{"id":1241,"date":"2008-09-16T15:41:17","date_gmt":"2008-09-16T13:41:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=195"},"modified":"2023-02-09T13:46:22","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:22","slug":"quale-approccio-nel-periodo-post-immediato-nelle-sindromi-psicotraumatiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/quale-approccio-nel-periodo-post-immediato-nelle-sindromi-psicotraumatiche\/","title":{"rendered":"Quale approccio nel periodo post-immediato nelle sindromi psicotraumatiche?"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Claudia Jasmin Marelli (*); Valeria Perrucci (*)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>(*) psicologa. Centro Eos \u2013 Pavia<\/p>\n<p>Il termine prevenzione tende immediatamente a far pensare a situazioni in cui risulta necessario agire prima che si verifichi un qualsiasi avvenimento che, per sua natura, potrebbe risultare spiacevole.<\/p>\n<p>In questo ambito, ovvero quello della prevenzione secondaria, l\u2019avvenimento \u201cspiacevole\u201d \u00e8 invece l\u2019elemento chiave da cui scaturisce il nostro progetto d\u2019intervento psicosociale di prevenzione secondaria.<br \/>\nQuest\u2019ultimo si pone nell\u2019ambito socio-sanitario con finalit\u00e0 preventive rispetto allo sviluppo di sindromi psicotraumatiche, possibili conseguenze di incidenti stradali con morte improvvisa e inaspettata di familiari o persone molto care.<br \/>\nLo scopo principale dell\u2019intervento \u00e8 ridurre l\u2019incidenza di sindromi psicotraumatiche nei soggetti traumatizzati che vengono da noi presi in carico entro e non oltre 10gg dall\u2019avvenimento traumatico.<br \/>\nNella letteratura scientifica ,infatti, \u00e8 emerso che in seguito a tale presa in carico vi \u00e8 una riduzione dal 20 % al 2,5% dell\u2019incidenza di tali sindromi.<br \/>\nL\u2019intervento in questione, attualmente, viene svolto dall\u2019\u00e9quipe di psichiatri e psicologi volontari del \u201cCentro Eos per le Vittime di Traumi e Catastrofi\u201d di Pavia.<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong>:<br \/>\nIl termine prevenzione tende immediatamente a far pensare a situazioni in cui risulta necessario agire prima che si verifichi un qualsiasi avvenimento che, per sua natura, potrebbe risultare spiacevole.<br \/>\nIn questo ambito, ovvero quello della prevenzione secondaria, l\u2019avvenimento \u201cspiacevole\u201d \u00e8 invece l\u2019elemento chiave da cui scaturisce il nostro progetto d\u2019intervento psicosociale di prevenzione secondaria.<br \/>\nQuest\u2019ultimo si pone nell\u2019ambito socio-sanitario con finalit\u00e0 preventive rispetto allo sviluppo di sindromi psicotraumatiche, possibili conseguenze di incidenti stradali con morte improvvisa e inaspettata di familiari o persone molto care.<br \/>\nLo scopo principale dell\u2019intervento \u00e8 ridurre l\u2019incidenza di sindromi psicotraumatiche nei soggetti traumatizzati che vengono da noi presi in carico entro e non oltre 10gg dall\u2019avvenimento traumatico.<br \/>\nNella letteratura scientifica ,infatti, \u00e8 emerso che in seguito a tale presa in carico vi \u00e8 una riduzione dal 20 % al 2,5% dell\u2019incidenza di tali sindromi.<br \/>\nL\u2019intervento in questione, attualmente, viene svolto dall\u2019\u00e9quipe di psichiatri e psicologi volontari del \u201cCentro Eos per le Vittime di Traumi e Catastrofi\u201d di Pavia.<\/p>\n<p><strong>Intervento psico-sociale di prevenzione secondaria<\/strong><br \/>\nNel contesto psicotraumatico \u00e8 importante porre l\u2019accento su alcune questioni ormai largamente condivise da quasi tutto il mondo psichiatrico e psicologico specializzato nella materia.<br \/>\nInnanzitutto, \u00e8 interessante andare ad analizzare il concetto di prevenzione secondaria, a partire da una piccola analisi del termine, fino a giungere alla particolare accezione.<br \/>\nCon il termine prevenzione si intendono, infatti, tutte quelle azioni finalizzate ad impedire o ridurre il verificarsi di eventi non desiderati.<br \/>\nGli interventi di prevenzione sono volti all\u2019eliminazione o, nel caso ci\u00f2 non sia concretamente attuabile, alla riduzione dei rischi che possono generare dei danni permanenti.<br \/>\nIn questo ambito \u00e8 quindi interessante valutare il particolare significato che questo termine assume.<br \/>\nNon si deve dimenticare infatti che la prevenzione, in questo caso, non va intesa come azione a priori rispetto ad un avvenimento ma come primo, e in alcuni casi unico, step nella presa in carico di soggetti che hanno subito un lutto improvviso e inaspettato.