{"id":1248,"date":"2005-06-01T16:07:10","date_gmt":"2005-06-01T14:07:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=221"},"modified":"2023-02-09T13:46:23","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:23","slug":"fratture-e-svolte-nelle-narrazioni-di-adolescenti-immigrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/fratture-e-svolte-nelle-narrazioni-di-adolescenti-immigrati\/","title":{"rendered":"Fratture e svolte nelle narrazioni di adolescenti immigrati"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>:Marilena Tettamanzi \u2013 Fabio Sbattella \u2013 Cristina Castelli &#8211; Universit\u00e0 Cattolica Del Sacro Cuore \u2013 Milano<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Il nostro Paese si trova quotidianamente ad affrontare il fenomeno dell\u2019immigrazione extra-comunitaria, il quale coinvolge in misura sempre maggiore anche bambini ed adolescenti. Questi ultimi spesso vivono consistenti difficolt\u00e0 nell\u2019incontro con la nostra cultura, soprattutto in seguito alla necessit\u00e0 di dover coordinare ed integrare il proprio senso di appartenenza etnica con il modello di vita proposto dal paese d\u2019accoglienza. Tali difficolt\u00e0 rischiano spesso di essere misconosciute dagli stessi familiari dei ragazzi e da chi nel paese d\u2019arrivo intende occuparsi di loro. La presenza sempre pi\u00f9 consistente di minori immigrati in Italia pone la necessit\u00e0 di fermarsi a riflettere sulla condizione di questi ultimi e sulle variabili psicologiche implicate nel processo di integrazione culturale di bambini ed adolescenti.<\/p>\n<p>Il nostro Paese si trova quotidianamente ad affrontare il fenomeno dell\u2019immigrazione extra-comunitaria, il quale coinvolge in misura sempre maggiore anche bambini ed adolescenti. Questi ultimi spesso vivono consistenti difficolt\u00e0 nell\u2019incontro con la nostra cultura, soprattutto in seguito alla necessit\u00e0 di dover coordinare ed integrare il proprio senso di appartenenza etnica con il modello di vita proposto dal paese d\u2019accoglienza. Tali difficolt\u00e0 rischiano spesso di essere misconosciute dagli stessi familiari dei ragazzi e da chi nel paese d\u2019arrivo intende occuparsi di loro.<\/p>\n<p>La presenza sempre pi\u00f9 consistente di minori immigrati in Italia pone la necessit\u00e0 di fermarsi a riflettere sulla condizione di questi ultimi e sulle variabili psicologiche implicate nel processo di integrazione culturale di bambini ed adolescenti.<\/p>\n<p><strong>1. Il fenomeno: minori immigrati in Italia e a Milano<\/strong><\/p>\n<p>Il rapporto ISTAT del 2000, bench\u00e9 faccia riferimento solo ai cittadini stranieri aventi permesso di soggiorno, non contemplando quindi l\u2019ampia fetta di stranieri irregolari, ha evidenziato che sul totale della popolazione straniera censita, i minorenni rappresentano la componente pi\u00f9 dinamica e con la crescita pi\u00f9 rapida. L\u2019incremento della popolazione minorenne straniera dal 1999 al 2000 \u00e8 stato, infatti, pari al 23%.<\/p>\n<p>Il Comitato per i Minori Stranieri[1], che dal 1994 si occupa dell\u2019accoglienza temporanea in Italia e del rimpatrio assistito di minori stranieri non accompagnati provenienti da paesi in situazioni di difficolt\u00e0, ha segnalato la presenza di 14.834 minori al 30 novembre 2001. Di questi il 61% sono di nazionalit\u00e0 albanese, il 17,4% marocchina, il 7,3% rumena, mentre il 3,8% provengono dalla ex Jugoslavia. Le restanti nazionalit\u00e0 hanno una presenza inferiore al 2% (Olivero, 2003).<\/p>\n<p>La variabile relativa al paese d\u2019origine va considerata con particolare attenzione. Dal punto di vista della Psicologia Culturale (Smorti, 2003; Anolli, 2004) lo specifico contesto culturale di appartenenza influenza usi e costumi, ma anche le modalit\u00e0 di leggere ed affrontare la realt\u00e0, il significato attribuito alle esperienze relazionali, il modo di rapportarsi all\u2019altro, sia esso adulto o minore, nonch\u00e9 le pratiche educative adottate.<\/p>\n<p>Il paese d\u2019origine, inoltre, influenza la stessa storia migratoria e le modalit\u00e0 con cui essa viene vissuta. Molti genitori filippini, per esempio, sono emigrati in Italia in cerca di lavoro, con il progetto iniziale di tornare nel proprio paese una volta accumulati soldi sufficienti. Per questa ragione e per l\u2019estrema fiducia che nutrono nei confronti del sistema scolastico filippino, questi genitori hanno spesso deciso di lasciare i propri figli nel paese d\u2019origine. Recentemente, tuttavia, la comunit\u00e0 filippina in Italia \u00e8 stata caratterizzata da un processo di stabilizzazione, in seguito al quale i genitori hanno spesso deciso di tenere in Italia i figli nati qui e di far giungere presso di loro anche i figli che avevano lasciato nelle Filippine (Demetrio, Favaro, 1997). Ci\u00f2 ha portato questi minori a doversi non solo integrare in una cultura diversa dalla propria, ma anche instaurare un rapporto con una famiglia diventata in parte estranea. I ragazzi provenienti dall\u2019Africa Settentrionale hanno in comune due fondamentali elementi culturali del proprio paese d\u2019origine: l\u2019Islam come appartenenza religiosa e la conoscenza dell\u2019arabo classico come sistema linguistico comune (Tosi, 2003). Si tratta di minori che giungono in Italia a seguito del ricongiungimento familiare, ma anche frequentemente da soli, per propria scelta o per decisione dei genitori.<br \/>\nI bambini e gli adolescenti dell\u2019America Latina arrivano in Italia prevalentemente per ricongiungersi con la madre, giunta qui per prima, per permettere in seguito l\u2019ingresso nel nostro paese dei figli, dei mariti e dei parenti maschi. Si tratta di ragazzi che parlano e che scrivono lo spagnolo e presentano maggior facilit\u00e0 nell\u2019apprendimento della lingua italiana. Come per i minori filippini si pone, per\u00f2, per essi la necessit\u00e0 di imparare a conoscere una madre almeno inizialmente vissuta come estranea.<\/p>\n<p>Molti sono i minori provenienti dall\u2019Albania. Sono prevalentemente ragazzi di et\u00e0 compresa tra i dieci e i sedici anni, che spesso giungono in Italia da soli, senza genitori oppure con l\u2019obiettivo di ricongiungersi con il padre o con fratelli gi\u00e0 qui per lavoro (Olivero, 2003).<\/p>\n<p>Particolare \u00e8, poi, la condizione dei minori accolti come rifugiati. Presentano storie di fughe e violenze nel proprio paese e giungono in Italia a seguito di lunghe peregrinazioni, da soli, con la madre e i fratelli o a volte con l\u2019intera famiglia.<\/p>\n<p>Il 2,6% dei minori ha da zero a sei anni, il 16,8% da sette a tredici anni, il 42,1% quattordici anni, il 12,7% e il 25,8% rispettivamente quindici e sedici anni (ibidem).