{"id":1246,"date":"2006-04-16T16:02:01","date_gmt":"2006-04-16T14:02:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=216"},"modified":"2023-02-09T13:46:23","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:23","slug":"lesperienza-di-uno-psicologo-nella-cooperazione-internazionale-a-kabul","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/lesperienza-di-uno-psicologo-nella-cooperazione-internazionale-a-kabul\/","title":{"rendered":"L\u2019esperienza di uno psicologo nella cooperazione internazionale a Kabul"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Dott. Marco Cicotti<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo &#8211; Socio Associazione Psicologi per i Popoli dell\u2019Emilia Romagna<\/p>\n<p>Il viaggio per arrivare a Kabul \u00e8 a dir poco massacrante, tensioni e aspettative trovano terreno fertile nei due giorni necessari per arrivare a destinazione.<br \/>\nUnica certezza, fra estenuanti attese e controlli, \u00e8 il dover usufruire nell\u2019ultima tratta della sola compagnia che, per ora, azzarda l\u2019atterraggio su Kabul: la linea nazionale Afgana, la \u201cfamosa\u201d Ariana.<br \/>\nA questi tecnici, che provvedono alla manutenzione dei veicoli, sono sfuggiti alcuni particolari, certo non indispensabili alla sicurezza di volo, ma necessari per la quiete dei passeggeri e sicuramente per la mia, quali il buon ancoraggio degli sportelli di plastica, che si aprono nelle fasi di partenza e atterraggio e il colore dei sedili, che recuperati quasi certamente da veicoli dismessi, si presentano dai colori sgargianti, ma differenti.<br \/>\nAppena si arriva nelle vicinanze di Kabul per\u00f2, il panorama offerto dall\u2019obl\u00f2 dell\u2019Ariana fa dimenticare la nottata insonne i vari check in e il tipo d\u2019aereo al quale si sta affidando la propria vita.<br \/>\nLa vista dall\u2019alto \u00e8 incredibile e indimenticabile, le vette intorno alla citt\u00e0 superano i 3000 metri e la nascondono fino all\u2019ultimo nonostante i suoi 1800 metri, all\u2019improvviso la si vede apparire dietro le montagne bianche di neve, immersa nella polvere e caratterizzata dalle tante rovine.<br \/>\nL\u2019anno corrente in Afghanistan, \u00e8 il 1383, dato curioso non tanto se riferito agli aspetti religiosi, ma quanto se connesso agli usi e costumi e quindi alla cultura di questo popolo.<br \/>\nNella citt\u00e0 di Kabul &#8211; dove la tecnologia la fa da padrona &#8211; il contrasto fra stili di vita che evocano epoche passate \u00e8 evidente e palpabile in ogni angolo citt\u00e0, infatti, non \u00e8 difficile vedere, girando nei quartieri centrali, auto d\u2019ultima generazione che affiancano carretti trainati da cavalli o da asini addobbati con rose dai molti colori e troppo carichi di persone.<br \/>\nTutto ci\u00f2 all\u2019interno di un contesto di rovine, lasciato come eredit\u00e0 dagli oltre trent\u2019anni di guerre, tanto da far meritare a Kabul l\u2019appellativo di \u201ccitt\u00e0 degli scheletri\u201d.<br \/>\nGli abitanti vivono nei malandati e tristi palazzoni sovietici e nelle case di fango, il centro \u00e8 prevalentemente diroccato, i palazzi e le case sono segnati dai colpi di kalashnikov oppure sventrati da missili sovietici, americani o delle innumerevoli guerre interne scatenate dalle pi\u00f9 di dieci etnie che convivono all\u2019interno di questo bellissimo e duro quanto martoriato e fragile paese.<br \/>\nAppena si esce dalla caotica e affollatissima Kabul sembra di piombare in un passato ancora pi\u00f9 lontano; nella periferia della citt\u00e0 si possono vedere tende di grandi dimensioni con \u201cparcheggiato\u201d all\u2019esterno uno o pi\u00f9 cammelli utilizzati per trasportare cose negli spostamenti, sono i Kuchi, nomadi che vivono di pastostorizia e elemosina.