{"id":1259,"date":"2011-10-19T14:53:45","date_gmt":"2011-10-19T12:53:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=146"},"modified":"2025-01-23T10:55:22","modified_gmt":"2025-01-23T09:55:22","slug":"linterazione-umana-nellera-di-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/linterazione-umana-nellera-di-internet\/","title":{"rendered":"L&#8217;interazione umana nell&#8217;era di internet. Una riflessione a partire dal modello della Finestra di Johari"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Autore<\/strong>: Elisa Senna<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Quando parliamo di comunicazione, parliamo di un processo complesso che ha una struttura specifica. Ogni comunicazione prevede: un emittente e un ricevente, un contesto nel quale sono inseriti, un codice condiviso (sistema di segni e simboli) con cui \u00e8 espresso un messaggio e un canale attraverso cui passa il messaggio. Ogni componente pu\u00f2 avere delle caratteristiche differenti e i diversi atti comunicativi possono avere diversi scopi, ma quale che siano le sue modalit\u00e0 o le sue funzioni, la comunicazione pu\u00f2 essere sempre definita come un interscambio di significati fra persone.<\/p>\n<p>Una volta appreso il linguaggio, l&#8217;individuo sa percepire il suo ambiente e pu\u00f2 comunicare le proprie esperienze; attraverso l&#8217;interazione con altre persone, l&#8217;individuo pu\u00f2 sviluppare un concetto di s\u00e9 e degli altri che influenzer\u00e0 i suoi comportamenti e le sue scelte di vita.<\/p>\n<p>La comunicazione \u00e8, quindi, tra le capacit\u00e0 umane, quella che consente all\u2019uomo non solo di esistere (individualmente e socialmente) ma di definire la propria identit\u00e0; comunicando, l\u2019uomo rappresenta se stesso e gli altri e si inserisce nella dimensione spazio-temporale del mondo.<\/p>\n<p>Anche nella comunicazione si ripropongono allora quelle regole che scandiscono l\u2019evoluzione umana, seguendone le modificazioni e le innovazioni. Internet costituisce un mezzo altro per comunicare e, come ogni media, concorre a determinare le leggi stesse della comunicazione (ovvero la forma, la struttura, il contenuto).<\/p>\n<p>Questo articolo si propone di fare una breve analisi di quelle che sono le caratteristiche della comunicazione in Internet e delle cosiddette \u201crelazioni virtuali\u201d, evidenziando le differenze tra il mondo virtuale e il mondo fisico alla luce de \u201cLa finestra di Johari\u201d un modello dell&#8217;interazione umana di Luft e Ingham (1955).<\/p>\n<p>Per prima cosa, illustrer\u00f2 il modello di Luft e Ingham e le sue componenti. Successivamente, elencher\u00f2 le caratteristiche della comunicazione in Internet soffermandomi sulla descrizione delle comunit\u00e0 virtuali. A partire da quanto esposto, cercher\u00f2 di delineare le discrepanze a livello di interazione umana tra realt\u00e0 virtuale e materiale concentrandomi in particolare sui concetti di identit\u00e0 e intimit\u00e0. Seguir\u00e0 un approfondimento sulla peculiare realt\u00e0 di Facebook, un sito di Social Networking molto frequentato dagli utenti della Rete. Verranno illustrati gli effetti che le condizioni e le modalit\u00e0 della comunicazione nella Rete possono avere sui processi di autorivelazione e feedback, come descritti nel modello di Johari. In conclusione, discuter\u00f2 di come la considerazione dell&#8217;impatto che l&#8217;avvento di Internet e il suo massiccio utilizzo hanno avuto e stanno avendo sulla societ\u00e0 moderna sia ormai imprescindibile nell&#8217;approcciarsi allo studio della comunicazione e delle interazioni umane.<\/p>\n<p><strong>1. LA FINESTRA DI JOHARI<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni &#8217;50 due ricercatori Americani, Joseph Luft e Harry Ingham (1955) alle prese con la ricerca sulla struttura e le dinamiche dei gruppi sociali idearono un modello che descrive il processo dell&#8217;interazione umana in modo semplice ed efficace. Il modello si costituisce di un pannello somigliante ad una finestra diviso in 4 quadranti, (vedi FIG.1), che rappresentano diverse aree della consapevolezza umana e che si allargano o si restringono a seconda dei processi dinamici che regolano le interazioni; esso viene chiamato \u201cLa finestra di Johari\u201d, dall&#8217;unione dei nomi di battesimo dei due creatori.<\/p>\n<p><img class=\"caption\" title=\"Fig.1. Rappresentazione grafica della finestra di Johari\" src=\"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/johari-window-model.png\" alt=\"Johari Window Model\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p>Il primo quadrante \u00e8 definito \u201cArea pubblica\u201de si riferisce a tutto ci\u00f2 che sia noi che gli altri conosciamo di noi, informazioni che possono includere aspetti pi\u00f9 superficiali come il genere, lo status sociale, le caratteristiche fisiche, i comportamenti e altri aspetti pi\u00f9 profondi come valori, paure, modi di pensare, sentimenti che una persona decide di condividere con gli altri.<\/p>\n<p>Il secondo quadrante \u00e8 chiamato \u201cArea cieca\u201d e rappresenta cose che gli altri vedono di noi ma di cui noi non siamo consapevoli, vale a dire, le impressioni che facciamo agli altri, l&#8217;idea che diamo di noi stessi. Fin dal primo impatto con gli altri, infatti, comunichiamo una serie di informazioni di cui non siamo consapevoli, ma che hanno un impatto sugli altri e sulla loro percezione di noi.<\/p>\n<p>Il terzo quadrante \u00e8 l&#8217; \u201cArea privata\u201d, ovvero ci\u00f2 che noi sappiamo di noi stessi ma preferiamo non rivelare agli altri. Essa pu\u00f2, ad esempio, comprendere sentimenti, eventi, paure che nascondiamo agli altri per paura di una reazione negativa.<\/p>\n<p>Il quarto quadrante \u00e8 definito \u201cArea buia\u201d e rappresenta aspetti di noi che sono sconosciuti sia a noi che agli altri. In essa sono inclusi quindi, sentimenti, attitudini, potenzialit\u00e0 inesplorati che fanno parte di noi ma ci sono ignoti. I contenuti di quest&#8217;area possono con l\u2019esperienza, la maturazione e le condizioni relazionali adatte passare a livello di coscienza secondo quello che viene definito processo di insight.<\/p>\n<p>L&#8217;ampiezza dei quadranti varia da persona a persona e per una stessa persona ci possono essere variazioni a seconda del contesto sociale o delle relazioni che vengono rappresentate. Gli autori (Luft &amp; Ingham, 1955) hanno individuato dei <em>principi di cambiamento<\/em>, ne cito alcuni:<\/p>\n<ol>\n<li>La finestra \u00e8 un sistema: il cambiamento di una parte si ripercuote sul tutto<\/li>\n<li>Ci vuole pi\u00f9 energia per nascondere aspetti personali piuttosto che manifestarli apertamente<\/li>\n<li>Il senso di minaccia fa diminuire la consapevolezza; la fiducia la fa aumentare<\/li>\n<li>Forzare una persona a rivelare aspetti di s\u00e9 non \u00e8 efficace, anzi spesso controproducente<\/li>\n<li>Si pu\u00f2 parlare di apprendimento interpersonale quando \u00e8 avvenuto un ampliamento dell\u2019area pubblica e quindi un restringimento delle altre aree.