<\/p>\n<p>A livello nazionale (Olivero, 2003) si evidenzia una netta prevalenza di maschi (86%) rispetto alle femmine (14%). Tale rapporto risulta pi\u00f9 omogeneo nel capoluogo lombardo: tra i minori stranieri registrati, 1.153 sono i maschi e 1.110 le femmine (Favaro, 1990).<\/p>\n<p>Per meglio comprendere il fenomeno e le sue differenti sfaccettature risulta opportuno suddividere i minori immigrati in Italia in due ulteriori grandi categorie: da una parte coloro che giungono e vivono con la propria famiglia o parte di essa e, dall\u2019altra, quelli che arrivano da soli per propria scelta o per decisione dei genitori. Nel primo caso questi ragazzi si trovano di fronte alla necessit\u00e0 di mediare tra la cultura propria del contesto familiare e quella del paese di accoglienza, con le possibili conseguenti difficolt\u00e0 relazionali in entrambi gli ambiti e la necessit\u00e0 di trovare un\u2019integrazione. I minori che giungono da soli, al contrario, sono costretti a confrontarsi con le sfide della vita per poter sopravvivere, cercando di trovare una mediazione tra il bisogno di mantenere un senso di lealt\u00e0 verso la propria appartenenza etnica e la necessit\u00e0 di integrarsi nel nuovo contesto culturale. Molti di questi ragazzi trovano nelle comunit\u00e0 di accoglienza un punto di riferimento per orientarsi e formarsi, bench\u00e9 a volte instaurino con esse relazioni di tipo conflittuale.<\/p>\n<p><strong>2. Minori immigrati: la risposta del paese d\u2019accoglienza<\/strong><\/p>\n<p>La presenza dei minori nei recenti flussi migratori conferma che l\u2019immigrazione ha assunto una nuova forma pi\u00f9 indirizzata, rispetto al passato, verso la stabilizzazione e l\u2019inserimento definitivo nel paese d\u2019accoglienza. Ci\u00f2 fa s\u00ec che le famiglie e, in genere, i minori immigrati si trovino ad usufruire dei servizi educativi, sanitari, sociali e per il tempo libero. Ci\u00f2 pone la necessit\u00e0 di confrontarsi direttamente e attivamente con il paese di accoglienza (Favaro, 1990).<\/p>\n<p>La maggior stabilit\u00e0 del migrante chiama anche il paese d\u2019accoglienza a far fronte a nuove richieste, ad individuare adeguate modalit\u00e0 di risposta ai bisogni espressi soprattutto dai minori, bisogni spesso di difficile comprensione se non si \u00e8 in grado di decentrarsi dal proprio punto di vista e leggere comportamenti e richieste alla luce della specifica cultura di appartenenza. La stessa societ\u00e0 di accoglienza si trova di fronte alla necessit\u00e0 di interrogarsi su come affrontare il fenomeno e su come mediare tra rispetto delle differenze culturali, integrazione e richiesta di rispetto nei confronti della cultura del paese ospite.<\/p>\n<p>Con la legge n. 39 del 1990 furono gettate le basi per una politica complessiva dell\u2019immigrazione, stabilendo il principio della programmazione dei flussi migratori e le procedure amministrative d\u2019ingresso e soggiorno in Italia. Le successive leggi di modifica, fino alla legge Bossi-Fini, n. 189 del 30 luglio 2002, propongono un modello di integrazione sociale dello straniero, assicurando maggiori garanzie per la tutela ed il sostegno del minore, rispettandone la personalit\u00e0 ed i diritti.<\/p>\n<p>In Italia, durante i primi anni Novanta, ha fatto il suo ingresso la cos\u00ec detta pedagogia interculturale (Santerini, 2001), un approccio multi-etnico alla scuola, che propone un intervento su due fronti distinti ma complementari: il versante della riuscita scolastica e quello dell\u2019integrazione culturale e sociale con i compagni e gli insegnanti (Demetrio, Favaro, 1992). Essa sottolinea il ruolo che la scuola dovrebbe assumere nel difficile compito di educare alla \u201cmondialit\u00e0\u201d, all\u2019integrazione, attraverso il riconoscimento che questa soluzione non penalizza e non toglie nulla a nessuna delle due culture, ma al contrario valorizza e arricchisce entrambe di nuovi elementi.<\/p>\n<p>Gli insegnanti, tuttavia, si trovano spesso in difficolt\u00e0 nel perseguire tali obiettivi, a causa della mancanza di punti di riferimento organizzativi e didattici e di una specifica formazione.<\/p>\n<p>I tempi serrati della scuola, la necessit\u00e0 di seguire il programma, di verificare gli apprendimenti e di rispondere alle differenti esigenze dei propri alunni, rende problematico per molti insegnanti gestire le difficolt\u00e0 che incontrano in contesto scolastico i giovani immigrati. I loro insuccessi vengono spesso letti in termini di difficolt\u00e0 linguistiche; la loro lentezza e l\u2019impossibilit\u00e0 spesso di disporre di mediatori culturali determinano un senso di frustrazione negli insegnanti stessi. Le assenze scolastiche non vengono comprese e attribuite a trascuratezza, negligenza o a vera e propria devianza.<\/p>\n<p>In simili condizioni rimane poco tempo per riflettere sulla diversit\u00e0 culturale e per la comprensione del punto di vista altrui. Queste considerazioni ci portano a sottolineare l\u2019importanza di riconoscere gli aspetti psicologici che accompagnano il contatto degli adolescenti immigrati con un nuovo contesto culturale. Solo a partire da un\u2019attenta riflessione e considerazione di queste dimensioni \u00e8 possibile ipotizzare intereventi in grado di favorire l\u2019integrazione ed il confronto.<\/p>\n<p><strong>3. Identit\u00e0 personale ed etnica negli adolescenti immigrati<\/strong><\/p>\n<p>In questo lavoro intendiamo focalizzare l\u2019attenzione sui ragazzi immigrati di prima generazione, che giungono in un paese straniero con la famiglia o da soli. L\u2019ipotesi che ci guida \u00e8 che essi incontrino durante l\u2019adolescenza significative difficolt\u00e0 nel ricostruire un senso unitario di s\u00e9, legate al conflitto tra la propria cultura d\u2019origine e quella del nuovo paese, oltre che alle caratteristiche tipiche di questa specifica fase evolutiva.<\/p>\n<p>Gli adolescenti immigrati si trovano ad affrontare una duplice difficolt\u00e0 nella costruzione narrativa di un senso di s\u00e9: le difficolt\u00e0 legate alla tipica crisi adolescenziale (Maggiolini, Pietropolli Charmet, 2004), cui si aggiungono quelle derivanti da una storia divisa tra due culture. Essi devono ricucire due mondi separati. Le loro storie mantengono un legame con il passato, ma a causa della necessit\u00e0 di adattarsi ad un nuovo contesto culturale si trovano a vivere \u201csospesi tra due mondi e due culture\u201d (Moro, 2001; Blangiardo, 2003).<\/p>\n<p>La migrazione non \u00e8 semplicemente lo spostamento geografico da un luogo all\u2019altro: rappresenta un cambiamento profondo, che richiede la ridefinizione dei legami di filiazione, di appartenenza e di fedelt\u00e0. Ci\u00f2 induce spesso sentimenti ambivalenti di perdita e separazione che influenzano l\u2019immagine di s\u00e9, il rapporto con il paese di accoglienza e con la propria cultura di appartenenza (Demetrio, Favaro, 1997).