{"id":1247,"date":"2005-07-20T16:03:12","date_gmt":"2005-07-20T14:03:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=218"},"modified":"2023-02-09T13:46:23","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:23","slug":"stress-e-trauma-differenze-causali-e-diagnostiche-e-loro-utilita-ai-fini-di-una-prevenzione-primaria-e-di-una-diagnosi-precoce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/stress-e-trauma-differenze-causali-e-diagnostiche-e-loro-utilita-ai-fini-di-una-prevenzione-primaria-e-di-una-diagnosi-precoce\/","title":{"rendered":"Stress e trauma: differenze causali e diagnostiche e loro utilit\u00e0 ai fini di una prevenzione primaria e di una diagnosi precoce"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Nicola Lalli, Cristina German\u00e0, Silvia Ingretolli<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica,Servizio Speciale di Psichiatria e Psicoterapia<br \/>\nPrima Facolt\u00e0 di Medicina e Chirurgia<br \/>\nUniversit\u00e0 degli Studi di Roma \u201cLa Sapienza\u201d<\/p>\n<p>In riferimento al Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), il DSM IV stabilisce i criteri diagnostici per valutare i sintomi dovuti ad eventi stressanti e traumatici. Coesistendo, nella classificazione del PTSD, i concetti di stress e trauma come cause dello stesso disturbo, possiamo rischiare di confondere i significati concettuali e pragmatici dei due termini. Per questo motivo riteniamo necessaria una distinzione per permettere una comprensione ed una efficacia diagnostica e terapeutica migliori.<\/p>\n<p><strong>Riassunto<\/strong>: Referring to the PTSD\u2019s diagnostic classification, the DSM IV defines which diagnoses criteria have to be used to evaluate the symptoms of stress and trauma events. Defining stress and trauma as the cause of the same disease could lead us to confuse the conceptual and practical meaning of these two terms. Stress and trauma are two separate phenomenons: they can coexist but they have different effects on human being. Considering the PTSD\u2019s diagnostic classification (DSM-IV) analysis, we propose a different categorization based on two different disturbs coming from stress and traumatic events respectively and we emphasize the how useful this distinction can be. We will firstly provide an historical and psychopathological overview of stress and trauma meaning, underlining their cause and effect differences. Then, we will examine the PTSD\u2019s diagnostic classification in DSM IV and we will propose a different categorization based on a new definition of stress and trauma psychopathologic categories Finally we will focus on the distinction utility from the diagnostic and therapeutic point of view.<\/p>\n<p><strong>Parole chiave<\/strong>: stress, trauma psichico, disturbo post-traumatico da stress, prevenzione primaria, diagnosi precoce.<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Lo stress e il trauma sono due fenomeni distinti, che possono coesistere e che hanno effetti differenti sull\u2019uomo. Osserveremo dal punto di vista storico e psicopatologico il significato di stress e trauma e le loro differenze di causa ed effetto. In un secondo tempo, esamineremo la classificazione diagnostica del PTSD nel DSM IV e ipotizzeremo una ridefinizione diagnostica per le due categorie psicopatologiche di disturbi da stress e da trauma. Infine accenneremo all\u2019utilit\u00e0 terapeutica della distinzione diagnostica da noi effettuata.