<\/li>\n<li>L\u2019aumento dell\u2019area pubblica favorisce la creazione di un clima di collaborazione<\/li>\n<li>Pi\u00f9 \u00e8 ridotta l&#8217;area pubblica, pi\u00f9 la comunicazione \u00e8 povera.<\/li>\n<li>C&#8217;\u00e8 una curiosit\u00e0 universale riguardo l&#8217;area buia, ma \u00e8 repressa e controllata dai costumi, dagli apprendimenti sociali e da molte paure<\/li>\n<li>Vi \u00e8 sensibilit\u00e0 quando si rispetta la volont\u00e0 degli altri di tenere privati i contenuti delle aree buia, cieca e privata.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il presupposto di fondo del modello \u00e8 che la costruzione e la definizione di s\u00e9 e di un proprio progetto esistenziale avvenga necessariamente a contatto con i ricchi e complessi intrecci relazionali tra la persona e il suo gruppo, per cui l&#8217;ampliamento dell&#8217;area pubblica rappresenta la modalit\u00e0 concreta attraverso la quale si persegue la maturit\u00e0 personale, relazionale e di gruppo. Le interazioni con gli altri contengono infatti la possibilit\u00e0 di allargare il dominio della \u201cvisibilit\u00e0\u201d, e quindi la consapevolezza di aspetti di s\u00e9 sia riguardo a se stessi che riguardo agli altri.<\/p>\n<p>L&#8217;individuo pu\u00f2 intraprendere un percorso di consapevolezza attraverso due modalit\u00e0: un percorso interno, che parte dalla persona che scopre tramite l\u2019<em>insight <\/em>aspetti sconosciuti di s\u00e9, li integra rispetto all\u2019organizzazione della propria immagine di s\u00e9 e successivamente li mette a conoscenza degli altri (dall\u2019area buia a quella privata e successivamente a quella pubblica); un percorso esterno, che passa attraverso l\u2019iniziale individuazione da parte degli altri di aspetti che la persona non coglie (dall\u2019area buia a quella cieca) e il successivo svelamento di questi, in modo da permettere alla persona in questione di integrarli per correggere e ridefinire la propria percezione di s\u00e9; se il percorso ha buon fine e l&#8217;individuo riesce ad utilizzare il feedback che viene dagli altri, allora si realizza anche il passaggio dall\u2019area cieca a quella pubblica.<\/p>\n<p>La dinamica del modello \u00e8 quindi regolata da due processi che si modulano reciprocamente: l&#8217;autorivelazione e la richiesta di feedback.<br \/>\nL&#8217;<em>autorivelazione<\/em> \u00e8 quel meccanismo per cui una persona condivide e rivela aspetti di s\u00e9, che conosce, agli altri. Questo movimento comporta un ampliamento dell&#8217;area pubblica e un restringimento di quella privata. Ad esempio, la prima volta che incontriamo una persona, la dimensione dell&#8217;Area Pubblica non sar\u00e0 molto grande, man mano che aumenta la conoscenza reciproca, se si crea un clima di fiducia, le persone saranno spinte a condividere pi\u00f9 informazioni. Per avere efficacia la comunicazione deve essere chiara e comprensibile ed effettuata in maniera onesta, autentica e congruente.<br \/>\nIl <em>feedback <\/em>\u00e8 il processo attraverso cui io divento pi\u00f9 consapevole di ci\u00f2 che riguarda me stesso attraverso le informazioni che gli altri mi comunicano relativamente ad aspetti di me che esprimo ma di cui non ho conoscenza ( o ne ho solo in misura parziale). Esso pu\u00f2 riguardare comportamenti, opinioni, riconoscimento di competenze e capacit\u00e0, sottolineatura di difficolt\u00e0 o spinta e rinforzo all&#8217;azione e comporta un restringimento dell&#8217;Area Cieca a favore di quella Pubblica. Perch\u00e9 il feedback dia frutti \u00e8 necessario che da una parte vengano presentate in modo corretto le implicazioni sugli altri del modo di agire della persona cui \u00e8 diretto il feedback, e dall\u2019altra che sia presente la disponibilit\u00e0 a ricevere e a cogliere tale feedback. Nel dare un feedback bisogna quindi considerare diversi aspetti che riguardano lo stato fisico ed emotivo dei due interlocutori, la relazione e il contesto al fine di comunicare il feedback in maniera rispettosa e favorirne quindi la sua integrazione positiva.<\/p>\n<p>In conclusione, quello che emerge \u00e8 che sia il feedback che l\u2019autorivelazione funzionano solo nella misura in cui le persone coinvolte interagiscono costruttivamente e che sono in diretta relazione con l&#8217;obiettivo del sistema, ovvero l&#8217;ampliamento dell&#8217;area pubblica.<\/p>\n<p>Secondo gli autori, tenere nascosti degli aspetti o negarli, richiede energia in quanto devi stare costantemente in guardia, a scapito di spontaneit\u00e0, libert\u00e0 e benessere nelle interazioni. L&#8217;ampliamento dell&#8217;area pubblica, invece, rende pi\u00f9 liberi di essere se stessi e di percepire gli altri come sono realmente; aumentando la fiducia reciproca, ci si sente pi\u00f9 sicuri e meno vulnerabili e quindi diminuisce il bisogno di nascondere sentimenti e pensieri rilevanti in una sorta di circolo virtuoso che favorisce lo sviluppo dell&#8217;individuo e il benessere nelle relazioni.<\/p>\n<p><strong>2. LA COMUNICAZIONE NELL&#8217;ERA DI INTERNET: IL COMPUTER COME MEDIUM SOCIALE<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>2.1. La comunicazione in Internet<\/strong><\/p>\n<p>Internet, la Grande Rete, rappresenta uno dei principali mezzi di comunicazione dell&#8217;epoca contemporanea, un medium che ha rivoluzionato i sistemi e le modalit\u00e0 di comunicazione e quindi ha avuto e sta ancora avendo nelle sue evoluzioni, un importante impatto sulle relazioni e le situazioni sociali. Per poter capire meglio questo fenomeno \u00e8 utile dare una serie di indicazioni su che cos&#8217;\u00e8 e in quali forme si presenta la comunicazione in Internet.<\/p>\n<p><em>2.1.1. La CMC<\/em><\/p>\n<p>Quando parliamo di comunicazione attraverso internet, parliamo di CMC, ovvero di comunicazione mediata dal computer (<em>Computer-Mediated-Communication<\/em>), essa fa parte del pi\u00f9 vasto territorio delle \u201ctelecomunicazioni\u201d.<\/p>\n<p>Tutte le forme di telecomunicazione permettono di comunicare a distanza attraverso specifici media, quali la radio, la televisione, il telefono, il fax, sino al computer. Le <em>reti telematiche <\/em>(tele-comunicazione+infor-<em>matica<\/em>) permettono l&#8217;utilizzazione del computer come mezzo di comunicazione, al di l\u00e0 della sua origine come strumento di calcolo, dunque i computer e le reti hanno reso possibile la nascita di molteplici veicoli informativi e di discussione che, con il ridursi dei costi di collegamento e il progressivo diffondersi dell&#8217;alfabetizzazione informatica, sono esplose nella quotidianit\u00e0 della popolazione mondiale \u201ctecnologicamente informatizzata\u201d.<\/p>\n<p><em>2.1.2. Forme di CMC<\/em><\/p>\n<p>Le principali attivit\u00e0 che si possono svolgere su una rete di elaboratori sono l&#8217;accesso a risorse informative e la comunicazione interpersonale; l&#8217;interazione pu\u00f2 avvenire in tempo differito (comunicazione <em>asincrona<\/em>) o in tempo reale (comunicazione <em>sincrona<\/em>). In particolare, tra le principali forme di comunicazione asincrone troviamo la posta elettronica, le mailing list e i newsgroup.