosiddetto \u201ccyberstalking\u201d(Zur et al, 2009)<\/p>\n<p>Il terapeuta deve interrogarsi su quali possano essere le ragioni che spingono a tale ricerca. In particolare Zur e Donner (2009) individuano diverse possibili motivazioni che vanno dalla normale curiosit\u00e0 allo stalking criminale.<br \/>\nUn paziente sanamente curioso riguardo il proprio terapeuta, oltre a guardare l\u2019eventuale sito personale del proprio terapeuta pu\u00f2 condurre una semplice ricerca sul web. Questo tipo di ricerca pu\u00f2 condurre a informazioni riguardanti la vita professionale dei terapeuti (es. formazione, credenziali) o informazioni private che riguardano la loro appartenenza a gruppi presenti nel web.<br \/>\nUn paziente pi\u00f9 esperto delle tecnologie pu\u00f2 fare una ricerca pi\u00f9 approfondita cercando nei forum in rete eventuali commenti sul terapeuta- Questo tipo di ricerca pu\u00f2 rientrare in quell\u2019atteggiamento, accennato precedentemente e diffuso in epoca moderna, del consumatore che si sente legittimato a ricercare informazioni sul \u201cprodotto\u201d che vuole acquistare, rappresentato in questo caso dallo psicoterapeuta.<\/p>\n<p>Un paziente che ricerca insistentemente informazioni personali sul terapeuta, come l\u2019indirizzo, lo stato sociale, gli altri membri della famiglia, l\u2019orientamento sessuale o le scelte religiose si pu\u00f2 definire un paziente intrusivo. Questo atto pu\u00f2 derivare da intensa curiosit\u00e0, ma anche da ragioni ossessive e da un atteggiamento di sfida nei confronti del terapeuta. Il paziente pu\u00f2 raggiungere il suo scopo entrando in un social network o forum sotto falsa identit\u00e0 o anche usufruendo di servizi a pagamento che permettono di ottenere legalmente informazioni pubbliche sul terapeuta (es. atto di divorzio) che non sono direttamente disponibili online.<br \/>\nIl caso estremo \u00e8 rappresentato dal cosiddetto \u201ccyber-stalking\u201d nel quale il paziente cerca di ottenere informazioni private sul terapeuta con metodi illegali. Condurre questo tipo di ricerca attraverso il web \u00e8 molto pi\u00f9 facile ed economico rispetto ad ottenere le stesse informazioni in modi tradizionali e il paziente pu\u00f2 accedere ad informazioni strettamente personali, come ad esempio: estratti conti bancari, tabulati del cellulare, account e-mail.<\/p>\n<p>I terapeuti si possono quindi trovare in situazioni di difficile gestione, soprattutto considerando la scarsit\u00e0 di trattazione dell\u2019argomento in letteratura e la conseguente mancanza di regolamentazione specifica relativa alla trasparenza degli psicoterapeuti sul web.<\/p>\n<p>Gli autori Zur e Donner (2009) suggeriscono delle linee guida(vedi figura 2). Preso atto degli utili consigli pratici che offrono Zur e Donner, sorgono, a mio parere, diversi spunti di riflessione a partire dalla constatazione che la possibilit\u00e0 che le informazioni presenti su Internet entrino in gioco nella relazione terapeutica \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 ampia man mano che si \u00e8 diffuso l\u2019utilizzo di Internet soprattutto nella sua dimensione socio-relazionale. Uno psicoterapeuta che esercita nell\u2019era contemporanea deve prepararsi a gestire le possibili situazioni e introdurre nel setting clinico delle regole di massima che includano le possibilit\u00e0 comunicative offerte dal Web.<\/p>\n<p>Oltre a monitorare la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 di informazioni su di s\u00e9 presenti e raggiungibili attraverso Internet, alla luce di quanto ho descritto in quest\u2019articolo, pu\u00f2 essere utile stabilire delle regole riguardanti lo scambio di e-mail e la comunicazione via social-network (ad es. pu\u00f2 capitare che un paziente chieda al suo psicoterapeuta di condividere l\u2019amicizia in Facebook).<\/p>\n<p>Formulare a priori un regolamento, naturalmente, non esime dal considerare di volta in volta e caso per caso il significato terapeutico che la richiesta o un agito del paziente possano avere in quella specifica relazione. In generale, trovarsi in una situazione in cui un paziente invade la vita personale del terapeuta, pu\u00f2 essere una grande opportunit\u00e0 per esplorare questioni riguardanti l\u2019alleanza terapeutica e i confini della relazione terapeutica, aumentando anche la nostra conoscenza del funzionamento relazionale del paziente.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Fig.2 Linee guida proposte da Zur e Donner, 2009<\/strong><\/p>\n<p><strong>LINEE GUIDA GENERALI SULLA TRASPARENZA IN INTERNET<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>I terapeuti devono tener conto che tutto ci\u00f2 che inseriscono online sul web potrebbe essere letto dai propri pazienti, sia che sia sul proprio sito web, blog pubblici o privati, forum. chat o social network.<\/li>\n<li>I terapeuti dovrebbero stare molto attenti nel discutere i loro casi online e prima di farlo ottenere il permesso dai client o rimuovere le informazioni che li rendano identificabili.