{"id":1238,"date":"2009-08-20T15:28:11","date_gmt":"2009-08-20T13:28:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.psicotraumatologia.eu\/site\/?p=179"},"modified":"2023-02-09T13:46:22","modified_gmt":"2023-02-09T12:46:22","slug":"la-sottile-linea-di-confine-fra-rispetto-delle-diversita-culturali-e-difesa-dei-diritti-umani-universali-unanalisi-delle-mutilazioni-genitali-femminili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/la-sottile-linea-di-confine-fra-rispetto-delle-diversita-culturali-e-difesa-dei-diritti-umani-universali-unanalisi-delle-mutilazioni-genitali-femminili\/","title":{"rendered":"La sottile linea di confine fra rispetto delle diversit\u00e0 culturali e difesa dei diritti umani universali: un&#8217;analisi delle Mutilazioni genitali femminili"},"content":{"rendered":"<div id=\"fb-root\"><\/div>\n<p><strong>Autore(i)<\/strong>: Claudia Jasmin Marelli, psicologa Centro Eos Pavia<br \/>\n<!--more--><br \/>\nSecondo le ultime stime dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) si valuta che siano oltre 135 milioni le donne e le ragazze che hanno subito una qualche mutilazione genitale e che almeno 2 milioni di bambine l\u2019anno siano a rischio. Consideriamo il fenomeno dal punto di vista psicologico.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><br \/>\nSecondo le ultime stime dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 (OMS) si valuta che siano oltre 135 milioni le donne e le ragazze che hanno subito una qualche mutilazione genitale e che almeno 2 milioni di bambine l\u2019anno siano a rischio.<br \/>\nDagli ultimi dati dell\u2019Unicef si stima che tra i <strong>100 e i 140 milioni <\/strong>di donne e ragazze abbiano subito mutilazioni genitali femminili e che<strong> 3 milioni<\/strong> di ragazze rischino ogni anno di essere sottoposte a questa pratica.(<a href=\"http:\/\/www.unicef.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/4275\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.unicef.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/4275<\/a>)<br \/>\nDalle ultime indagini effettuate sulle donne immigrate in Italia, sono ormai diverse migliaia (50 mila secondo dati Unicef nel 2005) le ragazze che hanno subito l\u2019infibulazione, cio\u00e8 la mutilazione degli organi genitali femminili.<br \/>\nSi \u00e8 scoperto che non \u00e8 pi\u00f9 tanto raro per i medici italiani trovarsi di fronte a donne vittime di tali pratiche o addirittura a mamme che le richiedano per le loro figlie e si sospetta che, proprio perch\u00e9 in Italia illegale, l\u2019infibulazione sia praticata fuori dalle strutture ospedaliere spesso in condizioni igienico\u2013sanitarie precarie.<br \/>\nNegli ultimi anni, quindi, la nostra societ\u00e0 si \u00e8 incontrata e spesso anche scontrata con realt\u00e0, religioni, valori, usi e costumi precedentemente a noi estranei e che ora grazie e non per colpa dei flussi migratori, sono divenuti argomenti abbastanza consueti all\u2019interno della nostra cultura.<br \/>\nI danneggiamenti che derivano, da tale pratica sugli organi genitali femminili e la compromissione delle relative funzionalit\u00e0, risultano essere permanenti con gravi conseguenze sulla vita della donna sia fisiche che psico \u2013 sociali.<br \/>\nLa Dichiarazione dell\u2019Unicef per debellare tali pratiche sottolinea anche che le mutilazioni genitali femminili sono inoltre \u201cuna manifestazione di <strong>diseguale relazione tra donne e uomini <\/strong>con radici profondamente radicate nelle consuetudini sociali, economiche e politiche\u201d.<\/p>\n<p><em>La pratica \u00e8 vista come un modo per esaltare la verginit\u00e0 delle ragazze e aumentarne le possibilit\u00e0 di matrimonio controllando la loro sessualit\u00e0. Come tale, ci\u00f2 non solo viola la salute sessuale e riproduttiva delle donne, ma perpetua anche dannose <strong>discriminazioni di genere <\/strong>a danno delle donne<\/em>. (<a href=\"http:\/\/www.unicef.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/4275\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.unicef.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/4275<\/a>)<\/p>\n<p>Ma quindi, se sono sempre presenti tutte queste informazioni sulle varie conseguenze, ormai anche nei paesi in cui queste pratiche continuano ad essere messe in atto, come mai le percentuali di bambine e donne mutilate rimane sempre cos\u00ec elevato?<br \/>\nE poi, che ruolo possiamo attribuire alla cultura?<br \/>\nE se la cultura avesse degli effetti sulla percezione traumatica e la necessit\u00e0 di portare avanti di queste pratiche?<br \/>\nIn questo nuovo contesto culturale risulta, quindi, fondamentale una preparazione multietnica, in quanto, coloro che si occupano di salute non possono permettersi di ignorare le emozioni, le tradizioni e le esperienze dell\u2019\u201caltro\u201d.