<\/p>\n<p><strong>Stress<\/strong><\/p>\n<p>Il termine stress \u00e8 stato mutuato dal gergo utilizzato nelle fabbriche durante la rivoluzione industriale inglese: si definiva, infatti, stress il grado di resistenza delle strutture metalliche nell\u2019applicazione delle forze. Nel 1936 H. Selye utilizz\u00f2 per la prima volta il termine stress per indicare una reazione fisiologica aspecifica dell\u2019uomo a diversi stimoli (stressor) che possono essere di varia natura (fisica, chimica, biologica, emotiva, etc.). Egli defin\u00ec come stressanti quegli stimoli capaci di aumentare la secrezione dell\u2019ormone adrenocorticotropo, come si deduceva dall\u2019aumento delle dimensioni della corticale del surrene delle cavie utilizzate nei suoi esperimenti. Interpretando il fenomeno quale conseguenza di una risposta sistemica dell\u2019organismo, Selye parl\u00f2 di \u201csindrome generale di adattamento\u201d, di cui individu\u00f2 tre fasi: una reazione di \u201callarme\u201d, caratterizzata dall\u2019attivazione del sistema simpatico. La fase seguente \u00e8 la cosiddetta fase di \u201cresistenza\u201d, in cui assume un ruolo fondamentale l\u2019attivazione dell\u2019asse ipotalamo-ipofisi-surrene, attraverso la quale l\u2019organismo cerca di trovare una forma di adattamento e di compensazione alla situazione di stress. Se per\u00f2 quest\u2019ultima si protrae troppo a lungo si arriva alla terza ed ultima fase che \u00e8 quella di \u201cesaurimento\u201d. In questo caso si determina uno stato di inibizione (neurovegetativo, endocrino, etc.) che si erano attivati per far fronte alla situazione di stress: ci\u00f2 comporta un danno diretto ed irreversibile, di grado variabile, di alcune delle strutture coinvolte. Lo stress non \u00e8 quindi da intendersi come risposta patologica; esso \u00e8, al contrario, fisiologicamente utile, consentendo l\u2019adattamento dell\u2019organismo alle pi\u00f9 disparate condizioni. Nell\u2019uomo la risposta agli stressor \u00e8 mediata anche da fattori che sono collegati fondamentalmente ai processi cognitivi e all\u2019emotivit\u00e0, quindi complessivamente alla personalit\u00e0 del soggetto. Secondo Pancheri, uno stressor induce una risposta che in primo luogo viene elaborata a livello cognitivo e successivamente valutata da un punto di vista emotivo: ogni singolo soggetto risponder\u00e0 attivando sia una risposta di tipo puramente biologico sia una pi\u00f9 strettamente comportamentale. La risposta biologica consiste, oltre all\u2019attivazione dei processi gi\u00e0 descritti, anche nella liberazione di endorfine responsabili, tra le altre cose, di una riduzione della sensibilit\u00e0 al dolore. La risposta comportamentale \u00e8 invece dovuta a fattori pi\u00f9 strettamente legati alla personalit\u00e0 del soggetto, al modo di reagire nei confronti di alcune situazioni, alla memoria delle precedenti esperienze vissute, ad una seria di modelli comportamentali appresi nell\u2019ambito della societ\u00e0 in cui vive l\u2019individuo, alla possibilit\u00e0 concreta di poter modificare lo stato delle cose, etc. Andiamo ad analizzare i parametri per una corretta valutazione dello stress. La valutazione della reazione da stress deve sicuramente prescindere dalla durata nel tempo della situazione stressante. Questo \u00e8 un fattore molto importante, perch\u00e9 \u00e8 possibile che si creino dei danni reversibili e irreversibili sia sul piano fisico che su quello psichico, se la reazione da stress non dura un tempo limitato. Si possono, cos\u00ec, determinare patologie che coinvolgono l\u2019organismo sul piano somatico (ipertensione, ulcera gastrica o duodenale, malattie intestinali, respiratorie, etc.) nel caso si abbia uno scompenso della risposta biologica; se invece prevale una risposta di tipo psicologico-comportamentale, si possono manifestare una serie di disturbi psichici, come ad esempio la depressione. Da questo fattore di temporalit\u00e0 dello stress, possiamo dedurre un elemento caratterizzante la specificit\u00e0 dello stress, ossia la sua \u201ccondizione situazionale\u201d: la reazione di stress ad uno stimolo \u00e8 strettamente legata alla durata dell\u2019azione dello stressor, che non determina modificazioni fisiche e\/o psichiche oltre la durata dello stimolo stressante; in altre parole, quando cessa la condizione ambientale stressante, termina lo stress. Le risposte ad uno stress variano in base ad altri due parametri oltre a quello gi\u00e0 citato di temporalit\u00e0: intensit\u00e0 e prevedibilit\u00e0. E\u2019 evidente, infatti, che la specificit\u00e0 di reazione viene ad essere meno spiccata qualora si presenti uno stress