<br \/>\nNon si presuppone infatti che l\u2019intervento eviti il verificarsi dell\u2019evento, ma l\u2019intento sar\u00e0 quello di prendere in carico il maggior numero possibile di nuclei familiari emotivamente coinvolti dal trauma.<br \/>\nAttivit\u00e0 preventive ben condotte, infatti, riducono le sequele post traumatiche dal 20% al 5%: in questo risiede l\u2019importanza del termine prevenzione.<\/p>\n<p>\u201c<em>Per poter illustrare i principi base su cui si dovrebbero organizzare i programmi preventivi occorre farsi una idea di massima sulla dinamica temporale dell\u2019incidente traumatico. Fermo restando che una schematizzazione \u00e8 sempre un\u2019approssimazione e non possiamo prescinderne se vogliamo organizzare delle attivit\u00e0 dirette alla maggior parte delle vittime<\/em>\u201d (Marino R.)<\/p>\n<p>Possiamo schematizzare questa dinamica come segue:<\/p>\n<p><img src=\"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/tabella.png\" alt=\"\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p>In questo schema sono riassunte tutte le fasi che seguono un evento traumatico, partendo da una situazione di antecedente \u201cnormalit\u00e0\u201d.<br \/>\nNella fase d\u2019impatto e per le sucessive 72h si verificano nel 100% delle vittime di evento traumatico una serie di sequele psicopatologiche che possiamo considerare come \u201creazioni normali a situazioni anormali\u201d.<br \/>\nIn questa sede \u00e8 indispensabile un\u2019accurata analisi dei bisogni ed una valutazione delle risorse del soggetto o del nucleo familiare.<br \/>\nAllo scadere delle 72h ha inizio la fase di assimilazione, ovvero quel periodo in cui le vittime tendono ad assimilare il trauma per naturale riassestamento sociale; questo fenomeno si verifica per\u00f2 nell\u201980% delle persone, restano quindi da considerare le conseguenze cui va incontro il restante 20%.<br \/>\nDurante la fase di assimilazione un intervento psico-sociale di prevenzione secondaria permette di ridurre in modo sostanziale la percentuale di soggetti che manifesteranno sindromi psicotraumatiche (da 20% a &lt; 3,5%), sempre indirizzando l\u2019intervento verso un\u2019analisi dei bisogni e una valutazione delle modalit\u00e0 comunicative in atto.<br \/>\nLa prevenzione secondaria risponde quindi ai bisogni psicosociali portati dalle vittime nei differenti stadi dell\u2019elaborazione del processo di assimilazione dell\u2019evento traumatico; uno dei suoi cardini risiede nel concetto di outreach, ovvero quel movimento fisico e psichico che si compie per <strong>andare incontro<\/strong> ai soggetti traumatizzati.<br \/>\nNel caso in cui il lavoro di prevenzione non dovesse sortire gli effetti desiderati, la proposta di un lavoro terapeutico (psicoterapeutico, psichiatrico etc&#8230;), in seguito ai 6 mesi d\u2019intervento domiciliare, potrebbe risultare l\u2019unica via per un nuovo assestamento delle vittime.<br \/>\nLa letteratura attuale sul trauma identifica infatti 3 tipologie di prevenzione:<\/p>\n<ol>\n<li><em>Prevenzione primaria<\/em><\/li>\n<li><em>Prevenzione secondaria<\/em><\/li>\n<li><em>Prevenzione terziaria<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Con il termine <strong>prevenzione primaria <\/strong>si intende parlare del processo di preparazione, antecedente l\u2019avvenimento catastrofico rivolto a coloro che, come pompieri, medici, protezione civile, polizia etc., hanno il compito di intervenire sul luogo dell\u2019avvenimento in caso di incidente o di catastrofe.<br \/>\nQuesto processo consiste nell\u2019acquisizione di conoscenze teorico-pratiche dei principi di base della psicotraumatologia e degli interventi possibili.<br \/>\nSi ottiene tramite corsi di formazione, esercitazioni e preparazione di materiale da utilizzare nel momento dell\u2019outhreach.<\/p>\n<p>La <strong>prevenzione secondaria<\/strong>, invece, si attua immediatamente dopo il trauma ed \u00e8 rivolta a tutte le persone coinvolte direttamente o indirettamente con un avvenimento traumatico.<br \/>\nDi estrema rilevanza risultano i sei punti focali dell\u2019intervento che in seguito verranno meglio approfonditi:<\/p>\n<p>Analisi dei bisogni ed elementi destrutturanti secondari;<br \/>\nAnalisi dei modelli comunicativi intrafamiliari e loro disfunzione legata al trauma;<br \/>\nOsservazione partecipata e ascolto;<br \/>\nNormalizzazione della sofferenza;<br \/>\nRiconoscimento delle emozioni;<br \/>\nRistrutturazione del S\u00e8.<\/p>\n<p><strong>L\u2019efficacia della prevenzione secondaria sembra essere dimostrata nel 95% dei casi. <\/strong><br \/>\nTuttavia \u00e8 importante ricordare che, anche in assenza di misure preventive adeguate, nell\u201980% dei casi dei soggetti vittime di traumi avviene una naturale assimilazione del trauma.