<br \/>\nNelle catene montuose interne all\u2019Afghanistan invece, dove cime di 4000 metri dai colori rossi, viola, verdi e bianchi si elevano maestose verso il cielo, in mezzo ai campi coltivati che si alternano ai campi minati segnati di rosso, si scorgono case completamente rinchiuse dentro mura di oltre tre metri, con torrette agli angoli, piccole roccaforti, spesso disperse nel nulla.<br \/>\nQueste fatiscenti fortezze come pure i piccoli agglomerati di case, si confondono quasi a sparire in mezzo ai pendii delle montagne, isolate, lontane da ogni possibilit\u00e0 di integrazione nel tessuto sociale, civile e morale e da qualsiasi forma di sviluppo culturale e men che meno tecnologico, mimetizzate nel paesaggio, in quanto costruite di fango e paglia, e sicuramente prive di acqua e di luce.<br \/>\nLe poche persone che si vedono \u201ctransitare\u201d in mezzo a questi paesaggi, sono quasi sempre accompagnate dal fido asinello, stracarico di materie prime, le donne poi, avvolte nei loro burka azzurri o bianchi, sembrano fantasmi, che si aggirano fra paesaggi lunari.<br \/>\nRiflettendo a posteriori mi rendo conto che la confusione rispetto agli accadimenti degli oltre due mesi trascorsi in Afghanistan regna ancora nei miei pensieri, i propositi e le aspettative fantasticate prima dell\u2019esperienza quasi mai hanno preso la strada immaginata.<br \/>\nForse non troveranno mai risposta tante domande nate in un paese difficile e con una cultura molto distante dalla nostra.<br \/>\nPrima di partire per una missione di cooperazione o un semplice viaggio, \u00e8 mia abitudine pianificare quello che dovr\u00f2 affrontare e analizzare quali compiti sono chiamato a svolgere, nel caso specifico, cosa portare tra gli \u201cstrumenti\u201d professionali.<br \/>\nMa gli obiettivi che avevo pianificato prima della partenza, giorno dopo giorno si sono dissolti, ed \u00e8 stato un continuo riadattarsi alle impreviste circostanze, agli stimoli, agli eventi e soprattutto alle persone del luogo, al contatto umano secondo modalit\u00e0 cos\u00ec diverse, insolite e \u201cobsolete\u201d.<br \/>\nIl mio ruolo in Afghanistan doveva essere quello di Consulente.<br \/>\nSeguire e supervisionare il personale locale impiegato nella logistica della casa, sede locale dell\u2019Organizzazione, offrire un supporto nella qualit\u00e0 di Consulente Psicologo ai Progetti Sociali che la stessa stava sviluppando, erano gli incarichi-obiettivi a me comunicati prima della partenza dall\u2019O.N.G..<br \/>\nRiorganizzare e coordinare il personale locale che lavora per l\u2019O.N.G. e, se possibile, in accordo con il Country Co-ordinator, trovare il modo pi\u00f9 funzionale possibile, per utilizzare le risorse umane, quindi, era il primo incarico.<br \/>\nIl Country Co-ordinator, \u00e8 la figura che per le Organizzazioni Non Governative, tiene i rapporti con i Donors (coloro che finanziano il progetto), o cerca nuovi Finanziatori-Donors per altri progetti, se l\u2019Organizzazione intende implementare il lavoro su quel territorio.<br \/>\nL\u2019altro incarico, da seguire assieme a una pedagogista, riguardava un Progetto sociale finanziato dall\u2019UNICEF il cui obiettivo e finalit\u00e0 consisteva nel miglioramento delle condizioni di vita di bambini e adolescenti, che vivono all\u2019interno di un Centro di Recupero per ragazzi colpevoli di un reato.<br \/>\nQuesto progetto era chiamato \u201cGiustizia Giovanile\u201d.<br \/>\nE\u2019 importante evidenziare che attualmente la legge Afgana \u00e8 fondata sui principi della Sharia, ossia la legge interpretata dal Corano, e prevede l\u2019imputabilit\u00e0 dal settimo anno di et\u00e0.<br \/>\nI compiti di noi esperti dovevano essere rivolti innanzi tutto alla sensibilizzazione degli operatori interni al Centro attraverso una supervisione costante per favorire il riavvicinamento delle famiglie d\u2019origine ai ragazzi ed infine avviare attivit\u00e0 scolastiche e ricreative.