<br \/>\nDato questo presupposto, ci si dovrebbe chiedere se \u00e8 realmente possibile per lo psicologo comprendere, lavorare e relazionarsi con soggetti che provengono da societ\u00e0 che perpetuano determinate pratiche come le MGF, senza che il proprio giudizio risulti etnocentrico.<br \/>\nGli operatori, seppur preparato, pu\u00f2 realmente avere un punto di vista oggettivo e critico rispetto a certe usanze?<\/p>\n<p><strong>STORIA DELLE MGF<\/strong><br \/>\nDal punto di vista storico, la pratica della mutilazione genitale ha origini molto remote, ma non esistono spiegazioni precise circa la sua comparsa, infatti, i dati sono pochi e disorganici, e gli accenni in autori greci e latini sembrano testimoniare solo dell\u2019esistenza piuttosto antica di notizie che non sono in grado di fornire elementi di contenuto in relazione alle pratiche stesse.<br \/>\nSecondo alcuni studiosi, essa \u00e8 nata in Egitto e poi si \u00e8 diffusa in altri paesi; secondo altri, \u00e8 nata contemporaneamente in molti paesi.<br \/>\nSulla base di dati documentari certi, \u00e8 probabile che la circoncisione femminile sia presente, insieme a quella maschile, in alcuni rilievi delle tombe egizie della VI dinastia (intorno al 2340 a.C.).<br \/>\nLa pi\u00f9 antica fonte conosciuta, che registra la pratica della circoncisione, \u00e8 di Erodoto, vissuto nel V secolo a.C.<br \/>\nEgli affermava che l&#8217;escissione era praticata dai Fenici, dagli Hittiti, dagli Etiopi e anche dagli Egiziani.<br \/>\nAnche Strabone, Aetius e Soramus sostenevevano che, sia a Roma che ad Atene, la pratica fosse frequente ed avesse lo scopo di far diminuire il desiderio sessuale femminile.<br \/>\nNegli anni \u201880, alcuni archeologi asserirono che le buone condizioni di conservazione delle mummie egiziane testimoniavano l&#8217;usanza della clitoridectomia, cio\u00e8 dell&#8217;escissione della clitoride femminile.<br \/>\nQuesti ritrovamenti potrebbero, quindi, confermare che si tratta di una pratica antecedente all\u2019Islam e di conseguenza giustificare perch\u00e9 in paesi islamici, come la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran, questa pratica sia assolutamente sconosciuta.<br \/>\n\u00c8 necessario sottolineare che l&#8217;infibulazione viene condivisa da donne islamiche, cristiane e animiste, soprattutto nel Corno d&#8217;Africa ed in Africa Centrale.<br \/>\nL&#8217;infibulazione \u00e8, infatti, legata a culture tribali precedenti l&#8217;islamizzazione dell&#8217;Africa e dei paesi arabi.<br \/>\nPer esempio, in Australia, ossia agli antipodi della penisola arabica o dei Corno d&#8217;Africa, si registrava un tale fenomeno senza che ci fosse alcuna contaminazione islamica.<br \/>\nAddirittura, nelle trib\u00f9 aborigene si praticava l&#8217;introcisione, cio\u00e8 l\u2019ingrandimento dell\u2019apertura vaginale per lo strappo o per il taglio del perineo, una pratica ancora pi\u00f9 devastante dell&#8217;infibulazione e dell\u2019escissione.<br \/>\nIl termine \u201cinfibulazione\u201d per\u00f2 richiama qualcosa che non ha nulla a che vedere n\u00e9 con l&#8217;Egitto n\u00e9 con il Sudan infatti, la fibula, era una spilla che veniva usata dai Romani per evitare che le mogli avessero rapporti sessuali con sconosciuti mentre erano in guerra; soprattutto i Romani infibulavano le schiave e gli schiavi per evitare che potessero avere rapporti sessuali perch\u00e9, com&#8217;\u00e8 noto, la gravidanza \u00e8 un elemento che riduce, anche se temporaneamente, l&#8217;attivit\u00e0 lavorativa delle donne: meno le schiave erano gravide, pi\u00f9 potevano lavorare; il termine \u201cinfibulazione\u201d \u00e8 pertanto un termine latino ed europeo.<\/p>\n<p><strong>COSA SONO LE MGF?<\/strong><br \/>\nIl primo termine utilizzato per definire tali pratiche fu \u201ccirconcisione femminile\u201d perch\u00e9 tale attribuzione nominale induceva a pensare alla circoncisione del prepuzio maschile; in seguito invece il termine proposto fu quello di \u201cmutilazione\u201d.<br \/>\nQueste due modalit\u00e0 di designare tale rituale crearono per\u00f2 enormi dissidi tra donne africane e occidentali durante la Conferenza Mondiale delle Donne di Copenhagen (1980), le prime infatti supportavano il termine circoncisione, proprio per esaltare la ritualit\u00e0 sottostante, mentre le seconde sostenevano che \u201cmutilazione\u201d fosse la parola pi\u00f9 adatta, per sottolinaere il carattere mutilatorio di tale pratica.<br \/>\nSoltanto in seguito si \u00e8 instaurato un dialogo, venendo a patti tra le varie argomentazioni in nome della cultura, della religione e dei diritti umani delle donne [1].<br \/>\nAl termine di tale disputa comunque si raggiunse un accordo sul termine \u201cmutilazione genitale femminile\u201d, ritenuto da alcuni operatori sanitari il giusto modo di denominare queste quattro categorie di \u201coperazioni\u201d.