<br \/>\nQuesto tipo di aiuto pu\u00f2 avere una durata minima: alcuni studi indicano che nel 60% dei casi la riconoscenza dello stato di traumatizzato, il considerare seriamente i sentimenti provati dalle vittime, il donare informazioni esatte sugli avvenimenti sono elementi sufficienti per permettere una assimilazione del trauma psichico.<br \/>\nLa prevenzione secondaria necessita comunque di un\u2019immediatezza d\u2019intervento per favorire la verbalizzazione dei soggetti (\u201cabreazione precoce\u201d); lo svolgimento di questo il pi\u00f9 vicino possibile al luogo dell\u2019avvenimento, o in un contesto familiare e accogliente per le vittime; il riconoscere le loro reazioni come normali ad una situazione anormale mantenendo un approccio molto semplice, eliminando ogni linguaggio tecnico cercando di favorire anche il contatto fisico.<br \/>\nMalgrado queste premesse, gli interventi devono essere comunque standardizzati e condotti in modo omogeneo dalle diverse \u00e9quipes d\u2019intervento.<br \/>\nDurante l\u2019intervento attuato nella fase acuta, si deve porre molta attenzione agli aspetti relazionali che intercorrono tra familiari, al fine di prevenire la cronicizzazione di eventuali comunicazioni disfunzionali, precedentemente assenti.<\/p>\n<p><strong>Terziaria<\/strong> \u00e8, invece<strong>, la prevenzione <\/strong>detta anche curativa<strong>. <\/strong><br \/>\nTale intervento, infatti, \u00e8 diretto a tutti coloro che, in presenza o assenza di prevenzione secondaria, passati almeno 6 mesi, presentano una cronicizzazione dei disturbi correlati all\u2019avvenimento.<br \/>\nQuintyn (1996c) suggerisce di creare \u00e9quipe multidisciplinari al fine di valutare quale specialista potrebbe risultare pi\u00f9 adatto alle differenti esigenze del soggetto.<\/p>\n<p><strong>Cosa si intende per \u201csindrome post traumatica\u201d<\/strong><br \/>\nIl disturbo post-traumatico da stress (PTSD) \u00e8 una patologia disabilitante, spesso ad andamento cronico e frequentemente non diagnosticata. Il PTSD \u00e8 stato ufficialmente inserito nelle categorie diagnostiche del DSM III nel 1980, facendo riferimento soprattutto alle conseguenze psicologiche di soggetti esposti ad operazioni di guerra; attualmente, nel DSM IV sono stati inclusi tra i fattori stressanti potenzialmente patogeni tutti quegli eventi, inaspettati ed improvvisi, in grado di costituire una grave minaccia per il singolo o per la collettivit\u00e0. Sono inclusi: alluvioni, terremoti, omicidi attentati, incidenti stradali, abusi sessuali etc. Inoltre, per quanto riguarda il trauma che coinvolge una persona amata, il DSM IV include negli eventi stressanti tutti gli eventi che hanno costituito \u201c..una seria minaccia o pericolo per i propri figli, coniuge ed altri parenti stretti o amici\u201d.<br \/>\nDagli studi scientifici effettuati in ambito nazionale ed internazionale risulta che tale disturbo \u00e8 spesso sottostimato, anche perch\u00e9 frequentemente associato ad altre patologie psichiatriche: depressione, disturbi d\u2019ansia, disturbo somatoformi e abuso di sostanze.<\/p>\n<p><strong>Obiettivi del progetto<\/strong><br \/>\nCome gi\u00e0 ricordato dalla letteratura scientifica, le vittime di un trauma hanno un rischio pari al 20% di sviluppare patologia psichiatrica ad un anno dall\u2019evento, ma soprattutto evidenziano che un intervento di sostegno psicosociale effettuato precocemente riduce l\u2019incidenza di successiva patologia psichiatrica a meno del 5%.<br \/>\nL\u2019obiettivo generale del progetto del \u201cCentro Eos per le vittime di traumi e catastrofi\u201d \u00e8 pertanto quello di creare un Servizio diretto ai soggetti potenzialmente a rischio di sviluppare sindromi psicotraumatiche, in quanto vittime di un evento che abbia messo a repentaglio la propria vita, o che abbiano assistito o siano venute a conoscenza di un evento di tale portata, che abbia coinvolto familiari o amici.<br \/>\nA tal proposito, si argomenternno dettagliatamente le modalit\u00e0 di attuazione del progetto facendo anche un breve riferimento agli strumenti psicometrici utilizzati al termine di quest\u2019ultimo (in seguito a 6 mesi di intervento psicosociale di prevenzione secondaria).<\/p>\n<p><strong>Metodo utilizzato: lavoro d\u2019equipe, normalizzazione della sofferenza, ristrutturazione del S\u00e9 <\/strong><br \/>\nI soggetti colpiti da evento traumatico vengono sempre seguiti a domicilio da due operatori locali (psicologi, psichiatri, assistenti sociali) che devono lavorare sempre in coppia, al fine di gestire il proprio stress e meglio elaborare movimenti transferali e controtransferali.