<br \/>\nDa ultimo era stata richiesta la mia Consulenza, su un progetto che vedeva coinvolti i due orfanotrofi di Kabul, all\u2019interno dei quali risiedono, prevalentemente per motivi economici delle famiglie, circa 1450 ragazzi.<br \/>\nL\u2019obiettivo in questo caso era un tentativo di riavvicinamento di alcune famiglie ai figli, il tutto il finanziato dalla Cooperazione Italiana.<br \/>\nIn realt\u00e0 una volta arrivato a Kabul, la situazione che mi si \u00e8 presentata dal punto di vista lavorativo era del tutto diversa da come mi era stata illustrata e da come l\u2019avevo programmata e immaginata, ma soprattutto il mio ruolo non era cos\u00ec definito e specifico.<br \/>\nIl lavoro che sta alle spalle di un progetto di questo tipo, si articola in colloqui con i direttori degli orfanotrofi, con il personale che lavora all\u2019interno degli orfanotrofi e con i ragazzi e le famiglie.<br \/>\nVanno selezionate ONG locali alle quali far attivare i vari corsi, vanno valutati quali possibili supporti economici erogare alle famiglie (micro-crediti), cercando di non offrire direttamente danaro, ma provvedendo, attraverso contributi per l\u2019affitto, oppure finanziando piccole ristrutturazioni delle abitazioni.<br \/>\nLe condizioni di partenza possono cambiare \u201cin corso d\u2019opera\u201d e di conseguenza parti del progetto e relativi budget, devono essere nuovamente assegnati per essere utilizzati in attivit\u00e0 pi\u00f9 idonee al mutato contesto.<br \/>\nScopo principale di un progetto, a mio parere, \u00e8 quello di formare il personale locale, attraverso informazione e supervisione, in misura tale da potersi auspicare &#8211; al momento della partenza degli esperti internazionali &#8211; un proseguimento autonomo delle attivit\u00e0 iniziate con i progetti.<br \/>\nLa mia attenzione inizialmente si era focalizzata prevalentemente sul programma di riunificazione familiare, in quanto la responsabile del progetto Giustizia Giovanile, la pedagogista sarebbe arrivata dopo 20 giorni.<br \/>\nLa prima settimana ho lavorato affiancato ad una persona con due mesi di esperienza sul territorio impegnata al progetto degli orfanotrofi.<br \/>\nQuesto mi \u00e8 stato utile sia per capire alcuni meccanismi e modalit\u00e0 relazionali, sia per cominciare a pensare a come riorganizzare il personale e quindi la logistica della casa.<br \/>\nLa scarsa esperienza di entrambi in lavori di Cooperazione Internazionale non facilitava la possibilit\u00e0 di sfruttare al meglio le nostre capacit\u00e0 e risorse professionali.<br \/>\nIl funzionamento logistico non era dei migliori, il personale sembrava piuttosto demotivato, infatti, l\u2019alternarsi in pochi mesi di differenti Country Co-ordinator, non aveva sicuramente favorito l\u2019omogeneit\u00e0 di comportamenti, creando disorientamento fra il personale locale, confuso da direttive non sempre unidirezionali e trasparenti.<br \/>\nLa logistica pu\u00f2 sembrare un aspetto irrilevante e di poco conto, ma la funzionalit\u00e0 e l\u2019efficienza nell\u2019organizzazione di una casa, delle persone che vi lavorano, dei mezzi e del personale locale impegnato nei progetti, oltre alla tenuta dei conti, per quello che concerne la vita nel quotidiano e per quello pi\u00f9 strettamente legato ai progetti sono elementi da non sottovalutare.<br \/>\nNon bisogna dimenticare, che ci si trova ad operare in paesi difficili, considerati in emergenza, dove chi lavora direttamente sui progetti, non pu\u00f2 e spesso non ha il tempo di occuparsi di questi aspetti meramente organizzativi.<br \/>\nLe problematiche nell\u2019attuazione di un progetto sono quotidiane come quotidiani sono gli imprevisti, quindi ritagliarsi il tempo per aspetti organizzativi toglie tempo peraltro indispensabile all\u2019attuazione dei progetti stessi.<br \/>\nSorge a questo punto spontanea una riflessione riguardo a quanto abbia inciso il fattore \u201cgender\u201d sulla figura dei Country Co-ordinator susseguitisi in cos\u00ec poco tempo: sono state, infatti, tutte donne.