<br \/>\nNei paesi in cui le MGF vengono praticate per\u00f2 tale dizione spesso viene criticata e considerata dispregiativa soprattutto per alcuni gruppi, compreso quello delle donne che hanno subito tali interventi, poich\u00e9 nell\u2019uso del termine \u00e8 evidente un\u2019implicita condanna o comunque una valutazione negativa di atti che gli stessi soggetti coinvolti percepiscono non come una mancanza, ossia una mutilazione, bens\u00ec come eventi positivi della vita dell\u2019individuo, della comunit\u00e0 o tutt\u2019al pi\u00f9 passaggi necessari e obbligati nel percorso di crescita della persona.<br \/>\nLe mutilazioni genitali si configurano come vere e proprie marche di identit\u00e0 etnica e personale; l\u2019esperienza delle mutilazione, infatti, si imprime nella memoria del soggetto decretando la sua appartenenza al gruppo sociale [2].<\/p>\n<p><strong>CLASSIFICAZIONE<\/strong><br \/>\nNel 1995 il Gruppo Tecnico di Lavoro per le MGF dell\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 procedette alla classificazione definitiva delle MGF.<br \/>\nIn seguito alla pubblicazione di Hosken [3], infatti, vi fu un graduale interessamento per l\u2019argomento da parte di Organizzazioni internazionali e la definitiva condanna mondiale di tali pratiche.<\/p>\n<p>Attualmente l\u2019OMS propone tale differenziazione:<\/p>\n<ol>\n<li><em>Tipo <\/em>I o <em>circoncisione<\/em>: consiste nel taglio del prepuzio (o cappuccio del clitoride); nota con il termine sunna (tradizione) nei paesi musulmani, \u00e8 la meno dannosa tra tutte le pratiche tradizionali<\/li>\n<li><em>Tipo <\/em>II o <em>escissione <\/em>o <em>clitoridectomia<\/em>: consiste nella rimozione del clitoride e, in toto o in parte delle piccole labbra. L\u2019asportazione del clitoride e, in toto delle piccole labbra \u00e8 effettuata su circa l\u201980 % delle ragazze e delle donne che subiscono le mutilazioni genitali. I rischi di emorragie mortali sono alti.<\/li>\n<li><em>Tipo <\/em>III o <em>infibulazione <\/em>o <em>circoncisione faraonica<\/em>: consiste nella rimozione del clitoride, delle piccole labbra e di gran parte (almeno 2\/3 anteriori e la parte pi\u00f9 interna) delle grandi labbra, con successiva sutura dei lembi rimanenti della vulva con fili di seta o spine di acacia, con l\u2019occlusione pressoch\u00e9 completa dell\u2019introito vaginale, per lasciare solamente una piccola apertura per il passaggio dell\u2019urina o del sangue mestruale. \u00c8 la forma pi\u00f9 aggressiva e mutilante e risulta essere la pi\u00f9 utilizzata in Somalia.<\/li>\n<li><em>Tipo <\/em>IV o <em>non classificabile<\/em>: includono l\u2019incisione, il pearcing del clitoride e\/o delle grandi labbra, lo stiramento del clitoride e\/o delle grandi labbra, l\u2019abrasione dei tessuti circostanti l\u2019orifizio vaginale (<em>anguria cuts<\/em>) o l\u2019incisione della vagina (<em>gishiri cuts<\/em>). Questi interventi spesso provocano danni allo sfintere anale e fistole vescica-vaginali. L\u2019introduzione di sostanze corrosive o di erbe nella vagina \u00e8 causa di emorragie o del restringimento della vagina.<\/li>\n<\/ol>\n<p>E\u2019 inoltre importante ricordare altre due pratiche connesse all\u2019infibulazione: la <em>deinfibulazione<\/em>, ossia la procedura attuata per accrescere l\u2019apertura dell\u2019orifizio lasciato al momento dell\u2019infibulazione, e la reinfibulazione, cio\u00e8 la procedura attraverso la quale le labbra vengono ricucite insieme dopo il parto.<\/p>\n<p><strong>MODALIT\u00c0 E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA<\/strong><br \/>\nIl tipo di mutilazione e l\u2019et\u00e0 delle vittime dipendono da molti fattori tra cui il gruppo etnico di appartenenza, il paese, la zona (rurale o urbana) in cui le ragazze vivono e lo status socio \u2013 economico della famiglia.<br \/>\nGli interventi, negli ambienti rurali, vengono eseguiti con <em>lame, corpi taglienti, forbici, pezzi di vetro, lamette, coperchi di lattine, rasoi <\/em>e gli strumenti possono essere riutilizzati.<br \/>\nLa pratica pu\u00f2 essere eseguita a casa delle ragazze, dei vicini o dei parenti, oppure pu\u00f2 essere scelto un luogo simbolico dove effettuarla, come un albero o un fiume particolare, raramente avviene in un centro sanitario.<br \/>\nLa persona incaricata di eseguire l\u2019operazione pu\u00f2 essere una delle <em>anziane <\/em>della comunit\u00e0, la parrucchiera, la levatrice\/ostetrica tradizionale, oppure una figura qualificata in campo medico \u00e8 [4].<\/p>\n<p>Nella maggior parte dei casi l\u2019anestesia non viene praticata.<br \/>\nAnestetici o antisettici, in particolare per quanto riguarda la campagna, non sono conosciuti o reperibili e sono sostituiti con medicamenti tradizionali.<br \/>\nDurante il processo di guarigione, generalmente attorno ai 40 giorni immobilizzata a letto, viene inserita nella vagina una scheggia di legno per poter permettere il passaggio dell\u2019urina e del sangue mestruale.<\/p>\n<p>A seconda dei diversi costumi, la ferita viene cucita con il filo di seta o con delle spine di acacia.