<br \/>\nLa fase realizzativa del progetto prevede che i soggetti interessati vengano contattati ed incontrati entro e non oltre 10 giorni dall\u2019evento. Il progetto si esplica in sei mesi e la cadenza degli interventi domiciliari avviene settimanalmente per i primi due mesi, poi ogni quindici giorni per il terzo e quarto mese, e infine mensilmente per gli ultimi due mesi restanti.<br \/>\nNel caso in cui, nel corso o al termine dell\u2019intervento, uno o pi\u00f9 soggetti avessero sviluppato patologia psichiatrica, seguir\u00e0 l\u2019invio allo psichiatra di competenza territoriale.<br \/>\nDestinatari dell\u2019intervento psicosociale sono le vittime dell\u2019 evento traumatico, i familiari o gli amici. Come trauma, si individua un incidente mortale o un evento che abbia messo a grave rischio l\u2019incolumit\u00e0 del soggetto coinvolto.<br \/>\nL\u2019intervento si basa su quattro cardini fondamentali:<\/p>\n<p><strong>1. Analisi dei bisogni,elementi destrutturanti secondari e modalit\u00e0 comunicative<\/strong><br \/>\nIl traumatismo psichico pu\u00f2 essere considerato come l\u2019effetto della destrutturazione passeggera del campo simbolico dovuta, quasi sempre, all\u2019irruzione del reale all\u2019interno dell\u2019apparato psichico durante un avvenimento traumatico esterno al soggetto (Bailly 2006).<br \/>\nQuesta destrutturazione del campo simbolico \u00e8 legata alla brusca intrusione di ci\u00f2 che si potrebbe definire \u201cmateriale sensoriale bruto\u201d, che in quanto tale \u201cresta irriducile al sapere\u201d (Briole 1994).<br \/>\nStudi al riguardo conducono a pensare che il grosso insieme definito \u201cmateriale sensoriale bruto\u201d possa essere suddiviso in elementi \u201cdestrutturanti primari\u201d ed elementi \u201cdestrutturanti secondari\u201d o \u201caccessori\u201d (Marino, Riva 1999).<br \/>\nI primi possono essere considerati come l\u2019essenza dell\u2019avvenimento traumatico, ovvero quegli elementi in grado di rompere la catena simbolica utilizzata dall\u2019apparato psichico del soggetto (Bailly 2006).<br \/>\nQuelli secondari invece, possono rientrare all\u2019interno di quell\u2019insieme di situazioni che normalmente sarebbero facili da gestire ma che divengono difficili da affrontare a causa del loro stretto legame con l\u2019avvenimento traumatico.<br \/>\nUn intervento di psico-sociale di prevenzione secondaria ben condotto ha lo scopo di individuare questi elementi e lavorare, in sinergia con i soggetti traumatizzati, al fine di riprendere, in maniera guidata prima e spontanea poi, tutti quei comportamenti che in seguito al trauma si sono estinti.<br \/>\nQueste azioni, infatti, grazie alle loro propriet\u00e0 \u201cimbrigliatrici\u201d, possono contenere gli elementi destrutturanti primari, che altrimenti sarebbero completamente liberi di predisporre il soggetto allo sviluppo di una sindrome psicotraumatica.<br \/>\nSituazioni come riprendere il lavoro, andare dall\u2019avvocato, ritornare a fare la spesa etc&#8230;, potrebbero quindi essere di enorme aiuto al soggetto e al nucleo familiare.<br \/>\nAl fine di poter effettuare una reale analisi dei bisogni, \u00e8 comunque necessario incontrare la famiglia all\u2019interno del loro contesto casalingo; \u00e8 ormai riconosciuto infatti che la casa \u00e8 il luogo pi\u00f9 appropriato per questa tipologia di intervento, che fonda parte delle sue radici psicologiche anche nell\u2019attenta valutazione delle modalit\u00e0 comunicative intrafamiliari.<br \/>\nLa famiglia che improvvisamente e inaspettatamente perde uno dei suoi componenti, rischia di mettere in atto modalit\u00e0 comunicative disfunzionali che spesso hanno l\u2019intento di esprimere un qualcosa che, da un lato per la sua strutturazione e dall\u2019altro per l\u2019inadeguatezza del contesto, rischia di essere frainteso e di scatenare quindi furiose liti.<br \/>\nPrevenire, in questo caso, significa pertanto evitare che queste dinamiche possano cristallizzarsi e di conseguenza incrinare in maniera molto profonda i legami familiari.<\/p>\n<p><strong>2. Osservazione partecipata e ascolto<\/strong><br \/>\nSi procede quindi con un graduale e discreto inserimento all\u2019interno del nucleo familiare. La scelta delle visite domiciliari \u00e8 stata fatta perch\u00e9 la casa rappresenta \u2013 generalmente \u2013 il luogo pi\u00f9 protetto, accogliente, in cui sentirsi liberi e maggiormente a proprio agio ed evita, inoltre, lo sforzo \u2013 psicologico \u2013 dello spostamento.