<\/p>\n<p>Modalit\u00e0 di interazioni sincrone sul Web possono essere le Chat e le piattaforme di gioco (MUD). La posta elettronica (<em>e-mail<\/em>) \u00e8 una forma di comunicazione asincrona che consente lo scambio di messaggi in formato elettronico tra due o pi\u00f9 utenti; la <em>mailing list <\/em>\u00e8 una lista di e-mail, ossia una lista di discussione, costituita da gruppi di persone che condividono un determinato interesse per scambiarsi informazioni e opinioni; i <em>newsgroup <\/em>sono simili alle mailing list, solo che i messaggi di un gruppo di interesse non vengono spediti ai partecipanti, ma raccolti su un computer centrale che gestisce il servizio, a cui l&#8217;utente pu\u00f2 collegarsi quando lo desidera.<\/p>\n<p>Le <em>chat <\/em>sono strumenti di istant messaging, cio\u00e8 adatti allo scambio istantaneo di messaggi, esse possono essere organizzate in diversi modi, in una dimensione che va dal privato (es. utilizzo di software specifici per comunicazioni private tra due o pi\u00f9 utenti, come Messenger) al pubblico (es. i cosiddetti forum, stanze di dialogo multiutente suddivise per argomenti di discussione).<\/p>\n<p>I <em>MUD <\/em>sono scenari di gioco virtuale in cui pi\u00f9 utenti partecipano contemporaneamente.<\/p>\n<p><em>2.1.3. Il Paradigma della Rete: un nuovo modello di comunicazione<\/em><\/p>\n<p>Da una prima descrizione di alcune diverse forme di CMC si pu\u00f2 intuire come il modello della Rete, sebbene appartenente alla categoria delle telecomunicazioni, sia diverso sia da quello della radio e della televisione (un modello verticale, gerarchico e unidirezionale, in cui il messaggio circola immodificabile da uno a molti), sia da quello del telefono (orizzontale, interattivo e bidirezionale, ma con possibilit\u00e0 di connessione soltanto uno-uno).<br \/>\nUna Rete e&#8217; orizzontale, interattiva e bidirezionale come il telefono, ma consente una comunicazione da molti a molti teoricamente illimitata (in pratica limitata dalla capacit\u00e0 delle linee quanto al numero di soggetti connessi, e dalla cosiddetta &#8220;larghezza di banda&#8221; quanto alla quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dei dati trasmessi). In una Rete non c&#8217;\u00e8 nessun monopolio dell&#8217;informazione determinato automaticamente da una data posizione nel circuito informativo: ogni nodo pu\u00f2 essere contemporaneamente emittente e ricevente, e dipende solo dalla scelta del singolo il suo ingresso in un ruolo o in un altro (Gallo, 1996).<\/p>\n<p>L&#8217;avvento della CMC, quindi, ha avuto un impatto tale sull&#8217;individuo e sulle organizzazioni da rendere necessario il superamento dei precedenti modelli della comunicazione e l&#8217;emergere di nuovi paradigmi esplicativi. Il modello tradizionale concepiva la comunicazione come semplice passaggio di informazioni da un emittente ad un ricevente: esso concepiva la comunicazione solo come trasporto di messaggi lungo una &#8220;conduttura&#8221; (<em>pipeline<\/em>) (Trevino et al., 1990). Il nuovo paradigma, per le maggiori possibilit\u00e0 di interazione, favorisce la comunicazione come costruzione comune di significati (<em>network paradigm<\/em>): non pi\u00f9 il trasferimento di un messaggio da un emittente ad un ricevente con il ritorno dell&#8217;informazione all&#8217;emittente a chiudere il ciclo secondo il modello lineare, ma un processo di negoziazione del senso da dare alle varie situazioni (Stasser, 1992) tra un insieme di attori all&#8217;interno di una relazione strutturata. L&#8217;attenzione in questo modello \u00e8 quindi focalizzata sugli individui come attori operanti all&#8217;interno di una Rete che consiste di relazioni indipendenti incapsulate in strutture organizzative e sociali (Rice, 1990).<\/p>\n<p><em>2.1.4. Un nuovo mondo percettivo: il Cyberspazio e la realt\u00e0 virtuale<\/em><\/p>\n<p>Il computer ed il network non sono concepiti solo come un medium per la comunicazione, ma costituiscono anche uno spazio in cui essa si possa sviluppare (<em>cyberspazio<\/em>). Un mondo di parole, di immagini, di relazioni che sono mediate dal computer e che esistono solo attraverso esso, &#8220;un ambiente di esperienza e di comunicazione&#8221; (Mantovani, 1995).<\/p>\n<p>Diversamente dagli altri canali comunicativi, Internet non segue le leggi logiche dello spazio e del tempo, anzi, pare stravolgerne le coordinate. Attraverso l\u2019utilizzo di internet, l\u2019intero campo percettivo viene ad esser cambiato: caduta la predominanza visiva, \u00e8 adesso il tatto che ci conduce nel mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;applicazione pi\u00f9 familiare della CMC, \u00e8, infatti, l&#8217;<em>interazione basata su testo<\/em>. La scrittura utilizzata online \u00e8, per\u00f2 differente dalla scrittura alfabetica tradizionale: \u00e8 un tipo di scrittura che deve sopperire alla mancanza di uno spazio sociale fisico visibile proprio delle relazioni umane creando il suo contesto, che sar\u00e0 necessariamente formato nello spazio immaginario, nella mente e non nel mondo fisico (Pravettoni, 2002).<\/p>\n<p>Cambiano i parametri spazio-temporali e l\u2019utente passa da una concezione di spazio chiuso, che induce contenimento e, quindi, sicurezza, ma anche immobilit\u00e0 e dipendenza, ad una rappresentazione di spazio aperto, libero e senza confini, ma anche pericoloso e autonomizzante. Ugualmente, il tempo perde la sua dimensione cronologica e storicizzata, per acquisire carattere di sincronicit\u00e0 e simmetria, attribuendo sempre meno peso ai significati e alle cause per porre invece maggiore attenzione ai rapporti e agli scambi (Maghini) . L\u2019individuo viene iniziato a una nuova dimensione, quella della <em>realt\u00e0 virtuale<\/em>, che pone in primo piano la peculiarit\u00e0 della CMC, l&#8217;interazione non \u00e8 legata alla presenza fisica degli interlocutori, realizzando l&#8217;ideale del <em>network paradigm<\/em>: una comunicazione che lasci alle proprie spalle il trasferimento di informazione tra due interlocutori per diventare una rete attiva, in cui informazioni e realt\u00e0 coincidono. In tale ottica la realt\u00e0 virtuale \u00e8 vista come un ambiente di comunicazione totale e totalmente accessibile in cui \u00e8 l\u2019utente stesso a decidere i tempi e i modi.: il suo spazio, <em>cyberspazio<\/em>, \u00e8 senza confini ed \u00e8 accessibile da ogni punto del globo, dovunque ci sia un computer collegato in Rete.<\/p>\n<p>Il cyberspazio, questa sorta di mondo parallelo popolato dai &#8220;cybernauti&#8221; fornisce uno &#8220;spazio altro&#8221; in cui poter sviluppare nuovi modi per essere insieme, in questo senso le comunit\u00e0 virtuali ne sono una prima testimonianza.