<\/p>\n<p>Il sentimento di identit\u00e0 \u00e8 un bisogno psichico fondamentale prodotto dall\u2019interazione del soggetto con il mondo a partire dai primi giorni di vita. L\u2019esperienza migratoria mette in crisi il senso di identit\u00e0 costituito o in formazione, poich\u00e9 determina il passaggio da una situazione di condivisione dei codici simbolici e culturali ad una situazione di estraneit\u00e0 dovuta al confronto con una realt\u00e0 nuova e sconosciuta. Questa esperienza chiama in gioco la ridefinizione della stessa identit\u00e0 etnica dell\u2019individuo, intesa da Tajfel (1981) come la parte dell\u2019immagine di s\u00e9 derivante dalla consapevolezza di essere un membro di una data etnia, unita al valore e al significato emotivo che tale appartenenza rappresenta. A differenza dei coetanei italiani, agli adolescenti immigrati che vivono in Italia non \u00e8 concessa la possibilit\u00e0 di avere un\u2019unica identit\u00e0 etnica, poich\u00e9 l\u2019esperienza migratoria rappresenta per essi un elemento di lacerazione identitaria (Epstein, 1983). Oltre al complesso compito di ridefinire la propria identit\u00e0 in relazione alle trasformazioni corporee, sessuali e cognitive, l\u2019adolescente immigrato si trova di fronte alla necessit\u00e0 di rinegoziare la propria identit\u00e0 etnica e il proprio senso di appartenenza culturale.<br \/>\nSulla base di ricerche condotte su giovani immigrati di seconda generazione (Magistrali et al., 1999) sono state individuate quattro possibili soluzioni al processo di identificazione etnica.<\/p>\n<p>Un primo modo di affrontare il conflitto \u00e8 quello di mantenere una separazione: il ragazzo fa riferimento solo alla cultura e all\u2019identit\u00e0 etnica originaria, mantenendone la lingua, gli usi ed i costumi.<\/p>\n<p>All\u2019estremo opposto egli pu\u00f2 evidenziare una tendenza all\u2019assimilazione della cultura del paese d\u2019accoglienza, rifiutando ci\u00f2 che appartiene alla cultura d\u2019origine.<\/p>\n<p>La terza soluzione \u00e8 definita di marginalit\u00e0. In questo caso il giovane si mantiene ai margini della cultura d\u2019origine cos\u00ec come di quella d\u2019arrivo, sentendo di non appartenere a nessuna delle due realt\u00e0 (Lutte, 1987).<\/p>\n<p>La quarta soluzione \u00e8 quella della doppia eticit\u00e0 o biculturalismo. Attraverso un lento e profondo lavoro analitico, l\u2019identit\u00e0 viene formata a seguito del continuo confronto tra i due mondi. In questo modo il soggetto riesce a costruire un senso di identit\u00e0 armonico, integrando i due universi culturali con cui entra in contatto (Di Maria, Lo Coco, 2002). Quest\u2019ultima \u00e8 considerata la soluzione pi\u00f9 adattiva, bench\u00e9 il suo raggiungimento richieda un percorso lungo e difficoltoso.<\/p>\n<p>Quando facciamo riferimento ad adolescenti immigrati di prima generazione, soprattutto se giunti senza genitori, questo processo di ricostruzione dell\u2019identit\u00e0 pu\u00f2 assumere aspetti pi\u00f9 complessi e sottili, poich\u00e9 l\u2019unico garante della continuit\u00e0 della cultura di appartenenza \u00e8 il soggetto stesso che conserva dentro di s\u00e9 valori e principi. Questi ragazzi si trovano a dover intraprendere un cammino difficoltoso, non solo per i problemi pratici e concreti posti dalla loro condizione, ma anche per la necessit\u00e0 di dover elaborare un nuovo senso di identit\u00e0 in una fase della vita in cui tale compito risulta estremamente complesso. Per risolvere la conflittualit\u00e0 molti di essi scelgono di scotomizzare completamente il proprio passato e di far partire la narrazione di s\u00e9 dal momento di ingresso nel paese di accoglienza.<\/p>\n<p><strong>4. Identit\u00e0 e narrazione<\/strong><\/p>\n<p>La ricostruzione di un senso di s\u00e9 unitario e coerente richiede un processo riflessivo, che consenta di integrare i differenti aspetti della propria storia passata e presente con i progetti futuri. Tale compito risulta particolarmente rilevante durante la fase adolescenziale, bench\u00e9 l\u2019identit\u00e0 si mantenga nel tempo mutevole e si trasformi costantemente nel corso della storia individuale. Questo processo trasformativo richiede la capacit\u00e0 di ricostruire costantemente un senso di continuit\u00e0 che dia significato alla propria esperienza e coerenza nonostante i cambiamenti, consentendo di poter dire in ogni momento: \u201cSono sempre io\u201d. Il costituirsi di un senso di identit\u00e0 comporta la costruzione di una auto-biografia in grado di coordinare la stabilit\u00e0 ed il mutamento, affinch\u00e9 la propria vita non appaia n\u00e9 troppo caotica n\u00e9 troppo scontata.<\/p>\n<p>La narrazione rappresenta un importante strumento di conoscenza e di co-struzione del S\u00e9 (Smorti, 1994). Essa \u00e8 indispensabile affinch\u00e9 la memoria di s\u00e9 possa costruirsi e raccontarsi.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di narrare \u00e8 una costante umana (Bruner, 1987) e, come osserva Barthes (1969), \u00e8 \u201ctrans-storica e trans-culturale\u201d (p. 7). Bruner (1990) parla di tendenza genetica a comunicare attraverso la narrazione di storie e distingue accanto al pensiero scientifico o paradigmatico quello che egli defin\u00ec pensiero narrativo, al quale, comunemente, \u00e8 affidato il compito di organizzare l\u2019esperienza umana (Bartoli, 2003).<\/p>\n<p>Bateson (1979) afferma che l\u2019uomo pensa per storie e che due individui sono in relazione nel momento che condivido, entrano a far parte di una stessa narrazione. La narrazione rappresenta, dunque, una produzione di significato, che acquista un senso solo all\u2019interno di una relazione.<br \/>\nL\u2019approccio narrativo (Bruner, 1990) e il writing paradigm (Pennebaker, 2004; Alparone, 2002) evidenziano l\u2019esistenza di un rapporto positivo tra la narrazione e il benessere soggettivo (Gilli, 2003). Si ritiene che la narrazione costituisca una via di espressione della tensione emotiva (Levorato, 1988), permetta di riflettere e riorganizzare gli eventi della propria vita (Di Blasio, 2001) e rappresenti uno strumento di conoscenza e di costruzione del S\u00e8 (Smorti, 1997).<\/p>\n<p>Rispetto alle forme di espressione non verbale la narrazione consente un passaggio dall\u2019emotivo al cognitivo e favorisce la ricostruzione di significato. Il ricorrere alla narrazione per esprimere quanto accaduto permette di cambiare il ricordo stesso, dando ad esso un senso, rendendolo dominabile cognitivamente (Gilli, 2003). Pennebaker (2004) ritiene che l\u2019effetto benefico della narrazione sia dovuto al fatto che le persone sono costrette a fermarsi a pensare.