<br \/>\nLe implicazioni immediate sono pi\u00f9 ridotte in ambito urbano, dove le bambine e le ragazze godono di una maggiore protezione sanitaria.<br \/>\nPossibili aggravi, in questi casi, possono essere: l\u2019incisione pi\u00f9 profonda e le saturazioni troppo strette, dato che le bambine sono in anestesia totale.<br \/>\nL\u2019et\u00e0 in cui le MGF vengono eseguite varia ampiamente a seconda del gruppo etnico e in base alla posizione geografica; vi sono alcuni gruppi che le praticano sulle bambine neonate (7 giorni dopo la nascita) come avviene per esempio in Etiopia e in particolare nel gruppo ebreo dei falas, in Mali, nel nord e sud \u2013 ovest della Nigeria; altri su bambine di 5 e 6 anni; altri ancora sulle adolescenti.<br \/>\nIn Burkina Faso ad esempio viene praticata sulle bambine da 0 a 7 anni, in Casamance (sud del Senegal) tra i 3 e i 6 anni, in Mauritania fra i 5 e i 9 anni, in Somalia e in Egitto dai 3 agli 8 anni, in Sudan tra i 5 e gli 8 anni.<\/p>\n<p>In alcuni casi viene praticata dopo il matrimonio (tra i masai per esempio) o addirittura durante i primi mesi di gravidanza.<br \/>\nQuesti dati permettono di capire che tale pratica ha perso in alcune situazioni il valore di rito di iniziazione all\u2019et\u00e0 adulta perch\u00e9 troppo spesso viene praticata su soggetti troppo piccoli.<br \/>\nL\u2019evento \u00e8 spesso accompagnato da feste e doni per la ragazza; anche per questo motivo sono esortate ad essere coraggiose di fronte al dolore fisico.<br \/>\nQuando le MGF sono parte di un rito di iniziazione, le festivit\u00e0 possono rappresentare il pi\u00f9 grande evento della comunit\u00e0 intera, anche se, per\u00f2, frequentemente solo le donne possono parteciparvi.<\/p>\n<p>Il fattore del rifiuto, in un contesto migratorio come in quello tradizionale, oggi si connette soprattutto al processo di scolarizzazione e al conseguente scardinamento del sistema tradizionale delle classi di et\u00e0, sistema che di fatto accomunava gran parte delle cerimonie collettive delle ragazze sottoposte all\u2019escissione [5].<\/p>\n<p>Oltre alla trasformazione dei sistemi simbolici tradizionalmente acquisiti dal gruppo di appartenenza, infatti, vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di una nuova gestione del proprio corpo in funzione di un reale processo di emancipazione raggiunto mediante i recenti modelli culturali delle societ\u00e0 in cui si trovano a vivere.<br \/>\nLe loro nonne e le loro madri consideravano questo un momento importante, e lo sopportavano nel migliore dei modi perch\u00e9 fondamento di un\u2019accettazione sociale.<br \/>\nOggi al contrario, soprattutto in contesti migratori per le ragazze sottoposte a tale operazione, le MGF rappresenta un elemento di separazione culturale con le coetanee di diversa appartenenza, in quanto emblema di una cultura alla quale sentono di non appartenere a tal punto da perpetuare una ritualit\u00e0 che in occidente viene ritenuta troppo crudele.<br \/>\nPer quanto concerne la distribuzione geografica invece non esistono indagini complete e dati esaustivi circa l\u2019incidenza e la prevalenza nel mondo delle mutilazioni genitali femminili, anche se, secondo i dati di Amnesty International sono circa 40 le nazioni che mettono in pratica le MGF, senza parlare di quelle in cui il fenomeno si verifica in seguito ai flussi migratori, e la maggior concentrazione si ritrova in:<\/p>\n<p><strong>Africa <\/strong>(zona orientale: Egitto, Sudan Settentrionale, Somalia, Djibouti, Kenya, Etiopia, Eritrea, Tanzania; zona occidentale: Nigeria, Niger, Mali, Burkina Faso, Costa d\u2019Avorio, Sierra Leone, Guinea, Guinea Bissau, Togo, Benin, Ciad, Gambia, Mauritania, Ghana, Liberia, Senegal; zona centrale: R.D.Congo-Zaire );<\/p>\n<p><strong>Penisola Arabica <\/strong>(Yemen, Oman, United Arab Emirates);<\/p>\n<p><strong>Asia <\/strong>(Indonesia, India, Pakistan, Malaysia);<\/p>\n<p><strong>Sud America <\/strong>(Colombia, Per\u00f9, Brasile, Mexico).<\/p>\n<p><strong>MOTIVAZIONI<\/strong><br \/>\nI motivi che portano a mettere in atto le mutilazioni sessuali possono suddividersi in cinque categorie:<br \/>\n<em>Identit\u00e0 culturale<\/em>: la mutilazione sancisce l\u2019appartenenza sociale e la pratica viene conservata per proteggere l\u2019identit\u00e0 culturale del gruppo; insieme alle caratteristiche fisiche e comportamentali degli individui, le MGF definiscono chi fa parte del gruppo e chi no.<\/p>\n<p><em>Identit\u00e0 sessuale<\/em>: le MGF vengono ritenute necessarie perch\u00e9 una ragazza sia considerata una donna completa. Il clitoride, in quanto anatomicamente considerato la parte \u201c<em>maschile<\/em>\u201d del corpo delle ragazze, deve essere rimosso insieme alle piccole labbra per esaltarne la femminilit\u00e0.<br \/>\n<em>Controllo della sessualit\u00e0<\/em>: in molte societ\u00e0 che praticano le MGF, un\u2019importante giustificazione che le pone in essere \u00e8 la credenza che riducano il desiderio sessuale delle donne, diminuendo perci\u00f2 la possibilit\u00e0 di relazioni sessuali extra \u2013 coniugali.