<\/p>\n<p><strong>2.2. Le comunit\u00e0 virtuali<\/strong><\/p>\n<p>La storia della Rete ha visto nella sua funzione sociale una delle principali aree di sviluppo: inizialmente utilizzata per scopi scientifici e militari, gi\u00e0 dagli anni &#8217;80 negli Stati Uniti, in Europa un decennio pi\u00f9 tardi, un numero sempre maggiore di persone inizia a vivere la Rete puramente per scopi di relazioni interpersonali e di intrattenimento. Proliferano quindi i software creati a tale scopo e cominciano a crearsi le cosiddette \u201ccomunit\u00e0 virtuali (CV), ovvero gruppi formati da persone che sono entrate in contatto attraverso la Rete e creano rapporti di comunicazione e, a volte, relazioni interpersonali con gli altri membri.<\/p>\n<p>Esiste una grande variet\u00e0 nei fenomeni in Rete ed \u00e8 complesso darne una classificazione, in quanto sono in continuo cambiamento, ma, in generale \u00e8 possibile distinguere tra tre tipologie di CV: comunit\u00e0 strutturate; comunit\u00e0 non strutturate; <em>comunit\u00e0 a struttura mista <\/em>(Pravettoni, 2002).<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 strutturate presentano un&#8217;organizzazione formalizzata, regole e sanzioni istituzionalizzate, ma autoimposte, meccanismi formali di interazione sociale, un obiettivo comune esplicito, e, di solito, sono radicate nella comunit\u00e0 territoriale o in qualche modo promuovono il prolungamento delle relazioni sociali nella vita reale; gli strumenti pi\u00f9 utilizzati da queste CV sono quelli che permettono modalit\u00e0 di comunicazione asincrona (es. e-mail). Esse possono essere aperte, quando non c&#8217;\u00e8 limite al numero di membri n\u00e9 prerequisiti per accedervi, o chiuse quando esistono barriere all&#8217;accesso alla comunit\u00e0. In questi aggregati, l&#8217;influenza individuo-gruppo-individuo \u00e8 forte e quindi lo sono anche il coinvolgimento e il senso di appartenenza al gruppo.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 non strutturate, invece, sono fluide e instabili, utilizzano una modalit\u00e0 di comunicazione sincrona (es. la chat), con toni molto informali e un&#8217;alta velocit\u00e0 degli scambi. Esse sono generalmente aperte a chiunque e hanno una durata temporanea: si aprono nel momento in cui qualcuno decide di aprirle e muoiono quando non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessuno in linea. L&#8217;aggregazione \u00e8 fondata sulla condivisione del momento, l&#8217;interazione \u00e8 occasionale e basata sull&#8217;anonimato degli utenti, questo favorisce una fluidit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0, la possibilit\u00e0 per i partecipanti di sperimentare diversi aspetti della propria identit\u00e0.<\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 a struttura mista presentano caratteristiche che le collocano a una via di mezzo rispetto alle prime due.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra possibilit\u00e0 di classificazione delle CV \u00e8 quella di distinguerle in base alle modalit\u00e0 di nascita, infatti le modalit\u00e0 di costituzione di una CV influenzano massicciamente la percezione della vicinanza degli altri e la qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 di dinamiche interpersonali e di gruppo che si formano tra i membri. Ci possono essere: <em>CV spontanee, create dal basso<\/em>; <em>CV spontanee, aiutate dall&#8217;alto<\/em>; <em>CV costruite dall&#8217;alto<\/em>.<\/p>\n<p>Nel primo caso si collocano tutte le CV che vengono create dai singoli o da un insieme di individui che hanno qualcosa in comune e che decidono di costruirsi uno spazio collettivo dove potersi scambiare informazioni e comunicazioni (es. le mailing list).<\/p>\n<p>Nella seconda categoria rientrano tutte le CV che nascono dal basso, dai singoli o da un insieme di individui, ma che vengono realizzate concretamente grazie alla messa a disposizione, da parte di un soggetto esterno, di un&#8217;infrastruttura, cio\u00e8 di una piattaforma hardware e software che, gratuitamente o a pagamento, ne permetta lo sviluppo (es. i gruppi di Yahoo).<\/p>\n<p>Il terzo caso riguarda invece CV create da un soggetto che poi le pubblicizza e, senza parteciparvi in prima persona, cerca di coinvolgere e far diventare membri altre persone. In questa categoria rientrano tutte le CV a scopi commerciali e didattici.<\/p>\n<p>Non \u00e8 ancora chiaro quale sia l&#8217;elemento decisivo nel decretare il successo e la durata di una CV, ma \u00e8 ampiamente dimostrato che le comunit\u00e0 spontanee dal basso sono quelle nelle quali i membri percepiscono maggiormente un senso di comunione e vicinanza con gli altri membri. Il fatto che la comunit\u00e0 sia costituita dai suoi stessi membri a sia plasmabile nel tempo, infatti, fa percepire lo spazio co-costruito in modo pi\u00f9 realistico, con la conseguenza di un forte coinvolgimento emozionale (Pravettoni, 2002).<\/p>\n<p>Recentemente si \u00e8 sviluppato un nuovo fenomeno, quello degli Online Social Network come Facebook, MySpace o Friendster, nei quali l&#8217;utente attraverso la pubblicazione sul sito di un profilo, che pu\u00f2 contenere i propri gusti e interessi, ma anche foto e dati personali, si presenta agli altri membri del social network con i quali pu\u00f2 interagire con uno scambio di messaggi pubblico o privato e costituire gruppi di amici. Questi siti possono essere utilizzati per conoscere nuove persone, sulla base, ad esempio, di interessi condivisi, ma anche per mantenersi in contatto con una rete di persone che appartengono al mondo \u201coffline\u201d come amici, colleghi di lavoro o compagni di scuola. Proprio per questa particolare struttura, questi siti possono rappresentare un importante area di studio nell&#8217;ambito dell&#8217;evoluzione delle modalit\u00e0 di interrelazione umana tra il virtuale e il reale.<\/p>\n<p><strong>3. LE RELAZIONI UMANE SU INTERNET<\/strong><\/p>\n<p>Cosa succede nelle relazioni virtuali e quali sono le differenze con quelle del mondo fisico?<\/p>\n<p>Nel corso del paragrafo cercher\u00f2 di rispondere sinteticamente a questi interrogativi partendo dalla premessa che ogni nuovo mezzo tecnologico non \u00e8 neutrale, bens\u00ec ha un potere ristrutturante delle definizioni di situazioni sociali nelle quali siamo immersi. Il medium Rete \u00e8 in grado di definire nuove situazioni sociali e nuovi luoghi per la socialit\u00e0: questo comporta da parte del singolo, e a maggior ragione quando questi opera in gruppo, l&#8217;elaborazione di strategie di interazione e presentazione nuove, talvolta piuttosto banali, tra l&#8217;altro profondamente significative per il modellamento della personalit\u00e0 e dei successivi rapporti inter e intra-gruppali (Pravettoni, 2002).<\/p>\n<p>In particolare, alla luce del modello della Finestra di Johari (Luft e Ingham, 1955) sulle interazioni sociali descritto nel primo paragrafo, vorrei fare una breve analisi di ci\u00f2 che avviene nel contesto virtuale per quanto riguarda il flusso di informazioni riguardo se stessi e gli altri, a partire dai concetti di identit\u00e0 e intimit\u00e0. Dopo la riflessione generale mi soffermer\u00f2 sul fenomeno degli Online Social Network (OSN) attraverso la descrizione della peculiare realt\u00e0 di Facebook. Descriver\u00f2, quindi quali possono essere le peculiarit\u00e0 dei processi di Autorivelazione e Feedback in Rete sottolineando le discrepanze con quanto illustrato e prescritto nel modello di Luft e Ingham.