improvviso, che richieda un\u2019immediata capacit\u00e0 di reazione, senza troppe possibilit\u00e0 di reazione. Ci\u00f2 avviene, ad esempio, in caso di calamit\u00e0 naturali ed altri eventi imprevedibili che non consentono all\u2019uomo di elaborare una risposta elaborata. Al contrario, in caso di situazioni stressanti prevedibili, non improvvise o di intensit\u00e0 non eccessiva, le capacit\u00e0 di adattamento saranno pi\u00f9 specifiche in relazione al tipo si stressor e al tipo di risposta elaborabile a livello congnitivo-emotivo. Ultimo, e non meno importante, fattore del verificarsi della reazione di stress \u00e8 l\u2019atteggiamento psicologico con il quale l\u2019individuo affronta una situazione stressante. Alcuni meccanismi, come l\u2019avere una rete di relazioni sociali che sostiene l\u2019individuo nei momenti difficili, la capacit\u00e0 di prevedere, di affrontare o di evitare un evento stressante, possono essere senza dubbio dei fattori positivi nell\u2019elaborazione di una risposta. Proprio sulle aspettative che il singolo soggetto nutre nei confronti della situazione stressante, Levine e Ursin hanno basato la loro classificazione di tre diverse modalit\u00e0 di reazione allo stress: \u201ccoping\u201d, \u201chelplessness\u201d, \u201chopelessness\u201d. Come \u201ccoping\u201d si pu\u00f2 intendere la capacit\u00e0 di fronteggiare una determinata situazione di minaccia o di sfida, basata sulla aspettativa di un risultato favorevole. L\u2019\u201dhelplessness\u201d (abbandono, mancanza di possibilit\u00e0 di aiuto) corrisponde ad un senso di impotenza, di incapacit\u00e0 e il soggetto ritiene che esista una probabilit\u00e0 molto bassa che le risposte disponibili porteranno ad una conseguenza positiva. Con l\u2019\u201dhopelessness\u201d (mancanza di speranza) l\u2019individuo ha acquisito con l\u2019esperienza l\u2019idea che le risposte possibili porteranno ad eventi negativi o contrari, quali una punizione. Ne deduciamo che il tipo di esperienze vissute in precedenza, in particolare nei primi anni di vita, insieme ai fattori intrinseci all\u2019evento stressante stesso, pu\u00f2 determinare il prevalere di un atteggiamento psicologico rispetto ad un altro e pu\u00f2 predisporre quindi maggiormente l\u2019individuo ad un atteggiamento di timore, di ansia, di incapacit\u00e0 di gestire una situazione stressante.<\/p>\n<p><strong>Trauma<\/strong><\/p>\n<p>Possiamo sinteticamente definire il trauma psichico \u201cuna lacerazione improvvisa, violenta ed imprevedibile dell\u2019integrit\u00e0 psichica, capace di provocare un\u2019alterazione permanente delle capacit\u00e0 di adattamento del soggetto\u201d. Tale definizione \u00e8 resa possibile dall\u2019evoluzione storica del concetto di trauma, in medicina, infatti, con il termine trauma, si \u00e8 sempre inteso: \u201cuna ferita, o lesione, provocata da una violenta causa esterna\u201d. In effetti, il concetto di trauma ha sempre sott\u2019inteso l\u2019idea di qualcosa di visibile, di fisico. Furono Breuer e Freud ad introdurre il concetto di \u201ctrauma psichico\u201d, come movente eziopatogenetico delle nevrosi, in particolare la nevrosi isterica. Freud defin\u00ec il trauma psichico un \u201cincremento di eccitazione nel sistema nervoso centrale, che questo non \u00e8 riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria\u201d, ed ancora \u201cun\u2019esperienza d\u2019impotenza dell\u2019Io di fronte ad un accumulo di eccitamenti, esterni o interni.