<\/p>\n<p>Non si ritiene possibile che una donna non mutilata possa essere fedele al marito per propria scelta.<br \/>\n<em>Credenza sull\u2019igiene, estetica e salute<\/em>: le ragioni igieniche portano a ritenere che i genitali femminili esterni siano \u201csporchi\u201d e \u201cimpuri\u201d e vi \u00e8 la credenza che il clitoride emani un odore sgradevole.<\/p>\n<p><em>Religione<\/em>: le MGF, pur essendo antecedenti all\u2019Islam e non essendo praticate dalla maggioranza dei musulmani, hanno comunque assunto carattere religioso nel seno di alcune comunit\u00e0 islamiche.<br \/>\nNei luoghi in cui esse sono praticate dai musulmani, la religione viene utilizzata come giustificazione.<\/p>\n<p><em>Motivazione economica<\/em>: in primo luogo, le persone che praticano tali operazioni percepiscono somme di denaro ogni volta che fanno interventi di clitoridectomia o infibulazione su bambine, per reinfibulare le donne dopo il parto, o deinfibulare per la preparazione delle spose prima del matrimonio e del primo rapporto sessuale. Le famiglie, inoltre, che hanno delle figlie mutilate hanno la quasi totale garanzia di un matrimonio e quindi di una dote economica.<\/p>\n<p><strong>CONSEGUENZE<\/strong><br \/>\n<strong>Conseguenze fisiche a breve termine<\/strong>: dolore-incontinenza-emorragia-shock-ritenzione urinaria-fratture, slogature e dislocazioni-infezioni e tetano.<\/p>\n<p><strong>Conseguenze fisiche a lungo termine<\/strong>: cicatrice clitoridea secondaria-ascessi-cisti dermoidi e ascessi vulvari-neurinoma-mancata cicatrizzazione-infezione e calcoli urinari-infezioni pelviche croniche-fistole-HIV-gravidanza e parto.<\/p>\n<p><strong>Conseguenze psicologiche<\/strong>:<br \/>\n<em>disturbi dell\u2019alimentazione<br \/>\ndisturbi del sonno<br \/>\ndisturbi dell\u2019umore<br \/>\ndisturbi nella percezione di s\u00e9<br \/>\nsenso di incompletezza<\/em><\/p>\n<p>Ma \u00e8 possibile parlare di conseguenze psicologiche solo strettamente connesse alle MGF oppure no?<br \/>\nQuesta domanda nasce spontanea dal momento in cui sono presenti altre variabili di enorme importanza, come ad esempio il fatto di prendere in considerazione soggetti che, in varia maniera, hanno affrontato percorsi migratori pi\u00f9 o meno traumatici, magari da paesi in cui sono presenti conflitti etnici e\/o in cui hanno subito perdite importanti nel nucleo familiare.<br \/>\nNon di rado infatti vengono prese in considerazione la conseguenze di alcune pratiche su soggetti che si trovano in contesti migratori senza prendere atto del fatto che gi\u00e0 questa condizione di per s\u00e9 pu\u00f2 alterare la percezione di questi rituali.<br \/>\nInoltre, l\u2019incontro\/scontro con soggetti che valutano queste pratiche come delle barbarie porta con s\u00e9 un giudizio pi\u00f9 o meno latente che induce l\u2019individuo direttamente coinvolto a rivalutare alcuni, se non tutti, gli aspetti tradizionali sottostanti alla propria cultura di appartenenza.<br \/>\nQuesta modalit\u00e0 permette al soggetto migrante di sentire pi\u00f9 vicina la cultura del paese ospitante, senza interporre barriere culturali che spesso potrebbero risultare non comprese e quindi denunciate, a volte in maniera etnocentrica.<\/p>\n<p>Favaro e Tognetti Bordogna [6], sono tra le poche che hanno analizzato il fenomeno migratorio al femminile e commentano cos\u00ec questa situazione: \u201cLe donne immigrate, indipendentemente dalla loro disponibilit\u00e0 e dalla loro ricerca di cambiamento, non vivono solo tra due culture, ma sono costrette a fronteggiare ed elaborare i vincoli e le restrizioni a cui sono sottoposte nei paesi d\u2019origine e a sviluppare delle modalit\u00e0 di comportamento nuove, che non sono n\u00e9 quelle del paese d\u2019origine, n\u00e9 quelle del paese di accoglimento\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019idea infatti che questi riti d\u2019iniziazione non abbiano alcuna valenza, se non quella di sottomettere le donne che le subiscono, pone tutti coloro che si occupano dei vari diritti dell\u2019uomo e della donna in una posizione di condanna necessaria a debellare le MGF.<\/p>\n<p>Di sovente, per\u00f2, quando sono state messe in atto delle politiche di annientamento di questi riti, la popolazione ha reagito in maniera autoconservativa, attaccando cio\u00e9 tutti coloro che intendessero entrare in dispute non di loro competenza, e la cosa emersa in maniera pi\u00f9 emblematica riguardava il fatto che fossero proprio le donne ad opporsi in modo pi\u00f9 rigido a queste intrusioni.<\/p>\n<p>A dimostrazione di quanto detto finora citer\u00f2 le conseguenze psicologiche che si manifestano nelle donne che non hanno subito alcuna mutilazione.<\/p>\n<p>Nelle societ\u00e0 che praticano le MGF spesso vi \u00e8 l\u2019idea che una ragazza non possa essere considerata adulta senza mutilazione e di conseguenza non possa sposarsi con uno degli uomini della comunit\u00e0.