<\/p>\n<p><strong>3.1 Identit\u00e0 e autopresentazione nella Rete<\/strong><\/p>\n<p>La nostra identit\u00e0 si modifica continuamente in relazione ai contesti sociali in cui ci troviamo; nel caso di un&#8217;identit\u00e0 online, la trasformazione possiede un grado di intenzionalit\u00e0 assai maggiore rispetto alle modificazioni quasi automatiche che avvengono in contesti reali. In Rete il soggetto pu\u00f2 dirigersi verso l&#8217;espressione di una precisa identit\u00e0 con atto consapevole e nozione degli effetti che intende generare. Questo pu\u00f2 avvenire sulla base di una peculiarit\u00e0 che caratterizza le relazioni attraverso il mezzo tecnologico: l&#8217;<em>assenza del corpo<\/em>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ambito del reale, il corpo \u00e8 asse portante dell&#8217;interazione; nell&#8217;ambito del virtuale, l&#8217;asse portante \u00e8 il testo, mentre il corpo \u00e8 celato. Nel cyberspazio ci\u00f2 che scriviamo ci identifica, la soggettivit\u00e0 di ognuno \u00e8 il personaggio del racconto che vogliamo raccontare\/arci. L&#8217;assenza del corpo e della comunicazione non verbale \u00e8 significativa, da un lato perch\u00e9 libera da pregiudizi propri e degli altri, dall&#8217;altro perch\u00e9 facilita comportamenti disinibiti. Si pu\u00f2 essere ci\u00f2 che si desidera essere, il superamento del limite geografico, corporeo, ma anche e soprattutto identitario , apre la possibilit\u00e0 alla sperimentazione dell&#8217;identit\u00e0, che in rete \u00e8 pi\u00f9 libera e flessibile, mutevole e situazionale (Pravettoni, 2002). Dalla compresenza si passa alla <em>tecnopresenza<\/em>, pi\u00f9 esaltante e disinibitoria perch\u00e9 prevede un coefficiente di rischio minore: l&#8217;apparato fisico non \u00e8 messo in gioco e non ci sono vincoli spazio-temporali, per cui la mente pu\u00f2 prendersi \u201cmaggiori libert\u00e0\u201d (Di Maria, Canizzaro, 2001).<\/p>\n<p>Quando l&#8217;individuo si trova in Rete ad interagire con altri utenti, cos\u00ec come avviene nel mondo reale, le modalit\u00e0 di presentazione influenzano l&#8217;impressione che gli altri si fanno di lui e quindi il successivo andamento delle relazioni. Nelle situazioni vis \u00e0 vis le persone si formano molto velocemente, in pochi minuti, un impressione iniziale degli altri per decidere se portare avanti o meno la relazione (Sunnafrank, 1986). Di conseguenza, per raggiungere obiettivi relazionali e di altro tipo, gli individui cercano di controllare l&#8217;impressione enfatizzando strategicamente alcune caratteristiche e dissimulandone altre (Sunnafrank, 2004; Goffman, 1959). Nelle interazioni online si manifestano gli stessi comportamenti, ma l&#8217;auto-presentazione online pu\u00f2 essere pi\u00f9 manipolabile e soggetta all&#8217;autocensura rispetto alla situazione vis a vis per il fatto che nella Comunicazione Mediata dal Computer (CMC) sono enfatizzati dei segnali verbali e linguistici, molto pi\u00f9 controllabili dei segnali non verbali (Walther, 1996). Il vincolo testuale dell&#8217;ambiente di interazione pu\u00f2 favorire chi trova difficolt\u00e0 a interagire a causa di un aspetto fisico che non accetta, o chi \u00e8 timido; tuttavia, essendo un canale che veicola poca informazione per volta, vi \u00e8 una maggiore facilit\u00e0 di incomprensioni o interpretazioni scorrette ed \u00e8 pi\u00f9 facile mentire e fornire un&#8217;auto-presentazione ingannevole (De Paulo et al.; Walther, 1996).<\/p>\n<p>Secondo alcuni autori, la possibilit\u00e0 di poter manipolare aspetti di s\u00e9 a proprio piacimento pu\u00f2 avere un&#8217;accezione positiva. In particolare, G. Pravettoni (2002) in un suo lavoro afferma che in Rete non si fa altro che rappresentare esternamente la molteplicit\u00e0 che ogni essere umano incarna; i diversi ruoli; aspetti di quel che si \u00e8 nella realt\u00e0 fisica quotidiana possono essere dissociati, potenziati e integrati. Ci si pu\u00f2 dissociare, presentando di s\u00e9 solo alcune componenti ed \u00e8 possibile anche, data la presenza in Rete di molti gruppi di interesse altamente specifici, potenziare al massimo grado una propria caratteristica o un proprio interesse specifico. Dunque, separare o assemblare la propria personalit\u00e0 on-line pu\u00f2 innanzitutto essere un modo efficiente e sano di gestire la molteplicit\u00e0 del S\u00e9. Gli aspetti negativi della propria identit\u00e0 possono essere estromessi o elaborati, mentre quelli positivi possono essere meglio espressi e sviluppati. L&#8217;ambiente della Rete pu\u00f2 dunque favorire la crescita dell&#8217;individuo anche se permane il rischio di sviluppare in esso un circolo vizioso di rappresentazioni o provocazioni fini a se stesse.<\/p>\n<p><strong>3.2 Intimit\u00e0 e Privacy<\/strong><\/p>\n<p>Nella Rete si attua una ridefinizione completa di pubblico e privato, che comporta l&#8217;irrilevanza dell&#8217;identit\u00e0 corporea e la visibilit\u00e0 pubblica mutevole e proteiforme (Stone, 1995).<\/p>\n<p>Roversi (2001) a tal proposito ha coniato il termine \u201c<em>intimit\u00e0 tecnologicamente mediata<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;autore, nella vita reale il termine intimit\u00e0 \u00e8 fondamentalmente usato nelle due accezioni di: <em>Sfera personale privata<\/em>, che, nelle relazioni pi\u00f9 formali rimane inaccessibile allo sguardo altrui; <em>Sfera dei rapporti intimi e personali<\/em>, cio\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 diventato comune con gli altri, una violazione permessa ed accettata della parte pi\u00f9 nascosta del proprio S\u00e9. Per cui, si diventa intimi quando la sfera dei rapporti intimi e personali viene superata, ovvero quando si ritiene opportuna e naturale, da parte di entrambi gli interlocutori, l&#8217;accessibilit\u00e0 ad informazioni sul S\u00e9 che sono nascoste ad altri. Nelle relazioni di amicizia e di affetto quotidiane, vissute nella realt\u00e0, la penetrazione nelle rispettive sfere intime \u00e8 un processo tendenzialmente lungo, puntellato dalla discrezione e dal senso del pudore:si saggia continuamente il grado di apertura e accessibilit\u00e0 dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>In Rete, dove ogni elemento, e quindi anche l&#8217;intimit\u00e0 e i suoi segnali, viaggia attraverso il mezzo tecnologico, pu\u00f2 accadere che la soglia del pudore che difende la sfera dell&#8217;intimit\u00e0 personale non sia cos\u00ec facilmente definibile e che raggiunga facilmente dopo poche ore di chiacchiere, e anche con sconosciuti, livelli piuttosto bassi di autoprotezione quando ci si trova in presenza di un interesse percepito come sincero attraverso le parole che giungono dallo schermo.