<br \/>\nGli operatori ricoprono un ruolo di supporto, punto di riferimento e contenimento. Entrano all\u2019interno del nucleo familiare come estranei, elementi esterni non invischiati nelle preesistenti dinamiche familiari. Accolgono i vissuti con un ascolto partecipato ma \u201cneutrale\u201d, \u201cobiettivo\u201d, \u201cdisinteressato\u201d. Accompagnano i soggetti nell\u2019elaborazione di angosce, ricordi, ripetizioni, comportamenti di evitamento, sensi di colpa e fantasie persecutorie (\u201cse non avessi fatto questo\u2026 \u201c, \u201cse fossi arrivato prima \u2026\u201d).<\/p>\n<p><strong>3. Normalizzazione della sofferenza<\/strong><br \/>\nL\u2019angoscia suscitata dal trauma dev\u2019essere contenuta e modulata perch\u00e9, se troppo intensa, porta all\u2019attivarsi di meccanismi di difesa disfunzionali al soggetto (vd. iper fissazione di scissioni, proiezioni \u2026).<br \/>\n\u00c8 importante evitare un approccio medicalizzato in quanto tende a trasmettere un\u2019immagine patologizzata di s\u00e9: cos\u00ec facendo, anzich\u00e9 contenere il grado gi\u00e0 elevato di angoscia, si rischia di incrementarlo.<br \/>\nI soggetti devono quindi essere aiutati a percepire l\u2019intensa sofferenza \u2013 e il senso di frammentazione indotto dal trauma \u2013 come normale. Di frequente, infatti, i traumatizzati riferiscono vissuti quali \u201cpaura di impazzire\u201d, \u201cnon sentirsi pi\u00f9 se stessi\u201d, \u201cnon riconoscersi pi\u00f9\u201d. \u00c8 importante che arrivino a riconoscere queste come reazioni (affettive \u2013 emotive \u2013 comportamentali) \u201cnormali\u201d, a situazioni altamente stressogene, \u201canormali\u201d. La normalizzazione porta quindi ad un contenimento dell\u2019angoscia.<\/p>\n<p><strong>4. Riconoscimento delle emozioni:<\/strong><br \/>\nsi aiutano i soggetti a riconoscere i meccanismi di difesa con i quali, a un tempo, esperiscono e si proteggono dal dolore, al fine di identificare, verbalizzare e condividere in modo adeguato le emozioni ad essi soggiacenti. Il fine \u00e8 il favorire sia una presa di coscienza personale circa la propria modalit\u00e0 di elaborazione del trauma, sia la comprensione di quella degli altri membri del nucleo familiare. In tal modo, si favorisce la condivisione delle emozioni in gioco, prevenendo\/risolvendo fratture e fraintendimenti, e riportando cos\u00ec i membri della famiglia a modalit\u00e0 comunicative funzionali.<br \/>\nIn seguito ad un avvenimento traumatico, la famiglia tende infatti a funzionare come un singolo apparato psichico: i singoli membri assumono \u2013 pi\u00f9 o meno inconsciamente \u2013 ruoli diversi, in base alle aspettative circa la modalit\u00e0 altrui di esperire il dolore. Pu\u00f2 esserci, ad esempio, chi vuole farsi carico della sofferenza di tutta la famiglia; chi, di contro, assume il ruolo del pi\u00f9 fragile, ricreando cos\u00ec un nuovo equilibrio familiare, seppur compensatorio e distorto. Cos\u00ec facendo, dunque, si pone il rischio di rotture nella comunicazione e nelle relazioni: ad es. nessuno parla dell\u2019accaduto perch\u00e8 tutti temono di apportare ulteriore sofferenza nell\u2019altro. Si generano fraintendimenti e un loop di angoscia che, non riuscendo a scaricarsi n\u00e9 a venir \u2013 cognitivamente e affettivamente \u2013 elaborata, espone maggiormente al rischio di liti e fratture relazionali.<br \/>\nPer questo motivo, \u00e8 importante lavorare, se possibile, con tutti i membri della famiglia, per poter scardinare ruoli disfunzionali retti da false credenze ed erronee interpretazioni. Il trauma infatti sconvolge gli equilibri interni alla famiglia. Ogni componente ha modalit\u00e0 differenti di vivere e affrontare il dolore, anche in funzione dei ruoli familiari, delle diverse personalit\u00e0 e dei corrispettivi stili dfensivi. Per evitare che si cronicizzino stili comunicativi disfunzionali e le conseguenze correlate \u00e8 necessario aiutare la famiglia a comprendere le modalit\u00e0 di esperire il dolore di ognuno, aprendo il nucleo alla condivisione emotiva.<\/p>\n<p><strong>5. Ristrutturazione del S\u00e8:<\/strong><br \/>\nL\u2019esperienza traumatica pu\u00f2 essere vissuta in duplice modo: una frattura catastrofica dell&#8217;apparato psichico e dei processi di pensiero, con conseguente break-out nell&#8217;auto e allo-rappresentazione; un avvenimento inaspettato, pi\u00f9 o meno drammatico, che sorprende e impone un processo di risignificazione di s\u00e9. In entrambi i casi, il soggetto interessato deve affrontare un lavoro di auto-ristrutturazione e auto-rappresentazione che parta da e includa il significato soggettivo del trauma.