<br \/>\nDalle interviste effettuate a donne somale di diverse etnie, inoltre, ho potuto riscontrare che, anche tra le bambine e le ragazze questo tipo di atteggiamento escludente era e forse \u00e8 tuttora molto presente.<\/p>\n<p>Da alcune testimonianze raccolte, ho potuto appurare che spesso in Somalia, soprattutto in caso di litigi, vi era una tendenza delle giovani a puntare il dito contro coloro che non avevano subito l\u2019operazione indicandole come \u201cimpure\u201d e \u201cdiverse\u201d.<br \/>\nTali litigi, di frequente, chiamavano in causa anche le famiglie che si sentivano oltraggiate da tali dicerie.<\/p>\n<p>Esse, quindi, erano tenute a dimostrare la castit\u00e0 delle figlie offese mostrando pubblicamente i segni sul corpo della bambina dovuti all\u2019infibulazione [7].<br \/>\nTale atteggiamento da parte della societ\u00e0 spingeva le ragazze, sin da piccole, a richiedere l\u2019operazione per poter essere come le coetanee o addirittura per andare fiere del loro taglio in quanto adulte e vergini.<\/p>\n<p>Per quanto concerne gli effetti sulla salute psicologica della ragazza, in letteratura vi sono pochissime pubblicazioni di psicopatologia infantile causata dalla \u201cpaura della circoncisione\u201d.<br \/>\nEsistono prove che suggeriscono che la percezione dell\u2019incidente da parte della ragazza non \u00e8 negativa, nonostante il trauma e il dolore; nei racconti di molte donne, il desiderio del cerimoniale per la bambina, con i suoi risvolti di accettazione sociale in seno alla comunit\u00e0, l\u2019orgoglio personale e i doni materiali, si sovrappongono spesso alla sofferenza fisica.<br \/>\nL\u2019equilibrio tra gli aspetti negativi e quelli positivi della mutilazione subita, influenzer\u00e0 la reazione delle ragazze e ne determiner\u00e0 il ricordo.<\/p>\n<p><strong>CULTURA RITI E TRAUMA<\/strong><br \/>\nDa un lavoro sulle MGF, effettuato su un campione di donne somale, l\u2019elemento emerso costantemente nelle interviste, \u00e8 stato il racconto dell\u2019infibulazione come di un evento che ha segnato tutte le donne incontrate in modo irreversibile, malgrado la deinfibulazione avvenuta all\u2019arrivo in Italia.<\/p>\n<p>Nella testimonianza di H., la donna di 70 anni in Italia per un breve periodo, sono inoltre affiorati due argomenti di particolare rilevanza: il parto nelle donne infibulate e le contrapposte fazioni che si sono create sull\u2019argomento delle MGF all\u2019interno della Somalia.<\/p>\n<p>H. ha dichiarato di essere a favore delle MGF, ma nella sua forma pi\u00f9 lieve, perch\u00e9 consapevole del fatto che una donna non \u2013 cucita non pu\u00f2 trovare marito somalo.<br \/>\nGli uomini somali non vogliono donne che non hanno subito l\u2019operazione, questo \u00e8 il motivo fondamentale che l\u2019ha spinta a sostenere tale pratica.<\/p>\n<p>La sua contrariet\u00e0 all\u2019infibulazione faraonica, invece, \u00e8 dovuta soprattutto alle devastanti conseguenze che la donna avrebbe in seguito il parto; ha infatti descritto accuratamente come tale modalit\u00e0 obblighi a un nuovo taglio, chiamato episiotomia, oltre che alla riapertura di quello precedentemente effettuato.<br \/>\nH. ha inoltre sottolineato che, dato l\u2019elevato numero medio di figli per famiglia in Somalia, questa serie di tagli e successive ricuciture devono essere effettuati svariate volte e le conseguenze sulle donne, a breve e a lungo termine, sono numerose.<\/p>\n<p>H. ha inoltre descritto la difficile situazione somala rispetto a questo argomento.<br \/>\nLa maggior parte della popolazione si dichiara favorevole all\u2019infibulazione, anche nella sua forma pi\u00f9 deturpante, e solo una piccola minoranza sta tentando di divulgare informazioni utili all\u2019abolizione delle MGF, ma senza grossi risultati.<\/p>\n<p>La testimonianza di H \u00e8 stata l\u2019unica a favore di questa pratica mentre le altre sono state tutte di stampo accusatorio.<br \/>\nH per\u00f2 risulta essere anche l\u2019unica donna a vivere ancora in Somalia, a differenza delle altre che sono emigrate e da anni vivono in diverse citt\u00e0 italiane.<br \/>\nQuesta intervista \u00e8 stata infatti menzionata proprio perch\u00e9 presenta un\u2019opinione divergente rispetto alle altre pertanto ci conduce ad alcune riflessioni che rendono questo problema una diatriba sempre aperta.<\/p>\n<p>La valutazione della traumaticit\u00e0 degli avvenimenti, infatti, dovrebbe essere necessariamente esaminata sulla base degli aspetti storico-culturali dei paesi in questione.<br \/>\nUna considerazione del genere non deve per\u00f2 essere ritenuta un alibi per non effettuare alcuna valutazione personale in merito, e tanto meno non si dovrebbe ritenere questo atteggiamento una difesa relativista di fronte alla complessit\u00e0 di una questione sempre aperta.