<\/p>\n<p>Cyrulink (2002) considera la narrazione come un potenziale tutore di resilienza: il semplice fatto di dover scegliere le parole per raccontare un trauma, significa darne una interpretazione; ci\u00f2 consente di prendere le distanze ed iniziare a governare l\u2019emozione dolorosa. La narrazione permette di tornare padroni del proprio destino. Il racconto reintroduce la temporalit\u00e0 nella rappresentazione, trasformando la reviviscenza in richiamo mestico volontario. Considerando, inoltre, che le parole utilizzate in una determinata cultura per esprimere le emozioni \u201cfanno\u201d l\u2019esperienza emotiva (D\u2019Urso e Trentin, 1998), lavorare sulla dimensione narrativa pu\u00f2 aiutare a trovare parole nuove in grado di rendere mentalmente gestibile ci\u00f2 che si prova e dare ad esso un nuovo significato.<br \/>\nNella maggior parte dei casi i bambini, cos\u00ec come i ragazzi, avvertono il bisogno di raccontare; perch\u00e9 ci\u00f2 possa avvenire necessitano di qualcuno in grado di ascoltare (Cyrulink, 2002). L\u2019effetto della rappresentazione del trauma \u00e8 in funzione della reazione del contesto sociale.<\/p>\n<p>Gli adolescenti stranieri, cos\u00ec come gli italiani, potrebbero trarre vantaggio dalla possibilit\u00e0 di fermarsi a ricostruire narrativamente la propria esperienza. \u00c8 l\u2019adulto, tuttavia, che deve creare uno spazio mentale e relazionale affinch\u00e9 la narrazione diventi possibile e legittima, garantendo rispetto ed attenzione.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzo della narrazione nel lavoro con gli adolescenti immigrati, opportunamente adattata alle competenze linguistiche di questi ultimi, permette, inoltre, agli stessi adulti che si relazionano con loro di comprenderne il modo di pensare e vivere le esperienze di vita, valorizzandone lo specifico punto di vista. Una storia narrata, infatti, rispecchia la mente di chi l\u2019ha prodotta, ma anche la concezione del mondo condivisa dal gruppo sociale a cui questi appartiene (Anolli, 2004; Bruner, 1998).<\/p>\n<p><strong>5. La ricerca: narrazioni di adolescenti italiani ed immigrati<\/strong><\/p>\n<p>Scopo del presente studio \u00e8 di esaminare come gli adolescenti immigrati di prima generazione riescano a narrare la propria storia, integrando le proprie origini in un senso di s\u00e9 unitario e in che modo le loro narrazioni differiscano da quelle di adolescenti italiani, comunque impegnati in un processo di ridefinizione del S\u00e9.<br \/>\nSi intende, inoltre, verificare la prevalenza di strategie narrative in grado di creare coerenza e continuit\u00e0, oppure la presenza di salti logici e contraddizioni, in funzione di caratteristiche strutturali e dalla storia specifica in quanto migranti, nonch\u00e9 le eventuali differenze\/analogie con le strategie utilizzate dagli adolescenti italiani.<\/p>\n<p><strong>5.1 Ipotesi<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ipotesi che guida questo lavoro \u00e8 che i ragazzi stranieri che hanno vissuto la prima infanzia nella terra d\u2019origine incontrino durante l\u2019adolescenza maggiori difficolt\u00e0 rispetto ai coetanei italiani nel creare una narrazione unitaria di s\u00e9, accompagnata dal conflitto tra la propria cultura e quella del nuovo paese.<\/p>\n<p>In particolare si ipotizza che:<\/p>\n<p>le narrazioni dei ragazzi immigrati di prima generazione presentino un maggior numero di punti di svolta (Burke, 1945) ed una minor capacit\u00e0 di auto-riflessione rispetto agli adolescenti italiani;<br \/>\nesistano differenze significative nell\u2019utilizzo di Indicatori del S\u00e9 (Bruner, 1995) e nei Punti di Svolta in base al sesso, l\u2019et\u00e0, la scolarit\u00e0, la posizione nella fratria e la situazione abitativa attuale;<br \/>\nesista un legame di reciproca influenza tra Indicatori del S\u00e9 e Punti di Svolta (Groppo et al, 1999), ossia la presenza di una coerenza tra lo stato del s\u00e9 prevalentemente utilizzato nella narrazione di momenti di passaggio e rottura e lo stato del s\u00e9 pi\u00f9 frequentemente utilizzato nella ricostruzione auto-biografica della propria storia.<\/p>\n<p><strong>5.2 Metodo<\/strong><\/p>\n<p>Soggetti<br \/>\nLo studio ha coinvolto 50 ragazzi tra i 14 e i 21 anni suddivisi in due sottocampioni omogenei: un gruppo di 25 adolescenti immigrati di prima generazione ed un gruppo di controllo di 25 adolescenti italiani.<\/p>\n<p>All\u2019interno di ciascun sotto-campione sono presenti 13 maschi e 12 femmine. Nel campione totale 18 soggetti hanno un\u2019et\u00e0 compresa tra i 14 e i 15 anni, 15 tra i 16 e i 17 anni. Sono presenti rispettivamente 9 e 8 soggetti di 18\/19 anni e 20\/21 anni. All\u2019interno di ciascuna fascia di et\u00e0 i soggetti sono omogeneamente distribuiti tra i due sotto-campioni ed in base al sesso (grafico 1).<\/p>\n<p><img src=\"images\/stories\/grafico-1--composizione-ca.gif\" alt=\"\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>Grafico 1 \u2013 Composizione campione<\/strong><\/p>\n<p>I ragazzi intervistati presentano profili scolastici medio-bassi (tabella 1). Lo sbilanciamento nel sotto-campione di ragazzi stranieri verso le scuole medie \u00e8 dovuto al fatto che, a parit\u00e0 di et\u00e0, i ragazzi immigrati hanno ritardato l\u2019ingresso nel contesto scolastico in seguito all\u2019arrivo in Italia.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il gruppo di ragazzi stranieri il 28% di essi proviene dall\u2019Albania, il 24% dalle Filippine, l\u20198% dal Per\u00f9, il 28% dal Marocco e il 12% dalle regioni dell\u2019Africa Sub-sahariana. Per ogni nazionalit\u00e0 i soggetti sono omogeneamente distribuiti in base al sesso. Sulla base della differente storia migratoria legata alle specifiche esperienze vissute nei differenti contesti culturali e in relazione a quanto messo in evidenza dalla Psicologia Culturale (Smorti, 2003), il contesto di provenienza \u00e8 una variabile in grado di influenzare il comportamento, il pensiero, le modalit\u00e0 relazioni e le narrazioni di questi ragazzi. In questa ricerca, tuttavia, ci siamo prefissati di effettuare una prima indagine che permettesse di verificare eventuali differenze nel processo di ricostruzione narrativa del s\u00e9 da parte di soggetti italiani, caratterizzati da una storia di stabilit\u00e0 relazionale ed abitativa e ragazzi che al contrario hanno vissuto sulla propria pelle l\u2019esperienza migratoria. Ci riserviamo di analizzare in future indagini l\u2019influenza della specifica provenienza culturale.<\/p>\n<p><strong>Tabella 1 \u2013 Scuola-lavoro<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Stranieri<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Italiani<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Medie<\/td>\n<td>12<\/td>\n<td>24%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>4%<\/td>\n<td>14<\/td>\n<td>28%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Corso prof.