<\/p>\n<p>Bisogna considerare che la comunione, quasi sempre di interessi, ideali, obiettivi, \u00e8 la ragione costitutiva delle comunit\u00e0 virtuali. Se infatti nel mondo reale prima si conoscono le persone e poi si scoprono le cose in comune, in Rete si va nei luoghi dove si trovano i propri interessi e poi si conoscono le persone che li condividono.<\/p>\n<p>Nei siti di networking sociale (OSN, es. Facebook, Friendster, Match.com) questo fenomeno assume particolare interesse: essi sono strutturati in modo da favorire il contatto tra gli individui e quindi lo svelamento di informazioni personali nei cosiddetti profili, strumento tramite cui gli utenti si presentano alla \u201ccomunit\u00e0\u201d, \u00e8 perlopi\u00f9 incoraggiato. Le informazioni rivelate spesso non riguardano soltanto hobby e interessi ma anche informazioni private come l&#8217;utilizzo di droghe o le preferenze sessuali. Inoltre, l&#8217;aspirazione di alcuni di questi siti \u00e8 quella di connettere i profili dei partecipanti con la loro identit\u00e0 pubblica e quindi viene sollecitato l&#8217;utilizzo di informazioni reali e la pubblicazione di fotografie che rendano la persona identificabile.(Gross e Acquisti, 2005).<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 uno stravolgimento delle modalit\u00e0 di creazione e mantenimento dei legami sociali. Come era sottolineato dal modello di Johari (vedi cap.1), il processo di svelamento di informazioni, di apertura nei confronti degli altri, \u00e8 alla base dei meccanismi di interazione umana ma lo scenario che si presenta nelle reti sociali virtuali \u00e8 differente da quello del mondo reale.<\/p>\n<p>Per prima cosa, nella rete sociale di ogni persona vi sono relazioni di diversa profondit\u00e0 e forza a seconda del livello di intimit\u00e0 e vicinanza raggiunto e percepito (Granovetter, 1973). Mentre per la rete offline \u00e8 difficile fare una categorizzazione precisa di legami deboli e forti, negli OSN le relazioni vengono spesso ridotte a una semplicistica classificazione binaria del tipo \u201cAmico o Non Amico\u201d in cui l&#8217;\u201dAmico\u201d ha accesso diretto e immediato a tutte le informazioni del nostro profilo. Le ricerche fatte sull&#8217;argomento rivelano che la maggior parte degli utenti tendono a classificare come \u201cAmico\u201d chiunque essi conoscano e non disprezzano in modo attivo, ovvero anche persone che si conoscono solo superficialmente nelle quali non si ha particolare fiducia (Boyd, 2004).<\/p>\n<p>Inoltre, mentre la tecnologia dell&#8217;online social networking non influenza il numero di legami stretti che una persona pu\u00f2 mantenere, la facilit\u00e0 e l&#8217;economicit\u00e0 della comunicazione di questi siti favoriscono un sostanziale aumento del numero di legami deboli. Per cui se nel mondo reale una persona in media pu\u00f2 avere al massimo una dozzina di legami intimi e significativi e un migliaio di \u201cconoscenti\u201d (Donath and Boyd, 2004; Strahilevitz, 2004) , in una rete virtuale gli \u201camici\u201d diretti possono essere un centinaio e quindi decine di migliaia i conoscenti aggiunti.<br \/>\nLe reti sociali online sono quindi, pi\u00f9 vaste e hanno in media un maggior numero di legami deboli rispetto alle reti sociali offline; quello che succede \u00e8 che migliaia di utenti possono essere classificati come amici di amici di un individuo e avere accesso alle sue informazioni personali, mentre, allo stesso tempo, la soglia per considerare qualcuno come amico \u00e8 bassa.<\/p>\n<p>Per cui, paradossalmente, mentre nel mondo reale il processo di conoscenza e apertura reciproca normalmente \u00e8 graduale e controllato, e lo svelamento di informazioni procede di pari passo con l&#8217;aumento della fiducia, su Internet le persone tendono a rivelarsi con molta pi\u00f9 facilit\u00e0 e anche a persone quasi sconosciute.<\/p>\n<p>Secondo alcuni autori (Gross e Acquisti, 2005), si pu\u00f2 parlare di una nuova forma di intimit\u00e0 che consiste nel condividere informazioni personali con un numero potenzialmente sconosciuto di persone che comprende sia amici che estranei. La possibilit\u00e0 di interagire in modo significativo con gli altri rimane pressoch\u00e9 invariata mentre aumenta in modo rilevante la possibilit\u00e0 per gli altri di avere accesso alla persona.<\/p>\n<p><strong>3.3 Una rete sociale in Rete: Facebook<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><em>3.3.1. Che cos&#8217;\u00e9<\/em><\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 diffusi siti di social network \u00e8 Facebook. Creato nel 2004 da Mark Zuckerberg, all&#8217;epoca un giovane studente universitario, ad oggi conta circa 350 milioni di utenti in tutto il mondo, 18 milioni in Italia, due terzi dei quali si connette almeno una volta al giorno.<br \/>\nNell&#8217;home page principale del sito compare a grossi caratteri la scritta \u201cFacebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita\u201d, a sottolineare l&#8217;obiettivo principale del social network: creare un nuovo canale comunicativo all&#8217;interno di reti sociali gi\u00e0 esistenti, ma anche ampliare il proprio \u201cnetwork\u201d stabilendo nuovi legami.<\/p>\n<p>Come gli altri OSN, Facebook permette agli utenti di creare un profilo, cercare altre persone e aggiungerle come amici, ma \u00e8 differente dagli altri perch\u00e8 articola reti sociali virtuali che corrispondono a comunit\u00e0 esistenti nel mondo reale, la maggior parte degli amici che si connettono attraverso Facebook sono amici anche nella vita reale e molti dei gruppi di Facebook sono rappresentazioni online di esistenti organizzazioni sociali, gruppi o compagnie. Questa connessione offline, permette lo stabilirsi di un confine naturale nel determinare chi \u00e8 membro e chi no; inoltre aumenta la possibilit\u00e0 che una relazione formata online si estenda ad un incontro di persona.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi affermare che per la sua struttura e la sua diffusione, Facebook rappresenta una sorta di ponte tra mondo virtuale e reale molto interessante per lo studio delle modalit\u00e0 di interazione umane, infatti \u00e8 stato oggetto di numerose ricerche negli ultimi anni.<\/p>\n<p><em>3.3.2. Come funziona<\/em><\/p>\n<p>Quando le persone aderiscono al Social Network, incominciano creando un profilo, poi stabiliscono connessioni sia con amici esistenti sia con quelli che incontrano tramite il sito. Un profilo \u00e8 una lista di informazioni identificative che possono includere, il nome vero o uno pseudonimo, fotografie, data di nascita, luogo di abitazione, religione, etnia e interessi personali. I membri si connettono ad altri mandando un invito di \u201camicizia\u201d, che deve essere accettato dall&#8217;altro per poter stabilire il legame. Gli \u201camici\u201d hanno accesso al nostro profilo e alla nostra rete sociale e viceversa e possono inserire commenti sulle proprie e altrui pagine, scambiarsi messaggi privati o pubblici. I membri di Facebook possono anche iscriversi a gruppi virtuali basati su interessi comuni, e, attraverso i profili, conoscere hobby, interessi, gusti musicali, o lo stato relazionale degli altri.