<br \/>\nNel corso dei sei mesi di intervento e dello strutturarsi della relazione fra destinatari e operatori, \u00e8 chiaramente visibile il modularsi e modificarsi del modo di pensare l\u2019evento e di esperire la sofferenza. Dapprima bisognosi di sostegno continuo e ravvicinato, insicuri di fronte a un\u2019angoscia sentita come devastante, nel tempo i soggetti divengono pi\u00f9 autonomi, sia nel mentalizzare l\u2019evento, sia nella capacit\u00e0 di arginare l\u2019angoscia. I processi di pensiero si ristrutturano, in accordo con un esame di realt\u00e0 pi\u00f9 chiaro e definito. Vengono acquisiti un equilibrio emotivo e un senso di s\u00e9 nuovi, differenti rispetto allo status pre-trauma. L\u2019evento altamente stressogeno rappresenta infatti una \u201cnuova nascita\u201d, al seguito della quale gli utenti imparano, nel tempo, a ridefinirsi come soggetti autonomi, sulla scia dei mutati equilibri interni alla famiglia.<br \/>\nGli operatori Ascoltano e osservano con occhio obiettivo, portando un punto di vista \u201cneutrale\u201d e volto all\u2019analisi dei nuovi bisogni interfamiliari. La frammentazione del s\u00e8 e della progettualit\u00e0 futura conseguente l\u2019evento deve trasformarsi, in seguito all\u2019intervento psicosociale, in una nuova ridefinizione di s\u00e8, come singoli e come nucleo.<br \/>\nPer arrivare a ci\u00f2, gli operatori ascoltano e restituiscono quanto comunicato, in modo emotivamente intelligibile. Favoriscono la mentalizzazione autonoma, l\u2019interpretazione, la riflessione. Creano uno \u201cspazio transizionale\u201d sicuro e protetto, all\u2019interno del quale \u2013 in presenza di un Altro imparziale e competente, poter aprirsi, sfogarsi, ripensare a s\u00e9, all\u2019evento, elaborare una nuova progettualit\u00e0 futura, prossima e remota. Suggeriscono, laddove ve ne sia il bisogno, il pensare a nuove modalit\u00e0 comportamentali o al graduale ripristino di quelle vecchie (ad es. riprendere precedenti interessi).<br \/>\nGli operatori, tuttavia, non si sostituiscono agli utenti nel risolvere direttamente le difficolt\u00e0 riportate. Si limitano, in tal senso, a indurre a una riflessione e, in seguito a questa, all\u2019azione. Diversamente, non si favorirebbe la ripresa della normale e quotidiana operazionalit\u00e0, accollando oltretutto agli operatori responsabilit\u00e0 non loro, e un inadeguato carico di stress aggiuntivo.<\/p>\n<p><strong>CASE STUDY<\/strong><br \/>\n<strong>Breve introduzione al caso e primo sopralluogo<\/strong><br \/>\nPrimavera 2007: il Centro Eos viene contattato per una domanda di intervento che non rientra all\u2019interno dei criteri d\u2019inclusione del progetto, ovvero viene richiesto un sostegno ad una famiglia che ha perso un figlio in seguito a suicidio.<br \/>\nL\u2019intervento in oggetto, infatti, non includeva nei propri criteri famiglie di vittime di suicidio, bens\u00ec parenti di vittime di incidenti stradali.<br \/>\nDa un\u2019approfondita analisi, emerge comunque che Il programma d\u2019intervento non avrebbe dovuto subire importanti modifiche. Sussistendo la possibilit\u00e0 di poter effettuare un buon lavoro di sostegno, avviene il reclutamento di due psicologhe del Centro e viene dato avvio all\u2019intervento.<br \/>\nL\u2019introduzione all\u2019evento traumatico viene effettuata da un\u2019assistente sociale della provincia di Pavia che gi\u00e0 in precedenza aveva usufruito dei nostri servizi. Sempre tramite l\u2019operatrice, ci mettiamo in contatto con il nucleo familiare da prendere in carico.<\/p>\n<p><strong>Applicazione pratica<\/strong><br \/>\nIn compagnia dell\u2019assistente sociale ci rechiamo presso l\u2019abitazione della famiglia. Qui ci accolgono, in modo estremamente gentile, il padre, la madre e la sorella minore del ragazzo.<br \/>\nUna volta introdotte veniamo subito a conoscenza della dinamica del fatto. Ci vengono inoltre mostrate una serie di comunicazioni effettuate dal ragazzo antecedenti l\u2019avvenimento.<br \/>\nLa ricostruzione cognitiva dell\u2019evento ha evidenziato che in questa fase per la famiglia il bisogno primario era arrivare ad una ristrutturazione degli avvenimenti antecedenti al suicidio, al fine di poter valutare in maniera oggettiva le responsabilit\u00e0 di terzi.<br \/>\nL\u2019atteggiamento del padre \u00e8 apparso in prima istanza molto aggressivo e richiedente. La madre pareva oscillare tra un atteggiamento di assenza\/presenza passiva e la necessit\u00e0 di apparire tranquilla. La sorella sembrava incuriosita dalla nostra presenza ma comunque distaccata.