{"id":1245,"date":"2006-05-16T16:00:44","date_gmt":"2006-05-16T14:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=214"},"modified":"2023-02-09T13:46:23","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:23","slug":"una-missione-in-palestina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/una-missione-in-palestina\/","title":{"rendered":"Una missione in Palestina"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Paola Cavazzuti<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Psicologa, psicoterapeuta,<br \/>\nmembro fondatore dell\u2019Associazione Psicologi per i Popoli dell\u2019Emilia-Romagna<\/p>\n<p>Sono partita per la Palestina il 18 luglio 2004 per realizzare un progetto di intervento psico-corporeo per le donne e le ragazze di due citt\u00e0, Hebron e Al Fawwar. L\u2019intervento in questo luogo era iniziato, nell\u2019estate del 2003, da Uisp per Adotta la Pace e Peace Games. Titolo del progetto era \u201cRiyadhd- Sport e cultura di pace per i giovani e le donne di Hebron\u201d ed il tipo di intervento era socio-educativo. L\u2019impatto al mio arrivo all\u2019aeroporto di Tel Aviv non \u00e8 stato dei migliori; dopo lo sbarco dall\u2019aereo mi hanno tenuto in aeroporto circa tre ore per controlli di ogni genere. Sono finalmente uscita dall\u2019aeroporto dove mi aspettava Maria Dusatti (direttore tecnico di Peace Games), siamo andati a Gerusalemme, dove ci siamo fermati per la notte e siamo partiti per Hebron il giorno dopo.<\/p>\n<p>Il progetto che si doveva sviluppare era in collaborazione col circolo Tarik ben Ziyad ed aveva come scopo quello di formare, dal punto di vista tecnico, sia uomini, ragazze e donne sull\u2019attivit\u00e0 motoria e lo sport (futuri tecnici palestinesi) che potessero avere competenze adeguate per realizzare un programma per tutto l\u2019anno.<\/p>\n<p>Il giorno seguente insieme a Maria Dusatti abbiamo fatto incontri organizzativi nelle due citt\u00e0 per improntare il programma di lavoro. Avevo preparato a casa un programma di lezioni (ginnastiche dolci e varie tecniche di rilassamento che descriver\u00f2 pi\u00f9 avanti), ma ho dovuto, come sempre, adattare il programma alle esigenze delle partecipanti e differenziarlo in base alle et\u00e0 delle persone. Mi accompagnavano due formatori Ivan Lisanti ed Antonio Zirottu che avrebbero lavorato con gli uomini, i giovani e i bambini.<\/p>\n<p>Prima di descrivere il lavoro che ho svolto, vorrei parlare delle condizioni in cui vivono i palestinesi; molte cose le ho potute constatare di persona, altre le ho raccolte dai racconti delle persone che ho frequentato. In Palestina avevamo contatti con due farmacisti che avevano studiato in Italia e avrebbero fatto da interpreti ad Ivan e Antonio; abbiamo dovuto cercare una interprete donna che mi accompagnasse nel mio lavoro, l\u2019abbiamo trovata, si chiama Nuha ed \u00e8 moglie di un altro farmacista che ha studiato a Firenze; lei lo aveva seguito in Italia e parlava bene l\u2019italiano<br \/>\n( racconto tutto ci\u00f2 perch\u00e9 le donne portano il velo e un cappotto sopra il normale abbigliamento e non potevo fare lezione con un traduttore uomo, poich\u00e9 si potevano togliere velo e cappotto solo in presenza di donne).<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Hebron \u00e8 collocata su varie colline ad un\u2019altezza di circa 1000 metri. Scrive Maria Dusatti nel progetto presentato \u201cLa parte vecchia e i quartieri che la circondano sono particolarmente controllati e la vita della popolazione \u00e8 molto difficile. Chi ha potuto si \u00e8 trasferito nelle zone periferiche, considerate pi\u00f9 sicure. Nell\u2019area storica della Citt\u00e0 Vecchia, le abitazioni sono state distrutte dagli israeliani, \u00e8 stata tolta l\u2019erogazione dell\u2019acqua e a volte dell\u2019elettricit\u00e0; solo poche famiglie, le pi\u00f9 miserabili, vivono dei pacchi cibo forniti dalla solidariet\u00e0 internazionale. La circolazione delle persone all\u2019interno di Hebron non \u00e8 migliorata dopo la seconda intifada. Le strade di accesso alla citt\u00e0 ogni tanto vengono chiuse e la mobilit\u00e0 tra i diversi quartieri viene impedita da massi di cemento o barriere di terra e sassi che bloccano le macchine, o da posti di blocco che scoraggiano il passaggio a piedi\u201d. Mi ha raccontato Nuha che durante la seconda intifada, a causa di questi blocchi, le donne che dovevano partorire erano impossibilitate a raggiungere l\u2019ospedale ed erano costrette a partorire ai posti di blocco.