<br \/>\nMi preme sottolineare questo aspetto perch\u00e8 mi permette di evidenziare ancora una volta, che il luogo in cui si trovano ad operare queste professioniste, non \u00e8 una nazione qualsiasi, ma l\u2019Afghanistan, paese nel quale fino all\u2019arrivo degli americani, le donne non avevano nessun peso, n\u00e9 politico n\u00e9 sociale e tanto meno organizzativo-decisionale.<br \/>\nQuesta situazione di continua emergenza e precariet\u00e0 ha fatto s\u00ec che anche l\u2019ultima Country Co-ordinator rinunciasse all\u2019incarico e lasciasse il lavoro.<br \/>\nMi sono quindi ritrovato da solo con l\u2019arduo compito di far proseguire tutte le attivit\u00e0, senza peraltro aver avuto alcun passaggio di consegne.<br \/>\nL\u2019Organizzazione, colta a sua volta di sorpresa da tale evento, mi chiedeva di fare il possibile affinch\u00e9 i progetti non fossero fermati.<br \/>\nPurtroppo la mia esperienza nella Cooperazione non era tale da permettermi di lavorare con serenit\u00e0, e sfido chiunque a poterlo fare, trovandosi isolato, e spesso frustrato dal punto di vista professionale, per l\u2019impossibilit\u00e0 avvalermi delle competenze in campo psicologico, in quanto erano altre le priorit\u00e0 del momento.<br \/>\nIl non poter condividere questa esperienza, il non potere confrontarmi e avere pi\u00f9 punti di vista sulla situazione non faceva che aumentare il mio senso di solitudine.<br \/>\nLa convinzione di non abbandonare i beneficiari, \u00e8 stata la sola risorsa e motivazione che hanno fatto s\u00ec che non mi congelassi in una posizione di stasi nell\u2019attesa dell\u2019arrivo della pedagogista.<br \/>\nLe domande che sorgono in queste circostanze sono molteplici; qual \u00e8 il mio ruolo?, cosa devo fare per essere utile?, cosa si aspettano i Donors? E soprattutto cosa posso dare e quali aspettative hanno i beneficiari locali dei progetti, ovvero tutta la gente con la quale quotidianamente dovevo relazionarmi ed aiutare?<br \/>\nL\u2019arrivo della pedagogista, \u00e8 stato fonte di sollievo per la possibilit\u00e0 di condividere sia di emozioni e vissuti, sia strategie di intervento.<br \/>\nIl mio intervento psicologico ha per\u00f2 cambiato obiettivo: non pi\u00f9 rivolto a sostenere progetti o supportare personale locale, bens\u00ec prevalentemente rivolto a sostenere il ruolo e la figura della responsabile del progetto.<br \/>\nCome detto in precedenza ci si trova a lavorare in situazioni difficili, dove non \u00e8 facile ottenere il rispetto e la collaborazione del personale locale, se poi si aggiungono problemi organizzativi, i progetti di emergenza, diventano un\u2019emergenza anche per il personale espatriato, che oltre a non sentir riconosciuto il ruolo da coloro con i quali si dovrebbe collaborare, non possono nemmeno sentirsi riconosciuti da coloro ai quali dovrebbero essere di aiuto, in quanto la sfiducia in se stessi per i troppi ostacoli, porta a stati di sospensione in cui non si agisce per paura di fallire o complicare relazioni o rapporti gi\u00e0 precari per definizione.<br \/>\nIl lavoro fatto con la pedagogista, \u00e8 stato per me molto utile dal punto di vista personale e professionale, siamo riusciti a scindere e distinguere le nostre inadeguatezze dalle carenze e inadempienze dell\u2019Organizzazione, riuscendo cos\u00ec a riorganizzare le forze e le risorse per dare un senso alla nostra permanenza.<br \/>\nIntervistare gli operatori, per individuare reali bisogni e necessit\u00e0 per svolgere un compito il pi\u00f9 possibile psico-educativo per i ragazzi, renderli partecipi delle nostre iniziative e idee, ha sicuramente portato a una collaborazione utile per lo svolgimento del progetto e per un maggior supporto ai ragazzi.