\u201d Ritornando alla nostra definizione, le caratteristiche dell\u2019evento traumatico, che ci preme sottolineare ai fini della distinzione tra stress e trauma, sono la \u201csubitaneit\u00e0\u201d e \u201cl\u2019imprevedibilit\u00e0\u201d, caratterisitche che \u201cnon permettono manovre difensive immediate\u201d (A. Freud), cio\u00e8, come dice Lebigot, il soggetto non trova nell\u2019inconscio rappresentazioni per accogliere, legare o modificare l\u2019esperienza vissuta, e dunque per gestirla; \u201cOgnuno sa che dovr\u00e0 morire\u201d, disse Freud, \u201cma nessuno ci crede veramente, il ch\u00e9 significa che non ci sono nell\u2019inconscio rappresentazioni di s\u00e8 come morti (viviamo tutti come se fossimo immortali)\u201d. Ed \u00e8 proprio questa rappresentazione che si \u00e8 imposta nell\u2019istante del traumatismo. Immaginando l\u2019apparato psichico come una cellula, l\u2019evento traumatico ne perfora la membrana impedendone la restitutio ad integrum; la risposta del soggetto a tale evento \u00e8 ci\u00f2 che determina la sintomatologia; oltre ai disturbi dell\u2019immediato post-trauma, la ripetizione, la negazione, l\u2019evitamento, tipiche manifestazioni sono la tendenza ad escludersi dal mondo, le fobie, la vergogna, che caratterizzano una serie di turbe del comportamento: violenza auto ed eteroaggressiva, alcolismo, e in particolar modo ritiro sociale. Secondo Pancheri, l\u2019intervento di meccanismi di difesa come spostamento e proiezione porterebbe ad una patologia che si esprime a livello comportamentale e che, a seconda del grado di regressione, va da lievi forme di nevrosi d\u2019ansia fino alle psicosi disorganizzate. Dall\u2019altra parte, l\u2019intervento di meccanismi difensivi come rimozione e diniego porterebbe ad una patologia somatica che, a seconda del grado di regressione, va dall\u2019isteria di conversione fino al cancro. La comparsa di queste manifestazioni dipender\u00e0 da una variabilit\u00e0 individuale determinata dalla resistenza della barriera protettiva dell\u2019Io e dalle capacit\u00e0 di adattamento del soggetto. Per spiegare tale variabilit\u00e0, in America, \u00e8 stato introdotto il concetto di \u201cresiliency\u201d: si tratta di un processo attraverso il quale il soggetto si inserisce in un contesto affettivo, sociale e culturale. Questo processo dipende dalle risorse interne acquisite fino al momento del trauma, che permettono di collocare e dare significato all\u2019evento all\u2019interno della propria storia personale. In un individuo traumatizzato \u00e8 sempre rinvenibile un evento, o pi\u00f9 eventi (trauma cumulativo), che hanno un effetto patogeno sul processo di strutturazione dell\u2019Io. In tali soggetti il tempo sembra essersi fermato all\u2019evento traumatico, essi lo rivivono costantemente, agiscono e sentono come se l\u2019evento fosse ricorrente; Freud dice: \u201c(&#8230;) le pazienti sembrano \u201cfissate\u201d ad un determinato periodo del loro passato, sembrano non sapersene liberare, sembrano perci\u00f2 estraniate dal presente e dal futuro.\u201d<\/p>\n<p><strong>PTSD<\/strong><\/p>\n<p>Il DSM-IV pone come criteri diagnostici del PTSD l\u2019insieme dei sintomi che seguono l\u2019esposizione ad un evento traumatico estremo, che implichi morte o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all\u2019integrit\u00e0 fissica propria o di altri (Criterio A1). In risposta a tale evento il soggetto potr\u00e0 manifestare paura intensa, sentimenti di impotenza e di orrore (Criterio A2). I sintomi tipici successivi all\u2019evento traumatico sono: la \u201cripetizione\u201d, in forma di ricordi intrusivi, sogni, illusioni, allucinazioni, flashback, (Criterio B); l\u2019\u201cevitamento\u201d, legato al disagio psicologico provato all\u2019esposizione di fattori scatenanti simili all\u2019evento traumatico, e l\u2019attenuazione della reattivit\u00e0 generale, la diminuzione dell\u2019affettivit\u00e0, la perdita di prospettive per il futuro, (Criterio C). A ci\u00f2 si associano segni di aumentato \u201carousal\u201d in forma di alterazioni del sonno, modificazioni del tono dell\u2019umore e della concentrazione. (Criterio D). In un soggetto con questi sintomi, per fare diagnosi di PTSD, devono essere rispettati criteri di temporalit\u00e0 esplicitati nel Criterio E: la sintomatologia deve durare per almeno un mese. Per concludere, in base al Criterio F, \u201cil disturbo deve causare un disagio clinicamente significativo o una menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti\u201d. Osservando questi criteri diagnostici, notiamo che l\u2019insieme dei sintomi