<\/p>\n<p>Riporto, ancora, alcuni brani di Maria \u201cNei giovani di entrambi i sessi prevalgono la rassegnazione, frutto della depressione, o la tendenza a radicalizzare il livello di scontro contro l\u2019occupante. Le umiliazioni provocate dall\u2019occupazione militare, le difficolt\u00e0 del vivere quotidiano, i tempi ed i modi necessari per compiere le azioni pi\u00f9 semplici, come andare a scuola, al lavoro o a fare spesa, logorano una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 frammentata e spinta verso una radicalizzazione dei comportamenti politici e sociali\u201d.<\/p>\n<p>Aumenta un maggior rigore delle consuetudini sociali, soprattutto per quanto riguarda le donne, l\u2019islamismo ha pervaso anche gli ambienti pi\u00f9 \u201claici\u201d, il velo per le donne \u00e8 tornato \u201cdi moda\u201d anche per le donne che non fanno parte di comunit\u00e0 religiose, \u00e8 diventato una forma di \u201cidentit\u00e0\u201d dall\u2019altro, dal nemico. La patria si identifica con la lingua araba, per alcuni esprime il luogo in cui si cresce, il luogo di nascita e il luogo di protezione.<br \/>\nPer quanto riguarda Al Fawwar, piccola cittadina a pochi chilometri da Hebron, esiste un campo profughi, una casa delle donne (dove ho svolto il mio lavoro), dove le donne si ritrovano ed ha al suo interno due laboratori, uno per imparare il mestiere di parrucchiera e uno di cucito.<br \/>\nParler\u00f2, ora, del lavoro che ho svolto nei due centri, descrivendo anche le tecniche utilizzate, per poi ritornare a descrivere le condizioni di vita delle persone.<\/p>\n<p>Ho impartito 10 lezioni alle ragazze di Hebron (21 iscritte, 18 partecipanti), l\u2019et\u00e0 era compresa tra i 13 ed i 25 anni, l\u2019interprete traduceva dall\u2019arabo all\u2019italiano e viceversa, nelle lezioni ho utilizzato il metodo delle <strong>ginnastiche dolci<\/strong>, varie tecniche di rilassamento, esercizi in gruppo, a coppie e individuali che riguardavano equilibrio, coordinazione e alcune situazioni ludiche. Ho anche utilizzato il disegno della figura umana all\u2019inizio del lavoro, a met\u00e0 lavoro e alla fine per verificare i cambiamenti dello schema corporeo \u2026.<\/p>\n<p>Ad Al Fawwar ho impartito 9 lezioni alle donne (17 iscritte, 15 partecipanti), l\u2019et\u00e0 era compresa tra i 16 ed i 47 anni, gli argomenti trattati sono stati simili a quelli proposti al corso di Hebron, focalizzando maggiormente il lavoro sulle percezioni corporee, sul rilassamento e sui disegni. L\u2019ultimo giorno in cui ci siamo incontrati abbiamo festeggiato la fine dei corsi con scambi di doni.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il lavoro proposto ho utilizzato le ginnastiche dolci, il rilassamento e la respirazione. Vorrei brevemente illustrare queste tecniche : le ginnastiche dolci sono tecniche di origine occidentale, si propongono, come metodo, un lavoro sul corpo che tenga presente l\u2019acquisizione di una presa di coscienza delle percezioni e sensazioni corporee, della distensione delle masse muscolari troppo tese e rigide, lo scioglimento dei blocchi muscolari, il miglioramento della mobilit\u00e0 articolare. ( mi sono avvalsa delle tecniche del metodo Feldenkrais, dell\u2019antiginnastica di Th\u00e9r\u00e8se Bertherat e dell\u2019eutonia (giusta tensione) di Gerda Alexander).<\/p>\n<p>Il <strong>rilassamento <\/strong>pu\u00f2 essere definita una tecnica che aiuta l\u2019individuo a trovare momenti di riposo (aiuta, anche, a diminuire ansie e disagi psicosomatici) e a ricaricarsi di energia; lavoro molto importante per una popolazione sottoposta a momenti traumatici, di ansie e di forti disagi.