<\/li>\n<li>Quando un terapeuta scopre che un cliente, o un potenziale cliente, ha agito in modo intrusivo o criminoso rispetto alla ricerca online, egli deve pensare ai risvolti clinici, etici e legali. A seconda del livello di invasivit\u00e0 e di criminosit\u00e0 degli atti, le risposte del terapeuta possono variare da un discussione clinica col paziente al coinvolgimento delle forze dell\u2019ordine.<\/li>\n<li>I terapeuti dovrebbero cercare informazioni su di s\u00e8 nel web periodicamente cos\u00ec da essere consapevoli di ci\u00f2 che i loro client, e il resto del mondo, possono venire a sapere. Nel fare questa ricerca, usando un motore di ricerca come Google, \u00e8 consigliabile utilizzare differenti combinazioni di nome e titolo, es. &#8220;Mark Smith&#8221;, &#8220;Mark Smith, Dott.,&#8221; &#8220;M. Smith,&#8221; &#8220;Smith, M.,&#8221; &#8220;Dott. Smith,&#8221; etc. La ricerca pu\u00f2 essere fatta anche con diversi motori di ricerca per vedere se le informazioni cambiano.<\/li>\n<li>Provate a digitare i vostri diversi numeri telefonici su Google o altri motori di ricerca e vedere se saltano fuori informazioni private, come il vostro indirizzo di casa.<\/li>\n<li>Se nella vostra ricerca, trovate informazioni private su di voi che non vorreste fossero pubbliche, o delle informazioni sbagliate che vorreste correggere, cercate di capire come ci sono finite l\u00ec e se potete farle rimuovere.<\/li>\n<li>Dovete sapere che anche se le informazioni sono state rimosse, potrebbero essere recuperate da siti web specializzati o server che tengono archivi di tutti i post e le pagine web passate, o da qualcuno che le ha rilevate prima della loro rimozione.<\/li>\n<\/ul>\n<hr \/>\n<p><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p>Gli psicoterapeuti dovrebbero essere consapevoli che tutte le loro azioni online rimangono registrate sul web e possono in qualche modo essere viste dai clienti. Questo non significa che uno psicoterapeuta non debba utilizzare internet, semplicemente, un terapeuta dell&#8217;era moderna dev&#8217;essere consapevole delle implicazioni che tale utilizzo pu\u00f2 avere ed eventualmente prepararsi a sfruttare le implicazioni di Internet come opportunit\u00e0 per esplorare il comportamento del paziente, tenendo conto del significato che pu\u00f2 avere nella specifica relazione terapeutica. Nell\u2019interrogarsi sulla dimensione dell\u2019autorivelazione in psicoterapia \u00e8 diventato ormai necessario includere le possibilit\u00e0 comunicative e di diffusione delle informazioni offerte da Internet: alla luce di quanto descritto in quest\u2019articolo, oltre a monitorare la presenza in rete di informazioni che lo riguardano, per ogni terapeuta sarebbe utile stabilire dei criteri generali di comportamento legati a richieste specifiche che possono essere fatte dai pazienti (Es. richiesta di amicizia su Facebook o indirizzo mail) con dei margini di flessibilit\u00e0 a seconda dei bisogni specifici del paziente.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>Behnke, S. (2008). \u201cEthics rounds: Ethics in the age of the Internet. Monitor on Psychology\u201d. Retrieved from <a title=\"Ethics rounds: Ethics in the age of the Internet. Monitor on Psychology\" href=\"http:\/\/www.apa.org\/monitor\/2008\/07-08\/ethics.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.apa.org\/monitor\/2008\/07-08\/ethics.html<\/a><\/p>\n<p>Farber, B. (2006). \u201cSelf-disclosure in psychotherapy\u201d. New York: Guilford Press.<\/p>\n<p>Jourard, S. M. (1971). \u201cThe transparent self\u201d. New York: Van Nostrand Reinhold.<\/p>\n<p>Senna, E. (2011) \u201cL\u2019Interazione umana nell\u2019era di Internet\u201d<\/p>\n<p>Zur, O. (2008). \u201cThe Google Factor: Therapists\u2019 self-disclosure in the age of the Internet: Discover what your clients can find out about you with a click of the mouse\u201d. The Independent Practitioner, 28, 83\u201385.<\/p>\n<p>Zur O., Williams M. H., Lehavot K., Knapp S. (2009). \u201cPsychotherapist self-disclosure and transparency in the Internet age\u201d. Professional Psychology: Research and Practice, 40, 1.<\/p>\n<p>Zur, O., Donner, M.B. (2009), \u201cThe Google Factor: Therapists\u2019transparency in the era of Google and MySpace\u201d. The California Psychologist<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Senna Elisa<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[30,35],"tags":[],"class_list":["post-1260","post","type-post","status-publish","format-standard","category-30","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1260","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1260"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1260\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1296,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1260\/revisions\/1296"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1260"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1260"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1260"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}