<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<td>6<\/td>\n<td>12%<\/td>\n<td>9<\/td>\n<td>18%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Itis<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>10%<\/td>\n<td>8<\/td>\n<td>16%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Liceo<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<td>9<\/td>\n<td>18%<\/td>\n<td>12<\/td>\n<td>24%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Universit\u00e0<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>2%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>2%<\/td>\n<td>4<\/td>\n<td>8%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Lavoro<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>6%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<td>25<\/td>\n<td>50%<\/td>\n<td>25<\/td>\n<td>50%<\/td>\n<td>50<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>L\u201980% dei ragazzi stranieri \u00e8 in Italia da meno di quattro anni (tabella 2), il 44% di essi vive in famiglia, mentre un\u2019analoga percentuale \u00e8 ospite di comunit\u00e0 per minori. Un solo soggetto vive da solo e altri due sono ospiti in comunit\u00e0 con la madre.<\/p>\n<p>Il 52% di essi \u00e8 giunto in Italia da solo, mentre rispettivamente il 32% ed il 16% sono arrivati con entrambi i genitori o con uno di essi.<\/p>\n<p><strong>Tabella 2 \u2013 Ragazzi stranieri: anni in Italia<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Maschi<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Femmine<\/strong><\/td>\n<td colspan=\"2\"><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Meno di 1 anno<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>0%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>8%<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>8%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Da 1 a 4 anni<\/td>\n<td>11<\/td>\n<td>44%<\/td>\n<td>9<\/td>\n<td>36%<\/td>\n<td>20<\/td>\n<td>80%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Da 5 a 9 anni<\/td>\n<td>2<\/td>\n<td>8%<\/td>\n<td>1<\/td>\n<td>4%<\/td>\n<td>3<\/td>\n<td>12%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Da 10 a 15 anni<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>0%<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>0%<\/td>\n<td>0<\/td>\n<td>0%<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Totale<\/strong><\/td>\n<td>13<\/td>\n<td>52%<\/td>\n<td>12<\/td>\n<td>48%<\/td>\n<td>25<\/td>\n<td>100%<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Strumenti<\/strong><\/p>\n<p>I dati sono stati raccolti attraverso un\u2019intervista narrativa. Ad ogni soggetto \u00e8 stato chiesto di narrare liberamente la storia della propria vita, a partire dalla consegna: \u201cProva a farmi capire chi sei tu. Come ti presenteresti e cosa racconteresti di te se volessi far capire come sei fatto? Prova a raccontarmi la tua storia, partendo da dove vuoi tu e scegliendo tu le cose che per te sono importanti per farti conoscere\u201d. Le interviste sono state svolte tutte in italiano, senza che fosse necessario l\u2019affiancamento di traduttori o mediatori culturali.<\/p>\n<p>Le narrazioni sono state audio-registrate e successivamente trascritte.<\/p>\n<p>Sui testi \u00e8 stata effettuata un\u2019analisi del contenuto attraverso il sistema degli Indicatori del S\u00e9 e dei Punti di Svolta (Bruner,1995).<\/p>\n<p>Tale sistema \u00e8 stato scelto poich\u00e9 permette di effettuare un\u2019analisi del testo, prescindendo dalle capacit\u00e0 verbali e linguistiche dei ragazzi. Esso presuppone che in ogni narrazione, soprattutto quelle auto-biografiche, sia possibile inferire lo stato del s\u00e9 prevalente nel soggetto attraverso l\u2019analisi di particolari espressioni linguistiche. Gli individui raccontano la loro storia di vita utilizzando espressioni verbali indicanti, per esempio, la presenza di un s\u00e9 attivo (indicatori di azione), di un S\u00e9 pi\u00f9 riflessivo (indicatori di riflessivit\u00e0), di un S\u00e9 emotivo o qualitativo (indicatori qualia); possono eventualmente prevale riferimenti al concetto di dovere o impegno (indicatori di impegno), al contesto di riferimento (indicatori di riferimento sociale) o alla propria collocazione spazio-temporale (indicatori di localizzazione); \u00e8 possibile, infine, che si evidenzi la tendenza a valutare gli eventi in base alle proprie aspettative (indicatori di valutazione) oppure interpretando gli eventi in termini di coerenza e continuit\u00e0 (indicatori di coerenza) o di risorse interne od esterne disponibili (indicatori di risorse).<\/p>\n<p>Bruner (1995) ritiene, inoltre, che in ogni resoconto auto-biografico vi siano dei \u201cpunti di rottura\u201d, che mettono in evidenza momenti di passaggio e cambiamento che creano nel soggetto squilibrio (Burke, 1945).<\/p>\n<p><strong>Procedura<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019individuazione del campione ha previsto in una prima fase il reperimento dei ragazzi immigrati. Ci siamo rivolti alle comunit\u00e0 di accoglienza e ai servizi rivolti agli stranieri attivi nella citt\u00e0 di Milano e Provincia, chiedendo la disponibilit\u00e0 ad effettuare interviste audio-registrate con adolescenti di prima immigrazione con et\u00e0 compresa tra i 14 e i 21 anni. Il filtro operato de queste strutture ha consentito di effettuare un campionamento attraverso la tecnica snow ball. I ragazzi che si sono dichiarati disponibili, previo consenso degli operatori delle comunit\u00e0 o dei genitori, sono stati incontrati presso la struttura di accoglienza o la loro abitazione, secondo orari e modalit\u00e0 che rispettassero le esigenze degli intervistati stessi.<\/p>\n<p>A tutti i ragazzi \u00e8 stato spiegato lo scopo della ricerca ed \u00e8 stato chiesto loro di firmare un consenso informato, attraverso il quale si garantiva ad essi l\u2019anonimato ed il rispetto della privacy, secondo le normative vigenti. A tutti \u00e8 stato chiesto di poter audio-registrare l\u2019intervista. Nessuno si \u00e8 rifiutato. Prima di iniziare l\u2019intervistatore ha creato un clima di accoglienza e di ascolto empatico. Solo in un secondo momento si \u00e8 proceduto all\u2019intervista. \u00c8 stato precisato che potevano scegliere il punto da cui far partire la narrazione e quali aspetti di s\u00e9 raccontare.<\/p>\n<p>L\u2019intervista, semi-strutturata, \u00e8 stata condotta con modalit\u00e0 narrative. L\u2019intervistatore non poneva domande invasive, seguiva il flusso del discorso del ragazzo, ribadendo la sua libert\u00e0 di non rispondere ad eventuali domande che gli fossero parse troppo invadenti o collegate ad eventi dolorosi da ricordare. Tutte le interviste sono state realizzate in lingua italiana, utilizzando un linguaggio il pi\u00f9 possibile semplice. Di fronte alle difficolt\u00e0 iniziali, l\u2019intervistatore riconosceva la complessit\u00e0 del compito ed assumeva un atteggiamento di incoraggiamento e facilitante.