(Kramer and Winter, 2008)<\/p>\n<p>La motivazione principale per cui gli utenti utilizzano questi siti sono: comunicare e mantenere relazioni, ma anche pi\u00f9 generalmente passare il tempo e divertirsi. Attivit\u00e0 popolari sono: aggiornare gli altri su attivit\u00e0 e location del momento, condividere foto e documentare eventi, essere aggiornati dagli amici sulle loro attivit\u00e0, esibire una rete di amici il pi\u00f9 ampia possibile, presentarsi in modo idealizzato, mandare messaggi privatamente o fare commenti pubblici. (Dwyer et al., 2007)<\/p>\n<p>Secondo alcune ricerche, i membri creano il loro profilo proprio con l&#8217;intenzione di comunicare agli altri novit\u00e0 e notizie riguardo se stessi e molti utenti affermano che l&#8217;utilizzo degli OSN \u00e8 un buon modo per scoprire nuove cose su qualcuno che hai gi\u00e0 incontrato.(Sidman, 2005)<br \/>\nFacebook viene utilizzato per contattare gli amici reali, ma anche per conoscere persone nuove che appartengono alla propria rete sociale e per \u201critrovare\u201d vecchi amici o compagni di scuola, di lavoro.<\/p>\n<p><em>3.3.3. Opinioni: vantaggi e svantaggi <\/em><\/p>\n<p>Facebook permette, attraverso l&#8217;aggiunta di amici\u201d di ampliare la propria rete sociale a una dimensione irraggiungibile nell&#8217;ambiente fisico, e con sforzi e costi ridotti. Molti studiosi, per\u00f2, concordano nel dire che l&#8217;ampliamento \u00e8 solo illusorio, in quanto i legami creati virtualmente nella maggior parte dei casi non sono legami \u201cseri\u201d, tanto che lo stesso sociologo a busta paga di Facebook C. Marlowe (2009), afferma che su una media di 120 amici per utente, si hanno veri scambi solo con una minima frazione di essi, il resto sono conoscenti ai quali ci limitiamo a trasmettere aggiornamenti sulle nostre vite. Alla luce di questi dati, Marlowe e il suo staff affermano che il merito di Facebook \u00e8 quello di consentire il mantenimento di legami anche deboli, che per\u00f2 favoriscono un&#8217; utile scambio di informazioni tra individui.<\/p>\n<p>Questa considerazione \u00e8 in accordo con gli studi sul capitale sociale, inteso come le risorse che si riescono ad accumulare grazie ai rapporti tra le persone, ovvero informazioni utili, legami personali di amicizia o capacit\u00e0 che le persone possono attingere da altri membri della rete sociale alla quale appartengono, questo pu\u00f2 avvenire a partire da qualsiasi tipo di legame, debole o pi\u00f9 stretto. Le diverse forme di capitale sociale sono correlate a benessere, autostima e soddisfazione nella vita delle persone. (Bargh e Mckenna, 2004; Helliwell &amp; Putnam, 2004). Recentemente dei ricercatori hanno dimostrato come Internet e i Siti di Social Networking favoriscano la creazione e il mantenimento di legami deboli e quindi di nuove forme di capitale sociale (Donath e Boyd, 2004; Resnick, 2001; Wellman et al., 2001) permettendo cos\u00ec agli utenti di poter usufruire delle risorse di un&#8217;ampia rete di conoscenze, migliorando la qualit\u00e0 della loro vita.<\/p>\n<p>Tra i detrattori del fenomeno \u201cFacebook\u201d l&#8217;argomentazione pi\u00f9 in voga \u00e8 quella della privacy: il problema della privacy, che ho gi\u00e0 descritto parlando degli Online Social Network in generale, \u00e8 esacerbato in Facebook, dove l&#8217;89% circa degli utenti pubblica i propri dati reali (Gross e Acquisti, 2005).<br \/>\nMolti autori evidenziano il fatto che in Facebook, l&#8217;accesso alle informazioni personali non \u00e8 riservato solo agli altri utenti, ma anche ai detentori del sito che possono decidere di fornire informazione a terzi , ad esempio per scopi di marketing. Inoltre, la mancanza di misure di sicurezza di base e la facilit\u00e0 di accesso al network rendono facile per parti esterne, dagli hackers alle agenzie governative, di avere accesso ai dati senza nemmeno la collaborazione diretta del sito (Acquisti e Gross, 2006). I pericoli pi\u00f9 evidenti sono quelli di incorrere in furto dell&#8217;identit\u00e0, stalking o ricatto. Oltre a stalkers o ladri di identit\u00e0 le informazioni possono essere utilizzate come referenze da datori di lavoro o agenzie governative.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2 le informazioni sono fornite volontariamente dagli utenti, questo pu\u00f2 essere dovuto a diversi fattori: pressione dei pari, conoscenze incomplete o sottovalutazione dei rischi, fiducia negli altri membri della rete o nel servizio del sito, in ogni caso, il beneficio percepito nel rivelare anche a sconosciuti i propri dati \u00e8 maggiore rispetto al costo di una possibile invasione della privacy (Gross e Acquisti, 2005). Le ricerche dimostrano come anche le persone preoccupate si fidano della loro capacit\u00e0 di controllare l&#8217;informazione e l&#8217;accesso esterno, c&#8217;\u00e8 un fraintendimento riguardo la reale dimensione e composizione della comunit\u00e0 virtuale e della visibilit\u00e0 dei profili.<\/p>\n<p><em>3.3.4. Il fascino di Facebook<\/em><\/p>\n<p>Fin dalla sua nascita Facebook ha avuto un enorme successo, testimoniato dalla sua diffusione rapida e capillare, tanto che ad oggi si possono enumerare casi di vera e propria dipendenza dal sito, e datori di lavoro e autorit\u00e0 scolastiche che sono stati costretti a proibirne l&#8217;utilizzo perch\u00e9 distraeva troppo dipendenti e allievi. Ma da cosa deriva il fascino di questo Social Network?<\/p>\n<p>Un&#8217;interessante spiegazione alla base dell&#8217;attrazione che molte persone provano per un simile strumento pu\u00f2 essere trovata nelle teorie antropologico-evoluzioniste di Dunbar (2004).<\/p>\n<p>Egli sostiene che se analizziamo il contenuto delle conversazioni spontanee tra le persone, scopriremo che il 60% \u00e8 caratterizzata da argomenti sociali, di cui la maggior parte riguarda sapere cosa fanno altri individui e l&#8217;autosponsorizzazione. Secondo quest&#8217;autore il linguaggio \u00e8 ci\u00f2 che permette all&#8217;essere umano di poter mantenere reti sociali della dimensione di 150 individui circa, molto pi\u00f9 grandi di quelle dei primati. Lo scambio di informazioni ci serve per tenere traccia di eventuali cambiamenti nella rete sociale e mantenere un relativo controllo.<\/p>\n<p>Basandoci su questa teoria potremmo considerare Facebook addirittura come uno strumento evolutivo!<\/p>\n<p><strong>3.4. Autorivelazione e Feedback tra mondo reale e virtuale<\/strong><\/p>\n<p>Alla luce dei cambiamenti nelle modalit\u00e0 di interazione sociale derivati dall&#8217;avvento di Internet e descritti nei paragrafi precedenti, si possono fare delle considerazioni sui processi di autorivelazione e feedback descritti da Luft e Ingham (1955), nel modello \u201cLa Finestra di Johari\u201d, come dinamiche fondamentali per lo sviluppo, la funzionalit\u00e0 e il benessere dell&#8217;individuo perch\u00e8 consentono l&#8217;ampliamento della cosiddetta \u201cArea Pubblica\u201d.