<br \/>\nIl primo incontro \u00e8 durato circa 3h, che sono risultate troppo pesanti a causa di una nostra iniziale difficolt\u00e0 a gestire le richieste \u2013 inconsce \u2013 di contenimento e i vissuti transferali e controtransferali.<br \/>\nPer i successivi 2 mesi, ci siamo recate regolarmente presso la famiglia, con incontri a cadenza settimanale. Il percorso effettuato ha conosciuto differenti fasi di evoluzione\/involuzione individuale\/gruppale.<br \/>\nDa una prima analisi dei bisogni familiari, sembrava che il nucleo non avesse mutato nulla nelle dinamiche quotidiane rispetto ai momenti precedenti l\u2019evento.<br \/>\nIn un secondo momento, per\u00f2, ci siamo rese conto che questa apparente vita immutata, in realt\u00e0 aveva subito una serie di sottili variazioni interne, a nostro avviso percepibili solo con la continuit\u00e0 nel tempo e con la possibilit\u00e0 di varcare alcune piccole soglie lievemente intravedibili.<br \/>\nLa comunicazione interna al nucleo familiare, altro elemento di fondamentale importanza, correva il rischio di arroccarsi su dinamiche e messaggi estremamente disfunzionali.<br \/>\nL\u2019impressione che mancasse un linguaggio familiare condiviso e che qualcosa si fosse rotto o quantomeno interrotto, \u00e8 emerso in maniera molto evidente col tempo.<br \/>\nA distanza di 3 mesi circa sembrava che coabitassero all\u2019interno dello stesso contesto familiare due nuclei ben distinti difficilmente interagenti. Un \u201carcipelago\u201d composto da due grandi \u201cisole\u201d:<\/p>\n<ul>\n<li>La madre e la figlia, che col tempo hanno riacquistato un linguaggio comune, una certa intimit\u00e0 e confidenza;<\/li>\n<li>Il padre, che, nonostante oscillasse tra momenti di ricerca di solitudine e altri di forte vicinanza, faceva enorme fatica a trovare punti di contatto con entrambe le figure femminili.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Con la costante supervisione del gruppo, abbiamo indicato a tutti come tentare di riacquistare degli spazi necessari alla comunicazione e alla nuova conoscenza.<br \/>\nIl trauma infatti pu\u00f2 essere paragonato ad un parto, si ritorna al mondo come persone diverse, rinate; questo implica appunto che per poter tornare in contatto con i cari, sia necessaria una nuova fase di riscoperta dell\u2019altro e di se stessi.<br \/>\nCon il susseguirsi degli incontri, il padre ha gradualmente frantumato la barrire difensiva eretta dal primo momento, apparendo sempre pi\u00f9 vulnerabile e pronto a mettere in discussione le differenti posizioni precedenti.<br \/>\nLa graduale elaborazione del lutto lo ha portato a percepire ed esperire sia la perdita in s\u00e9, sia la modalit\u00e0 dell\u2019avvenimento, in modo sempre pi\u00f9 funzionale ad un recupero della vita di tutti i giorni e al reinstaurarsi di un dialogo familiare.<br \/>\nLa madre passava da momenti di reale assenza ad altri di iper socialit\u00e0, molto distanti dal marito.<br \/>\nCon fatica la coppia ha tentato di sintonizzarsi e ritagliarsi momenti d\u2019intimit\u00e0, ormai sempre pi\u00f9 rari, cercando anche delle modalit\u00e0 di ricordo del figlio che non fossero troppo distanti.<br \/>\nLa figlia si \u00e8 dimostrata via via sempre pi\u00f9 difesa e riluttante ad intraprendere il percorso proposto. Adducendo giustificazioni sempre differenti, evitava gli incontri, difendendosi (psicologicamente) da ulteriori momenti di elaborazione emotiva. Sia l\u2019equipe, sia i genitori, hanno pi\u00f9 volte tentato di agganciarla, in modo graduale e delicato. Nel rispetto del volere e del vissuto emotivo della ragazza, si \u00e8 poi rinunciato ad includerla negli incontri, mantenendone comunque un parziale e sottile coinvolgimento che le ricordasse, su eventuale sua richiesta, la nostra disponibilit\u00e0.<br \/>\nIn un ultimo momento \u00e8 avvenuta la somministrazione dei test (Scala di Crocq, Hamilton Rate Scale for Anxiety and Depression, SCL-90, DIS-Q), che in sostanza hanno solo confermato le nostre osservazioni e supervisioni.<br \/>\nAttualmente la famiglia ha ripreso i suoi ritmi di vita, i membri sembrano essersi assestati su modalit\u00e0 comunicative pi\u00f9 funzionali alla ricostruzione di nuovi legami e nessuna sindrome psicotraumatica sembra essere emersa.<\/p>\n<p><strong>Osservazioni osservatori e valutazioni della famiglia<\/strong><br \/>\nDalle osservazioni effettuate e dalla bibliografia al riguardo, viene confermato quanto la presenza domiciliare di soggetti esterni al nucleo familiare, in seguito ad eventi traumatici, possa apportare una serie di benefici.<br \/>\nPrimo tra tutti, come riferito anche dai componenti della famiglia, il fatto di \u201c&#8230;<strong>sentirsi presi per mano e accompagnati<\/strong>&#8230;\u201d in un momento in cui nessun soggetto emotivamente coinvolto con la vittima sarebbe stato in grado di capire come gestire l\u2019evento.