<\/p>\n<p>\u00c8 stato, quindi, costituito il campione di controllo composto da ragazzi italiani, che presentassero caratteristiche omogenee per sesso, et\u00e0, scolarit\u00e0 con il sotto-campione straniero. I ragazzi italiani sono stati reperiti a partire da una rete di conoscenze attivata a partire dai ricercatori.<\/p>\n<p>Le modalit\u00e0 dell\u2019intervista \u00e8 stata analoga a quella utilizzata per gli adolescenti immigrati.<\/p>\n<p>Al termine dell\u2019intervista \u00e8 stata compilata per ogni soggetto una scheda anagrafica volta a raccogliere i dati strutturali.<\/p>\n<p><strong>Analisi ed affidabilit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Le interviste trascritte fedelmente sono state sottoposte ad un analisi del contenuto attraverso il sistema degli Indicatori del S\u00e9 e dei Punti di svolta da parte di due giudici indipendenti.<\/p>\n<p>\u00c8 stato calcolato l\u2019accodo inter-giudici sulle codifiche effettuate attraverso il K di Cohen, che ha evidenziato un\u2019affidabilit\u00e0 pari a .95.<\/p>\n<p>Sui dati cos\u00ec raccolti \u00e8 stata effettuata un\u2019analisi descrittiva sulle modalit\u00e0 narrative prevalentemente utilizzate e sul numero di punti di svolta emersi. \u00c8 stata, inoltre, effettuata l\u2019analisi della varianza rispetto al sotto-campione ed alle caratteristiche strutturali dei soggetti, prese in considerazione come variabili indipendenti. Le analisi sono state effettuate attraverso il supporto del pacchetto statistico SPSS.<\/p>\n<p><strong>5.3 Risultati<\/strong><\/p>\n<p>Punti di Svolta e Indicatori del S\u00e9<\/p>\n<p>Tutti i ragazzi hanno partecipato con piacere all\u2019intervista. Superato l\u2019ostacolo iniziale, hanno utilizzato positivamente lo spazio a loro disposizione, mostrando la propria sorpresa di fronte al fatto che degli adulti potessero essere interessati alla loro storia, anche precedente all\u2019arrivo in Italia, e rispondendo con gratitudine alla disponibilit\u00e0 mostrata nei loro confronti.<\/p>\n<p>Dall\u2019analisi descrittiva \u00e8 emerso che le narrazioni del campione totale sono composte in media da 1161, 56 parole. \u00c8 presente, tuttavia, una notevole dispersione dei dati (d.s.=530.991): il numero di parole per narrazione va da un minimo di 202 ad un massimo di 3690.<\/p>\n<p>Le narrazioni dei ragazzi stranieri risultano composte in media da 1084,44 parole (d.s.= 671.611), mentre gli italiani utilizzano in media 1238,68 (d.s.=334.961).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i punti di rottura presenti nelle narrazioni, per il campione totale si riscontrano in media 7,70 Punti di Svolta (d.s.=3.808); \u00e8 significativo sottolineare che in ogni narrazione \u00e8 presente almeno un Punto di Svolta fino ad un massimo di 18.<\/p>\n<p>\u00c8 emerso, inoltre, un numero medio pi\u00f9 alto di Punti di Svolta nel sotto-campione dei ragazzi stranieri, pari a 9,08 (d.s.=3.904) contro una media di 6,32 per gli italiani (d.s=3.224). Nel primo sottogruppo, in particolare, i punti di rottura vanno da un minimo di 4 ad un massimo di 18, mentre tra i ragazzi italiani si va da un minimo di 1 ad un massimo di 14. Riportiamo in tabella 3 alcuni esempi di Punti di Svolta presenti nelle narrazione degli adolescenti intervistati.<\/p>\n<p><strong>Tabella 3 \u2013 Esempi punti di svolta<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\u201cDevo dire che in certi aspetti ero pi\u00f9 maturo di adesso, ho pi\u00f9 paura di alcune cose, invece, allora ero uno che mi buttavo su tutto, non avevo paura di niente\u201d (maschio, 18\/19 anni, albanese);<br \/>\n\u201c\u2026Non \u00e8 che ero bravo a studiare, non ci andavo a scuola e venendo qua ho cominciato a studiare, sono cambiato studiando\u201d (maschio, 14\/15 anni, marocchino);<br \/>\n\u201cMi sento diverso rispetto a prima, mi sento pi\u00f9 maturo, pi\u00f9 adulto\u201d (maschio, 14\/15 anni, italiano);<br \/>\n\u201cOra sono molto sicura di me, mentre prima ero molto timida e non riuscivo a parlare\u201d (femmina, 14\/15, italiana).<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019utilizzo di Indicatori di S\u00e9 (tabella 4), nelle espressioni relative ai Punti di Svolta gli stranieri (grafico 2) utilizzano in prevalenza indicatori di riferimento sociale (media = 8.04, d.s. = 5.755), seguiti da indicatori relativi alla collocazione spazio-temporale (media = 6.60, d.s. = 2.363). I meno utilizzati risultano essere gli indicatori di impegno (media = .88, d.s. = 1.201) e le espressioni rilevanti un s\u00e9 coerente (media = .08, d.s. = .400).<\/p>\n<p>Gli indicatori del S\u00e9 pi\u00f9 utilizzati dagli adolescenti italiani (grafico 2) nelle espressioni relative ai punti di rottura riflettono la prevalenza di un s\u00e9 sociale (media = 6.80, d.s. = 4.272) e riflessivo (media = 6.28, d.s. = 5.451). Come per gli stranieri, sono scarsamente utilizzati gli indicatori di impegno (media =.60, d.s. = 1.354) e di coerenza (media =.12, d.s. = .332).<\/p>\n<p><img src=\"images\/stories\/grafico-2--medie-indicator.gif\" alt=\"\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>Grafico 2 \u2013 Medie Indicatori del S\u00e9 nei Punti di Svolta<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019indicatore di riferimento sociale \u00e8 il pi\u00f9 utilizzato dagli stranieri (Grafico 3) anche nel testo al di fuori dei Punti di Svolta (media = 10.28, d.s. = 7.203), seguito da espressioni indicanti un s\u00e9 attivo (media = 7.00, d.s. = 4.813).<\/p>\n<p>Le narrazioni degli italiani al di fuori dei Punti di Svolta (grafico 3) mostrano una prevalenza di indicatori di riflessivit\u00e0 (media = 13.80, d.s.= 8.021) e di riferimento sociale (media = 13.12, d.s. = 6.772).<\/p>\n<p>Italiani ed immigrati (grafico 3) evidenziano uno scarso senso di coerenza (media = .30, d.s. = .735) anche nel testo narrativo al di fuori dei punti di rottura.<\/p>\n<p><img src=\"images\/stories\/grafico-3--medie-indicator.gif\" alt=\"\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p><strong>Grafico 3 \u2013 Medie indicatori del S\u00e9 nel testo al di fuori dei punti di svolta<\/strong><\/p>\n<p>Tabella 4 \u2013 Esempi Indicatori del S\u00e8<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Indicatori del S\u00e9 nei Punti di Svolta<br \/>\n\u201cDopo siamo diventati amici, abbiamo scambiato i numeri\u201d (riferimento sociale, straniero)<br \/>\n\u201cSono nato l\u201911 Febbraio dell\u201988, ho 16 anni, 16 anni e mezzo, vengo da Albania, sono venuto qua che avevo 12 anni, son qui da 4 anni\u201d (localizzazione straniero);<br \/>\n\u201cIn prima ho conosciuto quelli che adesso sono i miei amici storici\u201d (riferimento sociale italiano);<br \/>\n\u201cHo imparato a riflettere molto anche su me stessa\u201d (riflessivit\u00e0, italiano).