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 esprimere una prima valutazione partendo dalla descrizione delle condizioni ottimali per favorire l&#8217;efficacia dei due processi che i due autori avevano specificato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;autorivelazione, essi sottolineano come siano importanti, perch\u00e8 il processo vada a buon fine, la spontaneit\u00e0, l&#8217;onest\u00e0 , la chiarezza e la comprensibilit\u00e0 dell&#8217;informazione, cos\u00ec come la gradualit\u00e0 e la presenza di un clima di fiducia tra gli interlocutori. Il buon esito dipende anche, poi, dall&#8217;autenticit\u00e0 dell&#8217;ascolto di chi riceve le informazioni, ovvero dalla capacit\u00e0 di discernere e comprendere il significato del messaggio di chi lo produce.<\/p>\n<p>Parallelamente, l&#8217;efficacia del feedback, al di l\u00e0 del contenuto del messaggio, \u00e8 influenzata dalla modalit\u00e0 con cui la comunicazione viene effettuata: \u00e8 importante comunicare in maniera chiara e rispettosa, tenendo conto dello stato fisico ed emotivo di chi deve ricevere il messaggio.<\/p>\n<p>A mio parere, si pu\u00f2 dire che la qualit\u00e0 di questi due processi nelle relazioni virtuali \u00e8 ostacolata dalle caratteristiche della Comunicazione Mediata dal Computer che ho descritto nei paragrafi precedenti. In particolare, l&#8217;assenza della comunicazione non verbale e l&#8217;enfatizzazione dei segnali verbali e linguistici, da un lato influisce sulla possibilit\u00e0 di controllare e manipolare in modo ingannevole l&#8217;informazione, a scapito di spontaneit\u00e0 e onest\u00e0, dall&#8217;altro, potendo veicolare solo poche informazioni per volta, facilita maggiormente incomprensioni e interpretazioni scorrette. La mancanza della fisicit\u00e0 rende, poi, pi\u00f9 difficoltosa, se non impossibile in alcuni casi, la verifica degli effetti della nostra comunicazione sugli altri.<\/p>\n<p>Una successiva riflessione pu\u00f2 riguardare le conseguenze dell&#8217;utilizzo di Internet a scopo interattivo, ovvero quanto questo possa avere un impatto sui processi di interazione in generale.<\/p>\n<p>Quando parliamo di relazioni virtuali non possiamo pensare che il mondo virtuale e il mondo fisico siano due entit\u00e0 separate, in quanto il soggetto che vi partecipa \u00e8 sempre lo stesso e non pu\u00f2 che esserne direttamente influenzato. Inoltre, la realt\u00e0 degli Online Social Network, come Facebook, contribuisce ad enfatizzare la diretta connessione tra i due mondi, ovvero \u00e8 pi\u00f9 che plausibile che esistano relazioni che hanno una doppia declinazione, fisica e virtuale. Internet pu\u00f2 essere utilizzato come canale comunicativo alternativo e quindi anche per messaggi che possono avere la funzione di autorivelazione o feedback. Come ho illustrato, le caratteristiche del mondo virtuale implicano uno stravolgimento delle modalit\u00e0 e dei contesti delle comunicazioni tra individui; mutano i confini di ci\u00f2 che \u00e8 di dominio pubblico e privato e lo stesso concetto di intimit\u00e0 cambia di significato.<\/p>\n<p>Sorge spontaneo domandarsi quale possa essere l&#8217;effettiva declinazione dei processi descritti da Luft e Ingham nel mondo contemporaneo tenendo conto anche dello spazio di interazione virtuale degli individui.<\/p>\n<p><strong>CONCLUSIONE<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo delle relazioni sociali in Internet, a partire dalle chat fino ad arrivare a realt\u00e0 articolate come Facebook, presenta elementi complessi, difficilmente esauribili in poche righe anche perch\u00e8 come tutte le tecnologie la sua struttura e le modalit\u00e0 di utilizzo sono in continua evoluzione. Quello che si pu\u00f2 affermare \u00e8 che l&#8217;ampia diffusione della Rete ne fa uno strumento d&#8217;impatto per quanto riguarda tutto l&#8217;ambito della comunicazione e delle relazioni umane.<\/p>\n<p>L&#8217;autrice Pravettoni (2002) afferma che sia nella societ\u00e0 materiale, sia nelle comunit\u00e0 virtuali il soggetto \u00e8 sempre lo stesso. Soltanto ora ha un \u201cmondo\u201d in pi\u00f9, cio\u00e8 un ambiente in cui entra ed esce grazie al medium e nel quale pu\u00f2 provare esperienze diverse da quelle sociali proprie del mondo fisico circostante. Il mondo della Rete \u00e8 un mondo artificiale, virtuale, non definito, non definitivo e dal quale, quindi, \u00e8 sempre possibile tornare indietro, disconnettendosi; le tracce lasciate sono per\u00f2 reali, per questo si pu\u00f2 parlare di <em>soggetto distribuito <\/em>tra societ\u00e0 materiale e comunit\u00e0 virtuale. Quando ci connettiamo, \u00e8 noi stessi che portiamo nel mondo virtuale ed \u00e8 su noi stessi che ricadono gli effetti delle esperienze nella rete; questo \u00e8 valido sia per quanto riguarda la pi\u00f9 anonima delle chat, sia, in modo pi\u00f9 esplicito, quello che avviene negli OSN come Facebook.<\/p>\n<p>Quando parliamo di comunicazione, interazione sociale, sviluppo e costruzione del s\u00e9, sembra essere di significativa importanza includere il ruolo che pu\u00f2 avere la Rete, in quanto mezzo, ma anche in quanto luogo dove l&#8217;individuo sperimenta se stesso e l&#8217;interazione con gli altri.<\/p>\n<p>A partire da un modello dell&#8217;interazione umana come la finestra di Johari, che risale agli anni &#8217;50, e considerando l&#8217;analisi presentata in questo scritto, appare lecito chiedersi se processi come l&#8217;autorivelazione e il feedback possano avere lo stesso significato anche oggi con i nuovi strumenti comunicativi. Le riflessioni che ho presentato evidenziano significative differenze tra i meccanismi relazionali degli individui in Rete e quelli nel mondo fisico delle quali, a mio parere, non si pu\u00f2 non tenere conto.<\/p>\n<p>Luft e Ingham nel 1955 affermavano che l&#8217;ampliamento dell&#8217;area pubblica, ottenibile principalmente attraverso i processi dell&#8217;autorivelazione e della richiesta di feedback agli altri, rende pi\u00f9 liberi di essere se stessi e di percepire gli altri come sono realmente aumentando la fiducia reciproca e favorendo lo sviluppo dell&#8217;individuo. Rimane da stabilire se e come l&#8217;espansione online della cosiddetta Area Pubblica contribuisca alla costruzione del s\u00e9 e al benessere relazionale.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p><strong>Acquisti, A. and Gross, R.<\/strong> (2006). \u201c<em>Proceedings of Privacy Enhancing Technologies Workshop (PET)<\/em>\u201d, Lecture Notes in Computer Science 4258, Springer, 36-58.<\/p>\n<p><strong>Bargh, J., &amp; McKenna, K. <\/strong>(2004). \u201c<em>The Internet and social life<\/em>\u201d. Annual Review of Psychology, 55 (1), 573-590.<\/p>\n<p><strong>Behnke, S. <\/strong>(2008). \u201c<em>Ethics rounds: Ethics in the age of the Internet. Monitor on Psychology<\/em>\u201d. Retrieved from <a title=\"Ethics rounds: Ethics in the age of the Internet. 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