comprende, sia manifestazioni e segni tipici del disturbo da trauma (ad esempio: pensieri intrusivi, allucinazioni, flashback, intensa angoscia nel Criterio B; negazione ed evitamento nel Criterio C), sia reazioni conseguenti a condizioni stressanti (ad esempio: ansia, alterazioni del tono dell\u2019umore, disturbi del sonno, ipervigilanza, difficolt\u00e0 di concentrazione nel Criterio D). Applicandoli in modo ortodosso, rischiamo di non poter includere soggetti che non presentano contemporaneamente sintomi da stress cronico e disturbi da trauma, per i quali \u00e8 comunque necessario ipotizzare un trattamento.<\/p>\n<p><strong>Ipotesi diagnostica e differenziazione terapeutica<\/strong><\/p>\n<p>Facciamo degli esempi mutuando i termini dalla clinica ortopedica. Quando gli arti inferiori vengono sollecitati da stimoli o sforzi eccessivi e prolungati (allenamenti faticosi, carico eccessivo di pesi, sport agonistici, etc.), si ha una reazione di tensione (stress) all\u2019interno della struttura ossea che pu\u00f2 portare a lungo andare a indolenzimento, affaticamento per sforzi minimi, ipofunzionalit\u00e0 dell\u2019arto. Di contro, quando un arto subisce un colpo (diretto o per caduta) improvviso e violento, il femore, la tibia o il perone possono fratturarsi creando quindi una perdit\u00e0 di contiunuit\u00e0 nella struttura ossea dell\u2019arto. La terapia applicata alle due condizioni morbose sar\u00e0 differente: riposo e astensione da sforzi per l\u2019eccesso di stress fisico; operazione chirurgica e\/o ingessatura per la frattura da trauma. Allo stesso modo siamo convinti che in clinica psichiatrica si possano distinguere e quindi definire due approcci terapeutici per curare i disturbi da stress e quelli da trauma: in questo modo si potranno avere migliori risultati a breve termine in seguito a cure differenziate e specifiche. Secondo Mc Farlane (1990) un qualsiasi evento gravemente stressante, carico di valenze emotive e di potenziale o reali conseguenze dirette sull\u2019integrit\u00e0 e la sopravvivenza della persona, pu\u00f2 non essere necessariamente seguito dal manifestarsi della sindrome di PTSD in almeno il 50% dei soggetti. Molti individui, per\u00f2, potranno presentare sintomatologie pi\u00f9 sfumate, o semplicemente non assimilabili ai criteri diagnostici del DSM-IV, ma non per questo meno non richiedenti un intervento diagnostico e terapeutico precoce. Per ottenere tale efficacia proponiamo l\u2019utilizzo di due categorie diagnostiche che classifichino i disturbi da stress (DSC) e i disturbi da trauma (DPT) separatamente. Ipotizziamo di conseguenza due terapie specifiche ed eventualmente correlabili. Le misure pi\u00f9 discusse in letteratura relative al trattamento dello stress sono volte principalmente ad eliminare i fattori stressanti o ad attenuarne la forza, a ridurre l\u2019attivazione psico-organica generata dallo stress e in particolare ad apprendere strategie di gestione dell\u2019ansia. L\u2019obiettivo ottimale \u00e8 quello di strutturare un range sufficientemente ampio di capacit\u00e0 personali e interpersonali per fronteggiare l\u2019evento stressante in modo efficace, come ad esempio l\u2019apprendimento di nuove abitudini di vita pi\u00f9 salutari (teciniche di rilassamento come training autogeno, biofeedback, yoga, etc.), una ridefinizione del significato e dell\u2019importanza della situazione stressante attraverso un processo di valutazione cognitiva (riconnotazione positiva dell\u2019evento e parcellizazione del problema), massimizzare le risorse di coping disponibili, etc. Una presa in carico precoce di un individuo vittima di trauma permette al soggetto di raccontare i fatti accaduti, i pensieri e le emozioni che egli ha provato prima, durante e dopo l\u2019esperienza traumatica e, quindi, di elaborare da subito \u201cverbalizzandoli\u201d gli eventi vissuti, prima che si instauri e si aggravi il fenomeno della ripetizione (Lebigot, 2004): tanto pi\u00f9 tempestivamente sar\u00e0 iniziato tale lavoro all\u2019interno di una relazione transferale, tanto