<br \/>\nIndicatori del S\u00e9 nel testo<br \/>\n\u201cHo tanti amici a scuola e anche al centro\u201d (riferimento sociale, straniero);<br \/>\n\u201cCerco di fare il mio dovere, cio\u00e8, studiare, fare i compiti\u201d (impegno straniero);<br \/>\n\u201cCon i miei familiari ho un buon rapporto\u201d (riferimento sociale italiano);<br \/>\n\u201cCredo di essere un po\u2019 testarda\u201d (riflessivit\u00e0, italiano).<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Differenze tra ragazzi italiani e stranieri<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi descrittiva ha messo in evidenza alcuni fondamentali punti in comuni nelle narrazione degli adolescenti italiani e nei ragazzi immigrati: la presenza di numerosi punti di rottura nella propria storia, lo scarso uso di indicatori di coerenza e di impegno, l\u2019importanza della dimensione sociale nella ricostruzione narrativa del s\u00e9.<\/p>\n<p>I dati rilevati, tuttavia, lasciano ipotizzare la presenza di differenze significative tra i due sotto-campioni nelle modalit\u00e0 utilizzate nell\u2019elaborare le vicende della propria vita.<\/p>\n<p>Per confermare questa impressione \u00e8 stata effettuata l\u2019analisi della varianza (t-test) tra i due sotto-campioni.<\/p>\n<p>Il primo risultato che ha colpito la nostra attenzione, poich\u00e9 contrario a quanto atteso, \u00e8 stata l\u2019assenza di una differenza significativa nel numero di parole utilizzate nelle narrazioni di italiani e stranieri. Nonostante le maggiori difficolt\u00e0 linguistiche, essi si attivano di fronte alla richiesta di raccontarsi e arricchiscono il loro racconto di particolari e di eventi, mostrando il bisogno di rielaborare e mettere ordine nella propria storia e, soprattutto, di essere ascoltati.<\/p>\n<p>L\u2019analisi della varianza (tabella 5) ha, invece, come atteso, messo in evidenza la presenza di un numero di Punti di Svolta significativamente maggiore nelle narrazioni degli stranieri (t = 2.726, p = .009).<\/p>\n<p>Gli adolescenti immigrati utilizzano, inoltre, in modo significativamente maggiore rispetto agli italiani gli indicatori di localizzazione sia nelle espressioni relative ai Punti di Svolta (t = 5.821, p = .000) sia nelle narrazioni nella loro globalit\u00e0 (t = 4.591, p = .000), mentre gli adolescenti italiani utilizzano in modo significativamente maggiore rispetto agli stranieri gli indicatori di riflessivit\u00e0 sia nelle espressioni contenenti punti di rottura (t = &#8211; 2.111, p = .040) sia nel testo narrativo complessivo (t = &#8211; 4.083, p = .000).<\/p>\n<p><strong>Tabella 5 &#8211; Analisi della varianza tra stranieri e italiani (t-test)<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><strong>Media stranieri<\/strong><\/td>\n<td><strong>Media italiani<\/strong><\/td>\n<td><strong>t<\/strong><\/td>\n<td><strong>p<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Punti di svolta<\/strong><\/td>\n<td>9.08<\/td>\n<td>6.32<\/td>\n<td>2.726<\/td>\n<td>.009<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Localizzazione (punti svolta)<\/strong><\/td>\n<td>6.60<\/td>\n<td>2.92<\/td>\n<td>5.821<\/td>\n<td>.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Riflessivit\u00e0<\/strong><\/td>\n<td>6.00<\/td>\n<td>13.80<\/td>\n<td>-.4083<\/td>\n<td>.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Localizzazione<\/strong><\/td>\n<td>5.80<\/td>\n<td>2.52<\/td>\n<td>4.591<\/td>\n<td>.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Risorse<\/strong><\/td>\n<td>2.12<\/td>\n<td>.92<\/td>\n<td>2.380<\/td>\n<td>.021<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Riflessivit\u00e0 (punti svolta)<\/strong><\/td>\n<td>3.60<\/td>\n<td>6.28<\/td>\n<td>-2.111<\/td>\n<td>.040<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Narrazione di s\u00e9 e caratteristiche strutturali<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo esaminato l\u2019influenza delle variabili strutturali degli adolescenti intervistati sulle modalit\u00e0 utilizzate per ricostruire un senso di unitariet\u00e0 del s\u00e9 e per attribuire un significato alle esperienze vissute.<\/p>\n<p>All\u2019interno del sotto-campione degli immigrati, l\u2019analisi della varianza (t-test) ha messo in evidenza un uso significativamente maggiore di espressioni relative a stati d\u2019animo ed emotivit\u00e0 (qualia) nelle femmine rispetto ai maschi (t = -2.091, p = .048), mentre non sono emerse differenze significative tra maschi e femmine nelle narrazioni dei ragazzi italiani, contrariamente a quanto riportato dalla letteratura di settore (Davis, 1991; Friedman, Pines, 1991).<\/p>\n<p>Nel sotto-campione degli immigrati si riscontra la presenza di un numero significativamente maggiore di Punti di Svolta tra i ragazzi pi\u00f9 grandi (F = 5.034, p = .009) e tra i lavoratori e gli universitari (F = 5.614, p = .002). Ancora tra gli stranieri, i figli unici e i figli minori utilizzano in modo significativamente maggiore gli indicatori qualia (F = 3.336, p = .039).<\/p>\n<p>L\u2019indicatore di azione \u00e8 utilizzato in modo significativamente maggiore (sia nei Punti di Svolta sia nel testo complessivo) dagli immigrati che vivono in comunit\u00e0 (F = 8.236, p = .001), che sono venuti in Italia senza i genitori (F = 7.324, p = .002) e da coloro che sono in Italia da pi\u00f9 tempo (F = 6.268, p = .007).<\/p>\n<p>Gli immigrati che sono in Italia da un tempo minore (F = 6.285, p = .007) e che sono giunti senza i propri genitori (F = 3.082, p = .050) fanno riferimento in modo significativamente maggiore alle risorse disponibili.<\/p>\n<p>Tra gli italiani si riscontra, infine, un uso significativamente maggiore di riferimenti sociali all\u2019interno dei Punti di Svolta da parte dei ragazzi pi\u00f9 grandi (F = 3.391, p = .037) mentre i figli unici usano in modo significativamente pi\u00f9 consistente nel testo narrativo indicatori qualia (F = 4.921, p = .037).<\/p>\n<p><strong>Relazione tra punti di svolta e testo narrativo complessivo<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ultima fase di analisi dei resoconti auto-biografici era volta a verificare se gli indicatori del s\u00e9 pi\u00f9 frequentemente utilizzati nelle espressioni incanti Punti di Svolta fossero ugualmente prevalenti in tutta la narrazione.<\/p>\n<p>Tabella 6 \u2013 Correlazioni indicatori del s\u00e9 tra punti di svolta e testo<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Correlazioni stranieri<\/strong><\/td>\n<td><strong>r<\/strong><\/td>\n<td><strong>p<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Sociale (svolta)\/sociale<\/td>\n<td>.630<\/td>\n<td>.