<br \/>\nAnche i colloqui con i ragazzi, e soprattutto con le ragazze, sulle quali spesso grava l\u2019accusa di adulterio &#8211; e per questo sono rinchiuse nel centro in attesa di giudizi e sentenze, non sempre di veloce raggiungimento &#8211; hanno favorito un nostro avvicinamento ai ragazzi, spesso abbandonati, sia per motivi economici dei familiari, sia per la vergogna degli stessi di dover sopportare la macchia di un figlio reo di un piccolo furto, o di un adulterio a volte nemmeno consumato.<br \/>\nI Centri di recupero, dovrebbero provvedere a un reinserimento graduale dei bambini e dei ragazzi nelle famiglie d\u2019origine e nella societ\u00e0, non dispongono in realt\u00e0 di fondi e di risorse umane necessarie per questo tipo di intervento, e cos\u00ec i ragazzi sono \u201cparcheggiati&#8221; in una situazione di stallo, bloccati in qualsiasi tipo di socializzazione, scolarizzazione, evoluzione e integrazione.<br \/>\nIl nostro progetto, sulla carta molto ambizioso e socialmente utile, era indirizzato proprio all\u2019alfabetizzazione, all\u2019inserimento nel modo lavorativo e alla possibilit\u00e0 di un reinserimento familiare di questi ragazzi.<br \/>\nI colloqui con gli operatori del centro sono stati a volte molto difficili a causa della diversit\u00e0 di obiettivi, le loro aspettative erano prevalentemente mirate a benefici economici e a un alleggerimento del carico di lavoro grazie all\u2019aumento di personale.<br \/>\nSensibilizzare queste persone a una maggiore attenzione dal punto di vista psico-sociale e educazionale, nel contesto di un paese, che dopo quasi trent\u2019anni di guerre, ha ancora come obiettivo la soddisfazione dei bisogni primari, con una conseguente scarsa sensibilit\u00e0 alle problematiche di tipo pi\u00f9 strettamente psicologico e sociale, \u00e8 stato uno dei miei obiettivi.<br \/>\nLe difficolt\u00e0 da me riscontrate e condivise da altri cooperanti, ritengo siano un piccolo aiuto, per limitare le illusioni di chi parte per mete lontane con grandi sogni e bei propositi.<br \/>\nSpesso nello sviluppo di un progetto le circostanze richiedono di mettere da parte capacit\u00e0 e professionalit\u00e0, per prestare pi\u00f9 attenzione alle reali necessit\u00e0 delle persone che si va a sostenere e supportare.<br \/>\nNon \u00e8 detto che esportare modelli o soluzioni da noi ormai convalidati come miglior strada per l\u2019ottenimento di certi risultati, lo sia in eguale misura in altre situazioni, dove altre culture e altre leggi a volte consolidate dalla consuetudine hanno permesso a quelle societ\u00e0 di sopravvivere fino al nostro arrivo.<br \/>\nE\u2019 indispensabile orientarsi dentro i confini dati dal tipo di societ\u00e0 in cui si interviene, per ottenere il miglior risultato possibile nel rispetto delle loro premesse, trascurando se necessario i nostri obiettivi, e i nostri modelli.<br \/>\nConsiderare un risultato per noi negativo, comunque un risultato positivo, ci orienter\u00e0 verso un\u2019altra strada pi\u00f9 agilmente percorribile nel proseguimento di quel progetto o di altri in quel tipo di societ\u00e0 e cultura.<br \/>\nQuesta mia lunga, ma in realt\u00e0 \u201cbreve\u201d esperienza, \u00e8 stata stimolo di riflessioni per quello che riguarda la spendibilit\u00e0 di una professione come quella dello psicologo in paesi considerati in emergenza: il rischio di bourn out, \u00e8 molto alto, a causa dei frequenti imprevisti e dei tempi a volte dilatati per la realizzazione di un progetto, (spesso, infatti, hanno un periodo di realizzazione sulla carta di soli quattro o sei mesi), va aggiunto che senza un\u2019adeguata preparazione personale, prima della partenza e una rielaborazione unita a una condivisione dell\u2019esperienza al rientro, possa dar modo al verificarsi di spiacevoli conseguenze personali e professionali non sempre di facile gestione per le persone coinvolte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Dott. 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