<br \/>\nL\u2019apertura verso l\u2019 \u201caltro\u201d necessit\u00e0 obbligatoriamente una comprensione a 360\u00b0 delle questioni in esame senza che tutto questo porti ad utilizzare i nostri modelli occidentali come punto di riferimento universale per ogni gruppo culturale, cadendo cos\u00ec nel clich\u00e9 dell\u2019etnocentrismo.<br \/>\n\u201cUn intervento che segua un evento traumatico, che coinvolga una o centinaia di persone, non pu\u00f2 prescindere da alcune considerazioni sul ruolo che il sistema socioculturale svolge nella gestione dell\u2019avvenimento stesso. Queste considerazioni possono partire da almeno tre punti di osservazione differenti a seconda che la nostra attenzione si posi sugli effetti intrapsichici del trauma, sulla relazione fra soggetto e mondo, o sul sistema socioculturale nel quale l\u2019evento si manifesta\u201d.(Marino 2009)<\/p>\n<p>La storia dimostra infatti che ogni gruppo culturale, anche quelli considerati pi\u00f9 evoluti, ha dei retroscena molto comuni a quelli che spesso ora vengono considerati dei rituali \u201cprimitivi\u201d o \u201carcaici\u201d.<\/p>\n<p>Questa osservazione vale anche per quei riti d\u2019iniziazione che, se considerati alla luce del contesto culturale in cui si verificano, hanno una valenza conoscitiva maggiore che permette loro di essere considerati elementi necessari che donano un valore aggiunto ad alcuni soggetti della comunit\u00e0 d\u2019appartenenza.<\/p>\n<p>Tobie Nathan definisce infine le pratiche mutilatorie femminili e maschili dei chiari esempi di <em>traumatismi culturalmente organizzati<\/em>.<\/p>\n<p><strong>CONSIDERAZIONI FINALI<\/strong><br \/>\nL\u2019etnopsichiatria, come tutti gli operatori coinvolti nelle relazioni d\u2019aiuto, si trova di fronte, quindi, a concetti e valori che proprio, per la loro valenza specifica e culturale, non sono facilmente comprensibili e interpretabili.<\/p>\n<p>L\u2019integrit\u00e0 del corpo, ad esempio, non costituisce un principio universale, quindi appellarvisi in nome di un prototipo occidentale, non consente di compiere un reale passo avanti.<br \/>\nIl diritto individuale, in molte societ\u00e0, pu\u00f2 assumere connotazione gruppale, pertanto quelli che sono i bisogni e i desideri di un soggetto, possono essere costantemente messi in discussione e negoziati dalla comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli universalisti, comunque, considerano il relativismo culturale ed il rispetto per le diverse tradizioni una maschera dietro cui \u00e8 celata una grande inerzia; i relativisti, invece, lamentano l\u2019atteggiamento di continua condanna tipico degli universalisti, poich\u00e9 impedisce di osservare la sfaccettata complessit\u00e0 di quelli che sono definiti \u201caltri\u201d.<\/p>\n<p>Spesso, proprio chi ha avuto l\u2019opportunit\u00e0 di lavorare sul campo, comunque tenta di andare al di l\u00e0 del falso dibattito \u201cpro\u201d e \u201ccontro\u201d, per la poca utilit\u00e0 di tali posizioni.<\/p>\n<p>Gli operatori, quindi, che si trovano a lavorare in una condizione di frontiera dovrebbero evitare il giudizio o la neutralit\u00e0 nelle quali rischiano di inciampare quando incontrano queste tematiche, ma utilizzare un atteggiamento di curiosit\u00e0 intellettuale che permetta loro di accogliere senza denigrare.<\/p>\n<p>Le rappresentazioni del corpo e della sessualit\u00e0, le logiche di appartenenza al gruppo e tutte le altre motivazioni alla base delle MGF non devono, in quanto radicate in tali presupposti, essere considerate immutevoli; le tradizioni, proprio perch\u00e9 tramandate e tradotte, possono essere sottoposte a cambiamento.<\/p>\n<p>Secondo Benoist [8], ci\u00f2 ci consente di rammentare che la cultura non deve ingannarci alla stregua di un trompe l\u2019oeil che impedisca di riconoscere la presenza di altri problemi e conflitti o di percepire i cambiamenti gi\u00e0 in corso.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>[1] F. Sow, Mutilations g\u00e9nitales f\u00e9minines et droit humains en Afrique, Afrique D\u00e9veloppement, vol.XXIII, nn.3\u2013 4, 1998.<\/p>\n<p>[2] V. Berlincioni,, Gestione culturale dell\u2019identit\u00e0: le mutilazioni genitali, Gli argonauti n.83, 2000, pp. 369\u2013379.<\/p>\n<p>[3] F. P. Hosken, giornalista femminista, nata a Vienna, si trasferisce negli Stati Uniti a partire dal 1938. Nel corso di un sua viaggio in Kenya, all\u2019inizio degli anni Settanta, rimane colpita dalla diffusione delle pratiche rescissorie. Dopo aver visitato una quindicina di paesi, decide di dedicare la propria vita alla lotta contro queste operazioni e a tale scopo pubblica The Hosken Report, considerato ancora oggi una monografia di riferimento sulla questione comprensiva dei primi dati epidemiologici oltre che di notizie sulla storia e sui vari aspetti degli interventi. In realt\u00e0 il libro non \u00e8 poi documentato, quanto meno da un punto di vista storico-antropologico, e soprattutto non risulta chiara la metodologia della ricerca, mentre l\u2019impianto polemico e la finalit\u00e0 di denuncia in qualche modo prevalgono su una pi\u00f9 approfondita disamina del fenomeno. Sicuramente il merito della Hosken sta nell\u2019aver fatto conoscere al grande pubblico, e all\u2019interno del dibattito del femminismo internazionale, il problema delle conseguenze sulla salute delle donne e delle bambine coinvolte, contribuendo alla classificazione delle stesse con i suoi interventi all\u2019OMS. Per approndimenti sulla questione si veda F. P. Hosken, Les mutilations f\u00e9minines, Denoel\/Gonthier, Paris, 1982 (ed. or. The Hosken Report: Genital and Sexual Mutilations of females, Womens International Network News (WIN News), Lexington, 1977.