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Impegno (svolta)\/impegno<\/td>\n<td>.444<\/td>\n<td>.026<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Correlazioni italiani<\/strong><\/td>\n<td><strong>r<\/strong><\/td>\n<td><strong>p<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Riflessivit\u00e0(svolta)\/riflessivit\u00e0<\/td>\n<td>.646<\/td>\n<td>.000<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Impegno (svolta)\/impegno<\/td>\n<td>.489<\/td>\n<td>.013<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Risorse (svolta)\/risorse<\/td>\n<td>.460<\/td>\n<td>.021<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Contrariamente a quanto riportato in letteratura (Groppo et al, 1999) si \u00e8 riscontrata una correlazione significativa tra gli Indicatori del S\u00e9 utilizzati nei Punti di Svolta e nella narrazione complessiva solo relativamente alla dimensione sociale e di impegno nel sotto-campione di stranieri e relativamente alla dimensione di riflessivit\u00e0, impegno e risorse nel gruppo di adolescenti italiani (tabella 6).<\/p>\n<p><strong>5.4 Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Lo scarso uso di indicatori di coerenza nel campione complessivo e la presenza di almeno un punto di svolta in ogni narrazione confermano la difficolt\u00e0 nel creare un senso di S\u00e9 unitario tipica dell\u2019adolescenza in generale. I risultati emersi confermano, tuttavia, l\u2019ipotesi che l\u2019esperienza migratoria determini una maggiore difficolt\u00e0 da parte degli adolescenti nel trovare un\u2019adeguata integrazione alle proprie esperienze; ci\u00f2 si riflette spesso in un senso di s\u00e9 frammentato ed incoerente.<\/p>\n<p>Risulta confermata, inoltre, l\u2019ipotesi secondo cui gli immigrati presentino una minor tendenza alla riflessione, accompagnata da una maggior focalizzazione sulle dimensioni concrete e spazio-temporali dell\u2019esperienza. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere in parte determinato da differenze culturali, ossia ad una maggior tendenza delle culture latine e del sud del mondo a privilegiare la dimensione corporea dell\u2019esperienza rispetto all\u2019elaborazione mentale e riflessiva, come viene esplicitato da un adolescente peruviano da noi intervistato: \u201cCome pensare \u00e8 diverso perch\u00e9 qua si ragiona di pi\u00f9, infatti, nel Per\u00f9, nel mio paese c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la parte corporea prima, facciamo e basta non ci mettiamo a pensare perch\u00e9 lo facciamo\u201d. Non \u00e8 da escludere, tuttavia, che lo stato di precariet\u00e0 in cui vivono spesso gli adolescenti immigrati, i frequenti spostamenti e trasferimenti abitativi, renda la dimensione spaziale particolarmente rilevante nella ricostruzione della propria storia, utilizzandola spesso come criterio di demarcazione e scansione delle differenti fasi di vita.<\/p>\n<p>Italiani e stranieri risultano, invece, accomunati dalla forte prevalenza della dimensione sociale nella costruzione narrativa del S\u00e9. Quest\u2019aspetto risulta mantenere la propria rilevanza nel corso della ricostruzione auto-biografica, nonch\u00e9 nell\u2019elaborazione dei punti di rottura e cambiamento. Ci\u00f2 sottolinea l\u2019universalit\u00e0 della dimensione relazionale e del ruolo che essa svolge nel processo di costruzione del senso di identit\u00e0; ma, soprattutto, suggerisce la sensibilit\u00e0 degli adolescenti, italiani e stranieri, alle influenze mediate da aspetti relazionali. Se ci\u00f2 li pu\u00f2 esporre a rischi, d\u2019altra parte evidenzia la possibilit\u00e0 di effettuare un positivo lavoro di rielaborazione con essi, facendo perno sulla loro naturale apertura ed interesse per la dimensione relazionale.<\/p>\n<p>La scarsa correlazione emersa tra gli indicatori del S\u00e9 utilizzati nei punti di svolta e nel testo complessivo, suggeriscono la presenza di differenti modalit\u00e0 nel leggere e costruire l\u2019esperienza di S\u00e9 nelle fasi di cambiamento, rispetto ai periodi di maggior stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi risultati suggeriscono l\u2019importanza di dare agli adolescenti immigrati la possibilit\u00e0 di rielaborare le proprie esperienze prima di interpretare tutte le loro difficolt\u00e0 in termini linguistici, di devianza sociale o di espressione psicopatologica. Si evidenzia, altres\u00ec, la necessit\u00e0 di tenere conto delle dimensioni prevalentemente utilizzate da italiani e stranieri nella lettura della realt\u00e0 interna ed esterna per poter instaurare un rapporto positivo e costruttivo con essi.<\/p>\n<p>Conoscere questo quadro d\u2019insieme potrebbe aiutare gli operatori socio-educativi a leggere sotto una luce nuova i problemi scolastici, linguistici e comportamentali manifestati dagli adolescenti stranierie a trovare modi adeguati di porsi nei confronti di ci\u00f2 che troppo spesso viene interpretato come patologia o devianza. Appare necessario fornire spazi relazionali, di riflessione e rielaborazione della propria specifica esperienza di vita, senza timore di risultare invadenti o ledere al loro precario stato di benessere. Vorremmo concludere osservando che tutti i ragazzi intervistati hanno espresso spontaneamente il vantaggio che si pu\u00f2 trarre dal riflettere su di s\u00e9, commentando positivamente l\u2019esperienza fatta, letta come un\u2019occasione per fermarsi a mettere ordine nella propria storia e riconoscere i progressi ed i cambiamenti realizzati.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Alparone F.R., Caso, S., Solano, L., Prezza, M. (2002). Traduzione e adattamento al contesto linguistico italiano del \u201cLinguistic Inquiry Word Count (LIWC)\u201d. In Emozioni: cultura, comunicazione, benessere. Dipartimento di Psicologia \u2013 Universit\u00e0 di Bari (a cura di), pp.133-140. Bari, Progedit snc.<\/p>\n<p>Anolli L. (2004). Psicologia della cultura. Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p>Barthes R. et al. (1969). L&#8217;analisi del racconto. Milano, Bompiani.<\/p>\n<p>Bartoli B. (2003). La narrazione come modello di conoscenza. In Capello C. (a cura di ) (2003). 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Il Comitato \u00e8 presieduto dal rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i):Marilena Tettamanzi \u2013 Fabio Sbattella \u2013 Cristina Castelli &#8211; Universit\u00e0 Cattolica Del Sacro Cuore \u2013 Milano<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[27,35],"tags":[],"class_list":["post-1248","post","type-post","status-publish","format-standard","category-27","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1248","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1248"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1248\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1281,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1248\/revisions\/1281"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1248"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1248"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1248"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}