<\/p>\n<p>I <strong>disegni <\/strong>proposti hanno aiutato le partecipanti a verificare anche graficamente i mutamenti sul loro corpo. Ho inoltre introdotto vari esercizi d\u2019equilibrio e di coordinazione, che possono essere intesi non solo fisicamente ma anche psichicamente. Per le giovani sono stati proposti momenti di lavoro ludico. In entrambi i contesti abbiamo lavorato in gruppo, a coppie e individualmente, tutto ci\u00f2 per favorire maggiormente la socializzazione, simbolicamente antidoto alla solitudine, per condividere insieme i problemi. Dopo ogni situazione di lavoro ci sedevamo in cerchio per verbalizzare le sensazioni, i disagi, il benessere sperimentato sia a livello fisico che psichico; tutto ci\u00f2 permetteva alle partecipanti di esternare i vissuti e constatare le diversit\u00e0 delle sensazioni provate dalle diverse partecipanti, i tempi diversi. La verbalizzazione era di prammatica anche all\u2019inizio del lavoro per verificare cosa le partecipanti avevano provato a casa.<\/p>\n<p>Analizziamo ora, ulteriormente , le condizioni di vita della popolazione. I palestinesi hanno un numero alto di figli, in media ogni coppia ne ha dai 3 ai 9, vivono in generale in famiglie molto allargate che comprendono vari fratelli, cugini, zii e genitori (nonni), in genere \u00e8 la madre dell\u2019uomo della coppia che ha voce in capitolo su tutta la famiglia. Un esempio di questo l\u2019ho sperimentato ad un invito a pranzo, in campagna, da uno dei farmacisti, Fawwas; nel cortile della casa era raccolta tutta la famiglia, bambini, sorelle, fratelli, cugini e genitori del farmacista. Ad un certo momento i bambini, che erano davvero tanti, hanno cominciato a litigare, la nonna ha sgridato in modo molto deciso, c\u2019\u00e8 stato un silenzio generale poi la vita \u00e8 ripresa.(sembrava il leone nella foresta che quando ruggisce tutto si ferma, c\u2019\u00e8 un gran silenzio poi la vita riprende). La famiglia allargata presenta dei pro e dei contro; protegge dal mondo esterno, aiuta un membro della famiglia a studiare all\u2019estero ma pu\u00f2 essere sede di conflitti, pi\u00f9 o meno evidenti, come ad esempio tra suocera e nuora. Il fatto che le famiglie palestinesi siano cos\u00ec numerose spaventa molto il popolo israeliano che vede moltiplicarsi in modo crescente il nemico; per il popolo palestinese \u00e8 un segno che la vita continuer\u00e0 ed un segno di grande speranza. Quello che mi ha maggiormente colpito \u00e8 che questa popolazione \u00e8 molto affettuosa a attenta verso i bambini, i bambini sono molto socievoli anche con estranei, ma questo affetto che mostrano con i figli mi sembra in contrasto con i sentimenti che portano dentro (odio, aggressivit\u00e0, depressione, sfiducia); evidentemente riescono a fare convivere tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p>Mentre sto scrivendo questo articolo, leggo sul quotidiano \u201cREPUBBLICA\u201d del 17-8-2004 che nella prigione di Tel Mond a Kfar Sava a nord di Tel Aviv 1500 palestinesi hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere un trattamento migliore; il quotidiano scrive che le richieste sono\u201d installazione di telefoni pubblici, la rimozione di lastre di vetro che impediscono contatti fisici con le famiglie nelle ore di visita e la fine delle perquisizioni personali\u201d. Durante lo sciopero della fame dei detenuti i secondini israeliani hanno improntato un barbecue di carni arrosto nel cortile, l\u2019odore si diffonde per tutta la prigione, (mi sembra che non vi sia limite al sadismo e alla crudelt\u00e0 umana). \u201cRepubblica\u201d riporta ancora \u201cnessuno dei carcerati sembra finora aver ceduto, la rivolta, invece, sembra essersi allargata e rischia di coinvolgere gli 8000 palestinesi chiusi nelle carceri d\u2019Israele. Le autorit\u00e0 israeliane hanno affermato in modo sprezzante \u201cSono terroristi, possono anche morire\u201d. In vista del probabile caos, le autorit\u00e0 hanno minacciato la revoca di alcuni \u201cprivilegi\u201d: visione della tv, ascolto della radio, visite dei parenti, attivit\u00e0 sportive, di studio e nei laboratori\u201d.<\/p>\n<p>Anche i racconti delle persone che ho incontrato, rispetto alle modalit\u00e0 dei soldati israeliani, sono stati allucinanti; irruzioni violente nelle abitazioni dei palestinesi. Ad una persona (per cercare il fratello) hanno dato un pugno in un occhio rovinandogli la retina, un altro(colpevole di essere per il territorio di Hebron punto di riferimento politico a nome del leader Yasser Arafat) \u00e8 stato incarcerato per 15 mesi, torturato perch\u00e9 facesse il nome dei compagni; questa persona abbastanza ricca \u00e8 riuscita a pagarsi un avvocato e ad uscire di prigione.