<\/p>\n<p>[4] L\u2019operatrice, infatti, essendo di solito sprovvista di conoscenze mediche, utilizza tecniche apprese in ambito familiare.<\/p>\n<p>[5] M. Fusaschi, I segni sul corpo. Per un\u2019antropologia delle modificazioni genitali femminili, Saggi Bollati Boringhieri, 2003.<\/p>\n<p>[6] M.I. Macioti, E. Pugliese, L\u2019esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia, Milano, Laterza.<\/p>\n<p>[7] In seguito all\u2019operazione avviene la constatazione dell\u2019esiguit\u00e0 delle dimensioni dell\u2019apertura rimasta che viene effettuata dall\u2019operatrice o dalle donne della famiglia. Questa viene eseguita con un seme (di sesamo, di miglio o di granturco) che, posto sulla cicatrice, deve scivolare sul foro, indicando cos\u00ec che lo stesso \u00e8 sufficientemente stretto. Se l\u2019apertura dovesse risultare eccessivamente ampia, la bambina verrebbe assoggettata ad una seconda operazione (doppia infibulazione), atta a correggere la prima. La prova eseguita con il seme di mais risulta essere di fondamentale importanza perch\u00e9, quando le bambine giocano tra loro, spesso sono invitate a dimostrare, aprendo il vestito, che sono delle ragazze pure (in Somalia una bambina impura viene chiamata charmutta, cio\u00e8 prostituta), mostrando le dimensioni del foro, che se troppo grande \u00e8 motivo di derisione da parte delle coetanee.<\/p>\n<p>[8] J. Benoist, Une m\u00e9dicine ou des m\u00e9dicines? A propos de la dimension culturelle de la maladie, Nouvelle Revue d\u2019Ethnopsychitrie 30, 1996, pp. 140\u2013160.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><br \/>\nBenoist J., (1996), Une m\u00e9dicine ou des m\u00e9dicines? A propos de la dimension culturelle de la maladie, Nouv. Revue d\u2019Ethnopsychitrie, 30 : 140 \u2013 160.<\/p>\n<p>Beneduce R., (1998), Frontiere dell\u2019identit\u00e0 e della memoria,ed. Franco Angeli, Milano<\/p>\n<p>Berlincioni V., (2000), Gestione culturale dell\u2019identit\u00e0: le mutilazioni genitali, Gli argonauti n.83, 369 \u2013 379.<\/p>\n<p>Coppo P., (2003), Tra psiche e culture. Elementi di etnopsichiatria, Saggi ed.Bollati Boringhieri<\/p>\n<p>Grassivaro Gallo P., (1998), Figlie d\u2019Africa mutilate: indagini epidemiologiche sull\u2019escissione in Italia, L\u2019Harmattan Italia, Torino.<\/p>\n<p>F. P. Hosken, Les mutilations f\u00e9minines, Denoel\/Gonthier, Paris, 1982 (ed. or. The Hosken Report: Genital and Sexual Mutilations of females, Womens International Network News (WIN News), Lexington, 1977.<\/p>\n<p>Macioti M.I., Pugliese E., L\u2019esperienza migratoria. Immigrati e rifugiati in Italia, editori Laterza.<\/p>\n<p>Marino R. (2009), Il trauma psichico e il ruolo della cultura: considerazioni teoriche e pratiche, Symbolon <a href=\"undefined\/\">www.psicotraumatologia.eu <\/a><\/p>\n<p>Nathan T., (1991), L\u2019art de renaitre. Fonctions therapeutiques de l\u2019affiliation au moyen du traumatisme sexuel, Revue d\u2019Ethnopsychiatrie 18 pp. 15-36.<br \/>\nNathan T. (2001), Non siamo soli al mondo, (trad. it. 2003) Torino, ed. Bollati Boringhieri.<\/p>\n<p>Sow F., (1998), Mutilations g\u00e9nitales f\u00e9minines et droit humains en Afrique, Afrique D\u00e9veloppement, vol.XXIII, nn.3 \u2013 4.<\/p>\n<p>Van Gennep A., (1909), I riti di passaggio,Bollati Boringhieri, Torino, 1991.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Autore(i): Claudia Jasmin Marelli, psicologa Centro Eos Pavia<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[24,35],"tags":[],"class_list":["post-1238","post","type-post","status-publish","format-standard","category-24","category-symbolon"],"menu_order":0,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1238","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1238"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1238\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1289,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1238\/revisions\/1289"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1238"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1238"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.psicheos.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1238"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}