maggiori saranno le chances di successo terapeutico nell\u2019evitare la cronicizzazione dei disturbi.Nell\u2019ambito di eventi catastrofici, ad esempio, che coinvolgono un\u2019intera comunit\u00e0 pu\u00f2 essere realizzato un \u201cdebriefing\u201d individuale o collettivo prontamente dopo l\u2019evento traumatico e nei giorni successivi: questo primo e immediato contatto pu\u00f2 avere notevole efficacia sugli aspetti di vergogna e abbandono (Lebigot) del traumatizzato. In seguito si possono elaborare ed apprendere soluzioni comportamentali nuove ed eliminare i meccanismi di difesa maladattivi tipici del post-trauma, quali diniego, dissociazione, proiezione e identificazione con l\u2019aggressore per i disturbi da trauma. Nell\u2019ambito di una prevenzione primaria rivolta a personale facente parte di categorie a rischio (come vigili del fuoco, forze dell\u2019ordine, etc.) pu\u00f2 essere interessante analizzare le caratteristiche di personalit\u00e0 e i relativi processi di coping dei soggetti resistenti (forza dell\u2019io, hardiness -robustezza psicologica-, umorismo e ottimismo, secondo Batoli e Bonaiuto,1997), in modo da poter attuare sia una pi\u00f9 mirata selezione del personale preposto a compiti stressanti e rischiosi, sia stimolare, negli individui con caratteristiche personologiche predittive favorevoli allo sviluppo di disturbi da stress cronico, il potenziamento di quei tratti di personalit\u00e0 utili come funzione protettiva.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Riteniamo utile porre i disturbi da stress cronico e da trauma psichico in due categorie diagnostiche differenti ai fini di una prevenzione primaria in caso di categorie a rischio, di una diagnosi precoce e di un approccio terapeutico specifico e differenziato che riducano la percentuale di processi di cronicizzazione dei meccanismi secondari ai disturbi da stress e da trauma ed eventualmente impediscano anche la messa in atto di tali meccanismi nocivi e cronicizzati.<\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong>: le argomentazioni trattate sono tuttora oggetto di studio presso il nostro servizio, nell\u2019ambito di una ricerca pi\u00f9 ampia relativa alla differenziazione tra stress e trauma ed alle conseguenti implicazioni psicopatologiche e terapeutiche.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>American Psychiatric Association, \u201cDSM-IV\u201d<\/p>\n<p>Baranello M., \u201cIntroduzione al concetto di trauma\u201d, S.Psi.R. 2001<\/p>\n<p>Czaco E., Lo russo M.G., Soldatelli P., \u201cLa prevenzione del disturbo post-traumatico da stress. Fattori di personalit\u00e0 nella resistenza ai traumi\u201d Psychomedia 2001<\/p>\n<p>Fata A., \u201cDopo il trauma, la \u201cresilienza\u201d\u201d<\/p>\n<p>Fava A., \u201cIl trauma psichico nelle diverse et\u00e0 e possibili conseguenze: il trauma in adolescenza\u201d<\/p>\n<p>Freud S., \u201cIntroduzione alla psicoanalisi\u201d, Universale Bollati Boringhieri 2002<\/p>\n<p>Garland C. \u201cCOMPRENDERE IL TRAUMA\u201d, Bruno Mondadori 2001<\/p>\n<p>Lalli N., \u201cManuale di psichiatria e psicoterapia\u201d, Liguori 2000<\/p>\n<p>Lebigot F., \u201c Clinique de la n\u00e9vrose traumatique dans son rapport \u00e0 l\u2019\u00e9v\u00e9nement \u201c Revue Francophone du Stress e du Trauma 2000<\/p>\n<p>Pancheri P.,. Cassano G.B (Eds): Trattato Italiano di Psichiatria. Milano, Masson 1992.<\/p>\n<p>Soldatelli M.P., \u201cAspetti clinici del PTDS\u201d Psiconline.it 2001<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Nicola Lalli, Cristina German\u00e0, Silvia Ingretolli<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[27,35],"tags":[],"class_list":["post-1247","post","type-post","status-publish","format-standard","category-27","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1247","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1247"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1280,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1247\/revisions\/1280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}