<br \/>\nDa sottolineare la presenza in questa frase del concetto <em>essere presi per mano <\/em>e <strong>non <\/strong><em>fare le veci di <\/em>uno dei membri o <em>sovrapporsi ai membri della famiglia<\/em>.<br \/>\nIn questo risiede uno dei punti salienti dell\u2019intervento ovvero aiutare la persona a riprendere le attivit\u00e0 quotidiane interrotte in seguito all\u2019evento.<br \/>\nNegli interventi psico-sociali di prevenzione secondaria, aiutare le famiglie comporta l\u2019incentivare le persone alla ripresa spontanea di determinate attivit\u00e0 interrotte dopo il trauma, anche quando \u2013 nei casi pi\u00f9 estremi \u2013 significhi supportare fisicamente al loro ripristino.<br \/>\nIn questo, a nostro avviso, risiede uno dei problemi principali degli psicologi e psichiatri (in che senso intervenire praticamente? Cosa intendono per accompagnare?) e in questo atteggiamento, pi\u00f9 pratico, \u00e8 presente una delle sfumature sociali dell\u2019intervento.<br \/>\nTutte le valutazioni psicologiche effettuate, infatti, a partire dall\u2019analisi dei bisogni fino alle considerazioni legate alle modalit\u00e0 comunicative, sono volte all\u2019attuazione di interventi mirati e ristabilizzanti un equilibrio fondamentale.<br \/>\nIl rischio pu\u00f2 infatti risiedere nell\u2019eventuale insorgenza di una sindrome psicotraumatica laddove gli elementi destrutturanti secondari legati all\u2019evento traumatico non vengano gestiti correttamente.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni e limiti del lavoro<\/strong><br \/>\nIn un territorio come quello pavese in cui incidenti stradali sono molto ricorrenti, un intervento con le famiglie delle vittime della strada risulterebbe essere una risorsa fondamentale sia per la popolazione, sia per i servizi di emergenza.<br \/>\nMalgrado tale premessa, tuttavia, la nostra pi\u00f9 grande difficolt\u00e0 risiede proprio nel primo contatto con le famiglie, che spesso non sono minimamente a conoscenza di questo servizio.<br \/>\nIn sede di emergenza inoltre, la promozione di tale intervento non \u00e8 apparsa efficace.<br \/>\nAd oggi la staff del Centro Eos si sta muovendo su diversi fronti al fine di promuovere un concetto di intervento che non obblighi le persone ad una cura, ma che educhi alla prevenzione come mezzo d\u2019azione primaria.<br \/>\nIn un\u2019ottica del genere i servizi potrebbero utilizzare questa modalit\u00e0 socio-terapeutica come una risorsa utile per ridurre il numero di disturbi correlati ad eventi traumatici.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<br \/>\n<\/strong><br \/>\n<strong>Bailly L.<\/strong> (2006) Trauma et th\u00e9ories sociales infantiles, in: B\u00e9b\u00e9s traumatis\u00e9s: comprendre et soigner, T. Baubet, C. Lachal, MR. Moro Eds., La Pens\u00e9e Sauvage, Paris.<\/p>\n<p><strong>Briole G., Lebigot F. et all. <\/strong>(1994) Le traumatisme psychique: rencontre et devenir Masson. Cuzzolaro M., Frighi L. (1991): \u201cReazioni Umane alle Catastrofi\u201d, Fondazione Adriano Olivetti.<\/p>\n<p><strong>DSM-IV-TR <\/strong>(2001) Ed. Masson.<\/p>\n<p><strong>Frighi L.<\/strong>, (2005) \u201cIGIENE MENTALE E PREVENZIONE IN PSICHIATRIA, articolo su web.<\/p>\n<p>Atti convegno \u201cPERCORRENDO LA VIA DELLA RESPONSABILITA\u2019- EMERGENZA, AREA CRITICA , FERRARA,17 MARZO 2007 (su web).<\/p>\n<p><strong>Garofalo D. <\/strong>(1989) &#8220;Prevenzione psicosociale e salute&#8221;. Roma, Borla, 147 \u2013 175.<\/p>\n<p><strong>Joseph S. <\/strong>(2000) &#8220;Dopo il trauma, supporto sociale e salute mentale&#8221;. in W.Yule: &#8220;Disturbo post-traumatico da stress: aspetti clinici e terapia&#8221;. Milano McGraw &#8211; Hill, 59 \u2013 75.<\/p>\n<p><strong>Palmonari A. <\/strong>(1995) &#8220;Processi simbolici e dinamiche sociali&#8221;. Bologna, Il Mulino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Claudia Jasmin Marelli (*); Valeria Perrucci (*)<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[25,35],"tags":[],"class_list":["post-1241","post","type-post","status-publish","format-standard","category-25","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1241"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1287,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1241\/revisions\/1287"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1241"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1241"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1241"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}