<\/p>\n<p>Gli israeliani assoldano (in modo consistente) spie palestinesi per avere informazioni su persone colpevoli, solo, di fare politica e opporsi alle autorit\u00e0 israeliane. Nuha (l\u2019interprete) mi ha raccontato che il fratello del marito \u00e8 in carcere da 12 anni e ne deve scontare altri 2, vive in una stanza piccola con 16 detenuti e d\u2019inverno (al nord fa molto freddo) gli viene concessa solo una coperta per ripararsi. Una mattina, mentre andavamo a fare lezione, mi ha raccontato che i genitori del marito e i suoi due figli pi\u00f9 grandi erano partiti all\u2019alba per andarlo a trovare con un pullman organizzato dalla Croce Rossa (in Palestina si chiama Mezza Luna Rossa, ed \u00e8 molto attiva nel lavoro con i palestinesi).<\/p>\n<p>Torniamo al lavoro che ho svolto. Nell\u2019ultima lezione ho posto 4 quesiti ai quali le partecipanti dovevano rispondere per verificare il lavoro svolto.<br \/>\nLa prima domanda \u00e8 stata formulata per verificare che cosa avessero imparato, la seconda quali lavori avessero gradito, la terza che cosa avrebbero ripetuto, la quarta se avessero ottenuto benefici fisici o psichici.<\/p>\n<p>Le risposte ottenute sono state: sentire il corpo- aumento della concentrazione- prendersi cura di s\u00e9 stessi- essere puntuali- tranquilli e fare movimenti divertenti- combattere ansie col rilassamento- respirare in modo corretto- riuscire a dormire in modo profondo- massaggi al collo e ai trapezi- rilassamento muscoli del viso- esercizi d\u2019equilibrio- allungamento dei muscoli della schiena. Rispetto all\u2019ultima domanda, tutte hanno risposto di aver ottenuto benefici, sia di ordine fisico che psichico.<\/p>\n<p>Ho terminato il mio lavoro il 6-8-2004, sono partita il giorno dopo per Gerusalemme, dove ho visitato la citt\u00e0 vecchia e ho ripreso l\u2019aereo l\u20198-8-2004.<br \/>\nPrima di partire dall\u2019Italia mi ha scritto Luca Modunesi ( psicologo che vive a Firenze), che era stato in Palestina 3 mesi, per darmi alcune informazioni. Luca scrive: \u201cho potuto avere informazioni da alcuni psicologi di vari centri nelle diverse zone del paese. I disagi psicologici maggiori riscontrati sono: depressione soprattutto nelle donne e reattiva negli uomini, paure, fobie, elevata e costante tensione, somatizzazioni, aumento della povert\u00e0 in conseguenza della perdita di lavoro, abuso di sostanze stupefacenti, disagi legati alla perdita di identit\u00e0, minaccia vissuta di perdere identit\u00e0 (vedi patria),incubi notturni, problemi di cuore, paura per s\u00e9 e per i propri cari, problemi legati alla concentrazione, memoria e attenzione, disagio scolastico, di ruolo, contesto sociale frammentato, scarsa motivazione, incapacit\u00e0 e impossibilit\u00e0 di progettazione futura.\u201d Rispetto ai problemi di cuore, parlando con le persone, mi hanno raccontato che era aumentata, in modo consistente, la percentuale di infarti anche nei giovani ventenni.<br \/>\nUna ultima osservazione rispetto al muro che gli israeliani stanno costruendo; se e quando sar\u00e0 terminato si verranno a creare 8 aree isolate, sottoposte a rigidi controlli e difficolt\u00e0 crescenti per spostarsi da una zona all\u2019altra.<\/p>\n<p>La mia testa e il mio cuore sono tuttora l\u00e0, vicino alle persone che ho conosciuto, ai luoghi che ho visitato ed alle persone che ho incontrato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Paola Cavazzuti<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[26,35],"tags":[],"class_list":["post-1245","post","type-post","status-publish","format-standard","category-26","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1245","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1245"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1245\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1285,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1245\/revisions\/1285"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1245"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1245"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1245"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}